Continuano le giornate
intense della trentunesima
rassegna della canzone
d’autore a Sanremo
e, com’è
ottimale il clima della
cittadina, che ci regala
una "quasi estate"
decisamente fuori stagione,
così è ottimale
quello che si respira
dentro l’Ariston.
Basta vedere la serenità
degli artisti e del pubblico,
con i dovuti ringraziamenti
al senso dell’umorismo
del tormentone-Silva che,
con le sue performance
comiche improvvisate,
vuole a tutti i costi
risultare il protagonista
della rassegna.
La mattinata di venerdì
10 si è aperta
con i Quintorigo
e la loro nuova voce,
che ha sostituito John
De Leo: Luisa
Cottifogli (che,
con il nome d’arte
Lu e
il disco “Rumì”,
era candidata per la targa
per la migliore opera
dialettale). Trovarsi
a rimpiazzare De Leo non
è impresa facile;
Lu ha spiegato che tra
le sue voci di riferimento
c'è in primo luogo
la Callas, ma ci sono
anche quelle di molti
uomini e a questi si ispirerà
per esplorare territori
a lei ancora alieni.
Si continua con l'intervento
di Simone Cristicchi,
che al lavoro di cantautore
scanzonato affianca un
progetto più serio
e ambizioso in cui parla
dei problemi legati alla
malattia psichica portando
uno spettacolo intitolato
"Centro di igiene
mentale" anche nelle
scuole, cercando di utilizzare
un linguaggio che sappia
arrivare anche ai bambini
"senza annoiarli,
cercando di farli avvicinare
senza paura a quello che
normalmente viene presentato
come alieno". Si
parla poi del suo amore
per i cantautori classici
"Sono cresciuto ascoltando
Tenco, Bindi,
Endrigo - erano
i dischi che piacevano
alla mia mamma" e
di come proprio il suo
amore per Endrigo l'abbia
portato ad inviargli una
versione di "Questo
amore"da lui interpretata,
cosa che portò
alla registrazione di
quel brano - nell'album
"Fabbricante di canzoni"
proprio in duetto con
il cantautore polano.
"Di Endrigo mi ha
soprattutto colpito quel
suo saper emozionare e
divertire, quella sua
capacità di passare
in modo fluido da un racconto
impegnato a una barzelletta
sfrenata, quella sua alternanza
di goliardia e brividi".
E'
ora il turno di Caparezza,
che dimostra - se mai
ce ne fosse bisogno -
di essere un personaggio
con un certo spessore.
Parla del rischio di cadere
nella retorica ogniqualvolta
si tocchi un argomento
scomodo. "L'importante
è adattare le cose
alla tua poetica personale,
cercare di farne un discorso
in qualche modo artistico,
mantenere una buona dose
di ludicità. Senza
l'aspetto ludico le mie
canzoni sarebbero dei
banali proclami".
Racconta dei problemi
avuti con la Lega Nord,
che si è vista
sbeffeggiata nel suo "Partito
verdiano" e di come
- "in modo abbastanza
inquietante, a dire il
vero, tutti i miei argomenti
di fantasia si siano trasformati
in realtà".
Dopo Simone Cristicchi
e Caparezza
è la volta di Rocco
Papaleo - il
tappabuchi di questa edizione
- che, ci duole per il
pubblico delle serate,
ha dato il meglio di sé
proprio in conferenza
(se si escludono le sue
esibizioni musicali del
dopo Tenco): “tutto
quello che ho fatto fino
ad oggi è finalizzato
al rimorchio. Infatti,
mi piacerebbe fare il
Festival di Sanremo vero,
con i Big della canzone
italiana, non con questa
unilateralità di
nicchia! Per carità,
voi siete tanto intelligenti
ed io vi adoro, però
lì non si scherza
più a donne!”
Conclude la mattinata
di conferenze il Premio
Tenco 2006 Willy
DeVille che,
con una disposizione gentile
ed eccentrica, risponde
al pubblico. Come tutti
gli americani dichiara
candidamente di non conoscere
praticamente nulla della
musica italiana "Forse
il nome di Pavarotti",
ma si dimostra disponibile
a raccontare dedel suo
stile, della sua poetica,
del suo lavoro in chiave
Mariachi fatto su Hey
Joe, del suo lavorare
mescolando più
stili. Annuncia poi di
essere impegnato a dipingere,
nella preparazione di
un nuovo disco e di un
nuovo tour e anche nella
scrittura del primo libro
di sua penna. "Farà
ridere e farà piangere,
ci saranno tutte le emozioni.
Proprio come nella musica.
Si intitolerà "End
with every reason to live"
(ossia qualcosa come "smettiamola
di cercare una ragione
per vivere" ndr)
perché tutti i
personaggi sono morti.
Più si invecchia
più si è
consapevoli della morte".
Parla poi dei grandi del
blues in un tono molto
blues: "Stiamo perdendo
gli ultimi, è la
fine di quelli che hanno
creato il rock'n'roll"
e ancora "La musica
è un linguaggio
universale, non serve
capire le parole. Solo
la musica riesce a far
scaturire questa reazione".
Al pomeriggio, il primo
incontro è con
John Vignola,
Enrico Deregibus
e l’assessore Nicoletta
Marconi, che
parlano del Premio
Nazionale Città
di Loano
(che ha già due
anni), con lo scopo di
“far conoscere e
promuovere la musica popolare
italiana” anche
nelle sue nuove forme.
Segue la presentazione
de “I
suoni intorno alle parole”,
libro+cd curato da Annino
La Posta per
la casa editrice Zona:
si tratta di un’operazione
finalizzata alla scoperta
della canzone d’autore
che vive in penombra.
Per l’occasione,
Isa ed
Alessio Lega
(due degli artisti intervistati
da La Posta) dal vivo
eseguono rispettivamente
i brani “Notturno
italiano” e
“Dall’ultima
galleria”.
Dopodiché è
la volta di Caparezza
e Stefano Senardi
della Fandango, che presentano
“Unusual”,
un tributo a Giuni
Russo. Maria
Antonietta Sisini,
che ha concepito e voluto
il progetto, è
polemicamente assente
per lo sconforto dovuto
alla consueta indifferenza
dei media per l’uscita
del disco e per l’opera
di Giuni Russo in genere,
come scrive in una lettera
letta in sala.
Mario De Luigi
(direttore di Musica e
dischi) presenta l’
“Albo
d’oro della canzone
italiana”,
una rosa di 100 nomi fondamentali
degli ultimi 30 anni,
curato insieme ad Antonio
Orlando, Augusto Morini,
Luigi Pestolazza ed Enrico
De Angelis.
Chiudono la giornata il
regista Oreste
Castagna e Tiziana
Anna Pizzo di
Emergency,
che presentano un progetto
realizzato con Peace
Reporter: “Girogirotondo”,
un libro+cd in uscita
a dicembre destinato ai
bambini, i cui proventi
andranno al centro di
pediatria del Sudan (fondato
da Emergency nell’agosto
del 2005). Al disco ha
partecipato anche il trombettista
Roy Paci
che, assente per un’influenza,
interviene via telefono.