18/01
- Nanni
Ricordi, mah! Sembra quasi un ossimoro questo nome
e cognome che ha a che fare con un mondo importantissimo
della nostra vita: i ricordi appunto. E lui, che di
Ricordi aveva il senso della musica e della profondità
della ricerca, oggi è forse un ricordo? No,
non credo perché della sua presenza terrena
così ricca e inconfondibile, il ricordo non
rimane l’antidoto al rimpianto ma è solo
la sfera di silenzi, parole e passaggi che ci rendono
più dolce la vita.
Milano, fine anni 50; il mondo discografico
vive un momento di andirivieni, di confusione poiché
fra le pulsioni inglesi e americane, fra il retaggio
vocalistico alla Villa e tutta una serie di piccoli
rocker, urlatori, incavolati cronici e semplici icone
di un tempo che si sta sbiadendo, c’è
bisogno di dare una svolta importante. Nanni Ricordi,
discendente di cotanta stirpe di verdiana memoria,
inizia la sua personale rivoluzione, azzerando l’interesse
per la mistura dei generi e puntando su quello che
già in Francia è stato un fenomeno,
da Jacques Brel a Serge Gainsbourg (anche se lui è
il più giovane).
Cantanti che sono autori delle proprie musiche, che
vanno a fondo del proprio animo per narrare l’intensità
della vita, con tutti i patemi e disastri sentimentali
di una generazione che malamente si appoggia ad un
tempo passato di guerra. Ecco l’intuizione di
Ricordi, puntare sugli autori che cantino le proprie
canzoni. S’inizia con il veterano Umberto Bindi,
raffinatissimo musicista, dotato di cura e conoscenza
della musica che per i testi si affida a Giorgio Calabrese.
“Arrivederci”, “Il nostro concerto”
e poi Gino Paoli, Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, Sergio
Endrigo. Insomma un passaggio epocale, fondamentale,
irreversibile, forte di una nazione che era la spina
nel fianco degli stati europei che non vedevano di
buon occhio un popolo che s’era dimenato fra
Mussolini e il potere liberatorio dell’America.
È un corso, un percorso inverosimile e l’intuizione
di Ricordi cambia il volto della discografia italiana;
i dischi vengono “lanciati” con ideali
concorsi che possano permettere alla gente che compra
i 45 giri di vincere dai pupazzi ai premi in moneta.
Insomma, considerando che Ricordi sfonda nella “sua”Ricordi
e contro ha la vaticanense Rca (etichetta americana
che arriva in Italia grazie alla “benedizione”
di Papa Pio XII). La strada è aperta, Gaber
e gli altri escono dai sottoscali dei locali pubblici
e iniziano a fare “i concerti”, rompendo
una consuetudine tipica della musica classica (forse
non si sa che Ricordi dette anche un contributo importante
alla visibilità dei dischi classici). Insomma
è un terremoto: nascono i manager, nerds e
intellettuali che vivevano un po’ da sfigati
ora hanno dei grandi spazi e partono in lunghe tourneé.
E s’incazzano i democristiani per i messaggi
che questi giovani cantautori lanciano; gli fa eco
la chiesa cattolica che con tutto il plotone Rca (fatto
soprattutto da prodotti americani e da cantanti addomesticati)
non riesce a sbarrare la discesa in campo dei cantautori.
Alla fine anche l’etichetta americana “cede”
al mondo dei cantautori e così oramai il vaticinio
di Ricordi ha prodotto una grande memoria, una grande
cultura. Però, a mio parere, il suo più
grande capolavoro è stata l’invenzione
dell’etichetta indipendente “L’ultima
spiaggia” folle impresa che dura uno sprazzo
di tempo importantissimo però che si può
sintetizzare in quell’incredibile lp “Disco
dell’angoscia” prodotto e interpretato
da Ricky Gianco e Gianfranco Manfredi, cofondatori
della mitica etichetta nata dalla lucida follia di
tre geniali musicisti. E forse, dopo tanto vivere,
con il corpo cancellato dalla caduta della malattia,
mi piace ricordare quel “cane con i capelli”
canzone di grande intelligenza di Jannacci che fu
lanciata da Ricordi con un pupazzo di un cane con
i capelli che forse è proprio li quella geniale
follia di un “semplice” musicista, figlio
di una famiglia ammiraglia della musica classica che
lascia al mondo il suo passaggio che non sarà
mai un ricordo ma una forte e intensa presenza. Sempre.
Riferimento bibliografico: “Ti
ricordi Nanni? L’uomo che inventò i cantautori”
di Claudio Ricordi, Excelsior 1881, 2010.
Ipse dixit
"Secondo me se andiamo avanti
su questo piano, finiamo con un dibattito di cui non si capisce
né la testa né la coda. Perché qui non si tratta
di cose giuste o di cose sbagliate. Questo è un discorso
moralistico. Si tratta di una scelta di classe. Oggi la scuola è
in mano alla classe dominante che è la borghesia!"
"La borghesia tende attraverso la scuola
a formare dei futuri padroni [...] ma a formarli in modo tale che
anche questi futuri padroni non sappiano, non discutano troppo,
perché poi magari qualcuno di quelli può fare delle
riflessioni. Ci vuole della gente che non rifletta, che usi il manganello
quando è necessario, o le leggi ma senza riflettere troppo"
"Scegliere da che parte si sta: con gli sfruttati o con
gli sfruttatori. Se si sta con gli sfruttati, si va nelle fabbriche,
si fa pratica sociale, si lavora per la classe, per la rivoluzione
in Italia, e si è fatta una scelta. E questa è la
scuola; la scuola più importante insieme alla cultura"
Realizzato per lanciare l'omonima etichetta, Ultima Spiaggia è
frutto del lavoro di una squadra di ottimi sessionmen guidati da
Ricky Gianco insieme a Ninni Carucci, Gianfranco Manfredi e al tastierista
Claudio Bonechi, ma molti lo considerano un album di Gianco piuttosto
che il lavoro di un gruppo (anche se le note di copertina lo citano
solo come compositore e musicista).
Ultima spiaggia è musicalmente vario, e miscela diversi generi.
L'amore di Gianco per il rock'n'roll emerge in alcune parti, altre
sono più vicine al progressive. I testi sono collegati tra
loro, l'album ha un soggetto unico e, come suggerisce il sottotitolo
(disco dell'angoscia) si basa sulla storia di un uomo che ha un
incidente e versa in un lungo stato di incoscienza.