Antefatto:
qualche mese fa esce su
"Rumore" una
recensione di "Il
seme e la speranza"
dei Gang a firma Barbara
Santi. La recensione -
a dir poco negativa, ma
non sarebbe nemmeno questo
il punto - è buttata
lì, non va in profondità,
non analizza e, soprattutto,
ha un tono strafottente.
Ora, se la stringatura
può essere giustificata
dal rigaggio concesso
dalla rivista, il tono
non si giustifica proprio.
Praticamente la Santi
dice "Ne ho due palle
di recensire 'sta roba,
non se ne può più".
Ecco ma chi è questa
gente "che non se
ne può più?"
La
recensione in questione
è, come si diceva,
breve. La riportiamo integralmente.
ll seme e la speranza
(Lifegate Music / Venus)
Nulla da eccepire circa
la capacità tecnica
acquisita in tanti anni
dai fratelli Severini
nello scrivere folk ballad
o, peggio, nel ripescare
e reinterpretare "anonimi
peruviani", "canti
del trecento" o "standard"
del loro genere.
Nulla da eccepire, davvero.
Cosa disturba non è
tanto che lo facciano
ancora ma che chiedano
di essere recensiti. Dunque,
sempre che si possa dire
ciò che si pensa
fuori dai denti ignorando
le gerarchie, il recensore
imbarazzato non ne può
più, sfinito da
canoni triti e ritriti.
Questo è ciò
che evoca questo disco.
Tecnicamente perfetto,
musicalmente inutile,
sentito miliardi di volte.
Nulla vieta di restare
appesi con un gancio a
un cielo asfittico e stantio
fatto di polverosi slogan
e musica ferma a 35 anni
fa: ma perché non
goderselo da sé
o con i propri fan? Perché
volerlo condividere con
la carta stampata?
Barbara Santi
A questo punto
Marino Severini giustamente
s'incazza e risponde per
le rime, accusando la
Santi per la sua ignoranza
e la sua arroganza, ma
soprattutto per la sua
mancanza di rispetto verso
la cultura rappresentata
dal disco. Marino scrive
una lettera lunghissima
(qui
il testo integrale)
usando toni decisamente
pesanti nei confronti
della "recensora".
Poi sconfina in una polemica
personale con il direttore
del giornale. Polemica
riferita a questioni di
vecchia data sulla gestione
del music-business torinese,
che però esula
dall'argomento che vogliamo
affrontare.
Dall'argomento non esula
invece un'altra lettera,
scritta da Alberto Cottica
(fisarmonicista, compositore,
produttore ex Modena City
Ramblers e Fiamma Fumana,
nonché economista
specializzato nello sviluppo
delle politiche culturali)
sulla mailing list Combat
Folk dove è stato
sollevato il "caso".
La mail, che riportiamo
di seguito, analizza una
serie di punti e pone
delle domande.
Massimo
rispetto per l'amico e compagno
Marino e per la vostra incazzatura
con la ormai mitica signorina
Santi. Però guardate,
da musicista:
1. Le regole che presiedono
il rapporto tra artisti e
giornalisti sono chiarissime:
i primi fanno la musica che
vogliono, e i secondi ne scrivono
come vogliono. La libertà
di stampa non si tocca. Come
avrebbe detto Voltaire, io
non sono d'accordo con la
signorina Santi, ma lotterò
con tutte le mie forze perché
possa esprimere le sue opinioni.
2. Se pensiamo che Rumore,
o Sorrisi e Canzoni TV, o
La Settimana Enigmistica non
siano qualificati per esprimere
un parere sulla nostra musica,
la cosa più naturale
è non mandare loro
i dischi da recensire. Se
glie li mandiamo, implicitamente
stiamo riconoscendo la loro
competenza a giudicare.
3. Le stroncature sono la
cosa che ci fa crescere. I
complimenti non servono a
nessuno. La recensione della
signorina Santi, pur nella
sua mancanza di argomentazioni,
contiene un'informazione vera:
ci sono persone che vivono
un nuovo disco dei Gang (e
forse anche dei Fiamma Fumana,
dei Modena City Ramblers,
dei Folkabbestia ecc.) come
un ripetersi stanco, un tirare
a campare. Occorre chiedersi:
perché? E perché
questo non succedeva ai tempi
di "Le radici e le ali"
(o di "Riportando tutto
a casa")? Sono cambiati
i tempi? Siamo cambiati noi?
