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di Giorgio Maimone
Le canzoni dei Sulutumana formano quasi un corpo unico. Se
non ci si pensa bene è difficile discriminare e capire
dove finisca una e inizi l'altra. I loro album hanno un così
forte senso di unità da assomigliare quasi a piccole
suite. Per questo valutare le canzoni dei Sulutumana singolarmente
è tanto più difficile. Partiamo dal principio
che non non ce n'è neanche una che non ci piace. Ma
tant'è: il gioco è questo. Per i Sulutumana,
dopo le cattedrali di Max Manfredi e i lupacchiotti dei Luf,
abbiamo utilizzato il giudizio in "utumane"!
Cinque presenze su l'utumana il massimo di gradimento, un'utumana
il minimo. Ma con uno non c'è neanche una canzone.
Sono giudizi del tutto personali che non inficiano in alcun
modo il lavoro dei Sulutumana né le preferenze personali
di chiunque altro. |
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Piccola
Veliera
Da
"Di segni e di sogni"
Ecco
una canzone a cui non manca niente. Un bellissimo
testo con anche una paternità letteraria. Deriva
infatti da una lirica dei primi del '900, anonima,
trovata in un libro recuperato dai Sulu su una bancarella
di una fiera. Linguaggio e lessico risentono del clima,
ma meraviglioso è il trattamento musicale con
cui parole e concetti antichi ritornano vivi e vividi.
La versione su disco ha una voce femminile nel ritornello
che ne arricchisce il fascino. Un gioiello prezioso.
La
frase: "Lentamente muovendo dalla riva salgono
i pescatori,
mercato grande oggi, non manca pesce: lucci, alborelle,
anguille;
il pigo si dibatte nella fiocina, dagli forte col
remo! |

Viola
Da "Danza"
E'
forse la più deandreiana tra le canzoni dei
Sulutumana e una delle poche in dialetto: pare che
"viola" significhi "nenia" nel
dialetto del lago. E' la classica canzone in cui succede
pochissimo, ma vi si crea un clima di attesa e di
sospensione magica che potrebbe, in ogni istante capitare
di tutto. L'inciso è contagioso, ma l'ispirazione
dei Sulu viene da lontano: dalle arie del melodramma
e dalle prime canzoni italiane, compresa la tradizione
napoletana.
La frase: "Viöla da vent viöla
che diu la manda / viöla da umbria sota ul ciar
de luna / viöla da nef sura la mia sfurtuna /
viöla da rit de sta viöla pelanda" |
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Amore
d'Egitto
Da "Decanter"
E' perfetta! Aderisco a meraviglia
al suo respiro lento, amo le sue spezie e le parole, la
musica che viene dall'interno. I tempi lenti, il ritmo rarefatto
del sole che produce sudori e umori, un altro altrove che
non è estraneo, ma colloquia con noi, una seconda
voce bassa che raschia l'anima, il violino di Andrea che
ti strizza il cuore. Che poi lo spunto sia stato casuale,
una canzone scritta durante la tourneé nel Mediterraneo,
conta poco. L'ispirazione gira al massimo e la canzone entra
nel cuore dal primo ascolto, dalla prima frase: "canzoni
a piedi nudi nei teatri". Ok, mollo le difese: sono
tuo, amore mio d'Egitto.
La frase: "Ti amo come ho amato l’attesa
di incontrarti / Amo sorriderti amo salutarti."
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L'eclissi
Da
"Danza"
C'è una deriva
nella musica sulutumanica che spinge verso la Spagna o la
lingua spagnola. "L'eclissi" è la loro
canzone originale che più ha compiuto questo passaggio
e il finale, affidato a una frase di Neruda in spagnolo
accentua la sensazione. Ma non basterebbe l'atmosfera spagnoleggiante
a farne un grande pezzo: Giamba e soci hanno la caratteristica
di parlare di massimi sistemi con pochissimi accenni. E
la chitarra di Michele in questo pezzo è uno strumento
micidiale. Triumpho, orejas y musica!
La frase: "e
nei suoi occhi ho ritrovato il sole che avevo smarrito /
un bimbo sorrideva a piedi nudi e ci danzava intorno."
