Ospiti: Lella Costa (voce recitante in "Liquida");
Arké String Quartet (archi in "Una certa esaltazione
del vivere"); Ferruccio Spinetti (pianoforte in "Il
suono e l'invisibile")
Testi e musica di Parigi/Kaballà, tranne 1 (Parigi),
6 (Parigi/Michele Vasseur), 9 (Ferruccio Spinetti/Parigi):.
Produzione artistica Susanna Parigi e Stefano Barzan.
Registrazione e mix Sduio Barzan, Stefano Barzan. Mastering:
Nautilus Studio, Aldo Baglio. Progetto creativo: Maurizio
Pirero (Oltre), Andrea Coppola (Studio Ata). Foto: Stefano
Videtta. Traduzioni: Claude Adrian Caponnetto. Riprese video:
Lucilio Santori
Susanna
Parigi
"La lingua segreta delle donne" PromoMusic/Corvino/Edel - 2011 In tutti i negozi di dischi
Tracklist
01. Liquida
02. Così è se vi pare
03. Crudo
04. Ma tu dormi
05. Una certa esaltazione di vivere
06. Petite Madone
07. L'uomo senza qualità
08. La città senza porte
09. Il suono e l'invisibile
10. Volesse il cielo
11.
Contenuti multimediali con Gianna Schelotto, Teresa De Sio,
Pamela Villoresi, Ottavia Piccolo, Curzia Ferrari, Nerina
Mirotti, H.E.R.
Videoclip: Liquida
“Davanti
ad un pozzo non si muore di sete. Quando si è con le sorelle
non c’è posto per la disperazione“. Così
recitava un detto cinese. Ma la particolarità di questo proverbio
sta nella sua lingua: solo le donne conoscevano. Una lingua ignorata
e trascurata dagli uomini da sempre. Più scritta che orale,
si chiama Nu Shu ed è tornata alla ribalta all'inizio del
2010, con la ristampa del primo dizionario Nu Shu, per l’inaugurazione
di una scuola rigorosamente femminile con corsi per imparare l’antico
linguaggio perduto delle donne e per un costume che si sta diffondendo
sempre più nella Pechino e nella Shanghai bene.
Quella che in passato
era il simbolo della discriminazione femminile, oggi sta diventando
simbolo della femminilità d’élite. Una rivincita
per le spose bambine e le concubine. Per le donne a cui non veniva
insegnato a parlare per impedire di poter esprimere le loro emozioni.
Susanna Parigi se ne è appropriata, per questo suo nuovo
lavoro. Un disco di una donna che parla di donne. E quale occasione
migliore dell'8 marzo per parlare di un'opera che ha come tema
la riflessione sul linguaggio femminile? Linguaggio inteso non
solo come concetto circoscritto di parola, ma anche come linguaggio
del corpo, del sentimento, dello spirito.
A partire
dal brano iniziale, "Liquida",
che, sostenuto dalla voce recitante di Lella Costa, racconta ciò
che le donne si tramandano, soprattutto nel campo dello spirituale,
inizia un viaggio che solleva veli sull'intimo universo femminile.
Si esplora così un mondo fatto principalmente di sensazioni
e di emozioni, ma anche di valori, di spiritualità e di
carne.
Così
la storia della mujer Ramera, prostituta-amante, donna dono lascia
spazio a quella della donna violata di "Crudo"
e si alterna ancora alla donna che cerca amore nel suo uomo che
nemmeno se ne accorge. E dorme. Proprio come quell'altro, cantato
da Isa, che pensava soltanto alla leva del cambio e all'autoradio.
E ancora si va dal
desiderio di amore e di vita, tema di Una certa esaltazione di
vivere al crudo ritratto di una certa becera maschilità
appunto dell'Uomo senza qualità.
Ma su tutto trionfa la speranza. Quella della "Città
senza porte". Luogo ideale dove vive un flusso
di amore costante e acqua che scorre per tutta la gente. Città
dove la legge ascolta la gente e ci sono navi di donne e uomini
nuovi. Dove passi veloci accolgono amici e si cosegnano monete
di tempo.
