"Dalle
tavole del palcoscenico del Teatro Smeraldo di Milano,
il vostro cantautore-pugile preferito! Vinicio Capossela!!!"
Armato di due baffoni finti da uomo forzuto e di una
band di rara intensità e precisione Vinicio
Capossela ci ha ammaliati e stregati per oltre due
ore. Prima tutto (ma proprio tutto!) "Canzoni
a manovella". A partire da "Bardamu'"
fino a chiudere con "Resto qua" . Niente
intervallo: "Questa acqua me la bevo io per voi
e la sigaretta di cui canterò nella prossima
canzone me la sono fumata per voi" e via di corsa
con i vecchi (in) successi. Da "Il ballo di San
Vito" a "Scivola vai via" "L'affondamento
del Cinastic", con tutta la sala che schioccava
le dita con lui ("questa è una canzone
sottomarina"). Entusiasmo alle stelle. Vinicio
è un biellista, anche se ora di successo.
Il clima teatrale:
tra Bertolt Brecht e Fellini. Circo e teatro. In un
fluire di movimenti macchiettistici, copricapi e cambi
giacche. Con luci stroboscopiche in primo piano per
dare ancora di più il senso di assistere a
una comica di Mack Sennet. "Milano, l'unica città
dove senti la mancanza ... di tutto". "Per
me è più imponente la Stazione Centrale
che non il Duomo e la mia Madonnina è quel
leone ... quello sulla destra". "Pezzi di
nostalgia, pezzi di malinconia, pezzi di euforia,
ma tutti di primo taglio, perchè noi scarti
non ne abbiamo" (ma questo l'ha detto un'altra
volta :-)).
A Natale poi dovrebbe
uscire un suo nuovo disco: un extended play di canzoni
natalizie, in programma per il 01.12.2001, come avrebbe
dichiarato lo stesso Vinicio al Resto del Carlino:
"Un giorno mi piacerebbe fare un disco soltanto
di pezzi adatti alle festività, da nevicata
all'ingrosso". "Sotto Natale - ha detto
in occasione del concerto di Natale 2000 a Gattatico
- bisognerebbe scorazzare da una festa all'altra e
a tutto ritornare. In quelle due settimane quando
i vetri delle macchine si appannano e si ghiacciano".
Come scrive Gino Castaldo:
"Il ragazzo flirta pericolosamente con la pazzia"
o più precisamente con quella sottile linea
di demarcazione che separa la pazzia dalla genialità,
ma molto spesso un salto in qua, verso la genialità.
In particolare "Canzoni a manovella", che
è di gran lunga il suo lavoro più compiuto
e interessante. Nel resto del repertorio affiorano
o troppo evidenti reminiscenze waitsiane o ingenuità
di testo clamorose (una delle canzoni di ieri sera,
uno dei bis, era decisamente brutto, troppo inferiore
al resto) o, ancora, una capacità armonica
limitata che lo spinge a ripassare sempre dagli stessi
stilemi fonetici. Buona parte delle vecchie canzoni
suonano esattamente come l'inizio del cantato di Bardamù
o la Marcia del Camposanto, senza avere la loro compiutezza.
Ma oltre che come musicista
(e come band! Ieri con lui suonavano un chitarrista,
un percussionista-batterista-banjoista, un fisarmonicista-tastierista,
un violinista e un quartetto d'archi, un suonatore
di clarone, un controbassista-seconda voce e lui stesso
suonava piano, fisarmonica e chitarra) è la
statura di performer di Capossela a impressionare.
Due ore di corsa (e con vere e proprie corse sul palco),
tra bole di sapone e coriandoli, macchine dei rumori
e megafoni, seghe suonate come violini, ospiti gitani.
Di tutto di più. Un circo!
Capossela non sarebbe
da guardare da un palco, ma bisognerebbe sederglisi
attorno e lui in mezzo ad esibirsi sulla pista. "Questo
non è un concerto: è un'emozione".
Un'emozione che deve essere costato almeno 3-4 chili
di sudore al tarantolato Vinicio, preso da questo
suo spettacolare e interiore ballo di San Vito. "C'è
la strada e c'è il deragliamento. Inevitabile
quantunque". "Questo non è un concerto"
è una capitolazione a parte". "Questo
è un rebetico: un lamento che si canta in coro,
ma si balla da soli".
Leon (& Vinicio)
Tom
Capossela e Vinicio Waits
Innanzitutto è
importante ispirarsi bene!
E scegliere Tom Waits come modello può essere
ritenuto un titolo di merito.
Poi bisogna vedere come lo si fa: per intenderci Elvis
Presley è stato scelto come modello da Little
Tony, Booby Solo e Bob Dylan. Il terzo ne ha ricavato
qualcosa di più.
E Vinicio è proprio bravo. È vero, peraltro,
che non avendo mai visto un concerto di Tom Waits
(e me ne dispiace molto) non posso fare paragoni on
stage. In linea di massima (a parte l'iconografia
col cappelluccio) Vinicio mi sembra molto più
solare e caciarone di Tom, decisamente più
simpatico e con una vena comica e circense più
pronunciata. Sulla follia invece Tom è decisamente
più avanti.
Tom Waits è comunque un grande, uno dei più
grandi.
Non vedo però sintonie per quanto riguarda
l'aspetto musicale. "Canzoni a manovella",
seppur affondi fino al gomito nello stesso humus culturale
di Tom Waits, ma in realtà rifacendosi alle
fonti primigenie (Brecht/Weill, il cabaret espressionista
tedesco, Karl Valentin, che secondo me Vinicio conosce
benissimo e interpreta anche), si discosta parecchio
dal vecchio Tom. Il clima è decisamente mitteleuropeo,
la voce ha tutt'altra estensione e il tempo di valzer
quasi sempre sotteso è preesistente a Waits
che, peraltro e invece, coi Balcani centra come i
cavoli a merenda. Simile invece una certa tendenza
"rumorista" e la caccia agli strumenti improbabili
e inventati, quasi come quelli proposti nel bellissimo
disco di qualche anno fa "Gravikords, whirlies
& pyrophones" (new and unusual musical intruments),
pubblicato con a corredo una frase proprio di Tom
Waits: "Sit back and enjoy the flight".
Per chiudere, secondo me, più Vinicio Waits
e Tom Capossela in scena che su disco e di sicuro
non in misura tale da intristire. E poi, semmai, i
dischi vecchi erano molto più waitsiani di
questo.