Ospiti:
Tony Esposito (percussioni); Imad Zebala (daff); Sergio "blue
vomit" Ferruzzi (satanic laughing); Simone Benassi (tromba);
Matteo Del Soldà, Andrea Anzalone (archi);
Questo disco è stato scritto, arrangiato, musicato
e prodotto dai Modena City Ramblers. E' l'ultimo disco registrato
e mixato all'Esagono REcording Studio di Rubiera. Tutto il
lavoro è stato svolto nei mesi di novembre e dicembre
2010 da Carloenrico Pinna e dai Modena City Ramblers.
Produzione esecutiva Valerio Soave. Ufficio Stampa Manuela
Longhi. Le foto sono di Giovanni Canitano. La grafica è
stata curata da FolkMonkey per Ramblermedia con la supervisione
di Daniele Morandi.
Modena
Citry Ramblers
"Sul tetto del mondo" Mescal/Universal - 2011 In tutti i negozi di dischi
Tracklist
01. Altr'Italia
02. I giorni della crisi
03. Interessi zero
04. Seduto sul tetto del mondo
05. Dieci volte
06. S'ciop e picòun
07. Povero diavolo
08. Tra nuvole e terra
09. Que viva Tortuga
10. La mosca nel bicchiere
11. Camminare
12. Il posto dell'airone
13. Specchio dei miei sogni
Tutte
le volte che arriva un nuovo disco dei Modena City Ramblers inizio
a pregare. In primo luogo che rifilino la recensione a qualcun altro.
In secondo luogo che vi sia un motivo, almeno un motivo per parlare
bene di quel disco. Non succede più dal lontano 2001. Questa
volta qualcosa di buono c'è, ma c'è anche tanto di
già sentito, già masticato, già digerito. I
Modena City Ramblers purtroppo non riescono a uscire dal loro mito
e sono condannati a ripetere se stessi in eterno. Buoni sentimenti,
idee democratiche e condivisibili, politicamente corretti e ...
immensamente noiosi.
Lo
scarto dalle norme, la differenza, la diversità che potrebbero
ancora sollevare l'attenzione non vengono praticate. La strada scelta
è quella e, come al tempo del realismo socialista, viene
percorsa senza farsi distrarre dalle sirene dell'avventurismo, malattia
infantile del cantautorismo. Basta leggere la lista dei titoli di
fianco per avere forte il senso del già visto, del già
sentito, del già esplorato. E purtroppo è proprio
così. Non c'è alcun piacere a prendersela coi Modena,
se non l'amore deluso per un gruppo che, alle sue prime prove, seguivo
con lo stesso amore che dedicavo ai Gang. I Gang praticamente non
fanno più dischi e i Modena si ostinano a fare lo stesso.
E pensare che ci vorrebbe così poco. Ma la differenza tra
loro e me è che loro credono fermamente in quello che fanno.
I Modena non firmano le loro canzoni (sono tutte fatte collettivamene),
non bisogna sapere chi scrive testi e chi musiche e, a stento, quello
che suonano. I Modena non presentano i loro dischi. Li fanno. E
poi quello che ci trovi ci trovi. I Modena, se cantano in dialetto
(e l'emiliano non è il più semplice dialetto del mondo)
non ritengono necessario tradurre il testo. I Modena cantano sempre
come se fossero all'interno di un pub, in coro e come se fossero
costantemente ubriachi. Se questa è una strategia di solidarietà
con le classi meno agiate, devo dire che mi sfugge profondamente.
Io lo trovo irritante e caciarone. La domanda è: "Sul
tetto del mondo" mi sembrerebbe così anacronistico
anche se non ci fossero stati i precedenti dischi? La risposta è
sì. E' l'atteggiamento che è antico, fuori dal tempo.
Poi, aggiungiamo un aggravante. Vedo con piacere sulla copertina
che la compagine ha arruolato nei suoi ranghi, Luca Serio Bertolini,
cantautore apprezzato su questi lidi, autore di due album molto
Modena oriented, ma interessanti e ben recensiti. Ora a Luca Serio
viene comandato di suonare solo la chitarra (e, col sistema che
i Modena non firmano testi e musiche, non si sa se abbia o meno
scritto canzoni in questo disco. Propenderei per il no). Ma insomma,
uno ha Luca Serio in gruppo e non lo fa cantare? Non è serio!
(per l'appunto). Con tutta la disponibilità di questo mondo,
la duttilità al canto di Dudu Morandi è pari a quella
di Berlusconi per il dissenso all'interno del suo partito. Voce
monolitica. Sta di fatto che contemporaneamente Luca ha completato
il suo nuovo disco (in recensione tra poco) e che sia molto, molto
più bello di questo! Avete le risorse in casa, usatele!
Ultimo punto: mi sono stupito di non vedere una canzone dedicata
all'acqua. E, se questo album fosse stato inciso qualche mese dopo
ci avremmo trovato qualcosa sul nucleare. E' questo un altro problema
del gruppo emiliano: le canzoni sembra scritte per dovere. costruite
a tavolino. "Facciamo un brano per dire che tutto non sono
come Berlusconi in questa Italia!" (ma va?) E nasce "Altr'Italia".