Abbiamo perso il filo di un
sentire comune? Sono domande
utili per tutti, e secondo
me indispensabili da chi vuole,
in qualche modo, farsi portavoce
di una comunità. Il
nostro ultimo disco è
stato recensito piuttosto
male da una rivista inglese
che si chiama fRoots, che
ha sostenuto che ci siamo
sbilanciati in senso pop trascurando
la musica, anzi la Musica.
La recensione contiene un
errore, e cioè che
non ci sarebbe materiale tradizionale
(invece ci sono 4 pezzi tradizionali
su 11). Nonostante questo,
occorre interrogarsi: perché
l'operazione non è
stata capita? Come avremmo
potuto fare per spiegarci
meglio? Certo, potremmo dire
che il recensore è
incompetente, magari è
anche vero (non distingue
i pezzi tradizionali da quelli
scritti da noi) ma questo
NON SERVE, non ci aiuta a
progredire, a fare un disco
migliore in un'eventuale prossima
volta; un disco che anche
quel signore lì debba
trovare fortissimo.
4. In tutti i casi, gli insulti
non ci stanno ("tonta",
"ignorante", "arrogante
e vanitosa", "bugiarda",
"Che dovrei dire oltre
che mandarla affanculo?").
E non ci sta neanche il rivolgersi
al direttore: nel mondo che
tutti noi (Marino in testa)
vogliamo, i giornalisti sono
liberi di pensarla diversamente
dal loro direttore, e di scrivere
ciò che pensano senza
dovergliene chiedere il permesso.
Quindi cosa c'entra Alberto
Campo? Quindi, con tutta la
stima e l'amicizia per i Gang
(e per Diego "Dievel"),
secondo me la risposta di
Marino alla signorina Santi
è un autogol. Per lui,
e per tutti noi: io ho vissuto
il decollo del combat folk,
e allora (primi anni 90) ci
sentivamo sulla cresta dell'onda,
sentivamo che l'Italia cambiava
(vi ricordate Mani Pulite?),
e noi eravamo le antenne e
gli amplificatori di quel
cambiamento. Oggi, inutile
negarlo, siamo confinati in
una nicchia: una nicchia abbastanza
grande da fare campare piuttosto
bene alcuni musicisti, ma
in quanto a cambiare l'Italia
meglio lasciare perdere. Avrei
molta voglia di ripartire
dall'esigenza di interrogare
la propria storia e la propria
identità per promuovere
il cambiamento, piuttosto
che perdere tempo a insultare
la signorina Santi. Se ci
riuscissimo di nuovo, anche
solo un po', questo varrebbe
moolto di più di quattro
stelle su Rumore.
A proposito, buon 2007 a tutti.
Noi non conosciamo
Barbara Santi, i suoi gusti musicali, la sua fede
politica. Non sappiamo se sia una persona colta o
meno, se la sua mancanza di argomentazioni derivi
dal poco spazio concessole o da lacune di base.
Come evidenzia Cottica al punto 3 della sua mail,
è invece certamente una di quelle persone che
vivono un nuovo disco dei Gang (o di chi per loro)
come l'ennesimo prodotto "di un cielo asfittico".
Noi di Bielle siamo convinti che il cielo del Combat
Folk non sia un cielo asfittico, ma siamo altrettanto
convinti della necessità di porsi delle domande,
di chiedersi dei perché. Così abbiamo
pensato di raccogliere l'invito a interrogarci per
cercare di capire. E vorremmo provarci insieme a voi.
Potete scrivere a sondaggi@bielle.org
I commenti dei lettori
Commento inviato
da Stella nera il 28/02/07
3:30:14 pm
Ciao a tutti da un outsider
non iscritto alle ml,
che compra solo raramente
Rumore (ma anche altre
riviste musicali) e che
ama gli ultimi cd dei
Gang (ma li segue da "Tribes
Union"). Nonostante
le mie non-appartenenze
mi sento coinvolto in
questa storia come musicista/appassionato
e come uno-che-scrive-su-(certi)-giornali.