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Carlina
Rinascente
Da "Danza"
Di Carlina Rinascente, una delle
prime canzoni del Sulutumana, ne esistono due versioni:
una su "Angeli a perdere" e una su "Danza",
ma le differenze non sono così marcate. Resta comunque
un piccolo capolavoro di equilibrio, tra delicatezza di
quadro neo-realista e la fantasia necessaria a fare volare
fino in cielo i ladri di biciclette. Come un piccolo film
racchiuso in pochissime frasi e in un'interpretazione emozionante.
E' un vero pezzo di epica padana, una storia "minore"
rivestita di tutti i migliori significati del termine "minore",
che poi un minore non è. Forse solo un altrove, temporale
o geografico.
La frase: "Era
l'estate di un anno di guerra, / il primo di cinque lunghissimi
anni / quando arrivasti al terrore e alla terra "
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La
scopa della strega
Da
"Decanter"
Tanto per chiarire ho
faticato a scegliere la frase da mettere qua sotto. Avrei
trasportato di peso tutta la poesia. "La scopa della
strega" è l'unica canzone di Decanter che avrebbe
potuto stare pure su altri dischi del miti combo di Eupilio.
Tradizionale eppure trasversale. Voli e planate a ritmo
alterno sull'onda di una magnifica armonia vocale con Giamba
che distilla un sentore particolare nel travasare le sillabe
del cantato dal suo cuore, direttamente al nostro cuore.
E' incredibile, ma quando dice "precisamente adesso"
sento brividi. Canzone sui segni che la vita ci lascia sul
corpo. Canzone che lascia segni nel corpo e nell'anima.
La frase: "Mano sinistra sarai / Mappa del destino
/ Sarai ginocchi sbucciati di bambino / E sarai fronte larga
/ Specchio del cammino / Sarai l’amante addormentato
lì vicino "
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Marisa
Puchenia
Da "Danza"
Storia di paese anche questa,
ma affrontata con un pudore e una gentilezza d'animo a tutta
prova. Il mondo poetico dei Sulu ci appartiene quasi in
tutte le parole e le immagini scelte per raccontare una
storia, in fin dei conti normale, ma con un sorriso alle
spalle. Geniale l'accompagnamento para-bandistico.
La frase: "Quasi
sicura ormai che il tempo non l'avrebbe più raggiunta
/ Lei beve un altro sogno mentre lui racconta "
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L'ultima
onda
Da
"Di segni e di sogni"
Secondo disco e i testi
si fanno meno immediatamente comprensibili. Aumentano le
percezioni e le suggestioni, ma è necessario lasciarsi
guidare dalla musica che, sempre più, assume funzione
narrativa. L'ultima onda ha fascino proprio nel suo presunto
ermetismo e nelle possibilità molteplici che ci lascia
aperte.
La frase: "niente
faceva male, l'inverno era gentile, / fioccava neve adagio
adagio" |

Volano
lontano
Da "Decanter"
E'
la canzone che ha fatto dire a Giamba "ora scriveranno
'I Sulutumana incontrano il rock!" Rock dal
vivo lo è senz'altro, su disco è un po' più
pacata. Ma è chitarra, basso, batteria e pianoforte.
Non so quindi se questa possa essere una chiave per immaginare
il cammino futuro dei nostri, fatto sta che la canzone è
bella! Musicalmente decisa, tanto quanto è intrisa
di malinconia il testo, quasi in contrasto, ma un contrasto
virtuoso. E quando il gioco funziona così bene abbiamo
un cerchio che si chiude.
La frase: "Una rosa recisa se ne sta distesa a
sfiorire / Le strappo una piccola luce dagli occhi / L’ascolto
parlare / Mi dice di quando rideva e ospitava gli amici"
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Il
tuo culo
Da
"Decanter"
Leggera, lieve, simpatica,
divertita e divertente. "Il tuo culo" si appoggia
a un buonissimo testo d'amore, affidato alle cure di una
melodia zingara che rimanda alla musica "manouche",
lo swing di derivazione francese e di ispirazione gitana.
Una boccata d'acqua fresca e di poesia, fresca come menta
e altrettanto profumata. La classica canzone d'amore che
uno vorrebbe aver scritto lui! Pura invidia. Ma intanto
batto il piede e seguo il ritmo. Anch'io vorrei essere il
"suo" culo!
