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LeBiELLE Recensioni |
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![]() Ci sono dischi, film e libri che, per un motivo o per l'altro, non dovremmo mai perdere e a volte ci passano davanti così velocemente che non ce ne ricordiamo neanche. Questa rubrica vuole porre un freno ai guasti della memoria. Secondo noi gli imperdibili del 2011 sono, per ora:
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| Gli
Ex : "Primavera, autunno, inverno" ![]() Un rabarbaro Zucca contro il sole cocente, il ghiaccio e quella nota di vaniglia che contrastano l'amaro del rabarbaro. Il denso del fluido che nasconde l'alcol che ti colpirà poi, soprattutto se lo bevi sotto il sole. Perché sotto le cose, sotto le frasi, sotto le musiche, sotto l'estate c'è sempre ancora qualcosa da tenersi stretti. Fosse anche solo la nostalgia degli anni Sessanta. E Gli Ex sono abbastanza unici in questo loro procedere divertente ed erratico.Anche perché hanno il coraggio di non lasciare da sole le canzoni, ma di accompagnarle a racconti. In questo modo torna ad avere senso accaparrarsi il disco, perché, agghindato a piccolo libro, contiene contenuti che solo così si possono gustare. E non dite che la confezione non ha il suo peso! (segue) |
Mario
Incudine : |
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| Laurex Pallas: "L'ultima Liegi-Bastogne-Wembley" | |||||||||||||||||||||||||
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Il suo tocco alla chitarra è una meraviglia, la sua voce è calda e graffiante, insomma uno capace di “crivere canzoni / Che emozionano anche i cani / Che colorino le labbra / Alle ragazze sui balconi “ (“Camera con vista”), che sa coinvolgere ed emozionare su disco e dal vivo. | Se è vero che la nostalgia è sempre canaglia (Albano docet) in questo disco non fa rima con piagnisteo, tutt’altro. Nel senso che, alla fin fine, si ridacchia alquanto e anche se fosse solo per non piangere, l’abbondanza di refrain cantabili/orecchiabili e di coretti extra-light tengono a debita distanza il magone e aiutano a stemperare. | |||||||||||||||||||||||
| Le
canzoni da marciapiede: "Al pranzo di nozze" Le Canzoni da Marciapiede sono un gruppo di La Spezia, che fa del periodo degli anni trenta francese e tedesco il suo pozzo dei desideri, tra cabaret, chanson, teatro alla Brecht, Edith Piaf, la Dietrich e le Dresden Dolls, il vaudeville, il burlesque, un po’ di jazz delle origini, la canzone di denuncia e la tradizione popolare italiana, con un bilanciamento delle componenti che sorprende e si fa ammirare. |
Giorgio
Conte: "C.Q.F.P." È sempre un piacere ritrovare Giorgio Conte, il suo mondo fatto di soffusa nostalgia, ironia sorniona, elogio della quotidianità, piccole storie di provincia, bozzetti senza pretese ma pieni di umanità, sapori e profumi della campagna. Eccolo il mondo di Giorgio, pronto ad accogliere chi ha voglia di farselo raccontare. Niente emozioni forti, ma una leggerezza che riscalda il cuore e accende l'intelligenza. Un buon modo per iniziare l'anno, no? |
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| Dan
Moretti & Piccola Orchestra la Viola: "The Journey" E' musica ariosa o meglio aerea, sostenuta dal soffio del sassofono e del flauto e dall'aria scaravoltata dai mantici delle fisarmoniche o degli organetti. Musica che sostiene per aria l'aria che forma le arie che a loro volta fanno le melodie fornite da questi strumenti aerofoni. Una mongolfiera musicale che si libra sul cielo sgombro di nuvole per far lievitare la pasta sonora di questo viaggio che è in grado di portarci comunque lontano. |
Radicanto:
"Bellavia" Un disco di terra e di sale. Un disco delicato, ma robusto, un album sapido e colorato, ma in grado di imporsi sempre con la dolcezza, mescolando linguaggi e strumenti, tollerando i loop (contenuti) e la programmazione, accanto alle darbouke e ai violoncelli, al bouzouki e alla marimba. La forza tranquilla e salda della musica popolare, anche quando l'origine si perde al di là del mare e ci ritorna dalle parole e dai suoni dei nuovi cantori. Radicanto, la musica dalla parte delle radici. |
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Chiara
