Le
canzoni da marciapiede
"Al pranzo di nozze" Red waves Label - 2011 In qualche negozio di dischi
Tracklist
01
Al
pranzo di nozze
02
Accontentarsi
delle briciole
03
Il giro di giostra
04
Il
valzer di Alice
05
La
fermata
06
Di
carne di legno
07
L'ultima
della quindicina
08
Il
Ragtime del sempliciotto
09
L'albero
dei soldi
10
Il
piatto forte
11
Janine
12
Sabbia
e conchiglie
13
Il
ritorno di Camillo
La
Liguria è terra di navigatori, il mare è dominante
come una platea sempre aperta e rumorosa, difficile da contentare,
le città sono scene obbligate con alle spalle le pareti dei
monti, tutto pronto per una continua e riuscita rappresentazione
della vita. Forse per secoli gli appesi ai clivi hanno cantato quel
mutevole orizzonte che è molteplice e unico interlocutore
di ogni intima riflessione, il mare sempre a far di ogni finestra
un quadro meteopatico. Forse per questo da quella striscia di terra
si sono levate tante più voci e melodie, rispetto a dove,
con altri panorami meno evocativi, si canta con più difficoltà.
E non sto qui a fare un pleonastico elenco.
Le Canzoni da Marciapiede sono un gruppo di La
Spezia, che fa del periodo degli anni trenta francese e tedesco
il suo pozzo dei desideri, tra cabaret, chanson, teatro alla Brecht,
Edith Piaf, la Dietrich e le Dresden Dolls, il vaudeville, il burlesque,
un po’ di jazz delle origini, la canzone di denuncia e la
tradizione popolare italiana, con un bilanciamento delle componenti
che sorprende e si fa ammirare.
L’album è un concept che parte dall’occasionale
incontro scontro degli invitati a un matrimonio per analizzare via
via alcuni personaggi più o meno reali o di fantasia, per
descrivere situazioni di degrado morale e civile che purtroppo restano
la sola costante che amalgama questo secolo che non a caso Hobsbawm
ha definito breve, anche se non accenna a finire, anzi, sembra torcersi
su se stesso per ripetere all’infinito errori e dolori.
"Al pranzo di nozze" –
andamento da cabaret tedesco, un rapida carrellata della varia e
avariata umanità che s’incrocia in occasione dei matrimoni,
da abitudini e frequentazioni diverse. Il posto giusto per studiare
uno spaccato incompleto ma indicativo dei vizi e delle deviazioni
comportamentali dell’inciviltà moderna.
Accontentarsi delle briciole – la forma teatrale non tradisce
la canzone da fumoso caffè chantant, con echi di canzone
d’autore. La protagonista, una prostituta, che insegue ancora
un sogno normale mentre si piega ai bisogni dei clienti. “Sono
quella che mangia gli avanzi / dai piatti già freddi / lasciati
sui tavoli / mangiati con scarso appetito, / serviti con noia, /
un oltraggio per quella tovaglia /… chissà cosa ti
fa pensare / che a me stia poi bene così / senza orari e
impegni / nessun rischio di sbagli / confinata tra l’auto
e il motel…”
"Il
giro di giostra" – uno dei brani più
belli dell’album, drammatico, violento nella situazione, con
le parole che poetiche e dure dettagliano un atto di violenza estrema,
mentre scorre un delicato valzer, lento, malinconico, piegato. “E
fammelo fare quel giro di giostra / sono venuto apposta / a provare
come si sta sopra di te /fammi salire, che cosa ti costa / se un
pugno non basta / sarà il coltello a ragionar con te / lasciati
fare…” "La fermata" - Un altro bel
brano, che riesce davvero a comunicare per belle immagini poetiche
un altro inno all’incomunicabilità, alla difficoltà
di manifestarsi, sogni che restano nascosti, parole che muoiono
sulla lingua prima di uscire, mentre il soggetto dei nostri desideri
prende come ogni mattina l’auotbus all’oscuro della
marea emozionale che ci sovrasta. Bella la coda vocale di Valentina.
“Trema la penna sul foglio / la carne e i nervi mi vorrebbero
là / alla fermata, / che mi scopre muto ogni giorno / al
ritorno da sogni da re….”
