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E'
ormai una tradizione anche in Italia. Stanchi di invidiare
i milioni di copie venduti da Bing Crobsy con White
Christmas, ci provano anche i Bing Crosby di casa nostra
a fare uscire dischi natalizi. Meno male che qui la
qualità è alta e che più che all'aspetto
di classifica si punta su quello della spiritualità.
E allora dopo l'uscita dello scorso anno (sempre in
periodo natalizio) di Eugenio Finardi
con l'emozionante "Il silenzio e lo spirito",
anche quest'anno abbiamo da annoverare almeno due uscite
di grande qualità: "Litania"
di Ambrogio Sparagna e Giovanni Lindo Ferretti
e "La cantata dei pastori immobili"
di David Riondino e Stefano Bollani
(più ospiti). A sufficienza per una pagina sul
Natale anche su Bielle (promettiamo: la meno stucchevole
possibile!). In realtà, in questo periodo storico,
non mi è del tutto chiaro se si stia parlando
di Natale o di spiritualità tout court; quello
che è evidente è che l'industria discografica
italiana è percorsa da molta maggiore spiritualità
nel periodo sotto Natale. Ma è ovvio che questo
è un caso. O no?


E' del tutto diverso dal clima proposto e scelto da
Ambrogio Sparagna e Giovanni Lindo Ferretti, il mood
sentimental-strumental-spiritual identificato dalla
coppia di geniacci della tastiere e della parola che
rispondono ai nomi di Stefano Bollani e David Riondino.
Dove, da un lato, c'è profonda adesione e nessun
distacco, dall'altro c'è profondo distacco e
limitata adesione. Ma l'intento è solo in parte
dissacrante (anche se con Riondino di mezzo non ci si
può mettere la mano sul fuoco per nulla). David
Riondino si è scelto appropriatamente il tono
del narratore-fine dicitore-cantastorie con chitarra,
il viaggiatore attonito attorno al mito del presepe
immobile su cui invece Bollani dipinge a piena tavolozza,
dispiegando tutti i colori del pentagramma. Quanto "Litania"
ti costringe a un ascolto partecipe, tanto invece suona
disincantato e allegro, quasi sempre con un sorriso
in tasca il lavoro di Riondino e Bollani. Basta leggere
il titolo! O anche i titoli dei brani: "Il pastore
con la pecora", "La pecora che guarda il cielo"
, "Me stoy enamorando", "La donna col
telefono" (in un presepe?). Ridiamo o sorridiamo
comunque e godiamoci la bravura degli ospiti al canto
che non sono affatto secondari: Paolo Benvegnù,
Petra Magoni, Mauro Mengali e Monica Demuru. Il
cd è accompagnato da un libro e il libro è
illustrato (come già avrete visto) da Sergio
Staino, che si sta un po' specializzando in
questo tipo di disegni e di iniziative (con la moglie
Isabella ha illustrato due recenti libri di Adriano
Sofri: "L'impero delle cicale" nel
2004 e "Gli angeli del cortile" nel 2003).
Ma stiamo divagando: torniamo al tema dei pastori immobili
(che cantano a un certo punto "siamo fermi perchè
siam fermi!") e leggiamo come presenta il progetto
Davide Riondino: "Il 6 di gennaio di un anno
che non sto a definire, nel giorno detto dell'Epifania,
avendo consumato tutte le scorte natalizie, smaltiti
Santo Stefano e Capodanno, gettato il vecchio e preparato
il nuovo da gettar poi, liberatomi dalle mutande rosse
e finalmente svischiatomi dal vischio, mi avviai risolutamente
per la città semivuota ma fervida d'occasioni
verso il Teatro del Talposto, deciso ad iniziare l'anno,
in tempi che volgevano al peggio, con una testimonianza
civile. Sapevo infatti che il Teatro del Talposto aveva
in cartellone l'ultima replica di un'opera testimoniale
del famoso Scrittore d'Impegno Civile, messa in scena
da un famoso Regista Civile, sotto forma di mise en
espace agita da famosi Attori Civili che leggevano da
civilissimi Leggii, mentre scorrevano immagini filmate
da Registi Civilmente Impegnati". L'operina,
spiega prima Riondino, si deve a una committenza del
teatro Politeama di Prato del dicembre 2002. "Le
limitate risorse della produzione - prosegue lo
spassoso incipit riondinesco - che implicitamente
escludevano piramidi, legioni e cavalli, suggerirono
di concentrate il lavoro proprio sulla sostanza delle
statuine del presepe, che, per l'appunto, è quella
di essere statue. Ne conseguiva che se qualcosa dovevamo
cantare era proprio la loro immobilità".
