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"Cantare
il lavoro"
di Margherita Zorzi
"Io
lavoro al bar di un albergo ad ore..." L'abbiamo
di sicuro canticchiata tutti. Non tutti però
ci siamo soffermati sul lavoro del portiere, prestando
molta più attenzione alla vicenda triste degli
amanti. Così non ha fatto Margherita Zorzi, che
è invece proprio andata alla ricerca del lavoro
cantato nella canzone d'autore italiana dagli anni '50
a oggi, scrivendo una sorta di libro-omaggio ai lavoratori.
Senza voler tracciare un compendio completo dell'attività
lavorativa - e questo lo spiega molto bene nella premessa
in cui traccia un breve ma interessante excursus dei
diversi modi di cantare il lavoro, in Italia e nel mondo
- la Zorzi intraprende un viaggio nel lavoro cantato,
suddividendo il suo saggio in due parti. Nella prima,
dal titolo "mestieri", durante un'ipotetica
passeggiata per la città, in un giorno qualunque,
incontriamo una pletora di personaggi che lavorano e
che, come tali, vengono cantati. Le loro storie sono
storie quotidiane, in cui la loro attività -
triste o allegra che sia - riempie la loro e la nostra
vita. Camminando per questa immaginaria città
ci imbattiamo in molti mestieri semplici e in qualche
mestiere desueto, di cui è forse rimasta traccia
solo nelle canzoni.
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| "Npme
di battaglia: Corsaro" di Silvano Rubino |
Capita,
a volte, di rado, di commentare qualcosa fatto da amici,
parenti e conoscenti, magari altri personaggi di Bielle.
In attesa di recensire il primo disco di Moka (non preoccupatevi,
canta come un cane!) ecco il primo libro di Silvano
Rubino, firma storica e membro del nucleo fondatore
di Bielle e anche dello storico sito su Fabrizio De
André. Ma nel commentare "Nome di battaglia:
Corsaro" i rapporto di comunanza sotto il tetto
delle Brigate Lolli conteranno poco. Perché questo
è un ottimo libro, indipendentemente da altre
considerazioni. |
| "Pianoforte
vendesi " di Andrea Vitali e Sulutumana |
"... A mille ce n'è, nel mio cuore di fiabe
da narrar..." Non appena il cd ha iniziatoa girare
nel lettore, il pensiero è immediatamente volato
alle mitiche fiabe sonore su disco, che non importa se il
45 giri era rovinato, pasticciate, saltante e gracchiante,
ma che avevano la capacità di farci sognare. Il concetto
non cambia di molto, c'è un narratore e c'è
della musica: ma la storia è scritta e narrata da
ndrea Vitali; le musiche e le canzoni originali dei SULUTUMANa
sono cantate da loro stessi. |
| "Summer
of love" di George Martin |
Sempre, quando si scrive un libro su un solo disco, il risultato
è decisamente tecnico e riservato agli appassionati
assoluti. In questo caso però il disco di cui si
parla è una pietra miliare come "Sgt. Pepper's
Lonely Hearts Club Band", il gruppo sono i Beatles
e chi scrive il libro è George Martin, a lungo definito
"il quinto Beatles", ossia l'intelligenza che
è sempre stata presente nelle fatiche dei quattro
di Liverpool in sala di incisione. |
| "Ai
miei amici cantautori" di Fernanda Pivano |
Fernanda
Pivano era un'entusiasta per natura. Che però una
che aveva conosciuto Hemingway e Scott Fitzgerald possa
andare in brodo di giuggiole per Jovanotti mi sembra un
po' eccessivo. O che riservi lo stesso entusiasmo a Dylan,
Springsteen Vasco Rossi, Patti Smith che forse (e dico forse
prudenzialmente) hanno dato contributi diversi all'evoluzione
della musica rock. La vera Pivano ma la compagna di strada
e attenta ascoltatrice e sincera appassionata del mondo
dei cantautori, quella che negli ultimi tempi andava dicendo
che i poeti in Italia non esistono più, ma ci sono
i cantautori, ecco, questa è proprio lei. |
| "C'è
tutto un mondo intorno" di Michele Monina |
"Guida
poco ragionata e molto autoreferenziale alla musica leggera
italiana da Nilla Pizzi a Mondo Marcio". Il sottotitolo
dovrebbe spiegare tutto. Il resto lo si può spiegare
in poche parole. Questo libro è una stronzata. Come
quasi tutti i libri di No Reply lascia con l'amaro in bocca.
