Ospiti: Erica Scherl (violino in Primavera, autunno, inverno
e Vedo non vedo Dopodomai, viella ne L'olandese volante e
Io vado a sud); Marco Salvucci (voce finale ne L'olandese
volante); Nicola BRandi (chitarra acustica in Dopodomai);
Mocambo (zucca ad acqua in Io vado aè sud, cembalo
in Vedo non vedo e Rotaie Hardcore, cavo microfonico nel Il
primo morso); Fabio Paglierani (zucca ad acqua ne L'olandese
volante).
Testi Valerio Corzani; Musiche e arrangiamenti Massimiliano
Amadori
Produzione artistica: Massimiliano Amadori
Produzione esecutiva: Gli Ex - Massimo Roccaforte (Interno4
records)
Registrato a Teatro Petrella Longiano, Vigna dellaLombardesca
di S. PIetro in Bagno, House of Glam Studio di S.Agata Feltria
(Fc)
Tecnico
del suono: Alessandro Ciuffo Ciuffetti
Missato a: The house of love di Bivio Montegelli (Fc) da Massimiliano
Amadori. Masterizzato da Stefano Cappelli presso il Creative
Mastering Studio di Forlì
Foto copertina e foto booklet: Valerio Corzani (eccetto la
foto degli Ex che è di Mariza Mazzi)
Gli
Ex
"Primavera,
autunno, inverno" Interno 4 / Nda press - 2011 Nei negozi di dischi
Tracklist
01
L'olandese
volante
02
Vedo
non vedo
03
Primavera,
Autunno, Inverno
04
La
zazzera leggera
05
Tempo
al tempo
06
Io
vado a sud
07
E'
così che mi va
08
Il
primo morso
09
Nuvole
basse
10
Rotaia
hardcore
11
Dopodimai
Gli
Ex sono bravi. Anche perché hanno il coraggio di non lasciare
da sole le canzoni, ma di accompagnarle a racconti. In questo modo
torna ad avere senso accaparrarsi il disco, perché, agghindato
a piccolo libro, contiene contenuti che solo così si possono
gustare. E non dite che la confezione non ha il suo peso! E poi
non è solo confezione. I racconti di Valerio Corzani sono
belli e costituiscono un contraltare delle canzoni. In questo caso
si tratta di un racconto lungo in più episodi: di un olandese
che si è fermato a vivere sulla Riviera romagnola, delle
sue due figlie e di "Summertime", sinfonia d'estate in
quattro movimenti".
Se poi non vi piace leggere, me ne rincresco per voi, ma avete sempre
l'album. E anche qui le note positive fioriscono. Gli Ex hanno il
grosso vantaggio di somigliare a pochi, caratteristica quanto mai
meritevole in un'epoca di repliche e replciabilità all'infinito.
Le loro canzoni iniziano a scendere nella gola come gazzosa ed è
solo dopo che ti arriva l'alcol. A quel punto ti prende alla testa
una leggera euforia, ma il danno è fatto! Gli Ex vi hanno
presi ed adesso scollarsi da dosso non sarà un compito semplice.
Musica solare, che ha echi un po' di tutto e che al tutto riporta,
ma con un gusto per la forma canzone che non bisognerebbe mai perdere.
E infatti ...
Sono canzoni che parlano d'estate e di mare, ma non sono
"luglio, con bene che ti voglio". Le liriche sono curate
e le citazioni opportune. Che dire infatti della title track "Primavera,
autunno, inverno"? "E la mia vita reclama
stasera / le sue estati mancate / e mi urla, mastina, stasera /
le sue afose pedate / Che strana mestizia mi prende stavolta / che
strano, che stanco delirio / abortire un amore, a Rimini / in questo
fragore", che combina l'imprevedibile di citare De André
("E un errore ho commesso- dice- / un errore di saggezza
/ abortire il figlio del bagnino / e poi guardarlo con dolcezza
/ ma voi che siete a Rimini / tra i gelati e le bandiere / non fate
più scommesse / sulla figlia del droghiere") con
tocchi di Bruno Martino ("Odio l'estate"), Peppino di
Capri, il lounge e la musica latino-americana.