(Segue)

| Fabrizio
De André: "La Buona Novella" |
Massimo
Bubola: Segreti Trasparenti |
Possiamo
forse tacere di Fabrizio De André? Domanda
retorica: di de André non si può mai
tacere. Neanche quando si prende in esame il suo
disco più contestato (e contestabile), ma
indiscutibilmente da lui più amato: "La
Buona Novella". C'è da dire che Fabrizio
ha bruciato tutti sul tempo: "La Buona Novella"
risale infatti a 34 anni fa. Sulla Buona Novella
possiamo aggiungere ancora due cose, presi dal clima
natalizio: esiste un DVD/VHS dello spettacolo relativo
di Claudio Bisio, non imperdibile, ma interessante.
Secondo dato: nell'ultimo disco dal vivo e nell'ultimo
giro di concerti De André aveva scelto di
dedicare un ampio spazio centrale a una sorta di
suite della Buona Novella. Questo sì imperdibile.
|
Massimo
Bubola con Segreti trasparenti a sua volta sceglie
di percorrere una evidente strada spirituale.
In particolare nella conclusiva ed epica "Tornano
i santi", dove facendosi accompagnare dall'universo
mondo dell'alternative country americano, alza
una magnifica preghiera laica al cielo dei santi.
Un'adesione intima, non sbandierata, non urlata
con proclami, ma che si dipana di brano in brano
in un disco che resta tra i più belli del
2004. "E' un disco che in qualche misura
- spiga lo stesso Bubola - supera un lutto. Segreti
trasparenti è un disco che parla di sentimenti
importanti: di amore, di morte, della ricerca
di noi stessi". E non si ferma solo lì:
c'è anche il racconto biblico di "Giuditta
e Oloferne". |

Di
gran moda per Natale affrontare il tema della religiosità
dei laici, almeno nel campo della musica. E se De Gregori,
che si professa agnostico, a fine 2003 incideva il brano
profondamente religioso che aveva scritto per Ron un
po' di tempo fa ("Ti leggo nel pensiero"),
Eugenio Finardi al tema ha dedicato un disco intero:
"Il
silenzio e lo spirito", uno sguardo da laico
sul mondo della spiritualità. Parallelamente,
ma indipendentemente, esce un nuovo libro su Fabrizio
De Andrè in cui ("udite, udite!") si
ricercano "le risonanze/dissonanze evangeliche
sparse nella sua opera". Il titolo è emblematico:
"Il
vangelo secondo De Andrè". Se
aggiungiamo che a Natale i negozi trasudano strenne
natalizie (da "Tutto Battisti" alle opere
Omnia di Mina, Battiato e tanti altri) e veri e propri
Christmas Album abbiamo un quadro intricato in cui cercare
di destreggiarci. E proviamo a farlo...
Le "compilation" natalizie negli Stati Uniti
costituiscono una fetta rilevante del fatturato dell'industria
discografica nel mese di dicembre. Basti pensare che
cercando su amazon.com la parola “Christmas”
tra i titoli dei cd si trovano 6065 risultati. Abbiamo
natali in tutte le salse: caraibico, acustico, country,
boogie-woogie, jazz, rock 'n roll, lounge. In Italia,
invece, la pratica non ha attecchito. I big della musica
leggera si tengono alla larga. I cantautori non praticano.
Certo, abbiamo avuto negli anni "Notte
di Natale" di Baglioni, "Natale" di De
Gregori, "Quando verrà Natale" di Venditti,
"Leggenda di Natale" di De André e
c'è anche un "Natale di seconda
mano" ancora di De Gregori. Ma dire che
si tratti di canzoni natalizie, questo davvero no.
Addirittura il "truce", De Gregori arriva
a parlare dell'"Uccisione di Babbo Natale"!
E nella Leggenda deandreiana c'è ben poco di
leggendario. Insomma il mondo della canzone d'autore
rifugge dalle compilation natalizie. Vi è un
solo esempio (che io conosca) ed è un disco della
Cgd del 1983: "Natale coi tuoi".
Un disco più che degno, che allinea tutti i grossi
calibri della scuderia Sugar di allora: da Madame Sugar
in persona, alias Caterina Caselli, a Roberto Vecchioni,
Pierangelo Bertoli, Ivan Cattaneo, Ornella Vanoni, Adriano
Celentano, Giuni Russo, Rettore, Dario Baldan Bembro,
Lucio Violino Fabbri, Riccardo Fogli ed Heather Parisi.