La parte
musicale, come sempre è curatissima e raffinata. L'impianto
è classico, totalmente acustico. Susanna suona pianofarte,
fisarmonica, clavicembalo e naturalmente canta. La sostengono,
tra gli altri e di volta in volta, gli archi dell'Arké
String quartet, il pianoforte di Ferruccio Spinetti, Il violino
e la viola di Alice e Aurora Bisanti e tutti gli altri che vedete
a lato.
Un disco
"bianco", come i toni su cui sono giocati libretto e
digipack, con la suggestiva metafora della striscia di pizzo a
coprire la bocca. Disco che si conclude non a caso con "Volesse
il cielo" di Toquinho, de Moraes e Bardotti.
Canzone di speranza, totalmente in tema e a chiosa del lavoro.
Canzone scritta da uomini, a dire, se ce ne fosse bisogno, che
esistono uomini dotati di sensibilità, che essa non è
prerogativa femminile, ma alberga nelle persone vere. Di qualunque
sesso esse siano.
E che la lingua segreta non è un disco "contro",
piuttosto, se è vero che "Quello che non è
detto o non si vede, agli occhi dei più non esiste"
questo disco è una buona, anzi ottima occasione per provare
a farli aprire, questi occhi. E che possa essere l'augurio che
gli occhi, di uomini e di donne, si aprano anche su altro.
Vivamente
consigliato.
La lingua segreta delle donne
"Esiste in Cina una lingua segreta delle donne. Solo le donne
sapevano leggerla e tramandarla. La lingua si chiamava Nushu.
E' dove l'amore non c'è, forse, che il segreto va custodito.
Certe donne affidano le loro vite solo a coloro che conoscono
il giusto peso della Farfalla e la formula delle coincidenze.
Sono loro le protagoniste di questo disco, le abitatrici della
"Città senza porte".
"Sono
donne capaci di passione prepotente verso l'altro, ma anche verso
la propria creazione. Conoscono il valore della loro parte intima
e la difendono da un mondo senza ombre. Sono capaci di immaginare.
Sanno che quello che non è detto, o non si vede, agli occhi
dei più non esiste e quindi non rischia di venire distrutto.
Può darsi che in attesa di tempi migliori la loro lingua
rimarrà sconosciuta, come il silenzio perfetto della neve
o il suono invisibile delle pietre che cantano".
Il Nu Shu nasce dalla trascrizione di versi e canzoni tradizionali
che le donne Yao delle province di Jianyong e Yongming (Hunan)
cantavano durante i lavori di tessitura. Furono proprio queste
donne, analfabete e senza educazione, le donne paesane dai piedi
fasciati, a inventare questo sistema di scrittura. Per contrasto
definirono la scrittura cinese “Nan Shu”, ovvero “scrittura
dei maschi”. I mariti non erano in grado di comprendere
i significati della scrittura delle loro mogli, anzi non la tenevamo
minimamente conto perché le consideravano esseri inferiori.
E fu proprio per questa profonda discriminazione a rendere sconosciuto
il Nu Shu per secoli: una sub-cultura tutta al femminile in un
mondo patriarcale.
Il Nu Shu trovava espressione nella vita quotidiana delle donne
e fu integrato nel lavoro di routine. Veniva cantato e in questo
modo accompagnava la vita di ogni giorno. Era usanza riunirsi
a cantare leggendo uno scritto Nu Shu mentre cucivano e ricamavano,
e le loro scritture e canzoni sono diventati il più importante
elemento delle cerimonie, inclusi i matrimoni. Il Nu Shu aveva
la funzione di rinforzare la sorellanza e di trasformare la vita
quotidiana in una sorta di fuga profumata di libertà, opposta
ai grigiore e all’oppressione quotidiano. Ne sono testimonianza
le toccanti lettere ritrovate scritte in forma poetica in modo
da liberare le loro emozioni più profonde, in cui si rivela
il grande risentimento nei confronti della dominanza maschile.
Le donne a cui veniva imposto di sottomettersi ai mariti trovavano
una sorta di sfogo attraverso proprio il Nu Shu, con il quale
potevano esprimere tutta la loro malinconia e tristezza in maniera
liberatoria. (segue)