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Deliri & Sbiellature

A Sanremo si cantano canzoni d’autore
di Giorgio Maimone

Se voltiamo lo sguardo indietro, intanto che aspettiamo di capire se Carlo Fava o Simone Cristicchi riusciranno a piazzare la zampata d’autore, scopriamo, come dice il titolo, che a Sanremo si cantano canzoni d’autore. E si sono sempre cantate. Secondo l'analisi di Giuseppe Antonelli, Docente di Linguistica Italiana all’Università degli Studi di Cassino, le canzoni di Sanremo sarebbero afflitte da “futuribilismo”, ossia avrebbero tutti i verbi declinati al futuro. In compenso sarebbero scritte con la ricetta della nonna con i soliti limiti: le “zeppe” per dare l’impressione di cantare rock (“tu / più / blu /dà / ha / città). Sempre a suo dire, in questo articolo uscito durante il fine settimana che tanto ha fatto parlare di sé, mancherebbe quest’anno “l’acuto, tanto per usare un termine musicale, quel pezzo forte che anche le edizioni dell’ultimo decennio avevano sempre garantito”. Ora ci si dovrebbe intendere su cosa possa essere un “pezzo forte” (il professore cita “La terra dei cachi” di Elio, peraltro dimenticandosene il titolo, grave difetto per un pezzo memorabile! Peraltro, secondo me, quel pezzo di memorabile aveva pochissimo).

Spulciando tra gli annali del Festival, in tutte le 56 edizioni e tra tutti i partecipanti sia “big” che “nuove proposte”, si riesce a formare una selezione d’elite degna di essere considerata. I grandi nomi ci sono tutti, in un modo o nell’altro. Ad eccezione di Francesco De Gregori, tutti gli altri sono passati di qui. Persino Guccini ha mandato una canzone (“Storia d’amore”) che doveva essere cantata dalla Caselli ma fu scartata (e successivamente il “maestrone emiliano” ha messo le mani nel rimaneggiamento di “Ma piano” di Gianni Meccia, presentata al festival e poi ripresa dai Nomadi). Ivano Fossati ha partecipato in proprio coi Delirium (“Jesahel”) e come autore per Mia Martini (“E non finisce mica il cielo”) e Fiorella Mannoia (“Le notti di maggio”).

Fabrizio De Andrè? Più presente di quanto sembri: in primo luogo perché al Festival c’è andata tutta la sua famiglia (Dori Ghezzi e Cristiano, ripetutamente) e in secondo luogo perché, in tempi e modi diversi e senza mai apparire ha messo le mani sia in “Margherita non lo sa” di Dori. sia in "Pitzinos in sa gherra" dei Tazenda che in “Faccia di cane” dei New Trolls, canzone con la quale ha anche vinto il premio della critica, pur avendola scritta, come suggerisce il critico musicale Enrico Deregibus, con la mano sinistra.

Ma la lista dei protagonisti della canzone d’autore che hanno partecipato a Sanremo (e delle belle canzoni che hanno portato) è ancora lunga: Lucio Dalla con “4/3/43” e “Piazza grande” (scritta con Ron), Luigi Tenco con la fatale “Ciao amore ciao”, Sergio Endrigo con “Canzone per te”, ma anche "Lontano dagli occhi" e "L'arca di Noè", Domenico Modugno con “Nel blu dipinto di blu” e “Piove”, Roberto Vecchioni con “L’uomo che si gioca il cielo a dadi”, Giorgio Gaber con “Benzina e cerini” e "Mai mai Valentina", Enzo Jannacci con “Se me lo dicevi prima”, “I soliti accordi” e “La fotografia” con cui ha vinto il premio della critica, Pierangelo Bertoli con “Spunta la luna dal monte”, Gino Paoli con “Ieri ho incontrato mia madre”, Nicola Arigliano con “Venti chilometri al giorno”, Vasco Rossi con “Vita spericolata” e "Vado al massimo", Zucchero con “Donne”, Mario Castelnuovo con “Nina”, Elio e le Storie Tese con “La terra dei cachi”, Ricky Gianco e Gian Pieretti con “Pietre”, Eugenio Finardi, Alberto Camerini, Sergio Cammariere.

E poi come dimenticare Adriano Celentano con due brani epocali come “Il ragazzo della via Gluck” e “24.000 baci”? O Patty Pravo con “Per una bambola” o “Dimmi che non vuoi morire” (di Vasco Rossi)? O Caterina Caselli con “Bisognerebbe non pensare più a te” e addirittura Bocelli con “Con te partirò” che sembra una romanza, ma è stata scritta da Lucio Quarantotto, autore di raffinata qualità. In ordine sparso ci sono stati anche Paola Turci con “Bambini”, Rudy Marra con "Gaetano" i Pitura Freska con “Papa Nero”, Lucio Battisti con “Un’avventura”, Rino Gaetano con “Gianna”, Alice con “Per Elisa” (di Franco Battiato), Anna Identici con “Era bello il mio ragazzo” e, in anni più recenti, i Quintorigo con “Bentivoglio Angelina”, gli Avion Travel con “Sentimento”, Eduardo De Crescenzo con "Ancora" e Daniele Silvestri con “Salirò”. Senza contare che Giorgio Conte ha scritto "Deborah" cantata da Wilson Pickett. Non c’è che dire, fa un’ottima hit parade e un fiore di compilation! Sembrerebbe assente Paolo Conte: invece no. Ha scritto “Santo Antonio Santo Francisco”, un motivetto veramente minore, cantato da Piero Focaccia e i Mungo Jerry nel 1971!

Ma anche a prescindere dai grandi nomi, andando a spulciare l’albo d’oro del Festival troviamo canzoni entrate nella storia della musica italiana, quanto meno leggera: “Romantica” di Tony Dallara, “Una lacrima sul viso” di Bobby Solo, “Perdere l’amore” cantata da Massimo Ranieri, “Vacanze romane” dei Matia Bazar, “Quello che le donne non dicono” di Enrico Ruggeri, cantata da Fiorella Mannoia, “Almeno tu nell’universo” di Mia Martini, “Pe’ dispietto” della Nuova Compagnia di canto popolare.

In fondo, ogni anno, assieme a canzoni brutte o impresentabili, il Festival di Sanremo ha sempre offerto qualche oasi di buona musica. Ci riuscirà anche quest’anno? Se non all’interno del teatro dell’Ariston, forse ciò avverrà per le strade della città dove, con la regia di Pepi Morgia, si svolgono diversi appuntamenti spettacolari distribuiti nelle giornate del Festival: il Mei, il meeting delle etichette indipendenti, presenterà in quest’occasione personaggi come i Ratti della Sabina o i Folkabbestia, sicuramente di buon livello, mentre l’Isola che non c’era - l'unica rivista italiana che si occupa esclusivamente di Canzone d'Autore - proporrà Marian Trapassi, Veronica Marchi e Pilar, ma soprattutto Max Manfredi, grande genio, ovviamente “incompreso” della musica d’autore genovese, che De André marchiò a fuoco con la frase: “è il migliore che abbiamo”. Max chiuderà le serate di Sanremo, fuori dal festival (ma che nessuno parli di “Controfestival”) con tre concerti in tre luoghi diversi nella giornata finale di sabato. Se proprio l'Ariston non riservasse spazio alla musica d’autore ... potremmo accomodarci fuori!

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28-02-2006
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