La frase: "Vorrei
essere i tuoi sensi, il tuo gioco preferito / Vorrei essere
i tuoi occhi / quando si aprono al mattino /
E si riempiono di cielo mentre schiudi le persiane / Vorrei
essere il tuo culo."
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Cussesumaiami
Da "Angeli a perdere"
Due
versioni della stessa canzone, così diverse da volerne
dare due letture separate e differenti. Anche se alla fine
il giudizio converge. La nuova forma della canzone mi piace
altrettanto della vecchia e il ritornello, sostenuto dalle
percussioni, è invitante come una festa di piazza.
Si perde un po' della malinconia della prima versione e
si acquista in gioia.
La frase: "consumati
consumisti / consumando un caffè /
conversavano un po' tristi /
commuovendo anche me / che son facile alle lacrime"
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Cussesumaiami
Da
"Danza"
E' più malinconica
la prima versione, con tempi più meditativi e meno
sole sulle strade di Milano, dove, si sa, il sole non c'è
se non sponsorizzato. Il canto del disperato che risponde
"Cussesumaiami" (cosa ne so io?) ha qualcosa di
jannacciano nel senso di alieno e distaccato. Diciamo che
questa canzone è molto più "Milano"
della versione più recente, ma il bilancio, alla
fine, è veramente in pareggio.
La frase: "e
del resto a un mal di testa / si può sempre rimediare/
proverò con della musica /sopra questo dolore"
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A
testa in giù
Da "Di segni e di sogni"
Mai ho fatto così poca
fatica a scegliere la frase: esiste solo questa! "A
testa in giù" è, in pratica, fino ad
ora, l'unico pezzo strumentale dei Sulutumana. E, se può
essere l'indicazione di una tendenza, per quanto le voci
di Giamba e Michele siano molto suggestive, direi che è
un tentativo da non lasciare cadere. Clima da pace e meditazione,
pensieri profondi. Il senso della musica.
La frase: "Scivoli nel cuore tra le briciole del
mio dolore / Spezzi il filo dei pensieri corri nel mio sangue
a testa in giu' |

L'aquilone
Da
"Di segni e di sogni"
Sono solo 2'39" di
musica, un tempo da vecchio 45 giri, ma stipati all'inverosimile
di spunti e suggestioni. E' una canzone che sa del vento
che la anima, che è fatta come vento: ti passa sopra
e libera i pori dalla incrostazioni. Gran cosa avere qualcuno
che sa farti volare! Perlomeno in musica.
La frase: "Sono
disteso nel vuoto frustato accarezzato / dalle mie code
di carta sottile colorato / da queste parti il tempo non
e' mai passato / solo presente e futuro sfiorato liberato" |

Blu
bulgaro, punto
Da "Di segni e di sogni"
Blu bulgaro, punto, già
da quel suo titolo così strambo, mette in chiaro
che parla di massimi sistemi. La persona nei confronti dell'universo.
La genialità in questo caso appartiene ancora più
alla musica che al testo: inquietante, sospesa, assoluta.
Si allarga come onde e come onda ritorna su se stessa, come
ritornano e ritorneranno sempre le domande della vita. Esistenziale.
La frase: "Un giorno sei un ragazzo che pensa:
"cazzo che cosa voglio da lei? / Forse prometterle
eterno amore forse / soltanto un poco vorrei / stare ad
oziare qui nel suo cuore bevendo miele caldo e caffe'"
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La
canzone preferita
Da
"Di segni e di sogni"
Sono stato a lungo incerto
sulle "ottomane" da attribuire a questa canzone.
Da un lato sarei portato alle cinque, perché la canzone
ha suoni, melodie e parole che mi affascinano. Spiegherà
Giamba che lo spunto è venuto osservando dal terrazzo
di una sua casa il mondo multietnico che, soprattutto popolato
di bambini, gli girava attorno. Resta come la sensazione
però di una canzone che avrebbe potuto fare ancora
uno scatto in più per arrivare al capolavoro. Ci
siamo vicini, peraltro.