Ragnini: "Il giardino di rose" Una musica gentile, acustica, a volte, ma solo a volte, leggermente poppeggiante, più incline a strizzare un occhio, o anche entrambi, alla canzone d'autore. E' una boccata d'aria fresca ascoltare Chiara Ragnini. Certo che non si deve storcere il naso di fronte alla semplicità. Un'album estremamente piacevole, morbido, arrendevole, cedevole sotto il ciglio del sorriso e del sospiro. Un ottimo lavoro giovanile |
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Luca
Carboni: "Senza titolo" Pur facendo parte del cosiddetto mainstream sonoro italiano, Luca Carboni è un cantautore che segue la sua rotta con intelligenza e azzeccando ottimi brani. "Cazzo che bello l'amore", "Riccione-Alexander Platz" e "Senza strade" i brani migliori di un disco che è bene ascoltare. |
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| Folco
Orselli: "Generi di conforto" “Le dieci tracce che compongono “Generi di conforto” hanno a mio parere le stesse caratteristiche del cioccolato, delle sigarette, di un cordiale sorseggiato quando fa freddo, di una coperta sotto cui addormentarsi, di un fuoco e di un abbraccio. Di conforto appunto”. Come dargli torto, questo è un disco maledettamente bello, irrinunciabile. |
Giorgia
Del Mese: "Sto bene" Si potrebbe dedurre che il titolo del lavoro derivi da un certo stato di soddisfazione per quanto realizzato fino ad ora ma non è per niente così, perché ascoltando il disco, ci si accorge ben presto che il titolo è un eufemismo e in realtà è espressione di una calma solo apparente. |
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Pilar:
"Sartoria italianafuori catalogo" Pensiamola complicata. Pensiamola sfaccettata. Pensiamo una situazione in cui le lingue e i suoni del mondo vengano a contatto ravvicinato. Pensiamo la complessità di una costruzione molto curata, di un abito d'haute couture disegnato da un grande stilista. Uno stile un po' forse demodè, ma con un'attenzione al particolare, al dettaglio che solo la cura artigiana di un marchio può portare a compimento. "Sartoria italiana fuori catalogo" è un album non comune, che miscela linguaggi alti e tentativi popolari, che coniuga un linguaggio poetico a una cura musicale estrema. Prodotto artigianale, sì, ma di quell'artigianalità che crea l'eccellenza. |
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Roberta
Barabino: "Magot" Parliamo della semplicità, della chiarezza. Parliamo di quanto possa essere naturale ascoltare questo disco. Parliamo della brezza del primo pomeriggio, del vento fresco di maggio, parliamo di disegni fatti a matita e ripassati a china. Parliamo di un dolce declivio di una collina e dei passi leggeri che la percorrono in discesa. Parliamo di un temporale d'estate, coi suoi tuoni e con i suoi scrosci d'acqua e dell'abbaiare festoso di un cane. Parliamo di dita leggere sopra una chitarra e di pochi tocchi di altri strumenti: un violoncello, una seconda chitarra. Parliamo di tutto questo e ci avvicineremo al cuore di quello che Roberta Barabino ha proposto con "Magot". |
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| Adriana
Spuria: "Il mio modo di dirti le cose" “Il mio modo di dirti le cose” di Adriana Spuria, all’esordio sulla lunga distanza dopo un Ep nel 2008, è un album che conquista e convince, con una serie di brani molto ben assemblati, ricchi di spunti melodici e di arricchimenti tecnici, melodie, una bella voce controllata e duttile, e soprattutto con una scelta stilistica coraggiosa, frutto di un progetto voluto, chiaro e di gran pregio. |
Alfonso
De Pietro: "(In)canto civile" Nemmeno sotto tortura potrei scrivere male di un cantautore giovane & impegnato come Alfonso De Pietro, il suo secondo nome potrebbe suonare “mosca bianca”, nel mare magnum sconsolante di Barbie e Big Jim (ma lo fanno ancora?) di ritorno da talent show. In “(In)cantocivile” c’è l’ha messa tutta per rinvigorire i muscoli della ballata di peso specifico, evocandone l’humus delle origini, quello, per intenderci, del tipo pedagogico/pensoso/indignato/divergente (qualcuno vuole, per favore, sforzarsi di ricordare?). |
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| Giancarlo
Frigieri: "I sonnambuli" Giancarlo Frigieri. E chi è costui? E' un talento. Un cantautore di Sassuolo che nel giro di tre anni è riuscito a sfornare tra album di valori, scritti, composti e prodotti in quasi totale solitudine, zeppi di belle canzoni. "L'immagine del sonnambulo - ci racconta - mi è venuta perché i sonnambuli vanno senza sapere dove, guidati da qualcosa che non sanno bene cosa sia, però vanno. Svegliare un sonnambulo però è una cosa pericolosa". E invece l'album proprio quello fa (o cerca di fare), sveglia le coscienze. Imperdibile. |
