Ospiti:
Luigi Grechi (Voce); Riccardo Tesi (organetto); Giorgio Cordini
(chitarra acustica, bouzouki, mandolino): Ellade Bandini (batteria);
Testi e musiche di Tiziano Mazzoni
Prodotto da Raffaello Spiti, Luca Iozzelli e Tiziano Mazzoni.
Supervisione alla realizzazione artistica: Massimo Bubola
Registrato nel 2010 presso Sonoria Recording Plant di Prato,
foni Andrea Benassai. Paso Doble Studio di Bagno a Ripoli
(Fi), Fonico Gianfilippo Boni. Only-Music Studio di Tono .
Fonico Carlo Miori. ProgettoPortatileStudio di Pesaro, fonico
Stefano Melone. Mix e mastering Stefano Melone
Foto
di Riccardo Magherini e Simona Morelli.
Progetto grafico: Marino Benedetti
Tiziano
Mazzoni
"Goccia a goccia" Eccher Music - 2011 Nei migliori negozi
Tracklist
01
Ad
occhi aperti
02
Storie
segrete
03
Cambio
04
Goccia
a goccia
05
Dall'altra
parte dell'Atlantico
06
Lentamente
07
Mi
ricorderò di te
08
Come
un soffio di vento
09
Solo
come un cane
10
Quando
il cielo lava il viso alla città
11
La
casa della strega
12
Vien'mi
incontro nel buio
Ecco
un disco dove non c'è niente che non funzioni. Tutto è
al suo posto, preciso, pulito, levigato. Un disco così perfetto
che viene quasi voglia di dire che qualche piccolo difetto in più
gli farebbe quasi bene. Ma questo vorrebbe dire essere proprio degli
incontentabili brontoloni. Tiziano Mazzoni, di cui avevamo apprezzato
molto, qualche anno fa "Zaccaria per terra", si stacca
ancora una volta dalla sua professione seria (ingegnere ricercatore)
e si dedica a produrre un disco di country blues, dalle componenti
più varie per il piacere di chiunque lo ascolti. Disco perfetto:
ben cantato, con suoni smaglianti e con una dozzina di canzoni ognuna
sopra la media stagionale. Un disco vitale, di suoni profumati,
di calori estivi e di freschezza di un giorno di vento, a testimonianza
di come la buona musica esista e persista se ci si dà almeno
la briga di scostare i primi fili di paglia. Perché sotto
la paglia e in provincia la miglior musica matura.
Quando ci si avvicina alle Targhe Tenco, dischi simili andrebbero
tenuti in conto. In buon conto. Se non si segnalano lavori di questa
portata, cosa si dovrebbe mai segnalare? L'ultimo lavoro di Vasco
Rossi? Mah. Sarà, ma io mi tengo Tiziano Mazzoni e sono contento
di conoscerlo, di apprezzarlo e di potere tornare ad apprezzarlo
dopo qualche anno. Rispetto al lavoro precedente, questo è
molto meno scuro, molto più aperto. Soprattutto musicalmente.
Si potrebbe anche dire che ha un'anima più pop, se si intende
pop nel senso proprio ed originario di "popular music".
E' musica fatta per cantare, è musica che sa di buono e che
sa anche di estate, certo. Non è "un disco per l'estate",
ma è "anche" un disco per l'estate. Lo si può
lasciare anche in sottofondo, tanto "Goccia a goccia",
come promette il titolo, a poco a poco, ascolto per ascolto, ma
quasi brano per brano, riuscirà ad imporsi all'attenzione.
L'ho detto: praticamente perfetto.
Ma c'è un dato ancora da segnalare che può rendere
meglio la cifra dell'album. Prendiamo le prime tre canzoni del
lotto: non c'è una rima manifesta che sia una (ma poi,
guardando bene, le si trova), ma la ritmica, la cadenza della
frase è praticamente perfetta. "Ma stamattina
in via di Stracceria mi pare di rivedere/ le lenzuola stese ai
davanzali / mi sembra ancora di sentire il vento che le fa sfiorare
/ quasi fosse un battito di ali". ("Ad
occhi aperti": la rima è "davanzali"
"ali"). La sentite la musicalità? La vedete l'immagine?