La frase: "E
le bambine sono voci lontane / sono occhi aperti aperti
dappertutto / discendono i raggi del sole in picchiata con
la bicicletta" |

Il
posto che nessuno ha conosciuto
Da "Decanter""
Delicatissimo testo che parla
a una madre (tema già di per sé difficile)
e che riesce a evitare tutte le secche pericolose della
retorica. Michele canta una canzone sghemba, ma questa sì
fascinosa e intensa, con la musica che si arrampica per
strade scoscese e scende poi verso vallate di purezza e
tranquillità. Tutta da leggere e tutta da ascoltare,
guidata da un pregnante tappeto percussivo che dialoga e
contrasta con gli interventi del violino. Bello il tema
e curiosa la trattazione.
La frase: "Raccontami la vita sulla pelle / Come
cadono gli anni sulle spalle / Cuciti a maglia come un caldo
scialle / Che caccia via gli inverni e le illusioni / C’è
un posto molto bello mamma vieni / Ci andavo a catturare
le canzoni'"
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Anam-ji
Da
"Decanter"
Anam-Ji è già
un classico dei nuovi Sulutumana. Se fossero un gruppo da
"singoli, probabilmente sarebbe il singolo di "Decanter".
E' un brano ispirato alla lettura del libro "Un altro
giro di giostra" di Tiziano Terzani. Musica rarefatta,
appena accennata in alcuni tratti eppure vivida e presente.
Un inno al silenzio non ha bisogno di rumore per esprimersi.
E' tutto curato al massimo, con la tipica eleganza Sulutumana,
con echi etnici moderati e rimandi classici non invasivi.
E l'inserto di lettura all'interno del brano è una
dichiarazione di poetica e di filosia di vita. Indovinato
La frase: "Ed
il tuo passo leggero apre le porte del mistero / Tra rivelarsi
e nascondersi. / E senza nome e catene, senza follia e senza
ragione / Eri bellezza, eri verità"
|

Frigo
Da "Danza""
¾
Frigo è la canzone più
"contiana" del repertorio della band brianzola.
Ciò nonostante è una piccola meraviglia che
si rinnova a ogni ascolto. Un gruppo citazionista? In parte.
Di sicuro un gruppo che ha studiato e imparato la lingua
dei cantautori. E Frigo ha un fascino demodè che
non stona mai nella storia di un incontro che si
conclude con "questa assenza ... questo odore di alba
che deve arrivare".
La frase: "Entra
amore mio che hai portato il tuo bel silenzio fin quaggiú
/ la tua bocca sa di bottiglie vuote, parole giá
dimenticate" |

Ribes
Da
"Angeli a perdere"
½
Due le versioni anche
di Ribes, ma la seconda vale almeno un punto in più
della prima, un po' perché dura il doppio, ma soprattutto
perché trova più spessore musicale una trama
tenue che, nel primo disco, restava un po' incompiuta. Aveva
bisogno di abiti nuovi e anche di un'interpretazione più
matura. Non sarà di sicuro il testo più ispirato
di Giamba, però la musica ora la sostiene bene.
La frase: "e
volentieri toccherei una chitarra / così soltanto
per farti sentire / il profumo del ribes / ... che non conosco"
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Il
Volo di carta
Da "Di segni di sogni"
½
E' una canzone deliziosa ed
è l'unica tutta "made by Francesco Andreotti".
C'è una storia di paese, c'è umorismo, curiosità,
umanità vita e una musica che regge il gioco fino
in fondo. La storia di "Sei metri quadrati di pazzia
/ cinque figli magri / di un suonato in balìa".
Ormai un classico del gruppo che l'ho scelto anche per rappresentarli
nella compilation sul Mantova Musica Festival.
La frase: "E
adesso tutti voglion sapere / se ho veduto caimani o fortezze
straniere / e mentre accendo una sigaretta dico: / "mah,
non saprei, sai…andavo di fretta…
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Antemare
Da
"Decanter"
½
Sta
su Decanter, ma prima è stata un singolo. E' un inno
sì, ma fatto in maniera Sulutumana, quindi un inno
sotto voce, con nobili ascendenze sia testuali che musicali
(Ovidio e Karl Ditters Von Dittersdorf). A me piace
molto questa idea di forza tranquilla, di dignità
non urlata: una canzone decisamente politica e decisamente
"contro".
La frase:
"La nostra faccia nel vento / i nostri occhi nel firmamento
/ il nostro fuoco la luce / la nostra voce che canta pace"
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Pomeriggio
Da "Danza""
½
Questa canzone merita anche
più di tre ottomane e mezzo, ma bisogna pur concedere
la parvenza di una classifica a questa seriazione, sennò
finisce il gioco.
