Roberta
Di Mario: “Tra il tempo e la distanza” Un progetto
che trasuda passionalità e semplice eleganza di
Fabio Antonelli
Ascolti
collegati
Naif Herin
Tre civette sul comò
Gabriella Grasso
Cadò
Carmen Consoli
Elettra
Giulia Millanta
Dropping down
Giulia Anania
Giulia Anania
Carlot-ta
Make me a picture
of the sun
Crediti:
Roberta Di Mario: voce, pianoforte (3, 7) Alessandro Gwis: pianoforte, tastiere Marco Rovinelli: batteria Luca Pirozzi: basso, contrabasso Alberto Lombardi: chitarre acustiche, chitarre
elettriche Gianni Savelli: sax tenore, sax alto, sax
soprano, clarinetto Prisca Amori: I violino Adriana Ester Gallo: II violino Fabrizio De Melis: viola Giuseppe Tortora: violoncello
(1, 10) Testo e musica:
Roberta Di Mario; (2, 4, 5, 8, 9) Testo: Fabrizio Griffa,
Roberta Di Mario Musica: Roberta Di Mario; (3, 7) Piano solo
by Roberta Di Mario: (6) Testo: Claudio Ciarlo, Roberta Di
Mario Musica: Roberta Di Mario
Arrangiamenti: Gianni Savelli
Edizioni musicali: Alfamusic Studio (Siae)
Produzione Artistica:
Alfamusic
Produzione esecutiva: Roberta Di Mario
Supervisione di produzione: Fabrizio Salvatore (Alfamusic)
Arrangiamenti, orchestrazione e direzione musicale: Gianni
Savelli
Registrazioni e missaggi: Alfamusic Studio (Roma)
Tecnico del suono: Alessandro Guardia
Mastering: Forward Studios, Grottaferrata (Roma)
Tecnico del Suono: Carmine Simeone
Progetto Grafico:
Ettore Festa, HaunagDesign
Foto: Marco Palumbo, Andrea Neri
Roberta
Di Mario
Tra il tempo e la distanza
AlfaMusic/Egea Distribution - 2011 Nei
negozi di dischi
Tracklist
01
Tra il tempo e la distanza
02
Nessun mattino ha l’oro in bocca
03
Chaotics
04
L’intervista
05
Microstoria
06
Lady swing
07
She lulluby
08
Monopoli
09
La mossa
10
Quello che ti chiedo adesso
“E
voi giù
con il naso all’insù
incantati a bocca aperta
aspettate la mia mossa”
Così
canta Roberta Di Mario in La mossa
e come darle torto dopo che per otto tracce ci ha incantato con
una voce stupenda, fluida che mette i brividi accarezzandoci con
dolcezza, stringendoci a se, seducendoci attraverso versi bellissimi,
a volte teneri e immaginifici, a volte più quotidiani e realistici,
ma che anche quando ci abbandona, soli, tra le note del suo pianoforte,
ci irretisce tra fughe inattese e bruschi ritorni, salti pindarici
e improvvise cadute come nel caso del magnifico Caothics.
D’altronde
nell’ascoltare il disco, s’intuisce da subito, dalla
prima traccia Tra il tempo e la distanza,
quella che dà il titolo all’intero lavoro, che questo
suo disco d’esordio è uno di quelli che lascia il
segno. È vero, in fondo è semplicemente una canzone
d’amore, ma è scritta bene. Eccone due passaggi “E
come la neve / si abbandona e poi volteggia nel sole / Io sento
più lieve / E più leggero il tuo silenzio dentro
il cuore” e “Come la neve / si sciolgono
sotto il sole le mie paure / Io sento più lieve / E più
leggero il mio dolore”. Ad ascoltarla, è soprattutto
come sa gestire la musicalità e il canto a convincere senza
se e senza ma.
Ascoltatela
ancora in Nessun mattino ha l’oro in bocca
sussurrare con voce languida “Giro e mi rigiro dentro
a un letto molleggiato / Il gatto dalla’armadio che si tuffa
in un agguato / Ed io così, ferma lì …”
e ditemi se almeno voi uomini non sognereste di svegliarvi
accanto a una donna così, io ammetto di essermi innamorato
subito di questo brano. Quando poi entra in gioco la suadente
voce di un sax, il miracolo si compie e allora non importa più
nulla, se “Il giorno è una roulette che non dà
crediti / Le auto sbuffano, i clacson svisano / Le sigarette che
si accendono e si spengono”.
