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| Claudio
Lolli e Parto delle nuvole pesanti: "Ho visto anche degli
zingari felici"
L’ho
sentito la prima volta. Non mi è piaciuto. Salvavo
solo "Gli zingari (Intro)". Pollice verso per
"Agosto" e "Primo
maggio", ma soprattutto per "Anna
di Francia". Poi l'ho risentito, distrattamente,
mangiando. Già meglio. Ma non mi è bastato.
L'ho rimesso ancora. E iniziava a scorrere, ma con qualche
sacca di resistenza. Poi non ce l'ho fatta più
e ho messo su il vecchio vinile traslato in cd. E capolavoro
e magia e disco da isola deserta e pietra miliare e commozione
e nostalgia e tutto quello di bello che ci può
essere ascoltando un disco epocale, un disco con pochi,
pochissimi eguali: "Creuza de ma" ,
"Non al denaro, non all'amore né al cielo",
"La pecora" di De Gregori, "L'isola non
trovata", "Storie d'Italia". Ma,
masochista fino in fondo, ho riportato il lettore sulla
nuova versione. Ho alzato il volume e ho ascoltato per
l'ennesima volta. Il disco c'è. E' una scossa tellurica,
è un'abrasione, è uno strappo. Ma è
soprattutto un grande disco!
Ebbene sì, quasi
30 anni dopo ricasco nella stessa magia e mi perdo man
mano ad ascoltare come sono cambiate le canzoni, pur restando
uguali e mi faccio trascinare dalla nuova "Albana
per Togliatti" (che non canta Claudio, ma
Peppe Voltarelli), ma subisco anche i recitativi di Claudio
che danno più importanza e rilevanza alle parole,
nell'Intro, ma anche in Anna di Francia.
E la ritrovo grintosa e carica la voce di Claudio nel
coro plurale del finale, dove gli strumenti cavalcano
tarante impazzite e gighe disarmoniche in un treno rock
che macina chilometri di distanza, anni, generazioni.
E saltello e batto il piede e segue il ritmo e mi immagino
gli zingari, i nuovi zingari e li sento più felici
di prima.
Devo fare uno sforzo di fantasia per immaginarmi gli zingari
nella Piazza Maggiore di Guazzaloca, ma, se è per
quello ho dovuto pure fare un bello sforzo di fantasia
a immaginarmi Guazzaloca sindaco di Bologna! E allora
che parta la danza, che parta il treno e che travolga
tutti i Guazzaloca o chi per loro che cercano di mettersi
di mezzo. Onore al merito e al coraggio di Claudio Lolli
nel rimettersi in gioco, nello svestire una suite così
complessa e significativa come i vecchi "Zingari"
e, come fece De Andrè a suo
tempo, "metterle la minigonna". Operazione impudica.
Ogni tanto le canzoni, specie nei ritmi più svelti
mostrano le mutande, ma che devo dire? Mi piacciono anche
queste mutande.
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| Gianmaria
Testa: "Altre latitudini" |
Come
aggiungere qualcosa? Quando apri la confezione di un cd e
ci trovi scritto . “La tua voce si arrampica a un balcone,
soffia all’amato le parole da dire all’affacciata.
La tua voce è Cyrano nascosto nel giardino che insegna
al maschile smemorato come bussare a un bacio di ragazza.
Sono sillabe di pioggia, da levarsi la giacca e appoggiarla
sulle spalle scoperte di una donna, una delle poche mosse
sacre in dote a un uomo”. |
| Sulutumana:
"Di segni e di sogni" |
Ecco
se si potesse dire che come esiste un filone musicale che
si definisce "americana", i "SULUTUmana hanno aperto il filone
dell'"italiana". Dall'operetta al caffè concerto, al suono
americano delle grandi orchestre, alla rivista: uno studio
sulla melodia che non dimentichi né la musica popolare, né
Domenico Modugno e tutto quello che c'è stato dopo di lui.
Praticamente un saggio. Ma molto più godibile. |
| I
Ratti della Sabina: "Circobirò" |
Da
qualche tempo in qua, tutte le sere, compro il mio biglietto
e mi siedo in prima fila. Mi tolgo sciarpa e cappotto e li
dispongo sulla sedia di fianco. Allungo le gambe, faccio scrocchiare
le dita e appoggio la schiena allo schienale. In perfetta
letizia mi accingo allo spettacolo. Eccolo che inizia! Sento
già il ruggito dei leoni e le risate dei clown. .Un
piccolo capolavoro. |
| Enzo
Jannacci: "Un uomo a metà" |
E'
un disco convincente a tutto tondo, una vera grammatica dell’intelligenza,
che si stacca dal panorama circostante. Poco meno di un’ora
di musica e tutto sul filo di un’intelligenza emotiva
che non deflette mai, né nella musica, né nei
testi. Alle musiche, come fedeli custodi delle intuizioni
dell’Enzo stanno il figlio Paolo e il Maestro Mauro
Pagani. |
| Giorgio
Conte: "Il contestorie" |
E'
probabilmente il cd con il peggior rapporto quantità/ prezzo
attualmente sul mercato (30' per 22 euro), ma se il discorso
si sposta sulla qualità, bisogna notevolmente rivedere i parametri.
