Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.
















Club Tenco 2006

Tenco 2006, bilanci, albe e (presunti) tramonti
di Silvano Rubino

Sono le quattro del mattino. Interno, roof dell'Ariston, Sanremo. Stefano Bollani è al pianoforte, Ellade Bandini è alla batteria, Petra Magoni e Lucilla Galeazzi al microfono. In piedi, tra i tavoli del ristorante del tradizionale dopofestival, non mi sento affatto a bordo di una nave in bonaccia, o meglio, di una rassegna sul viale del tramonto, come pare (concediamo il beneficio del dubbio perché i giornalisti spesso travisano....) abbia detto, nei giorni scorsi, Massimo Bubola riferendosi al Tenco. L'euforia che respiro attorno a me è quella di chi ha la consapevolezza di aver portato a casa una bella vittoria. La vittoria numero 31, forse una delle più delicate nella storia del Club e della rassegna.

Tre rose
Tre serate e tre esibizioni che già da sole avrebbero valso la pena di imboccare l'autostrada dei Fiori. Samuele Bersani giovedì, Caparezza venerdì, Vinicio Capossela sabato. Come a dire: talento, intelligenza, spettacolo, qualità musicale. Samuele si conferma un cantautore con la c maiuscola, uno che ormai non ha più bisogno di scrollarsi da dosso l'etichetta del ragazzo promettente. E' già nella fase in cui mantiene. Caparezza è un ciclone di energia, capace di unire impegno e giocosità, di essere dissacrante senza cadere nel predicatorio. E capace di non lasciare dubbi sul fatto che anche il suo rap è canzone d'autore (alla faccia di chi la considera barbosa e sempre uguale). Capossela, in stato di grazia, che la sorte la mantenga ancora a lungo, istrione meravigliosamente sopra le righe.
Ora: non ditemi che non basterebbe questo trio per scrollare le spalle di fronte a evocati viali del tramonto. Ma perché accontentarsi?

Sperimentiamo, gente
Aleggiava, nei comunicati del club, nelle conferenze stampa, nelle presentazioni di Antonio Silva, una sorta di excusatio non petita a volte esplicita, a volte implicita. "Signori, abbiamo rischiato. Abbiamo chiamato un sacco di sconosciuti, forse avremo molti posti vuoti, forse molti dei nostri tradizionali ascoltatori non capiranno....". Punto primo: posti vuoti se ne sono visti pochi. Tanto per dire che il coraggio a volte premia. E che cavolo. Il pubblico: avrà apprezzato a volte più a volte meno. Ma ha avuto la possibilità, volendo, anche, di criticare. Cosa che se si fosse scelto di seguire strade più facili, non sarebbe potuta accadere. Giusto? Fatto sta che sul palco dell'Ariston si sono voluti invitare artisti o gruppi che innovano la tradizione cantautoriale. Sperimentando nuove strade. E' il filo che lega Morgan, Bugo, Patrizia Laquidara, Quintorigo, Lomé, Maler, Maurizio Ponziani, Simone Cristicchi, Petra Magoni & Ferruccio Spinetti. Sperimentano. Gli esiti? Buoni, ottimi, disastrosi. Ci inoltriamo nello scivoloso territorio dei gusti... Quel che è certo è che in tutti i casi (o quasi) il lavoro di ricerca c'è, il pallino di stare sulla scena con ricette innovative anche. Dicevo dei gusti: io terrei molto d'occhio Maler, per esempio. Che ha voce e stoffa per crescere (con o senza Fiorello, che, trasmettendo una sua canzone in radio, gli ha aperto le porte alla pubblicazione di un cd, potenza dello star system...). Non scommetterei su Maurizio Ponziani (pronto a ricredermi). Non inserirei Bugo nella categoria canzone d'autore (perché a mio personalissimo parere c'è differenza tra testi demenziali e testi dementi...). Mi sono lasciato stupire da Cristicchi, che ha stoffa da teatrante, con monologhi sulla realtà dei manicomi alternate alle sue "matte" canzoni. Ecco cosa volevo dire: se abbiamo potuto scrivere, nelle nostre cronache, di Maler, Bugo, Lomé ecc. è merito del Tenco numero 31.

Ancorati alle radici
Oh, poi, intendiamoci, il Tenco deve essere sempre il Tenco. E quindi ci è voluto l'omaggio a Bruno Lauzi. Sono pronto a scommettere sull'uscita del disco con le interpretazioni degli artisti che si sono alternati sul palco. Ho sentito cose strepitose (in alcuni casi i punti più alti delle esibizioni). E ci è voluto Gino Paoli, che con malinconica ironia ha canticchiato (dopo quattro brani di Lauzi) "son rimasto qui da solo al bar, gli altri sono tutti andati via..." Ci è voluta Lucilla Galeazzi, a ricordarci che la tradizione popolare è un serbatoio inesauribile di bellezza (e anche di ispirazione, visto che Lucilla è diventata anche autrice in proprio traendo linfa da quel serbatoio). Ci sono voluti le immancabili vette che sempre il Tenco raggiunge con gli ospiti internazionali (Noa e Willy de Ville). C'è voluto il contorno goliardico dei dopofestival, dell'infermeria e quello culturale degli eventi, incontri, presentazioni di libri. Tutti sempre affollati e partecipati. Se questo è il viale del tramonto dev'essere un viale molto molto lungo. Alberato di talento e lastricato di intelligenza.
Un viale del tramonto che quasi sembra un'alba..
.

Torna alla pagina del Club Tenco

12-11-2006
HOME