Davide
Van De Sfroos: "Best of 1999/2011" |
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| Andrea
Giops: "Io che non sono Giuseppe Verdi" Che disco è "Io che non sono Giuseppe Verdi"? Un sano disco di pop. Che non pretende di essere di più e che di più forse non potrebbe nemmeno essere. La domanda resta valida: perché un disco siffatto esce per l'etichetta di Fabrizio De André? Giops peraltro, che non scrive né testi né musica, se non in piccola parte, dimostra di avere personalità e voce e una bella dose di umiltà e conoscenza dei propri limiti. Forse non indimenticabile, ma ascoltabile di sicuro. |
Dente:
"Iotradinoi" Non è un disco nuovo ma è molto vecchioniano. Del tutto nelle sue corde, con una canzone nazionalpopolare, ma democratica e intelligente a fare da traino. Forse un po' furba, ma uno non va a Sanremo a proporre "Pesci nelle orecchie" o "Viola d'inverno". E' un buon album, tutto ricantato, con suoni brillanti, una bella voce, un prodotto professionale fatto da un cantautore di quelli storici , Lunga vita al professore! |
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| GianMaria
Testa: "Vita mia" Con calma l'artigiano lavora al suo prodotto. Passano così cinque anni: il disco è pronto. Un prodotto artigianale fatto con tutta la cura del caso, pensato e ripensato, corretto e licenziato mal volentieri. Si capisce che, se avesse potuto, GianMaria, a questo disco avrebbe lavorato un paio d'anni ancora. Perché GianMaria, come mastro Faber, su una singola parola può impennarsi per mesi. Ma poi, dopo che i mesi hanno fatto anni e che neve, foglie, vento e sole si sono succeduti con la inesorabile lentezza di un film coreano, ecco che arriva il momento. Esce il disco. Ed è una piccola sfilata di gioielli, prodotti a mano e non a macchina, da uno degli ultimi artigiani della canzone: GianMaria Testa. |
Bobo
Rondelli: "L'ora dell'ormai" Nell’ora dell’ormai di Bobo Rondelli domina il tema del tempo. È il tempo che passa, inesorabile, che muta scenari e atmosfere, fa cambiare visuali e trasforma un “disperato, intellettuale, ubriacone” (per parafrasare il titolo del suo primo disco da solista) in un cantore malinconico, riflessivo, riappacificato, forse anche un po’ rassegnato. Capace ancora di invettive sarcastiche (“Sporco denaro”), ma soprattutto concentrato in uno sguardo ai propri sentimenti, al proprio mondo. |
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Fabrizio
Coppola: "Waterloo" Con l’imprimatur del fresco assessore alla cultura di Milano Stefano Boeri, che ha assunto “Respirare Lavorare” a spot sonoro della sua campagna elettorale (come cambiano i tempi, una volta si pescava da Fossati e/o De Gregori), Fabrizio Coppola si ri-propone alla pubblica attenzione col suo cd numero tre |
Giorgio
Canali: "Rojo" Un po’ di anni fa, anni migliori di questi, Guccini asseriva che “non è con le canzoni che si fan rivoluzioni”, e nel frattempo oltre all’acqua e alle ideologie, son passati sotto i ponti anche tutti gli ideali. |
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| Alessandro Grazian: "Indossai" | |||||||||||||||||||||||||
| Un disco fuori epoca e fuori tempo, difficile da incontrare e da inquadrare, non da farsi piacere. E' musica aperta, senza confini. Che sa di etnica, ma anche di sperimentazione. Territori di esplorazione difficile, fatti per chi non ama chiudere la musica negli steccati La band veneziana, caratterizzata da una fortissima presenza scenica non ha figliato derivati o sottoprodotti. E' evaporata alle soglie del nuovo millennio, lasciandoci in dote solo questo disco. | Alessandro Grazian vive in un mondo suo. Un mondo fatto di musica, ma anche di pittura, ci abitano Sergio Endrigo ed Egon Schiele, Edith Piaf e Nico Fidenco, Parigi e Vienna, Pushkin e Bindi, Morricone e Bachalov, il pianoforte e il violino pizzicato, la chitarra e il Theremin, Battisti e De André, San Pietroburgo e l’Andalusia. Si respira una malinconia lieve, ma senza traccia di autocompiacimento. Ci sono amori finiti e bonjour tristesse, ma c’è anche una vena moderna, che passando attraverso atmosfere passate si fonde nel nuovo. Forse è proprio fusione la parola chiave di questo lavoro. Come una lega dove gli eleenti si mescolano perfettamente fino a formarne uno nuovo. | ||||||||||||||||||||||||