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Deliri & Sbiellature

Il Festival di Sanremo secondo Shel Shapiro
di Shel Shapiro

Un festival mediocre quello di quest’anno: è molto facile sparare sulla crocerossa, però mi sembra, seppure con l’eccezione di qualche canzone, che non ci siano ne “canzoni” ne “personaggi”.

Mi sembra che siano ancora tutti lì, a parlare delle solite cose: “senza te; con te; cosa farò”.
Bella la canzone di Ron.
Poi ho notato …Anna Oxa che almeno è stata una “presenza”, una dichiarazione “, come dire: “io sto qui”.
Che altro si può dire di Sanremo?
Si può dire che forse oggi non ha più seri motivi di esistere, se non quelli televisivi e purtroppo, vedendo lo spettacolo, si capisce davvero che è così.
Si capisce che la musica è poco importante.
Tutti parlano di Sanremo, però si parla solo del look degli artisti, di questo, di quell’altro, ma nessuno parla di “musica”.
Ripeto Sanremo è un festival “televisivo” e non più della canzone.

Un mio ricordo personale di Sanremo?
Mah…sono passati quasi 40 anni!
Ho partecipato a tre edizioni di Sanremo con il gruppo dei Rokes. (1967 “Bisogna saper perdere”, 1968 “Le opere di Bartolomeo”, 1969 “Ma che freddo fa”)
Mi ricordo che era molto divertente, e mi ricordo anche che era un gran casino!
Ma era anche molto importante partecipare al Festival, sicuramente molto più di oggi.
La differenza più grande delle edizioni del festival degli anni ’60, rispetto a quelle degli ultimi anni è sicuramente legata al numero dei telespettatori: all’epoca c’era una media di 26-27 milioni di telespettatori, che era veramente la metà dell’Italia…
Sanremo negli anni ’60 era veramente il “Festival della canzone” e per gli artisti indubbiamente una “vetrina” favolosa!
(Pensieri raccolti da Elisabetta Di Dio Russo)

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12-03-2006
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