Se
voltiamo lo sguardo indietro, intanto che aspettiamo
di capire se Carlo Fava o Simone Cristicchi riusciranno
a piazzare la zampata d’autore, scopriamo, come
dice il titolo, che a Sanremo si cantano canzoni d’autore.
E si sono sempre cantate. Secondo l'analisi di Giuseppe
Antonelli, Docente di Linguistica Italiana all’Università
degli Studi di Cassino, le canzoni di Sanremo sarebbero
afflitte da “futuribilismo”, ossia avrebbero
tutti i verbi declinati al futuro. In compenso sarebbero
scritte con la ricetta della nonna con i soliti limiti:
le “zeppe” per dare l’impressione
di cantare rock (“tu / più / blu /dà
/ ha / città). Sempre a suo dire, in questo
articolo uscito durante il fine settimana che tanto
ha fatto parlare di sé, mancherebbe quest’anno
“l’acuto, tanto per usare un termine musicale,
quel pezzo forte che anche le edizioni dell’ultimo
decennio avevano sempre garantito”. Ora ci si
dovrebbe intendere su cosa possa essere un “pezzo
forte” (il professore cita “La terra dei
cachi” di Elio, peraltro dimenticandosene il
titolo, grave difetto per un pezzo memorabile! Peraltro,
secondo me, quel pezzo di memorabile aveva pochissimo).
Spulciando tra gli annali del Festival, in tutte le
56 edizioni e tra tutti i partecipanti sia “big”
che “nuove proposte”, si riesce a formare
una selezione d’elite degna di essere considerata.
I grandi nomi ci sono tutti, in un modo o nell’altro.
Ad eccezione di Francesco De Gregori,
tutti gli altri sono passati di qui. Persino Guccini
ha mandato una canzone (“Storia
d’amore”) che doveva essere
cantata dalla Caselli ma fu scartata
(e successivamente il “maestrone emiliano”
ha messo le mani nel rimaneggiamento di “Ma
piano” di Gianni Meccia,
presentata al festival e poi ripresa dai Nomadi).
Ivano Fossati ha partecipato in proprio
coi Delirium (“Jesahel”)
e come autore per Mia Martini (“E
non finisce mica il cielo”) e
Fiorella Mannoia (“Le
notti di maggio”).
Fabrizio De Andrè? Più
presente di quanto sembri: in primo luogo perché
al Festival c’è andata tutta la sua famiglia
(Dori Ghezzi e Cristiano,
ripetutamente) e in secondo luogo perché, in
tempi e modi diversi e senza mai apparire ha messo
le mani sia in “Margherita non lo
sa” di Dori. sia in "Pitzinos
in sa gherra" dei Tazenda che in
“Faccia di cane”
dei New Trolls, canzone con la quale
ha anche vinto il premio della critica, pur avendola
scritta, come suggerisce il critico musicale Enrico
Deregibus, con la mano sinistra.
Ma la lista dei protagonisti della canzone d’autore
che hanno partecipato a Sanremo (e delle belle canzoni
che hanno portato) è ancora lunga: Lucio
Dalla con “4/3/43”
e “Piazza grande” (scritta
con Ron), Luigi Tenco
con la fatale “Ciao amore ciao”,
Sergio Endrigo con “Canzone
per te”, ma anche
"Lontano dagli occhi" e "L'arca
di Noè", Domenico
Modugno con “Nel blu dipinto
di blu” e “Piove”,
Roberto Vecchioni con “L’uomo
che si gioca il cielo a dadi”,
Giorgio Gaber con “Benzina
e cerini” e "Mai
mai Valentina", Enzo Jannacci
con “Se me lo dicevi prima”,
“I soliti accordi”
e “La fotografia”
con cui ha vinto il premio della critica, Pierangelo
Bertoli con “Spunta la
luna dal monte”, Gino
Paoli con “Ieri ho incontrato
mia madre”, Nicola Arigliano
con “Venti chilometri al giorno”,
Vasco Rossi con “Vita spericolata”
e "Vado al massimo",
Zucchero con “Donne”,
Mario Castelnuovo con “Nina”,
Elio e le Storie Tese con “La
terra dei cachi”, Ricky
Gianco e Gian Pieretti con
“Pietre”, Eugenio
Finardi, Alberto Camerini,
Sergio Cammariere.
E poi come dimenticare Adriano Celentano con
due brani epocali come “Il ragazzo
della via Gluck” e “24.000
baci”? O Patty Pravo con
“Per una bambola” o “Dimmi
che non vuoi morire” (di Vasco
Rossi)? O Caterina Caselli
con “Bisognerebbe non pensare più
a te” e addirittura Bocelli
con “Con te partirò”
che sembra una romanza, ma è stata scritta
da Lucio Quarantotto, autore di raffinata
qualità. In ordine sparso ci sono stati anche
Paola Turci con “Bambini”,
Rudy Marra con "Gaetano"
i Pitura Freska con
“Papa Nero”, Lucio
Battisti con “Un’avventura”,
Rino Gaetano con “Gianna”,
Alice con “Per
Elisa” (di Franco Battiato),
Anna Identici con “Era
bello il mio ragazzo” e, in anni
più recenti, i Quintorigo
con “Bentivoglio Angelina”,
gli Avion Travel con “Sentimento”,
Eduardo De Crescenzo con "Ancora"
e Daniele Silvestri con “Salirò”.
Senza contare che Giorgio Conte ha
scritto "Deborah"
cantata da Wilson Pickett. Non c’è
che dire, fa un’ottima hit parade e un fiore
di compilation! Sembrerebbe assente Paolo
Conte: invece no. Ha scritto “Santo
Antonio Santo Francisco”, un motivetto
veramente minore, cantato da Piero Focaccia
e i Mungo Jerry nel 1971!
Ma anche a prescindere dai grandi nomi, andando a
spulciare l’albo d’oro del Festival troviamo
canzoni entrate nella storia della musica italiana,
quanto meno leggera: “Romantica”
di Tony Dallara, “Una
lacrima sul viso” di Bobby
Solo, “Perdere l’amore”
cantata da Massimo Ranieri,
“Vacanze romane”
dei Matia Bazar, “Quello
che le donne non dicono” di Enrico
Ruggeri, cantata da Fiorella Mannoia,
“Almeno tu nell’universo”
di Mia Martini, “Pe’ dispietto”
della Nuova Compagnia di canto popolare.
In fondo, ogni anno, assieme a canzoni brutte o impresentabili,
il Festival di Sanremo ha sempre offerto qualche oasi
di buona musica. Ci riuscirà anche quest’anno?
Se non all’interno del teatro dell’Ariston,
forse ciò avverrà per le strade della
città dove, con la regia di Pepi Morgia, si
svolgono diversi appuntamenti spettacolari distribuiti
nelle giornate del Festival: il Mei,
il meeting delle etichette indipendenti, presenterà
in quest’occasione personaggi come i Ratti
della Sabina o i Folkabbestia,
sicuramente di buon livello, mentre l’Isola
che non c’era - l'unica rivista italiana
che si occupa esclusivamente di Canzone d'Autore -
proporrà Marian Trapassi,
Veronica Marchi e Pilar,
ma soprattutto Max Manfredi, grande
genio, ovviamente “incompreso” della musica
d’autore genovese, che De André marchiò
a fuoco con la frase: “è il migliore
che abbiamo”. Max chiuderà le serate
di Sanremo, fuori dal festival (ma che nessuno parli
di “Controfestival”) con tre concerti
in tre luoghi diversi nella giornata finale di sabato.
Se proprio l'Ariston non riservasse spazio alla musica
d’autore ... potremmo accomodarci fuori!
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