Le luci dell'autunno. Le luci del faro in mezzo alla
nebbia. Londra è una chimera di immagini, rumori,
volti, voltagabbana. Londra, Ottobre 2005.
Quasi
novembre, dicono i calendari. Mentre i metereologi
insistono a raccontarci storie di temperature record
per la stagione. Siamo fottuti, nessuno lo dice. Viviamo
questa primavera in arancio e giallo, sperando che
le foglie possano rinascere.
Quasi novembre. Le fate urbane ed i folletti metropolitani
si alzano dai gradini, escono dai labirinti delle
biblioteche bizantine dei loro studi e dei loro pensieri.
La folla nascosta, la maggioranza silenziosa dei ragazzi
morti si eleva, si alza e comincia a camminare. Ragazzi
dagli abiti sgargianti o dal completo nero notte si
mescolano, folla variopinta che esce da sotto le foglie
dei parchi inglesi. Ragazze polimeriche dalle calze
viola e vestite come se andassero ad una festa anni
cinquanta. La coda per il concerto di Patrick
Wolf sembra una lista di grossonalità
e di genialità urbane. Durante il concerto,
Patrick dice "il fatto che sia qui dimostra
che è tutto possibile. Anche per il ragazzo
che sedeva in fondo alla classe".
Patrick
ha 21 anni. un genio ed una voce che evoca danze selvagge
attorno al fuoco ed un abbandono alla materia musicale
completamente camp e travestito.
La folla è piena di persone con le maschere.
Da quelle semplici, bianche, fatte per eludere lo
sguardo, sino a quelle nella fattispecie di gatto,
volpe, cane. Alcune artigianali, altre perfette. Le
maschere o forse il vero volto delle persone. Show
me your true colours, mask of pain.
Il dolore delle generazioni X, Y e Z si riversa in
coda. Lo stesso sguardo di attesa e di tremebonda
certezza. Che anche stanotte non ci saranno assegnate
risposte ai dubbi, se non mescolate ad altre domande.
Come tutti gli estremisti delle emozioni, Patrick
ha un seguito multiforme.
Entrano
i ragazzi delle foreste, questo gruppo di persone
agghindate da albero, con frasche di edera attorno
alla tempia. Ci sono i City dwellers, i piccoli fanciulli
spauriti.
E ci sono i due gruppi di supporto, una prima band
di donne di mezza età che giocano a fare una
specie di Bjiork velvetiana. Sembrano le Suggs, improvvisano
quasi in una semi-cacofonia. Insomma, non sanno suonare.
Con il mio amico fiorentino (venuto quasi apposta
per il concerto) ridiamo e pensiamo a quanti gruppi
assurdi abbiamo visto. Dopo, arriva un ragazzo con
una tuba enorme. Inizia con una melodia dolce, raffinata
e ad un certo punto comincia a zazzicare con delle
manopole e la tuba diventa, opportunamente samplata,
uno strimento dal ritmo incredibile, una specie di
Zorn strutturato e blueseggiante. Ma furioso. Una
scoperta incredibile.
il popolo delle tenebre ora aspetta lui, Patrick Wolf.
L'uomo uccello.
Ragazzino
di famiglia irlandese che scappò a Parigi per
fare l'artista. E dopo è tornato a Londra a
fare quasi il barbone. A parte continuare a fare musica
sul suo laptop. E qui nasce, forse, il problema di
Patrock. Nel mondo delle etichette facili, se usi
un computer perché non hai altri mezzi, è
laptop music. Invece Patrick sa suonare il pianoforte,
il violino, la chitarra. Ed ha una voce incredibile.
Canta dal vivo con una dizione rara, quasi Bowiana.
Capisci ogni singola parola che canta, ogni immagine
di vento, foglie e natura che risveglia il cuore.
Arriva sul palco vestito con una giacca di pelliccia,
magrissimo ed una faccia da modello di Klein. Sorride
subito al boato che lo accoglie, la flora e la fauna
del pubblico vivissime e raggianti.
Una cosa è chiara, la musica di Patrick Wolf
non si nutre di modelli singoli. Ha un qualcosa di
David Bowie, di Moby,
dei Waterboys, di Lou Reed
e di Antony (anche se è
arrivato prima). Ha un qualcosa di incredibilmente
inglese, zona Aztec Camera e Pulp.
Nella classicità delle sue composizioni utlime.
Nell'immediatezza pop delle sue canzoni. Ha un che
dei Notwist, nel ritmo serrato che
incalza nelle sue canzoni che partono come brani lenti
al pianoforte. Waterboys. Dei primi tre dischi. L'esplorazione
degli angoli della notte, dei frammenti di anima celtica
e stregonesca di Albione.
Gli
elementi della natura convivono nella musica di Patrick.
Tutti gli elementi del rock si stemperano nel combo
violino, batteria, corista e sampler. Patrick si alterna
fra piano, chitarra ed ukulele.
Un trionfo quando intona "Bird on the
Wires", "Libertine", "Tristan",
"Pigeons", "At the lighthouse".
Un mondo idiota dove ogni cosa mostra, negli occhi
di questo ragazzino, il suo lato romantico. Hegeliano.
Probabilmente Goethe avrebbe suonato così se
fosse stato una rockstar.
Paganesimo e tradizione pop. Patrick Wolf mi ha conquistato,
mi ha sbilanciato, come fece Antony. Come fece Jeff.
Come fa ogni volta Steve Wynn. Non compri un biglietto
per un concerto, ma per osservare un'anima al lavoro.
Nel travaglio della sua crescita. Spero solo che il
ragazzo non si rovini. Che non entri nel giro grosso
dove ti invitano a suonare ai vernissage od alle feste
di compleanno di ricchi prepotenti (come succede troppo
spesso ad Antony). Non è un personaggio da
freak show. Because everybody is freak.
Consigliatississsssssimo!
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Notwist Jersey 13 and God