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Ti Ricordi, Nanni?

Di Marco Ranaldi

18/01 - Nanni Ricordi, mah! Sembra quasi un ossimoro questo nome e cognome che ha a che fare con un mondo importantissimo della nostra vita: i ricordi appunto. E lui, che di Ricordi aveva il senso della musica e della profondità della ricerca, oggi è forse un ricordo? No, non credo perché della sua presenza terrena così ricca e inconfondibile, il ricordo non rimane l’antidoto al rimpianto ma è solo la sfera di silenzi, parole e passaggi che ci rendono più dolce la vita.

Milano, fine anni 50; il mondo discografico vive un momento di andirivieni, di confusione poiché fra le pulsioni inglesi e americane, fra il retaggio vocalistico alla Villa e tutta una serie di piccoli rocker, urlatori, incavolati cronici e semplici icone di un tempo che si sta sbiadendo, c’è bisogno di dare una svolta importante. Nanni Ricordi, discendente di cotanta stirpe di verdiana memoria, inizia la sua personale rivoluzione, azzerando l’interesse per la mistura dei generi e puntando su quello che già in Francia è stato un fenomeno, da Jacques Brel a Serge Gainsbourg (anche se lui è il più giovane).

Cantanti che sono autori delle proprie musiche, che vanno a fondo del proprio animo per narrare l’intensità della vita, con tutti i patemi e disastri sentimentali di una generazione che malamente si appoggia ad un tempo passato di guerra. Ecco l’intuizione di Ricordi, puntare sugli autori che cantino le proprie canzoni. S’inizia con il veterano Umberto Bindi, raffinatissimo musicista, dotato di cura e conoscenza della musica che per i testi si affida a Giorgio Calabrese. “Arrivederci”, “Il nostro concerto” e poi Gino Paoli, Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, Sergio Endrigo. Insomma un passaggio epocale, fondamentale, irreversibile, forte di una nazione che era la spina nel fianco degli stati europei che non vedevano di buon occhio un popolo che s’era dimenato fra Mussolini e il potere liberatorio dell’America.

È un corso, un percorso inverosimile e l’intuizione di Ricordi cambia il volto della discografia italiana; i dischi vengono “lanciati” con ideali concorsi che possano permettere alla gente che compra i 45 giri di vincere dai pupazzi ai premi in moneta. Insomma, considerando che Ricordi sfonda nella “sua”Ricordi e contro ha la vaticanense Rca (etichetta americana che arriva in Italia grazie alla “benedizione” di Papa Pio XII). La strada è aperta, Gaber e gli altri escono dai sottoscali dei locali pubblici e iniziano a fare “i concerti”, rompendo una consuetudine tipica della musica classica (forse non si sa che Ricordi dette anche un contributo importante alla visibilità dei dischi classici). Insomma è un terremoto: nascono i manager, nerds e intellettuali che vivevano un po’ da sfigati ora hanno dei grandi spazi e partono in lunghe tourneé. E s’incazzano i democristiani per i messaggi che questi giovani cantautori lanciano; gli fa eco la chiesa cattolica che con tutto il plotone Rca (fatto soprattutto da prodotti americani e da cantanti addomesticati) non riesce a sbarrare la discesa in campo dei cantautori.

Alla fine anche l’etichetta americana “cede” al mondo dei cantautori e così oramai il vaticinio di Ricordi ha prodotto una grande memoria, una grande cultura. Però, a mio parere, il suo più grande capolavoro è stata l’invenzione dell’etichetta indipendente “L’ultima spiaggia” folle impresa che dura uno sprazzo di tempo importantissimo però che si può sintetizzare in quell’incredibile lp “Disco dell’angoscia” prodotto e interpretato da Ricky Gianco e Gianfranco Manfredi, cofondatori della mitica etichetta nata dalla lucida follia di tre geniali musicisti. E forse, dopo tanto vivere, con il corpo cancellato dalla caduta della malattia, mi piace ricordare quel “cane con i capelli” canzone di grande intelligenza di Jannacci che fu lanciata da Ricordi con un pupazzo di un cane con i capelli che forse è proprio li quella geniale follia di un “semplice” musicista, figlio di una famiglia ammiraglia della musica classica che lascia al mondo il suo passaggio che non sarà mai un ricordo ma una forte e intensa presenza. Sempre.

Riferimento bibliografico: “Ti ricordi Nanni? L’uomo che inventò i cantautori” di Claudio Ricordi, Excelsior 1881, 2010.

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Ipse dixit

"Secondo me se andiamo avanti su questo piano, finiamo con un dibattito di cui non si capisce né la testa né la coda. Perché qui non si tratta di cose giuste o di cose sbagliate. Questo è un discorso moralistico. Si tratta di una scelta di classe. Oggi la scuola è in mano alla classe dominante che è la borghesia!"

"La borghesia tende attraverso la scuola a formare dei futuri padroni [...] ma a formarli in modo tale che anche questi futuri padroni non sappiano, non discutano troppo, perché poi magari qualcuno di quelli può fare delle riflessioni. Ci vuole della gente che non rifletta, che usi il manganello quando è necessario, o le leggi ma senza riflettere troppo"

"Scegliere da che parte si sta: con gli sfruttati o con gli sfruttatori. Se si sta con gli sfruttati, si va nelle fabbriche, si fa pratica sociale, si lavora per la classe, per la rivoluzione in Italia, e si è fatta una scelta. E questa è la scuola; la scuola più importante insieme alla cultura"



Ultima Spiaggia (Disco dell’angoscia)
Ricky Gianco (chitarra, voce)
Ninni Carucci (voce)
Nanni Ricordi (voce)
Gianfranco Manfredi (voce)
Ivan Cattaneo (voce)
Sergio Farina (chitarra)
Claudio Bonechi (tastiere)
Hugo Heredia (sax)
Gigi Cappellotto (basso)
Tullio De Piscopo (batteria)
Ellade Bandini (batteria)

Realizzato per lanciare l'omonima etichetta, Ultima Spiaggia è frutto del lavoro di una squadra di ottimi sessionmen guidati da Ricky Gianco insieme a Ninni Carucci, Gianfranco Manfredi e al tastierista Claudio Bonechi, ma molti lo considerano un album di Gianco piuttosto che il lavoro di un gruppo (anche se le note di copertina lo citano solo come compositore e musicista).
Ultima spiaggia è musicalmente vario, e miscela diversi generi. L'amore di Gianco per il rock'n'roll emerge in alcune parti, altre sono più vicine al progressive. I testi sono collegati tra loro, l'album ha un soggetto unico e, come suggerisce il sottotitolo (disco dell'angoscia) si basa sulla storia di un uomo che ha un incidente e versa in un lungo stato di incoscienza.

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