Ma questi sono Gli Ex, che vi piacciano o no, una band con pochi
tentativi di imitazione, ma che, a sua volta, cercano molto poco
di rifare il verso ad altri. In soli due dischi sono riusciti a
crearsi uno stile orchestral-marinar-romagnolo di grande piacere.
Cartizze avevamo detto la volta scorsa: aggiorniamo in Rabarbaro
Zucca. Sapete? Quello col seltz e il ghiaccio tritato che d'estate
è una benedizione per la sete, ma che, una volta finito lascia
delle tracce pesanti. Sì, Gli Ex fanno questo effetto. Sembrano
scorrere e invece si insinuano e insidiano le sacche della memoria
con una serie di motivi che partono sempre semplici e poi ti lasciano
il dubbio di avere molte più implicazioni di quelle che affiorano
alla prima lettura. Certo non è musica che sa di inverno,
ma che andrebbe tenuta da conto per l'estate, quando le canzoni
sono state probabilmente composte, ma tant'è: un raggio di
sole nell'inverno dà quasi più piacere.
Allora sono 11 pezzi, forse non tutti fondamentali, ma tutti interessanti,
perché comunque sia
compongo un mosaico. Perché questo album, per quanto non
lo dica espressamente, è in realtà un concept intrecciato
attorno ad alcuni temi e il primo ed il principale è l'estate.
Possiamo anche spingerci a dire che l'iptoetica facciata A (fino
al sesto brano) è più accattivante della facciata
B, ma sono sfumatore di gusto che non mette conto darne relazione.
Pregnante "L'olandese volante",
brano tosto che sembra riallacciarsi al racconto contenuto nel libretto.
Ma è una storia di pirati, di ribelli: "Abbiamo
solo una speranza, un alleato / la nebbia che discende / e rende
incerte / le battaglie e le rappresaglie"
Gradevolissima "Vedo non vedo",
la canzone più sixty del lotto, quella che anche nelle sonorità
sembra risalire la corrente del tempo. Di sicuro "La
zazzera leggera" è una piccola chicca
di leggerezza (è il brano che cita la gazzosa!). Ma tutto,
dal titolo in poi, è brezza di vento: "Chissà
cosa sei venuta a fare / con quella gonna corta / e la zazzera leggera
/ Chissà cosa stai cercando / in questa strada buia / col
fuoco da bivacco". Massì si parla di prostituzione,
ma col tocco del piumino da cipria: "Cosa? Cosa non ti
fa dormire la notte? / Cosa che non sia un caffé? / Cosa?
Cosa e quanto? / Dove? Dove ti stai spingendo adesso? / Dove ti
stai voltando? / Dove? Dove e quando?". Ma si può
lottare contro questa situazione? Forse, basta che ti ricordi che
"se vuoi spostare un masso poi / poi non usi un bastoncino".
"Tempo al tempo",
che nell'inciso sembra quasi la prosecuzione della canzone precedente
("Ma dove? Da dove a dove? A quando? / A quando?")
è leggermente più mossa, narra invece tranquelle vicende
d'amore ("se poi ti opponi alla mia mano morta") e
di musica ("Se indugi nell'accordo della tua chitarra / se
chiudi il chiavistello nella tua custodia / se quando l'accordo
sta per ribaltare / il quieto andazzo del suonare").
Bella "Io vado a Sud", canzone
leggermente più ambiziosa anche dal punto di vista musicale,
dove andando a sud si riprendono anche sonorità che ricordano
l'area mediterranea, sull'onda della viella suonata da Erica Scherl.
Sfumato ma intenso il testo: "Io vado a sud / per oggi,
non so domani / Devo dimenticare le tue mani / le tue mani ... /
Io mi incammino / mi piego, aspiro e prego / inseguo i miei mulini
a vento / e son contento, e son contento". "Io
vado a sud / ancora non ho deciso / se cerco un vento o un paradiso"
e nel dubbio il vento ce lo regalano. E' forse il brano più
forte del lotto.
