Dopo
la pioggia e il freddo di mercoledì, giovedì
sera il pubblico ha risposto con grande partecipazione
alla rassegna in Piazza Sordello; protagonisti i primi
sei selezionati, intervallati da una nutrita schiera
di “grandi nomi”.
Una
piazza gremita, segno che la nostra teoria di tirar
fuori la musica dal buio dei teatri per portarla in
piazza era giusta. E la piazza pian piano si è
riempita, fino a raggiungere quasi i limiti della
sua capienza, ed è rimasta gremita fino alla
fine del concerto.
La scelta
operata dai selezionatori ha portato ad una proposta
musicale varia, trasversale tra i generi, ma fondamentalmente
“rock”. Più band che solisti quindi,
e in generale, dovendo fare un rapporto tra le due
componenti della canzone, più attenzione alla
musica che alle parole. Buona la qualità complessiva
della proposta, ottima la risposta del pubblico.
A
rompere il ghiaccio Stefano Tessadri,
con le sue atmosfere in bilico tra lievi echi balcanici
e il west di Sergio Leone. Accompagnato dai suoi bravissimi
musicisti ha proposto un set davvero convincente,
dimostrando di avere delle storie da raccontare e
di saperle raccontare con il giusto piglio.
A
seguire i Cinemavolta, band bresciana,
che nella migliore tradizione del rock italiano, quello
che va dai Subsonica ai Marlene Kunz, dai Verdena
agli Afterhours, ha proposto un set vigoroso e possente,
e qualcuno ha iniziato ad alzarsi per ballare.
E’
quindi il turno dei primi ospiti: apre le danze Andrea
Mirò che propone in solo al pianoforte
la “Storia di Silvia”,
viaggio nella mente e nelle emozioni di una donna
che sta andando ad abortire. Toccante e profonda.
Entrano
poi Enrico Ruggeri ed il resto della
band, per un set tutto improntato su temi sociali:
si va infatti dal problema della pena di morte, con
lo splendido duetto di “Nessuno
tocchi Caino” ad un feroce attacco
alla politica invasionista americana, nella fattispecie
applicata all’Italia del dopoguerra, ma estesa,
nel discorso introduttivo di Ruggeri anche ai fatti
più recenti. Intensità tangibile e applausi
a cascata.
La
scena passa ai cosentini de La soluzione.
Sicuramente buoni musicisti, con un’ottima sezione
fiati e dotati di cantante-ballerino, la loro proposta
che si muove tra lo ska e il funky manca purtroppo
di originalità e non ci convince appieno, così
come non ci ha convinto la giovane Alice Pelle.
Sicuramente molto brava tecnicamente, sia al piano
che con i suoi vocalizzi virtuoseggianti, ricalca
lo schema di canto “mineggiante”, all’Amanda
Gré, con qualche richiamo alle cantanti americane
alla Judy Garland, appoggiandolo su testi decisamente
banali.
Niente
da dire sulla tecnica, inoltre la ragazza è
giovane. Dovrebbe forse trovare una sua vena un po’
più originale.
Esilarante
invece l’intervento di Lucia Vasini.
L’attrice traccia un suo viaggio tra sedicenti
psicologi-maghi-sciamani che offrono i rimedi più
disparati per guarire l’anima. Risate (riflessioni)
e scrosci di applausi.
Ma
le sorprese non sono finite, ed ecco sul palco Niccolò
Fabi che porta a sorpresa Max Gazzé,
reduce dal suo concerto del tardo pomeriggio in Piazza
Erbe. Schiere di ragazzi assiepati intorno al palco
e cori a suggello dell’intervento.
Divertente
il Gruppo Elettrogeno, con le sue
atmosfere tra Capossela e il circo Barnum che introduce
l’intervento di Simone Cristicchi che
si dimostra una volta di più una voce davvero
originale con la sua autoironia e la sua vena di umorismo
surreale e la sua vena di genuina “pazzia”.
Chiudono
la serata i goriziani Kosovni Odpaki.
Il loro nome, che in lingua slovena significa “cassonetti”
o “rifiuti ingombranti” ben descrive il
loro progetto di recupero di lingue semi-dimenticate
e di culture nascoste che vengono riassemblate per
comporre una nuova poetica supportata da una musicalità
che si muove tra le note dure della chitarra elettrica
e quelle struggenti del violino e della fisarmonica.
L’appuntamento
è per domani.