Diversamente da quanto
suggerisce Alberto Cottica,
secondo me "libertà"
non è che i musicisti
suonino quel che vogliono
e che i giornalisti scrivano
quel che vogliono. Credo
che le motivazioni che
spingono a fare musica
e a scrivere siano ben
più intime, profonde
(ma magari sono solo un
vecchio coglione che non
si sa adattare).
"Libertà"
è per me musicista
poter scegliere di mescolare
note e accordi che mi
incuriosiscono, utilizzare
uno strumento che mi dà
i brividi, scrivere parole
che mi escono improvvisamente
dal cuore e finiscono
sul foglio e sulla punta
della mia lingua senza
essere costrette ad inciampare
in una cancellatura, in
un rimorso.
Scrivo da anni sulle pagine
di A/Rivista Anarchica,
preferibilmente di cose
di musica: "libertà"
per me che scrivo significa
combattere ogni volta
perché l'aiuto
che io posso dare (e che
so di poter dare) non
si trasformi in uno strumento
di potere. Scrivere su
di un giornale è
una responsabilità
grave: un ragazzo che
mi scrive e che mi manda
la sua musica mette nelle
mie mani niente di meno
che la sua speranza. Il
difficile è trovare
un bilanciamento, o un
equilibrio, tra i gusti
personali e la curiosità
, tra i chiodi fissi e
un sapore nuovo. Certo
poi che anch'io ho le
mie idee (poche ma fisse,
per citare uno importante).
E poi non sono "bravo",
anzi.
In conclusione: quando
compro un giornale (anche
una rivista musicale)
chiedo informazioni e,
secondariamente, opinioni.
La brava Barbara Santi
su Rumore non mi ha informato
nè ha espresso
delle opinioni, limitandosi
a scivolare sulla superficie
delle cose, dimostrandosi
abilissima a rosicchiarne
la crosta. La Barbara
Santi rivendica di parlare
la voce del branco che
non ne può più
ma che non sa offrire
luce, nè ha proposte.
Eccola, perfettamente
a suo agio nel grigiore
delle mezze parole dette
a mezza bocca. Lei sà
che è brava. Senza
le virgolette.
Teniamola d'occhio: oggi
è a Rumore, domani
sarà capostruttura
alla Rai.
Statemi tutti bene, se
possibile.
Marco Pandin
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Commento inviato
da Marmaja il 17/02/07
11:28:26 pm
Ciao a tutti, dopo un
po' di silenzio dovuto
alla registrazione delle
nostre nuove canzoni e
quindi con la mente impegnata
a limare testi, metriche
e quant'altro mi e ci
buttiamo un po' dentro
le ultime chiacchierate
della rete.
Abbiamo gia' avuto modo
di portare a Marino e
tutta la gang la nostra
solidarieta', ora ritengo
di doverlo fare anche
qui, gia' da piu' parti
ci era stato chiesto di
pronunciarci su i fatti
accaduti, bene diamo il
via alle danze.
Io credo fermamente nella
liberta' di stampa, come
credo altrettanto fermamente
nel rispetto, sono fatto
cosi', questa e' l'educazione
che mi e' stata impartita
e ritengo offensivo l'articolo
o recensione o come si
chiama cio' che ha fatto
la signorina Santi, questa
aria giovanil-straffotente,
questa rincorsa al trendy
per forza che poi non
fa bene a nessuno, ma
brucia, brucia tutto e
tutti, comprese le miriadi
di band per le quali ogni
anno si grida al miracolo,
ai nuovi beatles, ai nuovi
contanti che arrivano
a far ballare le scimmie
del nuovo circo che passa.
Ecco questa e' l'impressione
l'avevo gia' detto tempo
fa, sta bruciando tutto,
poiche' e' andato a farsi
fottere il rispetto, l'etica
e soprattutto la passione.
Stiamo attenti al termine
liberta', ormai tutti
tirano per la giacca questa
parola svuotandola sempre
più del suo significato,
servono esempi?
La LIBERTA' non puo' esimersi
dal rispetto verso gli
altri, la loro cultura,
la loro appartenenza,
la liberta' difficilmente
si sposa con l'arroganza
e quando capita produce
figli mostruosi.
La LIBERTA' non scorda
la storia e ne fa tesoro.
