| Luigi
Maieron: "Si vif"
"Non
si cresce mai abbastanza senza buoni ricordi. Si vive
comunque, ma costa un po' di più". Luigi Maieron
poeta furlano e cantante di gran vaglia. Prendete Leonard
Cohen, fatelo cantare in lingua carnica, su musiche di
Nick Drake e avrete un idea di cosa può proporvi
Gigi Maieron. Siamo dalle parti di un signore di 48 anni
con molti capelli bianchi e una gradevole aria da "duro"
vissuto, ma dal cuore tenero che canta dei suoi piccoli
spostamenti dell'anima e del tempo che passa (e una volta
che è passato diventa "di seconda mano".
Le parole sono il piatto forte, parole intense, parole
pensate, parole vissute e "emesse", sussurrate,
proposte con gentilezza, con un attitudine dolce che non
può non toccarti il cuore.
C'è
profumo di cose buone e antiche tra le pieghe delle canzoni
di Maieron: polenta e castagne, latte caldo e vino fresco
di neve. E c'è soprattutto il senso del tempo che
passa (non invano) e che passando ti regala le parole
che hai sempre cercato per spiegarti la vita. Guardare
il passato per capire il presente.
Grandi
testi, grandi emozioni, musica crepuscolare con un'eccellente
lavoro di produzione di Michele Gazich.
Pochi strumenti: la chitarra di Maieron, viola e violino
di Michele, una fisarmonica (Luca Ferro),
un flauto (Elena Ambrogio), ogni tanto
un basso (Giancarlo Prandelli). E poi
l'uso della voce. Tenuta sempre sul registro basso, alla
caccia di emozioni che possano prenderti sotto cinta.
Una voce, come Cohen, decisamente sensuale, una voce in
grado di restarti dentro. Come una nebbia sottile.
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| Mercanti
di Liquore: "La musica dei poveri" |
Che
avessero stoffa lo si sapeva, li avevamo ascoltati nelle loro
appassionate cover di De Andrè, poi con gli Zoo e ancora
nei loro primi pezzi da autori. Ora sono usciti con un CD
tutto loro: 14 pezzi ricchi di atmosfera e anche di personalità.
I mercanti se lo sono inventato, suonato, registrato, e prodotto.
Gli echi deandreiani si sentono eccome, ma nel modo giusto,
quello che ha senso, quello che prende gli insegnamenti del
maestro, li elabora, e ne costruisce qualcosa di proprio. |
| Yo
Yo Mundi: "Alla bellezza dei margini" |
Un
disco che convince, che può piacere. Non forse al primo
ascolto. Man mano. Ha bisogno di un po' di tempo per entrare
sotto pelle. Complice la voce "non facile" di Paolo
Archetti Maestri (voce, chitarra e anima degli Yo Yo Mundi,
dotate di una "rrr" da fare arrossire Guccini e
di alcune aperture di vocali alla piemontese, difficili da
digerire oltre Tanaro) e un'atmosfera balzana, "sghemba",
potremmo dire citandoli. |
| Roberto
Vecchioni: "Il lanciatore di coltelli" |
Mauro
Pagani può essere considerato una garanzia, soprattutto
visto il lavoro messo assieme con Massimo Ranieri. E, per
quanto non sappia quanto le sue mani abbiano lavorato tra
i solchi e quanto le sue scelte siano state pregnanti, posso
dire che si avverte un'impronta più profonda e attenta
sul piano musicale. Il disco suona proprio bene. Un disco
misto, frastagliato, tra sensazioni di "dolce rinuncia"
e imprevisti scatti di vitalità. |
| Acustimantico:
"La bella stagione" |
Eleganza.
