Caro
Giorgio,
ho letto con stupore la recensione di Canti Randagi.
Ti ringrazio degli apprezzamenti che fai al nostro
lavoro. Nonostante gli anni passino e il pelo sullo
stomaco aumenti riesco sempre a imbarazzarmi quando
qualcuno mi loda... In quel disco ho lasciato un pezzo
del mio cuore. Ho amato De André fin da ragazzo
e poter realizzare questo tributo è stato per
me il raggiungimento di un sogno. Poi parlarne con
lui, accettarne le critiche, bermi come rosolio le
tantissime lodi che ci fece. emozioni indimenticabili.
Approfitto per darti qualche conoscenza in più
sul progetto in sé. In primo luogo è
a dieci anni di Creuza de ma perché lo abbiamo
pensato e prodotto nel '94. Uscì nel '95 per
il solito tempismo delle case discografiche. In effetti
nessuno ci credeva più di tanto. Anche per
Adele era una specie di divertissement da regalare
a Fabrizio, che era curiosissimo e non riuscivamo
a tener lontano da quanto stavamo facendo. Adele e
Dori gli hanno raccontato un sacco di palle all'epoca
per non fargli capire nulla.
Il nome "Canti Randagi"
è farina del sacco De André. Una volta
fatto un rough mix del disco glielo abbiamo dato da
ascoltare e, dopo una notte insonne, come da copione,
a riascoltarsi questi suoi gioielli rinati, se ne
uscì con questo titolo geniale! Il suo narcisismo
era appagato, ma anche il gusto musicale, eccome!
Quando facemmo la prima dello spettacolo al Teatro
Verdi di Monza lui venne improvvisamente nei camerini
prima del concerto e non disse una parola. Mi abbracciò...
poi si nascose in sala con Dori. Alla fine del concerto
venne giù il teatro e molti si accorsero che
era in sala. Noi lo chiamammo a gran voce dal palco
e lui, emozionato da morire, decise di salire al volo,
saltando dai sub dell'impianto direttamente sul palco...e
rischiando di sfracellarsi in platea. Riccardo Tesi,
Chicco Minonzio e io lo prendemmo al volo e lui finì
dritto tra le braccia di Elena Ledda!!!
Concordo
fondamentalmente con le tue opinioni sui brani.
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"Canti
randagi", inoltre, oltre a essere una magnifica
idea, è un grande tributo, ma soprattutto
è un gran disco. Le canzoni di Fabrizio
De André, quasi senza eccezione, calzano
come guanti sulle nuove strutture musicali e addirittura
dentro le nuove lingue scelte. I creatori di "Canti
randagi" hanno deciso di rendere le cose
difficili a se stessi e agli autori e interpreti
coinvolti. Tutte le canzoni sono state "tradotte"
nella lingua, nel dialetto, nell'idioma più
vicino ai gruppi che hanno partecipato all'iniziativa.
(segue) |
A me non piace molto quella
dei Re Niliu e valuto un po' di più
quella della Ledda perché
ha trasformato il pezzo in un canto in re campidanese.
Ma non possiamomica
essere d'accordo su tutto, no!
Il brano toscano era una scelta obbligata. Il testo
è di Cecco Angiolieri, la
musica è “leggera”, non ci sono
dubbi. Il problema è che l'espressione dialettale
toscana coincide troppo con la lingua letteraria italiana...
Ogni gruppo ha avuto due giorni di studio per realizzare
il brano. Il lavoro è stato fatto da Piero
Bravin (il mitico fonico dei live con la
PFM!!!) con qualche mia breve presenza in un fantastico
studio con un banco Neve e un set di microfoni da
urlo, su un multitraccia Mitsubishi digitale. I missaggi
sono stati fatti in un altro studio più automatizzato
da Piero Bravin e da me. Abbiamo operato numerosi
tagli e aggiustamenti su tutti i pezzi e il lavoro
di Piero è stato veramente fondamentale per
la pasta sonora, ma anche per il risultato musicale
finale. Una grande persona e un tecnico sopraffino
con un grande gusto musicale. Tra l'altro, guarda
un po', lui è cresciuto a Milano, ma i suoi
sono friulani!!!
Allan
Taylor. Qui c'è una cosa che non sai.
Fabrizio De André adorava Allan Taylor, altamente
ricambiato. Nel '98, quando suonò l'ultima
volta a Folkest, Allan era qui e volle presentare
lui lo spettacolo di Fabrizio che pi gli sbucò
all'improvviso alle spalle e lo abbracciò.
Ero a due metri da loro e ti garantisco che avevano
gli occhi lucidi tutti due. Incredibile! Fabrizio
disse allora che la presenza di Allan nel disco era
il regalo più bello e inatteso. Per noi era
anche un segnale di quanto Creuza de ma fosse valutato
all'estero come disco.
Grazie
ancora per aver rispolverato questo progetto che l'ottusa
stupidità delle case discografiche tiene in
un cassetto. Tra l'altro il 31 luglio, al
forte di Vinadio (CN) abbiamo fatto una ripresa
del live di Canti Randagi (dopo cinque anni dall'ultima
replica!) con Tesi e Vaillant, Elena Ledda, Baraban
e La Sedon Salvadie, con Bruno Gambarotta come presentatore.
Nel pomeriggio abbiamo avuto un incontro-dibattito
affollatissimo, devo e alla sera, a fronte di un'aspettativa
di 500 persone da parte degli organizzatori, abbiamo
avuto duemila paganti. Magia!
Non
ti faccio perdere altro tempo. E' stata una scusa
anche per me per ricordare alcuni particolare che
nel tempo potrebbero sfumare e mi sembravano interessanti.
Ciao e grazie di nuovo.
Un abbraccio.
Andrea Del Favero