Si
salva poco, molto poco dalla prima serata del Festival
di Sanremo. E anche quello che si salva non sono del
tutto sicuro che resterà in salvo fino alla
serata finale. Partiamo dalle classifiche, parziali
certo, ma dove già ci sono vincitori e vinti.
Semplifica la vita il fatto che i cantanti sono divisi
per categoria. Donne: vince, per ora certo, Dolcenera
con “Com’è straordinaria la vita”.
Dolcenera era la favorita della vigilia, ha persino
evitato di pronunciare in diretta la “parolaccia”
contenuta nella sua canzone ed ha fatto il pieno dei
voti. Canzonetta sanremese dalla prima all’ultima
nota, cantata con grinta. Potrebbe farcela a vincere
non fosse che ... sarebbe troppo scontato. All’ultimo
posto Anna Oxa che, come colpo di teatro, aveva tenuto
del tutto segreta la propria canzone (“Processo
a me stessa”) fino all’ultimo: così
tanto segreta che non la conosceva nemmeno lei ed
ha dovuto leggerla! Ma non così tanto da evitarle
le prime parodie. Il testo, di Pasquale Panella, già
ineffabile paroliere dell’ultimo Lucio Battisti,
si presta e l’interpretazione della Oxa, assolutamente
teatrale e melodrammatica e in dissonanza con il testo
che pure offriva appigli più ironici, sfiora
ogni tanto il grottesco. Pur tuttavia potrebbe anche
darsi che una canzone così costruita, a furia
di ascolti, si faccia un pubblico di nicchia fedele
e convinto di capirla. I toni bassi e il recitativo
richiamano alla memoria un grande pezzo di Ivano Fossati:
“Lunario di settembre”. Da segnalare Nicky
Nicolai, raffinata chanteuse proveniente dal jazz
che propone “Lei ha la notte”, storia
di una prostituta, come si può evincere anche
dal titolo, proposta con raffinata arte. Possibile
sorpresa.
Passiamo agli uomini: piccola sorpresa in vetta alla
classifica dove si impone, per ora, Michele
Zarrillo con “L’alfabeto
degli amanti”, un classico pezzo
sanremese vestito però di una sua dignità.
Ultimo posto, meritatissimo, per Gianluca
Grignani con un pezzo (“Liberi
di sognare”) che non contiene
alcuno spunto di interesse. Al secondo e terzo posto
due brani interessanti: secondo è “Solo
con te” di Alex Britti,
scanzonato e swingante, forse non adatto per vincere,
ma probabilmente per vendere sì. Terzo “L’uomo
delle stelle” di Ron,
già vincitore del Festival di Sanremo qualche
anno fa: non è trascinante, ma è sempre
una garanzia di qualità. Divertente Povia
con “Vorrei avere un becco”,
canzone però di una leggerezza spaventosa.
Per quanto riguarda i gruppi: primo posto per i Nomadi
con “Dove si va”,
brano che fa torto al loro splendente passato. Il
testo vorrebbe essere contro la guerra, ma è
di una ingenuità senza pari. Solo terzo posto
per gli attesissimi Noa, Carlo Fava e Solis
String Quartet, assemblati per l’occasione
e messi un po’ capziosamente tra i “gruppi”.
Fava è cantautore di raffinata intelligenza
e di presenza scenica gaberiana: come Gaber alterna
dischi a spettacoli teatrali dove monologhi e canzoni
si interescano. Poco di questa sua arte è arrivata
sul palco dell’Ariston. La canzone, “Un
discorso in generale”, non è
brutta, ma è un po’ pretenziosa e, paradossalmente,
cade proprio sul testo quando cerca rime scontate
come "ma come fa la tua pelle a sapere di
pesca ogni settimana / ma come fa a sapere di arancia
siciliana". Di grande classe Noa e di presa
ambientale la canzone, molto romantica e, tutto sommato,
anni luce superiore agli altri prodotti sanremesi,
ma potrebbe non bastare. Piace alla critica, invece,
ma non convince il pubblico Mario Venuti
col gruppo dell’Arancia sonora che propone “Un
altro posto nel mondo”.
Sulle altre canzoni sarebbe da calare un velo, se
non fosse che è solo la prima serata. Restano
i giovani, che ieri sera sono stati solo presentati,
dopo la mezzanotte (e dove L’Aura
mi sembra abbia dei numeri per interessare le giurie)
e restano da citare due canzoni in “odore di
scandalo”: la prima è ancora “Processo
a me stessa” di Anna Oxa che dura più
di quanto consentito dal regolamento del Festival.
Le canzoni non dovrebbero superare i 3’30”,
si è deciso di dare tolleranza fino a 3’50”,
ma la canzone ha superato i 4 minuti. Possibile quindi
una squalifica. Avrebbe invece già dovuto essere
squalificata “Musica e speranza”
di Gigi Finizio con i Ragazzi
di Scampia, perché del tutto cantata
in dialetto e l’articolo 10 del regolamento
del Festival questo lo proibisce esplicitamente. Comica
la giustificazione addotta da Finizio: “Credevo
fosse sottotitolata”. Come se sottotitolando
la canzone si traducesse in italiano! In virtù
di non si sa bene quali protezioni la squalifica pare
che non scatterà.
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