Le canzoni sono i classici della tradizione, ma
Vecchioni ne approfitta per regalarci un inedito
di buon spessore: "Dalle stelle alle stalle",
un recitativo sulla musica di Tannenbaum, e Pierangelo
Bertoli ci prova a sua volta con un altro inedito
("Biglietto di auguri" sull'aria di Amazing
Grace) e sono due ottimi pezzi. Poi spiccano i Pooh
con una bella versione di "Happy Christmas"
di John Lennon, Dario Baldan Bembo con "Mull of
Kintyre" di Paul Mc Cartney e Caterina
Caselli con Rettore in un medley tra "Little
drummer boy" e "Peace on earth". Grande
la voce di Giuni Russo in Adeste Fideles (meglio della
recente versione di Finardi), mentre di routine Ivan
Cattaneo, Celentano e la Vanoni. Sulla Parisi e Fogli
stendiamo un velo (di zucchero?). Che resta da dire?
Che una soluzione diversa può essere quella di
arrangiarsi da soli con le compilation e andare a pescare
in rete la versione trascinante di "Jingle Bells"
trasportata ai Caraibi da Jimmy Buffett
o il "Merry Christmas Baby" di Bruce
Springsteen o ancora "Frosty the snowman"
da Willie Nelson, il "Rockabilly Christmas"
dei Big Bad Voodoo Daddy o i violentissimi Blood Sausage
con "Fuck Christmas". Ma se vogliamo salire
di livello ci sono due canzoni che non dovrebbe mancare
nella vostra compilation natalizia: Steve Earle
con "Christmas time in Washington" e Tom
Waits con "Innocent when you dream",
con la mente proiettata sulle immagini finali del film
"Smoke". Se poi si vuole puntare invece su
un'unica raccolta natalizia la scelta può variare
tra la magnifica raccolta (nuova) dei Jethro
Tull "Christmas Album" che propone
solo 4 classici e 12 canzoni nuove e suona maledettamente
bene oppure sul vecchio "Christmas" di Bruce
Cockburn, un capolavoro di classe e di dolcezza
suonato in punta di dita da un Cockburn in grandissima
forma.
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Iniziamo da un po' di storia: il connubio Sparagna/Ferretti
(ex Csi e tutto il resto) non è dei più
probabili sotto il cielo della musica e spesso dai
connubi improbabili escono risultati sorprendenti.
In questo caso il risultato del cd stupisce un po'
meno, perché "Litania", prima di
essere disco è stato spettacolo per lungo tempo
e molti di voi lo avranno visto o al Festivaletteratura
di Mantova o nel ciclo di spettacoli della "Musica
dei cieli". Dal vivo, bisogna ammetterlo, lo
spettacolo funziona: ha una densa carica emotiva e
una sacralità a tutta prova, che viene aiutata
dagli ambienti scelti per gli spettacoli (generalmente
chiese e di particolare bellezza) e dall'uso del latino,
particolare non secondario, come sapeva lo stesso
De André ("Laudate Hominem"). Su
disco l'approccio è più difficile e
di più imponente portata. Non pensate di cavarvela
con un ascolto distratto: in quel caso è meglio
togliere il disco e riporlo per ascolti successivi.
In particolare a me è successo per tre volte,
prima di accedere al cuore del lavoro.

"Il
progetto di Litania si ispira musicalmente ai modi
dei canti religiosi di tradizione orale. Sia le strutture
melodiche, sia i ritmi, i modi esecutivi e i procedimenti
compositivi impiegati nella scrittura sono quelli
tipici del folklore musicale italiano. La tessitura
musicale è costruita attraverso un uso articolato
delle voci, protagoniste della partitura, che si alternano
in un continuo gioco compositivo, sia in forma monodica,
sia polifonica." come è scritto nel sito
di
Ambrogio Sparagna. (Segue)


Eugenio
Finardi è una persona che ha del coraggio. Abbandonato
ormai da un po’ di tempo il coté del cantautore
(l’ultimo disco suo è “Accadueo”
del 1998, Eugenio si ricicla come cantante di valore,
ogni tanto in grado di piazzare ancora la “zampata”
autorale, nel 2001 con “Fado” assieme a
Marco Poeta e oggi con “Lo spirito e il silenzio”.
