Arriva
tutti gli anni un momento in cui ci si chiede: “ma
perché guardo Sanremo?” e tutti gli anni
riesce difficile trovare una risposta. Per la gara,
probabilmente? Perché si vede o si subodora
il sangue, il clima da corrida, il tutti contro tutti?
Perché si vogliono vedere le lacrime in diretta
di Anna Oxa o un gesto di stizza di uno degli eliminati
o le facce che hanno i giovani. Ogni tanto viene il
dubbio che si guardi Sanremo come si guarda la partenza
della Formula Uno: nella speranza che ci sia un incidente.
Nell’attesa dell’incidente ci tocca però
consumarci il fegato a vedere che tutte le volte che
viene proposta una canzone decente questa non riesce
ad arrivare nemmeno alla finale, non si dice alla
vittoria: il tema della serata di giovedì,
in fondo, è questo. Eliminati Carlo Fava e
Noa con il quartetto d’archi Solis String Quartet,
eliminato tra i giovani Ivan Segreto. Le due scintille
di qualità della serata di ieri sono fuori
dal giro.
Bene, anzi male. Visto che anche Anna Oxa è
stata “fatta fuori” martedì, questo
Festival di Sanremo si avvia alla fine presentando
il peggio del repertorio nazional-popolare come selezione
della giurie demoscopiche. Vedremo il premio della
critica dove si rivolgerà (e speriamo bene
almeno lì!). Per ora la piccola bandiera della
qualità resta nelle mani di due giovani come
Simone Cristicchi e L’Aura
e in quelli di una vecchia volpe del palcoscenico
come Ron. Basterà? O questa
sera saremo di nuovo a piangere qualche eliminazione
clamorosa?
Lo vedremo tra qualche ora. Certo che il repertorio
che passa alle semifinali rappresenta abbastanza bene
la scombiccherata compagnia di giro che gestisce tutto
lo spettacolo: da un conduttore palesamente inadeguato
al ruolo, a una regia che non azzecca un’inquadratura
nemmeno a pagamento (e immagino sia pagata tanto:
Paolo Beldì è una sorta
di star dell’ “altra televisione”),
a un giro di ospitate da serie B. Ma noi siamo qui
per parlare di canzoni e non di quel senso d’abbiocco
incombente che ci prende ogni volta che il ritmo cala,
E cala spesso.
Gli altri eliminati di ieri, tutto sommato, non destano
sorpresa: Luca Dirisio si portava
scritta la promessa già dal titolo della canzone:
“Sparirò”. È
sparito e non lascerà traccia. Spagna
era abbastanza impresentabile in genere, più
rifatta di Michael Jackson e in possesso di una canzone
molto flebile che, anche qui già dal titolo,
era un atto di resta: “Noi non possiamo
cambiare”. Fuori. Tra i giovani
escono, oltre a Ivan Segreto che “Con
un gesto” aveva un brano dal taglio
cantautorale, ma dalla ritmica gradevole e fresca,
anche gli Ameba 4 che non sono niente
male nemmeno loro: una musica che riecheggia forse
i Radiohead, ma è meglio ispirarsi
ai Radiohead che a Gino Latilla e
Giorgio Consolini, come invece, inconsapevolmente,
fa Tiziano Orecchio che in questo
modo riesce a passare in semifinale cantando un brano
che sembra scritto 50 anni fa: “Preda
innocente”. Canta per ultimo,
all’una e mezza di notte e presumiamo che nelle
giurie stiano tutti dormendo. Potranno giustificarsi
dicendo di aver votato a “orecchio”, ma
non so se basterà. Questo “scandalo”
all’italiana fa il concorrente giovane in tutti
i concorsi canori da almeno dieci anni, collezionando
solo eliminazioni, ma ripartendo da capo tutte le
volte. Ma alle sua spalle c’è l’Accademia
di Sanremo e Sanremolab. Mah? Eliminato anche Andrea
Ori: un atto di giustizia, soffriva troppo.
E noi con lui. A sentirlo cantare “Nel
tuo mare”.
Quindi, riassumendo: tra le donne passano la favoritissima
Dolcenera che, se va avanti a f arsi
un pianto per sera, rischia di arrivare asciutta a
sabato: per festeggiare la probabile vittoria al festival
potrebbe citare a sua volta il titolo della canzone:
“Com’è straordinaria la vita”,
da Music Farm al Festival! Passa anche Simona
Bencini dopo un testa a testa al ribasso
con Spagna. Prossima vittima sacrificale.
Tra i gruppi procede la marcia trionfale dei Nomadi
che fin dall’inizio si sono iscritti al secondo
posto sul podio e che propongono un blando inno pacifista
senza infamia e senza lode. Colpisce il look del calvo
cantante vestito da bonzo o da karateka in nero. Passano
anche gli Zero Assoluto, in cui scrive
i testi Matteo Maffucci, il figlio
dell’ex dirigente Rai che si è occupato
per anni di Sanremo. Comunque sia sono ascoltabili.
Tra gli uomini vanno avanti Alex Britti,
che sarebbe anche più ascoltabile se facesse
“spegnere” gli archi dell’orchestra.
La sua canzoncina è gradevole, ma è
visibilmente nata solo per chitarra. E Britti, si
sa e lui non perde occasione per ricordarcelo, la
chitarra la sa suonare. Sua l’unica dichiarazione
originale della serata: “cantare una canzone
sola è dura. Bisognerebbe cantare di più”.
Bello. Anche perché per molti altri una canzone
è già troppo. Passa alla semifinale
anche il professionista dei festival Michele
Zarrillo, in possesso quantomeno di una canzone
decente. Azzardiamo: Britti in lizza per il terzo
posto?
Finiamo coi giovani: oltre a L’Aura che ha carica,
fascino e bravura dalla sua, anche se ripercorre strade
già calcate da Bjork, Tori
Amos, Kate Bush ed Elisa,
passano l’inascoltabile Tiziano Orecchio e Riccardo
Maffoni (non pervenuto).
Stasera altro appuntamento con “Sangue e arena”.
Il regolamento mette di fronte per le semifinali tutti
i promossi delle scorse serate: lotta all’ultimo
televoto (da oggi si può. Oltre alle giurie
demoscopiche, si può votare da casa, indicando
il codice dei cantanti). Grande novità: ognuno
dei partecipanti può farsi aiutare dagli amici,
un “piccolo aiuto dagli amici” per dirla
alla Beatles. Così Ron ritrova
Tosca, Alex Britti la Alex
Britti Blues Band, Nicky Nicolai
l’ottimo pianista Giovanni Allevi,
Anna Tatangelo ci prova con Alberto
Radius, ex Formula Tre;
i SugarFree portano Flavio
Oreglio e sembra uno degli abbinamenti più
forti, ma i Nomadi schierano Roberto Vecchioni
e gli Zero Assoluto Nicolò Fabi
e Povia porta Francesco Baccini
che si ritroverà così a dividere
il backstage con Dolcenera, ex fiamma violenta ai
tempi di Music Farm. Dolcenera dal canto suo si limiterà
al chitarrista Maurizio Solieri,
noto per aver suonato con Vasco Rossi.
Mah? Mistero su cosa farà Zarrillo. Gigi
Finizio porterà Tullio De
Piscopo.
Alla fine della serata resteranno solo in otto: due
uomini (Britti e Ron?), due donne (Dolcenera e Nicky
Nicolai?), due gruppi (Nomadi e Zero assoluto?) e
due giovani (speriamo Simone Cristicchi e L’Aura).
Questi otto sabato si giocheranno la vittoria sia
nel settore che assoluta. Buon ascolto.
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