I bei sogni,
però, a volte possono svanire presto, spazzati via da turbini
emotivi, situazioni irrazionali che portano subbuglio e caos nella
nostra esistenza, questo deve aver forse ispirato il già
citato Chaotics, un brano puramente
strumentale, composto e suonato alla perfezione da Roberta, con
uno stile che mi riporta alla mente tutta la magia di un Keith
Jarrett, con quel passare dall’impeto iniziale
alla struggente malinconia dello sviluppo centrale, per lasciar
spazio a una rarefazione della trama, fino al ritorno vigoroso
e impetuoso del finale. Sembra un brano sospeso tra modern jazz
e classicismo alla Debussy.
Che dire poi della successiva L’intervista,
una specie di autobiografia che si muove nell’ambito del
latin jazz e in cui Roberta si definisce schiettamente così
“Sono marmellata e sale / Sono porpora e rubino / Perché
azzardo e mordo / Questo frutto proibito / Che ha il sapore della
vita / Gocciolante dalle dita”. Semplicemente meravigliosa.
Contrabbasso
e pianoforte ci introducono nella lenta e sinuosa Microstoria,
che ricorda molto lo stile minimalista, elegante, raffinato di
Joe Barbieri. In fondo, lo stesso titolo riporta
alla mente Microcosmo, una delle più
belle canzoni di Joe. È una gran bella canzone d’amore,
che narra delle inevitabili differenze che ci sono in un vero
rapporto d’amore “Non sono come Venere / se cerchi
il fuoco trovi cenere / sincera fino oltre la pelle / Non sono
come Venere / detesto più di un fiato sulla pelle / non
sono come tu mi vuoi, non sono come tu mi vuoi … “
ed è cantata, ancora una volta, con una voce che mette
i brividi. Attenzione a questo brano. Dà assuefazione.
Lady swing è diversissima dalla
precedente, molto più vicina al pop a discapito di un titolo
riferito a Peggy Lee, come si evince dai versi
conclusivi “Cadono bombe americane / Sopra i bersagli
facili così / Come un pensiero debole / Che vola lì
per lì / Tromba che poi sa di fumo / Piano and rocks forever
/ Lady swing / E la mia voce è liquida / My swing and Peggy
Lee”. In questo brano c’è molto il sogno
americano, ma anche l’amarezza della realtà delle
bombe così poco “intelligenti”.
Il successivo
She Lulluby è un brano puramente
strumentale composto ed eseguito al piano dalla stessa Roberta
Di Mario, che dimostra comunque di avere classe da vendere.
Bella anche
Monopoli, con quelle sue aperture melodiche
e quel tentativo di ricondurre in fondo l’amore a una semplice
partita a Monopoli “Stazioni poi tassazioni / Senza
più probabilità / Solitudine nelle vene / E alla
sua libertà”.
Di La
mossa s’è già accennato, è
forse il brano più legato al jazz classico quello alla
Duke Ellington tanto per intendersi, qui c’è
spazio per il pianoforte e l’organo di Alessandro
Gwiss e la sezioni fiati, tutta nelle abili mani di Gianni
Savelli. Tutto il testo sembra alludere a una canzone
prettamente autobiografica “Precisa / a volte un po’
improvvisa / come una equilibrista / io vinco la scommessa / e
volteggio sui centimetri / senza protezioni / e abbaglio, ingarbuglio
/ non sbaglio e mi stendo e poi”, almeno fino alla sorpresa
finale, “io vi lascio a bocca aperta / attenzione sono la
mosca …”.
Il disco
si chiude con Quello che ti chiedo adesso,
un altro disteso canto d’amore sorretto dagli archi e che
costituisce forse la migliore vetrina possibile per mettere in
luce le capacità ammaliatrici di Roberta, per rendersene
conto basta ascoltarla nei versi conclusivi “È
eternità nell’immenso istante di noi / Cosi / Quello
che ti chiedo adesso (3 volte) / Sei tu …”. Come
resisterle? Occorrerebbe farsi legare come Ulisse dinanzi al canto
delle sirene.
“Quando
scrivi una canzone non sai mai dove ti porterà. È
un percorso misterioso, meraviglioso. E un regalo prezioso”
così scrive Roberta nell’interno copertina ed io
penso che nel suo caso quest’affermazione sia pienamente
condivisibile.
La sua musica,
la sua semplice eleganza, la passionalità con cui canta
sono senza dubbio un dono prezioso non di quelli però da
custodire gelosamente nascosti in un cassetto ma anzi da far conoscere
il più possibile.