Che non è un disco facile. E nemmeno interamente
riuscito. Ma è un lavoro con una forza interna
e con alcuni episodi di grande spessore. Come si era
già confermato con “Verranno a chiederti
del nostro amore”, Finardi è un ottimo
esecutore di Fabrizio De André. Perché
non cerca di rifarlo tale e quale, compito impossibile,
ma ne rende una versione personale. E il miracolo si
compie anche questa volta con “Il ritorno di Giuseppe”
che (detto da un deandreiano come me suona quasi a bestemmia)
è quasi meglio dell’originale. Di grande
livello anche la cover di Battiato: “Oceano di
silenzio”. (Segue)
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Natale
di Francesco De Gregori
C'è la luna
sui tetti e c'è la notte per strada
le ragazze ritornano in tram
ci scommetto che nevica, tra due giorni Natale
ci scommetto dal freddo che fa.
E da dietro la porta sento uno che sale
ma si ferma due piani più giù
un peccato davvero ma io già lo sapevo
che comunque non potevi esser tu
E tu scrivimi, scrivimi
se ti viene la voglia
e raccontami quello che fai
se cammini nel mattino e ti addormenti di sera
e se dormi, che dormi e che sogni che fai.
E tu scrivimi, scrivimi per il bene che conti
per i conti che non tornano mai
se ti scappa un sorriso e ti si ferma sul viso
quell'allegra tristezza che ci hai
Qui la gente va veloce ed il tempo corre piano
come un treno dentro a una galleria
tra due giorni è Natale e non va bene e non va male
buonanotte torna presto e così sia.
E tu scrivimi, scrivimi
se ti viene la voglia
e raccontami quello che fai
se cammini nel mattino e ti addormenti di sera
e se dormi, che dormi e che sogni che fai.
L'uccisione
di Babbo Natale
di Francesco De Gregori
Dolly del mare
profondo, figlia di minatori,
si leva le scarpe e cammina sull'erba
insieme al figlio del figlio dei fiori.
E fanno la solita strada fino al cadavere del grillo,
la luna impaurita li guarda passare
e le stelle sono punte di spillo.
E mentre le lancette camminano
i due si dividono il fungo e intanto mangiando
ingannano il tempo ma non dovranno ingannarlo a lungo.
Infatti arriva Babbo Natale,
carico di ferro e carbone,
il figlio del figlio dei fiori lo uccide
con un coltello e con un bastone.
E Dolly gli pulisce le mani con una fetta di pane,
le nuvole passano dietro la luna
e da lontano sta abbaiando un cane.
E la neve comincia a cadere,
la neve che cadeva sul prato
e in pochi minuti si sparse la voce
che Babbo Natale era stato ammazzato.
Così Dolly del mare profondo
e il figlio del figlio dei fiori si danno la mano
e ritornano a casa, tornano a casa dai genitori.
Natale
di seconda mano
di Francesco De Gregori
Oggi è tempo
d'incendi, organizziamo presepi
Dalle stelle tu scendi e ci senti e ci vedi
Addormentati in panchina o indaffarati a far niente
Ed il freddo che arriva, ci brucia e ci spegne
Non c'è nessun segreto, nessuna novità
Non c'è nessun mistero, nessuna natività
Io ti regalo una foglia da masticare col pane
E tu una busta di vino per passare la fame
Sior capitano aiutaci a attraversare
questo mare contro mano
Sior capitano, da destra o da sinistra non veniamo
e questa notte non abbiamo
Governo e parlamento non abbiamo e ragione
Ragione o sentimento non conosciamo
e quando capita ci arrangiamo
E ci arrangiamo
Con documenti di seconda mano
Con documenti di seconda mano
Oggi è tempo
d'attesa, organizziamo qualcosa
Mentre balla sul marciapiede, la vita in rosa
Che ci guarda e sorride e non ci tocca mai
Ultimi di tutto il mondo, piccoli fiammiferai
Non c'è nessun perdono in tutta questa pietà
Non c'è nessun calore, nessuna elettricità
E oggi parlano i cani per sentirsi più buoni
Intorno al nostro fuoco cantano canzoni
Sior capitano aiutaci a attraversare
questo mare contro mano
Sior capitano, da destra o da sinistra non veniamo
e questa notte non abbiamo
Governo e parlamento non abbiamo e ragione
Ragione o sentimento non conosciamo
e quando capita ci arrangiamo
E ci arrangiamo
Con documenti di seconda mano
Con documenti di seconda mano
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