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Deliri & Sbiellature

Sangue e arena a Sanremo:
restano incornati Noa e Ivan Segreto

di Giorgio Maimone

Arriva tutti gli anni un momento in cui ci si chiede: “ma perché guardo Sanremo?” e tutti gli anni riesce difficile trovare una risposta. Per la gara, probabilmente? Perché si vede o si subodora il sangue, il clima da corrida, il tutti contro tutti? Perché si vogliono vedere le lacrime in diretta di Anna Oxa o un gesto di stizza di uno degli eliminati o le facce che hanno i giovani. Ogni tanto viene il dubbio che si guardi Sanremo come si guarda la partenza della Formula Uno: nella speranza che ci sia un incidente. Nell’attesa dell’incidente ci tocca però consumarci il fegato a vedere che tutte le volte che viene proposta una canzone decente questa non riesce ad arrivare nemmeno alla finale, non si dice alla vittoria: il tema della serata di giovedì, in fondo, è questo. Eliminati Carlo Fava e Noa con il quartetto d’archi Solis String Quartet, eliminato tra i giovani Ivan Segreto. Le due scintille di qualità della serata di ieri sono fuori dal giro.

Bene, anzi male. Visto che anche Anna Oxa è stata “fatta fuori” martedì, questo Festival di Sanremo si avvia alla fine presentando il peggio del repertorio nazional-popolare come selezione della giurie demoscopiche. Vedremo il premio della critica dove si rivolgerà (e speriamo bene almeno lì!). Per ora la piccola bandiera della qualità resta nelle mani di due giovani come Simone Cristicchi e L’Aura e in quelli di una vecchia volpe del palcoscenico come Ron. Basterà? O questa sera saremo di nuovo a piangere qualche eliminazione clamorosa?

Lo vedremo tra qualche ora. Certo che il repertorio che passa alle semifinali rappresenta abbastanza bene la scombiccherata compagnia di giro che gestisce tutto lo spettacolo: da un conduttore palesamente inadeguato al ruolo, a una regia che non azzecca un’inquadratura nemmeno a pagamento (e immagino sia pagata tanto: Paolo Beldì è una sorta di star dell’ “altra televisione”), a un giro di ospitate da serie B. Ma noi siamo qui per parlare di canzoni e non di quel senso d’abbiocco incombente che ci prende ogni volta che il ritmo cala, E cala spesso.

Gli altri eliminati di ieri, tutto sommato, non destano sorpresa: Luca Dirisio si portava scritta la promessa già dal titolo della canzone: “Sparirò”. È sparito e non lascerà traccia. Spagna era abbastanza impresentabile in genere, più rifatta di Michael Jackson e in possesso di una canzone molto flebile che, anche qui già dal titolo, era un atto di resta: “Noi non possiamo cambiare”. Fuori. Tra i giovani escono, oltre a Ivan Segreto che “Con un gesto” aveva un brano dal taglio cantautorale, ma dalla ritmica gradevole e fresca, anche gli Ameba 4 che non sono niente male nemmeno loro: una musica che riecheggia forse i Radiohead, ma è meglio ispirarsi ai Radiohead che a Gino Latilla e Giorgio Consolini, come invece, inconsapevolmente, fa Tiziano Orecchio che in questo modo riesce a passare in semifinale cantando un brano che sembra scritto 50 anni fa: “Preda innocente”. Canta per ultimo, all’una e mezza di notte e presumiamo che nelle giurie stiano tutti dormendo. Potranno giustificarsi dicendo di aver votato a “orecchio”, ma non so se basterà. Questo “scandalo” all’italiana fa il concorrente giovane in tutti i concorsi canori da almeno dieci anni, collezionando solo eliminazioni, ma ripartendo da capo tutte le volte. Ma alle sua spalle c’è l’Accademia di Sanremo e Sanremolab. Mah? Eliminato anche Andrea Ori: un atto di giustizia, soffriva troppo. E noi con lui. A sentirlo cantare “Nel tuo mare”.

Quindi, riassumendo: tra le donne passano la favoritissima Dolcenera che, se va avanti a f arsi un pianto per sera, rischia di arrivare asciutta a sabato: per festeggiare la probabile vittoria al festival potrebbe citare a sua volta il titolo della canzone: “Com’è straordinaria la vita”, da Music Farm al Festival! Passa anche Simona Bencini dopo un testa a testa al ribasso con Spagna. Prossima vittima sacrificale.

Tra i gruppi procede la marcia trionfale dei Nomadi che fin dall’inizio si sono iscritti al secondo posto sul podio e che propongono un blando inno pacifista senza infamia e senza lode. Colpisce il look del calvo cantante vestito da bonzo o da karateka in nero. Passano anche gli Zero Assoluto, in cui scrive i testi Matteo Maffucci, il figlio dell’ex dirigente Rai che si è occupato per anni di Sanremo. Comunque sia sono ascoltabili.

Tra gli uomini vanno avanti Alex Britti, che sarebbe anche più ascoltabile se facesse “spegnere” gli archi dell’orchestra. La sua canzoncina è gradevole, ma è visibilmente nata solo per chitarra. E Britti, si sa e lui non perde occasione per ricordarcelo, la chitarra la sa suonare. Sua l’unica dichiarazione originale della serata: “cantare una canzone sola è dura. Bisognerebbe cantare di più”. Bello. Anche perché per molti altri una canzone è già troppo. Passa alla semifinale anche il professionista dei festival Michele Zarrillo, in possesso quantomeno di una canzone decente. Azzardiamo: Britti in lizza per il terzo posto?

Finiamo coi giovani: oltre a L’Aura che ha carica, fascino e bravura dalla sua, anche se ripercorre strade già calcate da Bjork, Tori Amos, Kate Bush ed Elisa, passano l’inascoltabile Tiziano Orecchio e Riccardo Maffoni (non pervenuto).

Stasera altro appuntamento con “Sangue e arena”. Il regolamento mette di fronte per le semifinali tutti i promossi delle scorse serate: lotta all’ultimo televoto (da oggi si può. Oltre alle giurie demoscopiche, si può votare da casa, indicando il codice dei cantanti). Grande novità: ognuno dei partecipanti può farsi aiutare dagli amici, un “piccolo aiuto dagli amici” per dirla alla Beatles. Così Ron ritrova Tosca, Alex Britti la Alex Britti Blues Band, Nicky Nicolai l’ottimo pianista Giovanni Allevi, Anna Tatangelo ci prova con Alberto Radius, ex Formula Tre; i SugarFree portano Flavio Oreglio e sembra uno degli abbinamenti più forti, ma i Nomadi schierano Roberto Vecchioni e gli Zero Assoluto Nicolò Fabi e Povia porta Francesco Baccini che si ritroverà così a dividere il backstage con Dolcenera, ex fiamma violenta ai tempi di Music Farm. Dolcenera dal canto suo si limiterà al chitarrista Maurizio Solieri, noto per aver suonato con Vasco Rossi. Mah? Mistero su cosa farà Zarrillo. Gigi Finizio porterà Tullio De Piscopo.

Alla fine della serata resteranno solo in otto: due uomini (Britti e Ron?), due donne (Dolcenera e Nicky Nicolai?), due gruppi (Nomadi e Zero assoluto?) e due giovani (speriamo Simone Cristicchi e L’Aura). Questi otto sabato si giocheranno la vittoria sia nel settore che assoluta. Buon ascolto.

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03-03-2006
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