"Parliamo di quando i migranti eravamo noi!" E nasce "S'ciop
e picoun" (fucile e piccone, immagino). "Parliamo
di quel posto dove è così piacevole andare a suonare!
E poi sono amici nostri". E nasce "Il posto
dell'airone".
.
Niente di male, in assoluto, ma il tutto sembra sempre troppo costruito
e poco spontaneo. Se poi ci aggiungiamo una canzone che è
un clone di Edoardo Bennato (meno male cheviene indicato nei crediti")
come "Que viva Tortuga!" con
tanto di pirati che chiedono indietro il loro Capitan Uncino e che
uno dei brani migliori presenta questo testo, arruolando un paroliere
di prestigio, ma forse un po' fuori ruolo qui dentro: "Pape
Satan, Pape Satan Aleppe / un tempo vi portavo tra la perduta gente
/ ma la perduta gente si fa fiera per lo mondo / e l'angelo ribelle
non conta ormai più niente / Le Malebolge han perso ogni
valore / nella palude Stigia si è spento il fuoco eterno
/ dov'era pietà quand'era ormai ben morta / non resta che
un affisso, in vendita l'inferno. / Fatt inon foste a viver come
bruti / ma a viver come bruti vi siete abituati / Virtute e canoscenza
avete trascurato / ed esser perccatori non val più quale
peccato". Ora, scomodare Dante, per parlare dei peccati
del premier mi pare un po' troppo. Ma la canzone, una vola superato
lo scoglio di Dante, è una delle più belle del disco:
"Povero diavolo". E' vero, è
il caso di mostrargli un po' di solidarietà, ora che il mondo
ha scelto la strada dell'autodannazione.
Ci sono altri brani interessanti: i migliori a mio avviso sono "Interessi
zero" che , se pure è una ballatona celtica
in puro stile Mcr, ha il pregio di incollartisi addosso e di "costringerti"
a ricantarla in continuazione. Oltre al fatto che parla di un bell'argomento,
non usurato e sinceramente dalla parte del popolo: "Basta
una telefonata / protestati e pignorati / privati, pubblici e statali
/ pensionati ed immigrati / nessuna spesa anticipata / la chiarezza
è il nostro impegno / Entra, dai che ne parliamo / e poi
esci con l'assegno". Bravi!
"Sul tetto del mondo", la cosiddetta
title-track è ampia a ariosa, musicalmente rilassata e col
giusto tempo dedicato alla fase musicale da sola. "Seduto
sul tetto del mondo / con gli occhi chiusi a respirare / a seguire
i profumi e i rumori / a rincorrere un pugno di sogni / perduti
tra le sabbie del tempo / da chi baratta le vecchie illusioni /
con promesse di oro e di argento". Simile è "Tra
nuvole e terra" che però si inoltra di
più su strade già percorso, ricordando anche altre
canzoni dei Modena. Però è un altro brano gradevole
e arioso e che non sembra registrato in una suburra, ma nel vecchio
e glorioso e ormai chiuso Esagono Recording Studio di Rubiera.
Infine, nota di merito per "Specchio dei miei sogni",
il brano più lento dell'album il finale del ripensamento,
in cui l'eroe musicista stanco parla con la sua donna di quanto
sia "difficile e costa fatica / camminare ogni giorno al
mio fianco". Un pezzo di riflessioni scritte nel cuore
della notte quando "i fantasmi mi sorprendono a pensare
/ a che fine avrei fatto se non ti fossi innamorata di me / tu che
per me sei magia, sei ragione e sei follia / tu che per me sempre
sarai lo specchio dei sogni miei". Sì, è
una canzone d'amore, ma suona sincerta e ispirata e basata sull'esperienza
concreta. Molto meglio di sentir cantare: "Anna ha 18 anni
e ascolta musica ribelle / il piercing sulla lingua e la giacca
in ecopelle" ("Altr'Italia",
canzone falsa come una moneta falsa).
Sul versante opposto, le s-preferite sono "Altr'Italia"
con la sua arietta ipocrita, la noiosa "Dieci volte",
l'inutile clone bennatiano "Que viva Tortuga!"
(che argomento trito e ritrito!), la caciarona e osteriota "La
mosca nel bicchiere" e la finta idilliace "Il
posto dell'airone". Il meglio che si può
dire dopo avere ascoltato questa ultima canzone è: "e
allora?" o, parafrasando i Modena: "interesse zero!"
In mezzo ci stanno "I giorni della crisi",
"S'ciop e picoun" e "Camminare"
che hanno una loro dignità e che in album ci stanno bene.
Insomma 8 canzoni su 13 da salvare. Si potrebbe anche cavarsela
dicendo che non è un cattivo disco e non lo è. Più
lo si ascolta, più si viene presi da certi stilemi, certi
trucchi, certe rripetizioni che fanno agio sulla memoria. E di ascolti,
vi giuro, ne ho fatti più che per qualsiasi altro disco arrivato
quest'anno in redazione! Resta il rimpianto che i Modena non vogliano
rinnovarsi e non cerchino strade magari più tortuose o più
in salita, ma che siano differenti da quelle fin qui percorse, anche
perché la formazione dall'origine è cambiata almeno
una decina di volte, tra uscite ed ingressi. Una storia gloriosa
la si difende anche nella discontinuità, se sono rimaste
cose da dire.