Se non cediamo alla tentazione semplicistica di credere
che il secondo termine sia solo la deformazione romagnola
del primo, immediatamente ci chiediamo: “che
nesso c’è fra i due?”. Apparentemente
non potrebbero esserci due personaggi più diversi.
Tanto è introspettivo e attento alle cose dello
spirito il primo, quanto è estroverso e spesso
superficiale il secondo. Tanto il primo, se è
serio, è solitamente schivo e rifugge dall’eccessiva
notorietà, tanto il secondo misura il suo successo
in base all’auditel e alle richieste di autografi.
Eppure…una caratteristica che
li unisce c’è ed è proprio quella
che determina il loro successo. Entrambi sono degli
“incantatori”. Entrambi conoscono l’arte
di catturare l’attenzione della gente e, a volte,
riescono persino ad estraniarla dalla monotona realtà
quotidiana trasportando coloro che assistono ai loro
riti/spettacoli in una dimensione parallela e spesso
più piacevole.
Cominciamo da bambini ad essere affascinati dagli
“incantesimi”, di cui sono autrici fate
o streghe protagoniste delle fiabe che, almeno ai
più fortunati, vengono ancora raccontate prima
di andare a dormire. E’ anche attraverso la
fantasia e le metafore contenute nelle favole che
i bambini imparano a confrontarsi con la realtà.
Di streghe, queste terribili donne che nell’iconografia
popolare sono sempre vecchie, brutte e cattive, ha
parlato durante la seconda parte del Festival della
Canzone Umoristica d’Autore che si è
tenuto a Boario Terme dal 22 al 24 settembre, l’antropologa
Michela Zucca. Un pubblico incantato dai lunghi capelli
della signora, che somigliava più alla Fata
Turchina che alla strega Nocciola, è stato
reso edotto sulle vicissitudini che hanno dovuto subire
queste povere donne che, nella maggior parte dei casi,
erano delle ottime guaritrici e non solo non mangiavano
i bambini ma li aiutavano a nascere.
Ma siccome ci sono alcuni adulti che si sforzano in
ogni modo di “rinnegare” la dimensione
onirica che è in ognuno di noi il Festival,
che ha saputo ben coniugare i due aspetti contenuti
nel titolo di quest’anno, ha proposto anche
personaggi più “reali”. Ed ecco
salire sul palco Max Giusti, che ha divertito il pubblico
con le sue imitazioni e le sue gag o Sergio Staino
che, con il racconto di una vita di militanza comunista
scandita dalle strisce di Bobo, è riuscito
a tenere incollate alle poltrone persino le autorità
“leghiste” presenti alla manifestazione.
E ancora la verve de I figli della Vedova Cliquot,
la scanzonata satira politica dei "Discorsi da bar"
de La famiglia Rossi, la classe di Fausto Amodei e
di Mauro Pagani e la simpatia di Simone Cristicchi.
E che dire del dopo-festival, quando Fausto Amodei
ha fatto fare a quanti lo ascoltavano un viaggio indietro
nel tempo sulle note delle canzoni di lotta degli
anni ’60 o quando Mauro Pagani, a sorpresa,
ha estratto dal cappello magico il suo violino e ha
deliziato un pubblico di dieci persone per oltre tre
ore con la sua musica?
Questo e tante altre cose ancora sono successe a Boario
dal 22 al 24 settembre. E’ stata la terza edizione
del Festival della Canzone Umoristica d’Autore.
Se siete curiosi e siete disposti a lasciarvi incantare,
non perdetevi quella del prossimo anno.