
Ascolti collegati
Crediti:
Giambattista Galli
(voce, fisarmonica); Michele Bosisio (voce, chitarra); Andrea
Aloisi (violini); Angelo "Pich" Galli (flauto e aggeggi);
Nadir Giori (basso e contrabbasso); Francesco Andretti (pianoforte
e fisarmonica); Antonello Matzuzi (batteria, percussioni)
Testi e musiche: Sulutumana
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Tracklist
01. Pomeriggio
02. La danza
03. Il frigo
04. Viöla
05. L'eclissi
06. Cussessumaiami
07. Ribes
08. Sarà di più
09. Mia cara Ines
10. Carlina Rinascente
11. La vera storia di Marisa Puchenia


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Disco
quasi clandestino ma di validita' inusueta. I Sulutumana sono un
gruppo "lumbard" d'oc (niente a che vedere col Senatur),
ma il nome stesso del gruppo significa "Sul divano" o
meglio "Sull'ottomana" e, chilometro più chilometro
meno, hanno "bagnato" gli strumenti nella stessa acqua
di lago che e' servita a dare i natali a Davide Van De Sfroos. Contrariamente
all'illustre precedente lacustre e a quello che potrebbe far pensare
il nome del gruppo, i brani sono cantanti in lingua, tranne uno
("Viola") che, peraltro e' probabilmente il piu' bello
del lotto. L'unico segno, oltre al nome, della provenienza del gruppo
(Lecco e dintorni) è un qualche "e" lombarda un
po' troppo aperta e in qualche "o" troppo chiusa. Peccati
veniali.
Anche
perché i Sulutumana sono una delle più piacevoli realta'
incontrate negli ultimi tempi. Il disco ha un solo difetto: è
breve! Per il resto e' un condensato della miglior musica d'autore
italiana. In 34 minuti e pochi secondi questi ragazzi /sette piu'
qualche ospite) sciorinano il meglio del cantautorato italiano.
Il dischetto inizia a svolgere i suoi solchi e iniziamo ascoltando
Ivano Fossati, poi passiamo a Paolo Conte, un rapido giro e abbiamo
Max Manfredi. In mezzo un ricordo di Claudio Lolli e di De Andrè,
ma tanto per gradire.
Allora
la domanda che nasce spontanea è: i Sulutumana hanno studiato
a lungo la musica d'autore e hanno poi cercato di riproporla o si
sono messi ex abrupto a scrivere e hanno infilato una serie di piccoli
gioiellini?
La domanda ha una sua ragione d'esistere: non si puo' ascoltare
"Frigo" senza pensare a Paolo
Conte ("Una sera come tante/ una sera come queste/ impaziente
la quiete sta aspettando la tempesta … Una notte di febbraio
/dentro al ventre di Milano / una luce sfida il buio / di un interno
a pianterreno"), mentre "Danza"
ha precise movenze fossatiane ("Tormentati, quieti, muscolosi
e malati / siamo letti di carta e lenzuola di raso … e scoppi
di risa, alleati, avversari / e stanchi cercatori di fortuna / siamo
pianto negli occhi e riflesso di luna / siamo uomini, donne, bestemmia,
preghiera").
Ma "La danza" non e' un disco derivativo!
Innanzitutto la formazione strumentale è ricca: violino,
fisarmonica, flauto, oltre a chitarra, piano, contrabbasso e percussioni:
poi due voci, anziché una.
Alle
musiche ci mettono le mani in cinque, all'arrangiamento partecipano
tutti, mentre i testi sono opera del solo Giambattista Galli (voce
e fisarmonica), con ottimi risultati e addirittura la sensazione
che i brani piu' lirici siano quelli meno riusciti musicalmente
("Sarà di piu'" ha un
testo interessantissimo, mentre la resa musicale non e' memorabile).
I vertici assoluti sono la gia' citata "Viola"
(la "o" si legge molto chiusa) dai vaghi echi deandreiani:
"Bocca di vino rosso, bocca di cantina/ dita di ghiaccio
a scaldare sulla stufa" e "L'eclissi"
che finisce con alcuni versi di Pablo Neruda, cantati in spagnolo
e che riesce ad armonizzarli con versi italiani del tenore di questi:
"Conosco un posto dentro un agosto di pioggia battente/
dentro a un mare di dolore e sale che ti brucia il volto".
Ma sarebbe un peccato non parlare di "Carlina Rinascente"
e del "primo di cinque lunghissimi anni" di guerra, "fino
al sapore di menta della prima cicca americana / fino all'odore
di treno della stazione da cui non sei mai partita" o
di "Marisa Puchenia" che è
"Bionda con gli occhi azzurri per la strada camminava piano
/ bionda con gli occhi azzurri, mano nella mano / Prati di fiori
rossi e orti paralizzati dalla brina / in fuga piano piano via dalla
mattina".
Canzoni minimaliste certo, ma di alto profilo. Testi intimistici
che sanno di Milano e dintorni, di Lombardia e di nebbie, di neve
sporca e spleen metropolitano. Insomma: cinque stelle senza dubbi
per un disco che fila via liscio senza esitazioni e che, una volta
messo sul lettore, si rifiuta ostinatamente di scendere e lasciare
posto ad altri.… Una piccola enciclopedia portatile del meglio
del cantautorato italiano.
Sulutumana
"La danza"
Salc (Società artistica La Corda) - 4 febbraio
2000
Nei negozi di dischi
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