Il "Contastorie", questo il titolo dell'opera che comprende
un cd normale (ma corto), un cd bonus con due brani e le 130
pagine del libretto, è uno dei lavori più piacevoli usciti
nell'estate 2003. |
| Lalli:
"All'improvviso nella mia stanza" |
Cosa
affascina in questo lavoro? La voce di Lalli in primo luogo,
voce calda e avvolgente, matura e consapevole, voce che culla
e che consola, che affascina e coinvolge. Non la voce della
"femmina fatale" ma della donna (compagna?) da cui potrebbe
essere bello sentirsi raccontare storie. E poi sono le storie
stesse a reclamare la loro attenzione. |
| I
Luf: "Ocio ai Luf" |
Dario
Canossi, chitarra, voce, autore delle musiche e dei testi,
un passato con Van De Sfroos. Siamo in quei dintorni. Uso
del dialetto, di stilemi folk, impiantati su un anima rock,
ma con significative variazioni. Il dialetto, ad esempio,
compare e scompare. La maggior parte dei brani sono in italiano.
Siamo sempre dalle parti del Lago di Como dove, da qualche
anno in qua fioriscono i talenti. |
| Cantodiscanto:
"Malmediterraneo" |
E’
bello ritrovare degli amici. Anche quando non li si conosce.
Ma si pensa di potersi fidare di loro. Perché sai che
non ti tradiranno, neanche dopo tempo. I Cantodiscanto sono
“amici” in questo senso. Mai né visti né
conosciuti, ma l’apparire di un loro disco nuovo è
una gioia. Si mette il cd sul lettore e si parte per un viaggio. |
| Eugenio
Finardi: "Il silenzio e lo spirito" |
Non
è un disco facile. E nemmeno interamente riuscito.
Ma è un lavoro con una forza interna e con alcuni episodi
di grande spessore. Come si era già confermato con
“Verranno a chiederti del nostro amore”, Finardi
è un ottimo esecutore di Fabrizio De André:
questa volta rifà alla sua maniera: "Il ritorno
di Giuseppe". |
| Tetes
de Bois: "Ferré, l'amore e la rivolta" |
I Tetes de Bois hanno avuto una buona idea: riprendere i testi
e le canzoni di Leo Ferrè, poeta anarchico francese,
uno dei maggiori interpreti del mondo culturale non solo francese
attorno alla meta' del secolo scorso (almeno una sua canzone
la conoscono tutti: "Avec le temp") e tradurle in
italiano, aggiornando il discorso musicale ai tempi nostri.
. |
| Davide
Van De Sfroos: "Laiv" |
Inizia
sferragliando come un treno in piena corsa e le danze non
smettono fino a metà del primo cd, quando "San
Macacu e San Nissoen" lascia un'oasi per respirare in
mezzo alla frenesia de "La balera", "Cauboi",
"Sugamara" e "Kapitan Kurlash". Insomma
ci sono tutti i passi obbligati , le pietre miliari; anche
"La televisiun" che, come mostra un recente referendum
sul sito di Davide è una delle meno amate dai suoi
fans, ma che, evidentemente a Davide piace. |
| Luigi
Grechi: "Pastore di nuvole" |
Non
un capolavoro, ma il capolavoro non lo si trova a comando.
Lo si deve sentire dentro. È un clic che scatta oppure no.
Qui non scatta, ma scattano molte levette: di intelligenza,
di piacevolezza, di bravura e ancora quel misto di consolazione
e malinconia al pensiero di quanta poca gente conosce e apprezza
Marco Berruti. Miele e aceto. Marco Berruti non rischia di
diventare famosi in fretta. Fa dischi troppo belli. E senza
concessioni. |
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| Enrico
Deregibus: "Quello che non so lo so cantare" |
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"La
meglio gioventù" di Marco Tullio Giordana |
Francesco
De Gregori sa parlare, anche se spesso sfiora l’afasia, ed
Enrico Deregibus sa scrivere. Nella speranza di essere in grado
di leggere ho provato un vergognoso piacere nel leggere “Quello
che non so cantare”, sottotitolo non scritto “faticosa
biografia di Francesco De Gregori” di Enrico Deregibus Piacere
perché un libro simile mancava.Lo stile di Deregibus è
la parte più convincente del lavoro. In alcuni capitoli esplicita
in modo chiaro la tecnica usata: campo lungo, campo medio, figura
intera. |
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La meraviglia
del film sta nel riuscire a restituirci pezzi di storia fondendo
pubblico e privato con una trasmissione continua di sentimenti,
sensazioni, brividi. In questo Marco Tullio Giordana è sorretto
da un cast straordinario, nel quale spiccano i due principali protagonisti,
i fratelli Nicola (Luigi Lo Cascio) e Matteo Carati (Alessio Boni).
E' il caso di invitare spassionatamente ad andarlo a vedere e ad
applaudirlo questo progetto, che è una delle cose più
nobili fatte dalla televisione di stato negli ultimi anni. |
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