L'amaro per tanti baldi alberi sacrificati per produrre
la carta su cui scrivere queste banalità. Resta la
domanda sul "perché" lo si voglia scrivere.
E soprattutto chi lo compri. |
| "Woodstock"
di Michael Lang |
Novità
sconvolgenti non ce ne sono. Molte curiosità sì.
E soprattutto la sensazione che il Festival sia andato bene
nonostante tutto, nonostante perfino la mancanza di organizzazione
e di capacità previsiva su tantissime cose (dal cibo,
al blocco stradale, dall'impossibilità di far pagare
i biglietti, alle scalette senza capo né coda). Tutto
è andato bene per il lavoro instancabile dei volontari
e per il pubblico, questa immensa
Woodstock Nation che ha voluto a tutti i costi celebrare
tre giorni di pace, amore e musica, impegnandosi in prima
persona perché questo succedesse. E' successo. E'
stato un successo! |
| "Taking
woodstock" di Elliot Tiber |
Tra
tutti i libri su Woodstock, usciti impetuosi questa primavera
in vista del quarantennale della manifestazione è
il meno in tema. Elliot Tiber (nome d'arte di Eliyahu Teichberg)
ha avuto un ruolo marginale (ma fondamentale) nell'organizzazione
dei tre giorni di pace, amore e musica e il libro lo rispecchia.
Ma dal suo libro è stato tratto il film di Ang Lee
"Taking Woodstock" che se solo rispettasse la
leggerezza del libro sarebbe un ottimo film. |
| "Il
tempo di Woodstock" di Gino Castaldo/Ernesto Assante |
Castaldo
e Assante si limitano a citare fatti, raccontare episodi,
anche spezzoni di interviste, ma tutte già edite
e uscite su altri libri, riviste o pubblicazioni. Niente
di originale sotto il profilo documentario quindi, ma indubbiamente
questo è "il" libro di cui non si può
fare a meno se si vuole avere un'idea di cosa successe a
Woodstock. Soprattutto perché è il libro più
interessato alla musica tra quelli usciti, in secondo luogo
perché contestualizza il festival nel periodo musicale. |
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| "Un
destino ridicolo" di Fabrizio De André e Alessandro
Gennari |
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"Chronicles
- Volume 1" di Bob Dylan |
Non credo
che fosse un "romanzo" quello che, almeno io, cercavo
in quelle pagine. Non mi sono disposto a leggere "Un Destino
Ridicolo" come sono solito fare quando prendo in mano un
libro. Non l'ho chiuso come faccio con altri libri, soppesando
se il tutto avesse funzionato a dovere. "Un
destino ridicolo", io non l'ho letto. L'ho ascoltato, come
una canzone.
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Un
libro letto con piacere e per piacere, vivendoci dentro e senza
potermi sottrarre al dolce obbligo di risentire tutti i dischi
dell'ultimo periodo di Dylan. E se non fosse per altro, già
solo per questo "Chronicles" varrebbe oro. Ora restiamo
in attesa del volume 2, sperando che ci parli anche del periodo
in cui le canzoni gli "rombavano dentro come tuoni".
Ottima la traduzione di Alessandro Carrera. Ha trama e storia
(fa quasi sempre freddo nel libro di Dylan) ed è ricco
di frasi da imparare a memoria. Oltre che di alcune "chicche".
Sapevate di un disco di Dylan ispirato da Cechov? |
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