"Di carne e di legno" –
Un vivo quadro del piccolo paese che si mobilita tutto nei giorni
di festa, di matrimonio e di funerale, con le nozze che devono essere
evento e che finiscono per essere tutte uguali, l’educazione
diversa che concede agli uomini cedimenti antichi “perché
l’uomo è di carne, non legno… / ballo d’addio
alle uscite di sera / benvenuto a grembiule e dovere / il miele
si secca sul tappo del vaso / e la luna la mangiano i tarli / dalla
mano alla coscia / alla mano alla faccia / è questione di
vino e di giorni…”
"L’ultima della quindicina"
– Altro bel brano con l’andamento del jazz che fu, un
bel ragtime perfetto per la descrizione colorata e colorita delle
vecchie case chiuse. “…domani sul divano rosso /
troverete un’altra gatta / e l’amerete quanto me, /
in paradiso o giùall’inferno, / dono, tentazione e
danno, / in seta morbida e guepiere”
"L’albero dei soldi" –
Un altro apice di questo album molto bello, la ricerca di un salvagente
per salvarsi da questi tempi così poveri di idee e progetti,
per non finire, senza sogni e sopresi dall’età che
avanza, a inseguire falsità. “Vorrei il libro blu
dell’interpretazione dei bisogni, / i sogni li ho perduti
via facendo / ma mi accontento di un’indicazione chiara /
verso l’albero dei soldi… / …cerco libertà
dalle catene che non ho / ma che acquisterò col tempo / cerco
identità tenuta bene / se si può / chi sono non so….”
"Il piatto forte" – Al
pranzo di nozze si incrociano esistenze che poi torneranno a viaggiare
altrove, qui la decrizione di un tentativo di dare un senso a una
serata così, con un rapido amplesso in macchina e un ritorno
a casa a mentirsi ancora se quel senso non c’è. “Fa
capolino la luce del giorno / mentre idealizzo un prossimo incontro
/ talmente immersa nel nuovo ricordo / da non far caso alla schiena
che scontro / passato il sonno mi restano addosso / gli odori e
ilsapore dei doni concessi / mami domando se è peggio tradire
/ o mentire a se stessi…”
"Janine" – Il ritmo sudamericano
accompagna la vita di Janine, che si adatta per vivere a un doppio
lavoro, cameriera di giorno e spogliarellista di notte, una vita
affrontata con impegno e con la leggerezza di un samba che suona
anche se nessuno bada alle sue doti intellettive, alle note della
sua chitarra. “Ma lei balla solo con chi le gusta / la
garota è provocante ma non la compri all’asta / conquista
la pista / a prima vista l’ameresti già / incantato
dal suo samba…”
"Sabbia e conchiglie" –
Una dolce canzone d’amore disperato, di lunga attesa, d’impazienza,
di necessità e dolore, di partenze e ritorni. “Tu
che odori rose rosse / che se solo lui ti amasse / poserebbe una
mattina al tuo portone / come un filo d’aquilone / tra le
maglie di una rete / sta il tuo cuore…”
"Il ritorno di Camillo" –
La sorpresa e il graffiante disappunto di un ritorno a casa dopo
anni, con il paese trasformato, purtroppo, come sempre in Italia,
in peggio, con le costruzioni che ostruiscono e chiudono il mare
fuori dalla possibilità di ritrovare, almeno in quello, un
conforto. “la bilancia vuole così / chiede un mucchio
di sassi per un pugno d’oro / qualche morto per il lavoro
che ci stà / un porto a scatoloni gialli e blu…/…
L’album è completato dagli strumentali "Il
valzer di Alice" dedicato alla figlia, e "Ragtime
del sempliciotto".
Davvero una piacevolissima scoperta, la Liguria continua a sfornare
artisti di eccelsa qualità, la scuola funziona ancora, il
riascolto dell’album è automatico e sempre più
piacevole, e solo alla fine ci si accorge che tutto questo variare
di stili e di umori, di ritmi e tonalità, è realizzato
solo da Valentina Pira, ottima cantante capace di colorare con mille
sfumature diverse, e di Andrea Belmonte, fine pianista e autore
di tutti i testi e le musiche. Dal vivo è evidente la componente
teatrale, con recitativi e momenti di agevole comunicazione con
il pubblico. Complimenti davvero ragazzi, voto 7