| Stile
retrò e forma canzone
di Lucia Carenini
“Zero",
l'ultimo CD dei Bluvertigo risale al 1999, con esso si chiudeva
la trilogia chimica iniziata con "Acidi e basi" e proseguita
con "Metallo non metallo". Dopodiché il nulla,
se si esclude la raccolta "Pop Tools" del 2001. Così
Morgan dal pizzetto caprino sceglie la strada solista, senza per
questo lasciare i Bluvertigo, che peraltro non si sono sciolti,
sono "Vivi e vegeti" - conferma il cantante - "solo
temporaneamente congelati", impegnati in attività varie
ed eventuali.
Nel suo sito – ben fatto e intrigante – Morgan presenta
così il suo album Canzoni dell'appartamento: "Prendi
un appartamento in affitto, ci metti dentro una famiglia e un pianoforte
e scrivi un disco che parla di quello che stai vivendo". Ne
esce un lavoro dai toni retrò, che sembra una cover di se
stesso, forse perché all'inizio era stato pensato proprio
come un disco di cover.
Undici canzoni, decisamente pop, di cui nove originali e due –
superstiti del progetto originale - rivisitazioni ben mimetizzate:
"Non Arrossire" di Gaber e la traduzione di "If"
dei Pink Floyd.
Canzoni surreal-intimiste, a tratti volopindariche. Battiato docet.
L'album ha vinto di larghissima misura la targa Tenco per la miglior
opera prima. Ora, a parte l'annoso problema di quanto sia giusto
considerar opera prima il lavoro di chi di dischi ne ha già
pubblicati almeno tre, (e nemmeno come componente di sfondo di una
band, ma come leader) ed è un personaggio noto, mentre un
premio all'opera prima dovrebbe quantomeno segnalare al pubblico
dei veri esordienti – ma questa è un'altra storia –
resta da chiedersi se Marco "Morgan" Castoldi questo riconoscimento
lo meritasse davvero.
Niente da dire su suoni e arrangiamenti: una parte è stata
registrata nell'appartamento, un'altra con l'Orchestra Sinfonica
del Conservatorio di Foggia. Poi Morgan ha messo tutto dentro un
computer e ha accuratamente rimaneggiato, scomposto e ricomposto
per raggiungere la perfezione stilistica.
Ne è uscito un prodotto raffinatissimo e curato
fino ai minimi particolari, in un miscuglio di revival anni 60,
new wave, elettronica inglese anni 70, suoni retrò, qualche
traccia di cantautorato italiano e parti orchestrali. Più
qualche soluzione stilistica che sembra pensata per Mina.
Inoltre l'album sembra fatto apposta per l'etere; il singolo apripista,
"Altrove" (e qui spezzo una lancia a favore di Morgan,
che ha capito che il brano trainante va messo all'inizio di un album,
non alla fine) è un brano a tinte soft, che ben introduce
il concetto del lavoro.
E il disco è bello. Canzonette in superficie leggere e orecchiabili,
ma sotto, per chi sta attento subito, altrimenti un po' alla volta,
si percepiscono tecnica ed elaborazione. L'appartamento appartiene
al nuovo filione elettro-italo-retrò, quello di cui fanno
parte anche i Baustelle.
Si legge ancora sul sito di Morgan: "Queste undici canzoni
retrò nascono fuori moda nel mondo contemporaneo, in una
casa non d'epoca ma abbastanza vecchia... rivivono il momento in
cui fui io bambino nell'appartamento di un tempo". Sicuramente
c'è un sound da "canzone italiana" e si percepisce
il suono degli spartiti da piano bar, forse quegli stessi spartiti
del pub di Varese dove Marco suonava a 14 anni.
Il funambolico Morgan ha fatto tutto: ha composto musiche e testi,
curato parte degli arrangiamenti, e co-prodotto il lavoro. Ne è
uscito un bel disco, insomma, che ha anche una copertina raffinata,
di architettura razionalista.
Ma possiamo chiamarlo esordiente? Il dubbio (maligno) che si insinua
è che visto che ascoltar dischi di ignoti o quasi costa tempo
e fatica e, visto che non tutti sono prodotti da grandi firme, si
rischia anche di cozzar contro suoni scricchiolanti o arrangiamenti
difficoltosi, qualcuno (molti?) abbia pensato: Morgan? Un nome una
garanzia. E zac, votato.
Morgan
Canzoni dell’appartamento
Sony, 2003
Nei negozi
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aggiornamento: 14-09-2004 |