E poi Pomeriggio è la canzone che apre "Danza"
e quindi che per prima mi ha introdotto nel magico mondo
di Giamba e soci col suo "baccano dai pollai",
il suo "ci vuole un bel tacere", "sto bene
qui" ma anche "sto per partire". Inquietudine,
profondità, stupore.
La frase: "anche
la mosca e' tornata puntuale, meno male,
qualche fastidio ogni tanto ci vuole."
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I
Pess
Da
"I Pess"
I
Pess mi hanno sempre divertito. Sono troppo belli questi
pesci di lago che nuotano nell'acqua chiara, "contenti
di essere al mondo". E' la traduzione in alto-brianzolo
di una canzone popolare spagnola, che viene così
naturale che sembra nata per essere sempre cantata così.
Canzone popolare che muta di latitudine senza perdere un'oncia
di popolarità. .
La frase: "Noan
e noan da scima fin in fund / i pes in d'l'acqua ciara cuntent
de ves al mund" |
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Carlina
Rinascente
Era
l'estate di un anno di guerra,
il primo di cinque lunghissimi anni
quando arrivasti al terrore e alla terra
e cominciasti a macinare giorni
con la memoria di là da venire
in quel tempo di andate e di non ritorni
Le
notti non erano tranquille e luci nel cielo non erano
stelle,
così per qualche tempo ancora
dal latte di tua madre ai banchi della scuola
fino al sapore di menta della prima cicca americana,
fino all'odore di ferro alla stazione da dove non sei
partita.
I
piedi seguivano attenti le rotte del caso
e la sfortuna a un palmo di naso
... e quanto piangere ...
e quanto ridere...
Appesi
a un filo danzavano al sole
i tamburi leggeri suonati dal vento
Sogni salivano fino al cortine e poi svanivano di tanto
in tanto
E non sapevi di tutti quei figli
che avresti comprato di lì a un momento.
La
sera tornavi a casa stanca
polvere di metallo sulla tua pelle bianca
Ti
vedo nelle foto giù al ponte
con i tuoi pochi anni, Carlina Rinascente
e ad ogni mese di maggio con le mani sgranerai rosari
e in ogni sguardo del cielo rivedrai chi non è
più tornato.
i
piedi seguivano attenti le rotte del caso
e la sfortuna a un palmo di naso
... e quanto piangere ...
e quanto ridere...

Inverno
in fiore
da "Decanter"
A volte l'ispirazione può latitare
anche per i migliori. Qui latita. Signori e signori
ecco a voi ... "la peggiore canzone dei Sulutumana!".
Davvero, nemmeno ripensandoci e dopo centinaia di ascolti
alla ricerca di una traccia, uno stimolo, un gancio
di piacere, sventolo bandiera bianca e ammetto il mio
fallimento. Non ho trovato niente da salvare, nemmeno
l'idea di partenza che, più ci penso, più
mi sembra "furbesca"più che furba:
ossia riprendere e montare una serie di frasi proverbiali
della Vallassina. In ogni caso, se detti dialettali
erano li avrei lasciati in dialetto. E poi il ritornello
è di una banalità tranciante. Vedi sotto.
La frase: "Ti
regalo, prendile se vuoi, queste parole di cento anni
fa, / non perderle
puoi giocare a farne luce ed ombra, pioggia e danza,
/ bugia e verità … o musica".
.
Carosello
da "Decanter"
Anche qui poche note positive. E non
stanno nel testo e nemmeno nella musica. Salverei solo
l'interpretazione di Michele che ce la mette tutta,
ma la canzone è scombicchierata assai e il termine,
in questo caso, non porta sottintesi simpatici. Sembra
la trama di un tema di un ragazzo di vent'anni che cerca
una strada tra "maledizione e poesia", sigarette,
vino, a letto fino a tardi. Ogni tanto qualche tentativo
di frase poetica, ma che resta a livello di tentativo
e che quindi suona stucchevole e falso: "Chitarra
dita voce, fiume sorgente e foce", carina
in sé, ma dove porta? A un letto che scende verso
il mare, a una frase quotidiana come "E' mezzogiorno
... sento chiamare, c'è qualcuno". E la
poesia è bella che volata via!
