Tante
piccole “clonesse”
di Gianna Nannini invadono
il teatro Bibiena, lo
riempiono di striscioni,
vecchi manifesti, lo “profanano”
con muggiti di trombe
da stadio. Spunta anche
un accendino, subito “estinto”
dall’intervento
di una maschera. Forse
quest’atmosfera
sarebbe piaciuta a Mozart
il dissacratore, che vi
suonò da bimbo
e il cui spirito, si dice,
pare occhieggi - ogni
tanto – tra i palchi.
Si spengono le luci, attacca
il video di “sei
nell’anima”,
le imagini di Karl
Karman riempiono
lo schermo, poi un boato
esplode con la forza di
un vulcano, quando compare
sul palco una ragazzina
di cinquant’anni
in jeans, maglietta e
scarpe da ginnastica.
Lei sorride, saluta; i
fan si alzano, urlano
e corrono verso il palco.
Iniziano I fuochi d’artificio
dei flash.
Enzo Gentile
– anfitrione dell’incontro,
non si scompone più
di tanto. Rimane un attimo
in disparte, sorridente
e sornione, in attesa
di iniziare il viaggio
nella vita di Gianna.
Quando finalmente si fa
silenzio, Gianna srotola
il gomitolo dei ricordi,
dai più recenti,
legati alla realizzazione
del suo ultimo lavoro,
“Grazie”,
con tanto di inseguimenti
degni di 007 nei confronti
del produttore Will Malone,
che lei voleva assolutamente
perché è
‘lunico che sa arrangiare
gli archi in maniera rock’,
ai più lontani,
contenuti nella sua autobiografia
“Io”.
“L’ho scritto
con urgenza, con mille
penne diverse. L’ho
cominciato in aereo, scrivendo
sulla busta per vomitare”–
dice ridendo. “Solo
alla fine, per assemblarlo,
l’ho passato al
computer”. Dentro
c’è tutta
la sua vita.
Cerca
di citare un capitolo
che non ricorda, ma un
ragazzo è subito
lì, sventola una
copia del libro, glie
la sporge sul palco. E
il racconto scivola tra
mille peripezie, dall’infanzia
nella pasticceria paterna,
all’impegno politico
per Greenpeace quando
scalò un palazzo
per cantare su un balcone,
al suo amore per gli sport
alle mille volte che si
è fatta male.
Poi l’incontro con
Annie Lennox,
il rapporto con Antonioni,
i contatti con Sharon
Stone che, dopo
averla vista in un servizio
su “Life”
e - incuriosita –
aver ascoltato "Profumo"
– la voleva per
una parte in Basic
instinct 2, disposta
a cambiarne la sceneggiatura
per giustificare il suo
personaggio.
E ancora si parla delle
passioni di Gianna, compresa
quella per il vino che
lei produce e di come
lo produce. “Ne
faccio poco e lo esporto
soprattutto in America.
Ma è bono. D’altra
parte il vno mi piace,
in giro ne ho sempre bevuto
parecchio e se non è
bono non lo bevo”
Quando Enzo Gentile le
chiede una canzone, lei
si defila, “Sono
qui per parlare, canto
stasera. E ho parlato
troppo, non ho più
voce. SE vuoi posso accompagnare
loro al pianoforte –
indica il pubblico –
se vogliono cantare una
mia canzone”. Urla
entusiaste, ma non si
trova l’accordo
sul titolo. Così
Gianna si defila, non
prima di aver firmato
autografi e distribuito
sorrisi con quell suo
fare un po’ ruvido
e arruffato da eterna
ragazzina.
La sera, poi, è
il tripudio. Tremila persone
ad ascoltarla, ad urlarle
“Sei nell’anima”,
a seguirla nei suoi contrasti
di ruvidezze arrabbiate
e di tenerezze delicate.
E il suo rock forte, sostenuto
da Christian Lohr
e dalla sua ottima
band, che non ha paura
a lasciarsi inframmezzare
da incursioni acustiche,
trascina tutti in una
corrente di emozioni.
E chiude alla grande queste
cinque giornate
di Mantova.