Inizio
di serata “fiabesco” la seconda puntata
del Tenco 05. Patrizio Fariselli al piano e Pamela
Villoresi si alternano in una sorta di dialogo musocal-recitato
che fa da prologo all’intervento di Roberto
Vecchioni con la musica di “Samarcanda”
alternata a un estratto del “Soldatino di stagno”.
Parte poi il vero e proprio set del cantautore milanese
che sarà ancora intervallato a brani tratti
da “Giovannino e il fagiolo gigante” e
“Il brutto anatroccolo”.
Ma l’emozione si amplifica con l’entrata
in scena di Massimo Ranieri. Ha trent’anni
di carriera alle spalle, ma questo è il suo
primo Tenco. E si vede. La sua commozione traspare
tutta e le sue parole sono di felicità, quasi
di incredulità per essere su questo palco prestigioso.
Racconta brevemente il suo percorso artistico degli
ultimi anni: “Sono stato fortunato. Ho realizzato
tre dischi con Mauro Pagani, ho avuto
l’onore di interpretare un film di Lelouche
ed ora questo invito…”. Chiama sul palco
Stefano Bollani che lo accompagnerà
al pianoforte in “Tu si ‘na cosa grande.
“Abbiamo fatto un disco insieme senza esserci
mai visti perché la mia voce è stata
sovrapposta al suo piano in studio – dice il
cantante - Questa è la prima occasione in cui
ci incontriamo “davvero” e sono felice
che succeda qui”.
Il momento tanto atteso della serata arriva con l’ingresso
di Mauro Pagani che porta una sorta
di “fluido magico”, lo sparge per il teatro
e contagia tutti. Si inizia con “Rundinella”
e quando, dalla metà della canzone fa il suo
ingresso anche Badara Seck e le due
voci si mescolano al violino di Pagani – che
riesce sempre a stupire introducendo sempre nuove
variazioni e spunti ai suoi arrangiamenti –
l’emozione della platea tocca le stelle. Di
qui in poi è se possibile ancora un crescendo:
“Marechiare”, “Fenestra vascia”
e “Te vojo bene assai”.
Il palco rimane poi temporaneamente riservato a
Mauro Pagani che, accompagnato solamente
dal piano di Eros Cristiani canta
la sua “Parole a caso”
seguita da “Noette” in
solo con il suo bouzouki. Ma è tutto un crescendo
di entrate: con “A dumenega” arriva
Joe Damiani alle percussioni; con
“Don Raffaé” ritorna Ranieri
e per il finale corale entrano Badara Seck,
Joan Isaac e tutti gli altri musicisti.
Sarà una “Creuza de ma”
corale, cantata per l’occasione in più
lingue che porta emozioni a cascata e fa trattenere
il respiro; qualcosa che chi c’era ricorderà
a lungo e che termina con 1500 persone che quasi per
un bisogno fisico si alzano ad applaudire questo momento
unico e forse irripetibile.
Dopo l’intervallo – e mai intervallo fu
più necessario per ricominciare a respirare
- fa il suo ingresso il “tappabuchi” Alberto
Patrucco che, accompagnato alla chitarra
da Alessio Lega e al pianoforte
da Francesco Baccini, si lancia in una divertente
parodia di “Un giudice” –
per l’occasione rinominata “Lo
statista” che parla di… un noto
uomo politico piuttosto piccolo e delle sue abitudini
e tendenze.
E’ la giusta introduzione per quello che sarà
il prosieguo di serata: una sorta di parodia dello
stesso Club Tenco a cura della premiata ditta –
costituitasi per l’occasione – Banda
Osiris – Quartetto Euphoria – Bollani
& Riondino. Con tanto di Giancarlo Macrì
travestito da Silva il supergruppo si lancia in un
rutilante set fatto di sketch, variazioni musicali
e parodie – mitiche quelle di Battiato e Paolo
Conte a cura di Davide Riondino o la “Certe
notti” cantata a mo’ di opera lirica dalla
Banda con Stefano Bollani al pianoforte.
Altri momenti clou sono stati l’interpretazione
della “Ballata dell’amore cieco”
eseguita dal Quartetto Euphoria
che si trasforma in una carrellata comprendente anche
“No woman, no cry” e “Volta
la carta” e – sempre a cura del
quartetto – l’esecuzione di “Il
vecchio e il bambino” in giapponese
autentico. Versione poi apprezzata dallo stesso Guccini.
La serata termina con una corale “Caravan
petrol” a cui partecipa anche l’autentico
Ranieri. E tutti se ne vanno con qualcosa di più.