La frase: "Anima
e testa calma e tempesta
Aspetto l’alba per addormentarmi / Accendo il
giorno, vado a dormire".
Mia cara Ines
da "Danza"
Tocca alla povera Ines aprire la sparuta
schiera di canzoni meno gradite. Ines è troppo
fragile come impianto, tenue come testo e inconsistente
come melodia. Graziosa, verrebbe da dire, leziosa anche.
Insomma, non a livello del resto della produzione. Ma
devo dire che sentita dal vivo, con una veste più
smagliante è già sembrata più interessante
e sapere che è direttamente ispirata a una lettera
del 1903 (mi pare), scritta effettivamente a una certa
Ines le ridanno un po' di peso e di giustificazione
storica. La versione su disco resta comunque troppo
in superficie.
La frase: "Mia
cara Ines, con te io non posso mentire / ed è
per questo che ho sempre quasi niente da dire".
E'
nato un bambino
da "I Pess"
Non
spariamo sul pianista! E' solo un brano natalizio per
bambini, quello che ha dato lo spunto per la realizzazione
del disco dei Pess, fatto con un coro di bambini selezionati
tra parenti e amici e fan in erba. Non pretende di essere
più di questo. E non lo è neanche. Onesta.
La frase: "Ed ha portato regali per tutti /
mentre la neve cadeva sui tetti / libri, giocattoli,
torte e biscotti / ed un'orchestra di mille angioletti"
Una rosa
da "Di segni e di sogni"
Questa invece non c'entra nulla con l'intero
canzoniere sulutumanesco, se non per il fatto di farne
parte da sempre. Trattasi di canzone di consumo spagnola
di un certo Jose Maria Cano (Mecano) del 1991 di cui
i Sulutumana fanno la solita versione preziosa e musicalmente
molto curata, ma il tono di fondo resta completamente
estraneo al loro canzoniere. Diciamo così: inessenziale
per la conoscenza dei nostri.
La frase: “Es por culpa de una hembra / que
me estoy volviendo loco / No puedo vivir sin ella, /
pero con ella tampoco". .
Avorio
e oro
da "Di segni e di sogni"
Pur nell'ottica di canzoni che mi piacciono
molto, trovo che "Avorio e oro" abbia qualcosa
in meno. Un po' musicalmente, dove mischia diversi temi
senza che nessuno prenda nettamente il predominio, ma
anche a livello di testo, dove viene comunque voglia
di chiedersi dove mai volesse andare a parare l'autore?
Maschere pirandelliane? Maschere come gioco di carnevale?
Mah
La
frase: "Maschere su maschere, infinito carnevale
/ maschere di sole e vetro trasparente / dietro un volto
assente / maschere sulla faccia della gente".
Zucca
senza sale
da "Di segni e di sogni"
Che qualcosa in questa canzone non funzionasse
alla perfezione lo devono avere intuito anche gli stessi
Sulutumana che negli ultimi concerti la hanno stravolta
quasi completamente, trasformandola in una sorta di
rock. Il punto di partenza, eppure, non era male. Una
sorta di dialogo tra le generazioni che, come di consueto,
non comunicano. Ma qualcosa si è messo di traverso
ed il brano non è venuto come avrebbe dovuto.
La frase: "Alla tua eta' avevo tre figli e
non avevo tempo per guardare il mare dagli scogli, essere
triste vuoto arreso come te
alla tua eta' avevo un' idea ed uno straccio di bandiera
e mille porte da sfondare"
Ribes
da "Danza"
½
In questo caso esiste la versione
riarrangiata, pubblicata su "Angeli a perdere"
e che si aggiudica netta un ottomana in più.
Questa versione di Ribes è più esangue,
pallida, anemica, presenta la necessità di una
pronta cura ricostituente. Ed è evidente che
anche i Sulu l'hanno avvertita questa necessità,
rinforzandone l'ossatura in più punti. Il testo,
peraltro, non è dei più brillanti.