La LIBERTA' e' forse...
solo un paio di ali, un
isola... e tanto poco
di questo mondo.
Io non so rispondere se
il combat-folk sia morto,
se lo e' non e' stato
per causa naturale, ma
un esigenza di chi decide
chi e cosa vendere al
mercato, noi facciamo
ancora dischi per passione,
per amore, e non siamo
stati mai in vagoni di
lusso, con la carrozza
letto, non ci e' mai stato
permesso di dormire abbiamo
camminato tanto e a fianco
di persone grandi nel
cuore.
Non ci siamo mai stati
tanto in una casa e quindi
non siamo avvezzi al termine
combat-folk o folk-rock
o altro, sono convinto
che ora vada l'indie-rock,
perche' probabilmente
stiamo cercando gli Artic-
monkey italiani o i nuovi
White Stripe di Casalecchio
o che ne so', (difficilmente
di Rovigo comunque), ma
anche qui e' una questione
di mercato, sempre a quello
torniamo, se e' andato
fuori Italia potra' essere
che si venda anche qui!?
Chi si ricorda piu' dell'ondata
New Acustic Movement,
niente vero? e le posse?
etc etc
Sono morti o il denaro
che porta il circo in
paese cerca nuove scimmie?
Il problema vero e' che
non si vende piu', se
non quei pochi mostri
sacri per il resto, le
migliaia di gruppi che
puntano al primo cd o
al produttore non ce la
faranno o cercheranno
nuove strade, o soltanto
la strada dove portare
le proprie canzoni e con
queste i propri sogni.
Sta bruciando tutto, non
solo il combat-folk, perche'
tutto si vuole bruciare,
con la supponenza, l'arroganza,
il denaro, la dove invece
è l'arte che dovrebbe
vincere, la gente si nutre
di musica e canzonette
in questo paese, saranno
tutti stupidi o vecchi?
O e' soltanto che non
gli arriva altro, all'inizio
furono le prime radio
libere a darci musica,
di ogni tipo, per ogni
orecchio e ora? Quasi
nulla, devo dire il perche'
o si capisce?
I giovani bruciano musica
come spot, anzi conoscono
la musica dagli spot.
Brucia tutto dicevo e
allora c'e' il pericolo
che appunto non solo il
combat-folk e i generi
che seguiranno, ma con
essi le testate giornalistiche,
la schizofrenica ricerca
della band piu' cool,
c'e' il pericolo che non
resti nient'altro che
una desolata prateria
e che a resistere sara'
chi sapra' cantare una
canzone d'amore con le
dita delle mani su 6 corde
e lo fara' sereno per
chi vorra' ascoltare e
sara' chi lo fara' e nessun
altro a dirgli se la sua
arte e' bella da sentire.
Io non so se mi sono capito
però ci tenevo
e tornero', torneremo
presto a parlarci. Maurizio
e la Marmaja tutta.
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Commento inviato
da Mario il 14/02/07 11:15:25
pm
Ma che baggianate dice
questo ex MRC
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Commento inviato
da Ugo Capezzali il 12/02/07
11:24:34 am
Autogol di marino
Io ho giocato in porta
per anni. Se uno mi avesse
fatto un autogol così,
avrei raccolto il pallone
e gli avrei stretto la
mano
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Commento inviato
da Santago il 10/02/07
4:48:03 pm
E' troppo facile essere
forti con i deboli, questo
è ciò che
più infastidisce
della signora Santi. Per
carità, ognuno
è libero di stroncare
chi vuole. Ma chissà
perché, quando
a richiedere una recensione
è una major, e
non una band che lotta
ogni giorno per stare
a galla, le parole all'improvviso
si misurano. Magari è
una schifezza assoluta,
ma guai a dirlo, se il
prodotto va spinto adeguatamente.
Al massimo, per provare
a regolarsi con la coscienza,
lo si fa capire, lo si
scrive fra le righe. Ma
non si userà mai
la stessa offensività
utilizzata per i gang.
L'album non sarà
uno dei migliori ma ha
la sua dignità,
a me la scorsa estate
in ferie ha fatto molta
compagnia.
Magari non faccio testo
perché appartengo
a quelli che avevano vent'anni
quando usciva le Radice
e le Ali e il ricordo
di quell'album mi accompagnerà
finché campo (non
Alberto, dalla mediocre
prosa, lo so perché
vivo a Torino e posso
non leggerlo oggi giorno).