È questa la prima parola che viene in mente. Eleganza
perseguita con coerenza e come vero intento. Lo si nota dalla
grafica del disco, dal packaging (dio, che termine orribile!)
dalla confezione, in plastica morbida blu, semi trasparente
e tenuta insieme solo da angoli ripiegati, come un origami,
che contiene un raffinato libretto, coi testi e i crediti
e corredato da sofisticate fotografie ed immagini. |
| Beppe
Gambetta: "Concerto" |
Molto
piacevole il signor Gambetta, molto piacevole la sua chitarra
dalle note blu genova. Carezza, sfiora, va e torna. Partendo
dalle strade statunitensi con la sua "Mama" e soffermandosi
in un fandango arriva al blues, e lì incontra il mandolino
di Martino Coppo, l'oboe di Mario Arcari, il banjo di Gene
Parsons e l'organetto del Gambetta piccolo, Filippo, e si
incamminano tutti insieme, verso la chiesa, inseguiti dalle
loro note. |
| Sergio
Cammariere: "Dalla pace del mare lontano" |
A me Sergio
Cammariere non sta particolarmente simpatico. Bravo sì, un
virtuoso del piano anche, dotato di buona musicalità, ma -
come dire - la chimica non è scattata. Il vizio principale
di questo disco è di essere di "musica leggera".
Ciò detto resta un disco gradevolissimo, con qualche
punta interessante. Forzato tra i migliori del 2002? Come
disco sì, qualche canzone ci sta. |
| Loris
Vescovo: "Stemane Ulive" |
Non
sapevo nulla di Loris Vescovo, prima di questo cd. Non ne
supponevo nemmeno l’esistenza. Invece sono lieto di annunciare
che Loris vescovo “è vivo e lotta insieme a noi” per la musica
di qualità. È un disco dai molteplici rimandi, si può passare
da alcune atmosfere alla Pino Daniele alle brume di Nick Drake.
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| Tetes
du bois: Ferré, l'amore e la rivolta |
I Tetes de Bois hanno avuto una buona idea: riprendere i testi
e le canzoni di Leo Ferrè, poeta anarchico francese,
uno dei maggiori interpreti del mondo culturale non solo francese
attorno alla meta' del secolo scorso (almeno una sua canzone
la conoscono tutti: "Avec le temp") e tradurle in
italiano, aggiornando il discorso musicale ai tempi nostri. |
| Fabrizio
Poggi: "Turututela" |
E'
un disco che parla di "canali e nebbie tra i fossi".
Di emigrazione e di teatranti, di conti e di pugnali. Fabrizio
chiude con questa frase:"Amare il proprio paese non e'
un merito, bensi' un bisogno: un dovere". Lo strano titolo,
"Turututela", deriva dal nome dei cantastorie padani
che, accompagnandosi con il "ghitaren" (chitarra
artigianale con una sola corda), girava per i paesi, raccontando
storie e favole. |
| De Gregori/Giovanna
Marini: "Il fischio del vapore" |
Ho
campato abbastanza a lungo per vedere la Sony fare un disco
di musica popolare italiana. Non avrei mai creduto di sentire
le note di "Donna lombarda" o le strofe di Giovanna
Daffini uscire dai patinati solchi della major giapponese.
Potenza di De Gregori. E potenza di un anacronismo fortemente
voluto e perseguito con intensità e rigore. Questo
precede la considerazione che si tratti o meno di un bel disco.
È un disco meritorio. Poi che io lo ascolti con tre
dita di brividi alzati lungo la schiena forse è un
fatto soltanto mio. |
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Franco
Fabbri, ora illustre musicologo e professore dell’Università
di Torino, non tradisce mai. Già piccole perle sue si potevano
trovare dentro “Accordi Eretici” e “Belin, sei
sicuro”, entrambi lavori a mosaico dedicati a Fabrizio De
André. In circolazione poi c’è anche “Il
suono in cui viviamo”. Libro di musica scritto e vissuto dall'interno.
Stormy Six e dintorni. Da tenersi stretto. |
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Storia semplice,
caratteri indovinati eun doppiaggio all'altezza. Un
risultato niente male: risate, buoni sentimenti e un gioco di parti
magnificamente registrato. Tutti i personaggi hanno peraltro anche
una parte cattiva che non esitano a mettere in gioco e che è
quella che garantisce il pieno di risate. Cattivo al punto giusto.
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