La
frase: "Sto
assaggiando lo sconforto di un risveglio innaturale
/ ancora non vedo il sole, / ma solo gente uscire da
case di pietra / e da storie di fantasia"
Sarà
di più
da "Danza"

Valgono qui alcune delle considerazioni
già fatte a proposito di "Mia cara Ines",
una certa incorporeità del discorso musicale,
una melodia non trascinante, una cantabilità
limitata, al limite del recitativo. Per arrivare al
quale sarebbe però necessario lavorare ancora
parecchio sul alcune "e" lombarde eccessivamente
aperte. L'ultima volta che l'ho sentita dal vivo, arricchita
da un arrangiamento jazzato e notturno il pezzo era
molto più suggestivo, ma non esiste ancora in
giro un "live" dei Sulutumana (e nemmeno un
"The best"), quindi, per ora ci limitiamo
a quella che resta su "Danza" e che finisce
un po' troppo in fretta, in modo quasi brusco. Ma questa
del non sapere bene come chiudere le canzoni è
una pecca storica del gruppo. O una tattica per non
reclamare l'applauso? Dubito. Il testo, invece, in questo
caso è di alto livello, con i suoi bar-ristoranti
del sabato sera, i suoi ferri di treno e "le mie
mani incapaci di essere musica degna per te".
La frase: "E
tra le onde di mare / dei tuoi capelli / lascerò
andare a navigare le dita, / come dispersi dentro al
deserto d'Africa / ci prenderà la sete".
Danza
da "Danza"

Ma come? La title track del primo disco sta in posizione
defilata? Forse sconta la sovraesposizione. Forse solo
i quattro anni trascorsi dal suo primo apparire, quando
una canzone come questa era difficile da sentire, mentre
dopo di allora ne è partito quasi un filone.
Niente che non vada, per carità: ben vengano
canzoni simili. Però manca di quel "gancio",
di quell'attrazione particolare che ne faccia, per così
dire, un pezzo unico.
La frase: "Tormentati,
quieti, muscolosi, malati / siamo letti di carta e lenzuola
di raso / ritrovati o perduti siamo ansia e sollievo
/ e scoppi di risa alleati, avversari
e stanchi cercatori di fortuna / siamo pianto negli
occhi e riflesso di luna"
Donna Lombarda
da "Angeli a perdere"

Di
Donne lombarde ne abbiamo ascoltate tanta che tutta
notte canta. Da Lino Straulino a Fabrizio Poggi a Giovanna
Daffini a Francesco De Gregori con Giovanna Marini.
Tra le più famose canzoni popolari del nord Italia,
di origine presumibilmente piemontese e dotata di un
ampio seguito anche all'estero, sempre nell'area della
musica popolare. I Sulutumana ne danno una versione
corretta e appassionata che, forse non aggiunge niente
al troppo che è già stato detto in merito,
ma altrettanto di sicuro non toglie proprio nulla. Rigorosamente
corretta.
La
frase: "Amami me che sono re / Non posso amarti
tengo marì".
Da grandi
da "Decanter"

Questa
canzone è stata un vero rompicapo. Ma alla fine
l'ha avuta vinta lei. A poco a poco si è scavata
un ruolo, si è conquistata spazio, mi ha "preso",
ma che fatica! Quando una canzone fatica così
tanto le colpe stanno da due parti: da quella dell'ascoltatore
di sicuro, ma anche da quella del compositore che ha
tenuto troppo segrete le sue trame. Comunque, dopo lungo
corpo a corpo "Da grandi" si è ricavata
una nicchia nella mia passione di acritico "Sulufansista".
La musica, come dicono i Sulu stessi "è
ispirata alla musica europea del nostro tempo",
la costruzione è ambiziosa, a regge. Il testo
è criptico assai e, in fin dei conti, non dei
migliori perché si regge su lampi improvvisi
e qualche sbandata. "Da grandi si fantastica
e si sogna / piante in autunno si spogliano e cantano
/ ad ogni passo frusciano poesie / Borse degli occhi
in fondo alle giornate" è alta poesia,
ma "Nel tuo giardino entro per rubare / E per
il gusto di bagnarlo" che senso ha? Cosa vuol
dire? Secondo quanto detto da Giamba in concerto, la
canzone dovrebbe parlare dell'addio al gruppo e agli
amici di Antonello Matzuzzi, l'ex batterista.
La
frase: "Da grandi si fantastica e si sogna
/ piante in autunno si spogliano e cantano / ad ogni
passo frusciano poesie / Borse degli occhi in fondo
alle giornate.
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