"E' così che mi va" rispetta
in pieno il titolo: è un divertissement, leggero, leggero,
un ritmo che ti si inchioda nel cervello con lo stesso ritmo dell'onda
sul bagnasciuga: "E' così che mi va / un'inutile
idea / mi scompiglia ogni notte irrefrenabile". Nulla
più e nulla meno. Ma le canzoni di questo album hanno ancora
una loro particolarità: valgono di più se inserite
nel contesto ed ascoltate una dopo l'altra. Quando il disegno della
trama emerge nitido. Altrimenti, sì, alcune sono canzonette,
ma piacevolissime.
"Il primo morso" è la
prima canzone hard del disco: ce ne sono due, l'altra è "Rotaia
hardcore". Si entra subito al centro del tema:
"Sei il primo sorso d'acqua dopo un gelato / se il primo
morso di una vipera assopita / sei la prima mossa del ciclista in
fuga / sei la sola cosa che si merita una sega". E poi
si precisa meglio: "Sei culo, tette, fianchi, sei soddisfazione"
oppure "sei la quarta taglia di un sinuoso reggiseno".
"Ed è per tutto questo che ti rimetto in lista /
Per il tuo talento unico / per la tua freschezza / per la tua frangia
e per il tuo sorriso / Ehy bambola sexy". Ma contrariamente
alle apparenze è una canzone tutt'altro che trucida, anzi,
dotata di una grazie sghemba che la trasforma in un altro gioiellino,
una piccola perla nello scrigno dell'estate.
"Nuvola basse" è carina,
ma un po' troppo carina, tanto che scivola via senza lasciare grossi
graffi dentro, al di là di un "andirivienì"
con l'accento sulla i che dà un po' fastidio. Meglio allora
passare al secondo pezzo hard: "Rotaia hardcore"
che è un pezzo volutamente comico, costruito su un viaggio
in treno che si trasforma in un'avventura erotica: "E una
tipa lì davanti mi sorride / imitando il ghigno della jena
ridens / un laccio sta spunando dalla fibbia verde arancio / il
seno le deborda sul riflesso di un vetro che riflette su se stesso
/ Aiuto, ho capito la missione / della tipa che accavalla le sue
cosce / ed insieme scopre / una giarrettiera". Come va
a finire è facile intuirlo con lei che "mi dice
solo cose molto molto molto zozze / in una lingua strana / latinoamericana".
Si sorride: specie quando dice "io la seguo, satanasso".
"Dopodomai" è invece
una canzone di fastidio, un contropelo messo a fine disco come a
ricordare che non è tutto solo estate. "Intanto
voi vivete / ridere e vi abbuffate / pensare alle bollette, al Pil
e alle stronzate". "Ho visto i cortigiani di questi tempi
duri / genuflessi al dio dei supermercati / Ho visto licenziati
che in men che non si dica/ si sono riciclati nella malavita / ...
/ vi vedo consenzienti, davvero pronti a tutto / perfino a dar la
paga ai deliri di una maga". Finisce su una nota seria,
che ci voleva dopo questa sbornia di storia di sole e di brezze
leggere. L'ultimo vento che passa sulle cose è un vento meno
lieve, un vento che solleva polvere e sotto la polvere c'è
poco di bello da guardare. Si chiude come si è iniziato.
In mezzo c'è stata l'estate.
L'abbiamo detto: un rabarbaro Zucca contro
il sole cocente, il ghiaccio e la vaniglia che contrastano l'amaro
del rabarbaro. Il denso del fluido che nasconde l'alcol che ti colpirà
poi, soprattutto se lo bevi sotto il sole. Perché sotto le
cose, sotto le frasi, sotto le musiche, sotto l'estate c'è
sempre ancora qualcosa da tenersi stretti. Fosse anche solo la nostalgia
degli anni Sessanta. E Gli Ex sono abbastanza unici in questo loro
procedere divertente ed erratico.