Però lo zio Marino
non ha fatto bene a innescare
tutta 'sta polemica perché
è sceso al livello
della signora Santi. Mi
spiego: ha fatto bene
a lamentarsi per la scorrettezza
e la scarsa competenza
della recensione.
Ma sarebbe stato meglio
usare altre parole, alla
fine i suoi insulti erano
speculari e contrari a
quelli della Santi e da
questo tipo di scambi
di idee è difficile
cavar fuori qualcosa di
buono.
L'unico vantaggio della
querelle è aver
innescato una discussione
sulle sorti del combat
folk. E' vero, c'è
un stanchezza in giro,
il clima è cambiato
ecc. ecc.
Però il combat
folk è sempre stato
una nicchia, basta ricordarsi
quante volte abbiamo visto
i gang in tv, anche negli
anni d'oro. Però
è vero che, nonostante
il clima asfittico creato
da un insopportabile mainstream
(scusate per la parolaccia,
ma non trovo un sinonimo),
una band come gli Assalti
Frontali continua a fare
cose straordinarie, ormai
il testimone è
passato a loro. Non disperiamo,
però. In fin dei
conti, i gang si sono
imposti negli anni 80,
quale miracolo più
grande!
E visto che sotto certi
aspetti i terribili 80
non sono mai finiti, magari
presto potrebbe essere
l'ora per un altro miracolo.
Perché dopo i gang
nacquero i Modena e gli
altri e....
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Commento inviato
da Giampaolo73 il 27/01/07
04:52:10 pm
in merito all'articolo
della sig.ra Santi è
evidente che lei scrive
quello che vuole il suo
padrone, è inutile
trovare altre spiegazioni
plausibili, si sà
il combat folk e tutti
quelli che parlano di
cose vere sono scomodi.
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Commento inviato
da Gualdo il 12/01/07 11:42:20 am
nell'articolo di lucia si parla della questione GANG
arrivando poi a parlare del CombatFolk in generale...
..sinceramente, adesso come adesso tutti i miei riferimenti
al combat Folk hanno prodotto cose che non riesco
ad ascoltare... dai MCR a Cisco Solista, dalla Casa
del Vento ad altri... io non vorrei parlare di
genere, ma di singoli gruppi... infatti ogni cosa
dei GANG, ogni collaborazione, ogni recitato di Marino
mi stupisce e mi innamora... ma se parlo di "panorama
combatfolkiano" non ne posso più :-)
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Commento inviato
da Bielle il 13/01/07 12:45:00 am
Riguardo alla mail di Gualdo, sarebbe interessante
capire perché "adesso come adesso tutti
i miei riferimenti al combat Folk hanno prodotto cose
che non riesco ad ascoltare... dai MCR a Cisco Solista,
dalla Casa del Vento ad altri" e perché
non ne puoi più di "panorama combatfolkiano"
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Commento inviato
da Borderwolf il 15/01/07 6:48:38 pm
Partiamo dall’inizio, ovvero da quello che ha
scritto Barbara Santi. È vero che una persona
ha il diritto di scrivere quello che vuole, quando
vuole. Ma almeno si sappia di cosa si va a scrivere.
Uno degli intenti dei fratelli Severini è proprio
quello di salvaguardare e portare a conoscenza di
giovani e meno giovani "anonimi peruviani"
e "canti del trecento", oltre ovviamente
ai brani loro. Questo perché è quello
in cui credono. Quindi, perché deve disturbare
che lo facciano ancora? Ora, non vedo perché
Barbara può scrivere quello che vuole e i Gang
non possono fare i dischi che vogliono. La coerenza,
cara Barbara, è una qualità che purtroppo
va scomparendo nelle persone, mentre una lode che
faccio ai Severini è proprio quella. Sarebbe
interessante sapere se tutti i dischi di combat-folk
suscitano in lei questi sentimenti. O magari una volta
piacevano perché erano di moda mentre adesso
fa più fico parlare di altri generi? E poi:
sembra quasi “costretta” a fare la recensione.
