Seconda
serata a Sanremo e quasi nessuna sorpresa. Come si
era intuito a sufficienza dalla prima giornata Anna
Oxa e Gianluca Grignani
non ce l’hanno fatta a recuperare il subisso
di voti che li aveva già relegati in fondo
alla graduatoria nella prima giornata e sono stati
eliminati. Niente di grave, in fin dei conti, anche
se a rigor di nomi le due eliminazione sono da annoverare
tra quelle clamorose, perché la Oxa era alla
dodicesima partecipazione ed è anche una ex
vincitrice, mentre Grignani è “nato”
artisticamente proprio a Sanremo ed era alla quarta
partecipazione alla kermesse sanremese. Il fatto “grave”
è che la canzone della Oxa, ascolto dopo ascolto,
stava crescendo di importanza. È una canzone
non facile, di sicuro sopra le righe ed eccessiva,
in questo del tutto in linea sia con la performer
che con il suo autore, ma è anche una canzone
che si discosta parecchio dalla banalità e
dal pateracchio festivaliero. Il testo, la musica
e il tipo di arrangiamento scelto (con tanto di coro
e orchestra albanese alle spalle di almeno dieci persone,
per ricordare che anche la Oxa proviene dall’Albania)
volano alte e si portano, purtroppo, sulle ali il
peso di tante ambizioni. Certo che i cosiddetti “critici”
festivalieri sono molto più attenti a dirvi
che Anna Oxa ha cantato a piedi nudi e che indossava
una tunica nera, casacca e pantaloni, la seconda sera
in contrasto col bianco della prima sera, piuttosto
che segnalare che la musica è della stessa
Oxa (l’unica donna di quest’anno che è
anche autrice del brano musicale) e che l’ampiezza
del fraseggio armonico della canzone aveva qualcosa
che rimandava ai moduli sinfonici. E nessuno a segnalare
come una cattiva resa audio abbia penalizzato oltre
misura la canzone. Certo, tutto sommato è giusto
che una canzone così, da un Sanremo dimesso
come questa 56esima edizione venga scartata.
La canzone di Grignani era con qualche
infamia e senza lode: tutto sommato troppo debole
confrontata ai due “pesi massimi” con
cui gli è toccato di scontrarsi ieri, Ron
e Povia. Sia il cantautore pavese
che quello milanese sono ben in corsa per un posto
sul podio o addirittura per il primo posto, sostenuti
entrambi dai buoni sentimenti che emanano dalle loro
canzoni: Povia canta una favoletta coronandola di
imitazioni del verso del piccione e Ron invece canta
per raccogliere fondi per la ricerca contro la sclerosi
amiotrofica, la stessa malattia che si è recentemente
portata via Luca Coscioni, militante radicale che
Ron ricorda dal palco. Oltre a ciò la canzone
di Ron, accompagnato all’arpa da una bravissima
e (bellissima) Cecilia Chailly ha
buoni spunti lirici e melodia non banale.
Il terzo eliminato tra “i big”
è ovviamente la miglior canzone della categoria
gruppi,, tra quelle proposte ieri, che ha dovuto lasciare
strade alle amenità e al cattivo gusto: fuori
Mario Venuti & Arancia Sonora
con “Un altro posto nel mondo”,
che si avvaleva anche delle liriche di Pippo
Kaballà. Testo e musica raffinate:
un intralcio per Sanremo. Meglio lasciare dentro le
accozzaglie come Gigi Finizio e i Ragazzi
di Scampia (primi ieri) e gli ininfluenti
Sugarfree di “Solo
lei mi dà”.
Non abbiamo parlato della qualificate
del settore “Donne”, sotto l’onda
del fastidio per l’eliminazione di Anna Oxa:
passa Nicky Nicolai, vestita in maniera
indecente con una sorta di abito di piume d’oca,
ma almeno in possesso di una canzone decente (non
di più. Appena decente), che affronta il tema
della prostituzione, ma dall’alto di banalità
come “vieni a riscaldarti un po’ in
un bar con me”. Provatevi a dirlo a una
puttana! Seconda classificata la protegè di
Gigi D’Alessio (mente e anima
anche dei Ragazzi di Scampia), Anna Tatangelo,
memorizzabile solo per l’azzardatissima frase
“essere una donna / non vuol dir riempire
solo una minigonna” (ma due?).
I giovani: Panariello
continua a dire che lui crede molto nei giovani, che
vanno applauditi e incoraggiati ... infatti l’incoraggiamento
consiste nel farli esibire dopo Riccardo Cocciante,
tanto per farli sentire a loro agio, e dopo la mezzanotte.
Il pubblico in sala sonnecchia, provato da 3 ore di
spettacolo stiracchiato e stanco già trascorso
e nemmeno illuminato ieri dai lampi di Victoria
Cabello e i giovani lottano per strappare
i tre posti per la semifinale. Come spesso accade
per i giovani a Sanremo, i criteri si capovolgono:
quasi sempre un giovane meritevole da Sanremo è
venuto fuori. Quest’anno è il turno di
Simone Cristicchi, uno che sta su un altro
pianeta rispetto ai suoi compagni di cordata. La canzone
che propone, “Bella gente”,
pur non essendo un capolavoro, è una delle
migliori del lotto, non solo tra i giovani. Notevole
poi la presenza scenica di Cristicchi, obliquo, sghembo,
strambo, con occhiali e una gran massa di capelli
ricci, ma soprattutto una faccia mobile e inquietante:
è impossibile non notarlo. Come personalità
schiaccia tutti i suoi compagni di cordata, ma, in
effetti, lui il successo nel 2005 l’ha pur conosciuto
con l’amabilissimo tormentone “Vorrei
cantare come Biagio Antonacci”.
“Bella gente” si ferma un gradino sotto,
ma solo un gradino. E basso, per giunta. Senza storia
gli altri giovani: vanno in semifinale cloni già
sentiti, questa volta presenti sotto il nome di Helena
Hellwig (“Di luna morirei”,
che tra gli autori ha una vecchia volpe come Mango)
e Monia Russo (“Un mondo senza parole”).
Eliminati i Deasonika (“Non
dimentico più”) che meritavano
un secondo ascolto, Virginio (“Davvero”)
che almeno ha una bella voce e Antonello
(“Capirai, crescerai”)
su cui non ho nulla da segnalare.
Stasera pausa per la nazionale. Giovedì
invece terza serata: scenderanno in campo, tra quelli
da tenere d’occhio, Carlo Fava con Noa
e il Solis String Quartet, la favorita Dolcenera,
Alex Britti, i Nomadi.
E tra i giovani infine L’aura
e Ivan Segreto che sembrano quelli
in grado di spendere una carta in più.
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