Ma da chi? Dai Gang? Dal direttore? Perché,
mi perdoni se lo dico, ma se uno è “costretto”
a fare una recensione (sia che si parli bene di un
disco, sia che se ne parli male), dov’è
la libertà di stampa? La sua ignoranza in materia
viene definitivamente a galla nell’ultima frase:
infatti non è vero che la loro musica è
ferma a 35 anni fa; risale a più di un secolo
fa, come tutta la musica che si ascolta oggi, anche
quella che viene definita “nuova”. Probabilmente
ho ascoltato qualche migliaio di dischi più
di lei, Barbara, e le posso assicurare ad esempio,
che già Elvis faceva roba vecchia, mischiava
solo due o tre cose che già esistevano, esattamente
come hanno fatto i gruppi punk degli anni settanta,
i gruppi grunge, i gruppi combat-folk o combat-rock,
e tutti i gruppi che ci sono in giro ora, anche quelli
che piacciono a lei. L’i gnoranza, quella sì
che è un gran male, non fare dischi “tecnicamente
perfetti”, perché tutti (e sottolineo
tutti) i dischi sono già stati “sentiti
miliardi di volte”. E, guarda caso, tutti provengono
da quella cultura popolare, dapprima contadina, poi
anche operaia, che i Gang si ripromettono di continuare
a cantare. Tra l’altro non sono soli, in Italia
come nel mondo. Potrei citare le Seeger Sessions di
un certo Springsteen, ad esempio, ma potrei citarne
altri mille e ancora mille. Mi riprometto, da parte
mia, di leggere altre recensioni a firma Santi, per
cercare di capire (sono una persona curiosa) se la
sua è un’ignoranza di base (perlomeno
in questa materia), o per vedere quali secondo lei
sono i gruppi che fanno musica “nuova”
e non “ferma a 35 anni fa” (ma sono di
più, si fidi, sono di più). Tra l’altro,
i Gang fanno dischi solo quando hanno qualcosa da
dire. Cosa vuol dire (e vengo a Cottica) “fare
la prossima volta un disco migliore”? Un musicista
che da anni fa questo mestiere, credo sappia quando
ha per le mani materiale buono oppure no. Posso capire
che uno abbia qualcosa da mettere su disco ma non
ne abbia i mezzi. Ma se uno fa uscire un disco in
cui non crede, penso sia perché è assoggettato
a logiche di mercato. O si fa un disco in cui si crede
(e non ha importanza se piace a una sola persona,
o a dieci, cento, mille o un milione di persone) o
si fa un disco per contratto o cercando di piacere
a tanti. Alla fin fine, se i Gang hanno ancora il
seguito che hanno, è proprio per la loro coerenza.
Non è vero nemmeno il discorso “le stroncature
sono la cosa che ci fa crescere, i complimenti non
servono a nessuno” perché in tutti e
due i casi bisogna portare argomentazioni, sia a favore
che a sfavore. I tempi, Alberto, erano brutti quando
uscì Le Radici E Le Ali, quando uscì
Riportando Tutto A Casa, e sono brutti adesso. Però
magari all’epoca faceva comodo alle riviste
parlare bene di un certo genere: siamo sempre al discorso
della “novità”. Ora vogliono parlare
di altre cose “nuove”. È così
per le riviste, come per i telegiornali e per i quotidiani.
E siccome novità non ce ne sono, si prende
qualcuno e “lo si fa diventare” l’evento,
la novità di cui si ha bisogno. Sei nel mondo
della musica da tanti anni, sai bene come funzionano
certe logiche… che sono poi quelle che alla
lunga stanno rovinando la musica stessa, ormai ridotta
a merce da supermercato. Se i Modena City Ramblers
o i Fiamma Fumana hanno perso pubblico, ebbene hanno
perso il pubblico modaiolo, non certo quelli che li
seguivano per quello che i gruppi dicevano o per come
lo dicevano. Vale la pena disperarsene? È vera
una cosa: inutile, Marino, insultare Barbara Santi:
Barbara Santi non esiste. Si è andati avanti
per la propria strada per anni, e non c’è
bisogno di “ripartire dall'esigenza di interrogare
la propria storia e la propria identità per
promuovere il cambiamento”, perché sappiamo
già (noi) chi siamo e da dove veniamo, e per
farlo capire agli altri è sufficiente una cosa:
non cambiare.
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