C'è tutto: c'è il film, c'è la poesia e c'è
la musica. Ma c'è anche di più. Se vogliamo dare
dignità letteraria al racconto sotteso all'opera (e non
ho la minima idea sequiesta siasolo una mia impressione o un desiderio
dell'autore) sono tutte canzoni di separazione: un amore finito
e due persone che non si soino più ritrovate, racchiuse
da un sogno all'inizio (che contiene una speranza: ""ci
incontreremo in un giorno qualunque") e in una veglia
alla fine, forse prima di un altro sogno ("Vien'mi
incontro nel buio") dove il disco si conclude
con ""Siamo stati in silenzio, noi / siamo stati
lontani / ma ora abbracciami forte / e aspettiamo domani"
Si parte e già
l'aria è della migliore con "Ad occhi aperti"
(chissà quando in Toscana si renderanno conto che la "d"
eufonica si usa solo tra due vocali identiche?) che è una
delle canzoni più belle dell'album. Un sogno in Toscana che
mischia (comeè normale dei sogni( passato e presente. "C'erano
giovani e famiglie intere e vecchi col bicchiere / e la camicia
più pulita / nessuno aveva ancora persuaso la povera gente
/ di poter permettersi una bella vita / e i loro figli avevano domande
/ e ognuno la sua spiegazione / nessuno aveva ancora steso sulle
loro menti / l'asfalto della comunicazione". E' peraltro
l'unica canzone del disco che contiene qualche accenno sociale.
Una piccola pausa per notare la compagnia di giro che accompagna
Mazzoni: Riccardo Tesi, Ellade Bandini, Luigi Grechi, Giorgio Cordini
e Massimo Bubola (alla regia occulta e padrone delle edizioni musicali).
Un vero parterre de roi che poi si completa con una serie di ottimi
musicisti di base.
Se
accendiamo una stella (o una candela in chiesa, scambiandola per
stella) per il primo brano, lo stesso siamo condannati a fare
per i due brani successivi: "Storie segrete",
lento, inquietante, un po' noir, dal testo introverso e intrinsecamente
poetico, con il bouzouki di Cordini che duetta con le tabla di
Ettore Bonafé a raccontare un altrove che può essere
greco, ma può anche essere ovunque: "E'roba da paceggio
/ è roba da galera / nel buio di un portone / protetti
dalla sera / e mano nella mano / quando nessuno vede / e il cuiore
che non parla / la bocca che non chiede"
"Cambio" racconta invece di
un viaggio in treno alle sette e mezzo del mattino sul locale.
"Tu che ci fai / Perché ritorni / nei miei pensieri?
/ Lasciamo in pace / lasciami qui / tra i passeggeri / ma li hai
mai visti tu i vagoni pieni / l'odore di sudore / ma ci si abitua
e poi si viaggia insieme / e si divide il pane e anche il liquore".
Le prime tre sono forse i testi più belli. "Goccia
a goccia", che ancora si affida al bouzouki
di Cordini, fino quasi a sfociare in un sirtaki nella lunga frase
strumentale, è invece un bijoux di canzone, una di quelle
che ti prende il cuore. Anche "Dall'altra parte
dell'Atlantico" è una di quelle canzoni
che ti si attaccano addosso. Quasi jingle jangle, d'altra parte
si parla di America ed è proprio ricca di colori americani,
sottolineati dall'hammond di Pippo Guarnera.
Indovinate invece che ritmo sfodera "Lentamente".
Un lento, come di prammatica. Canzone di solitudine, ma dolce
e quieta: una notte dove non c'è spazio per la gelosia.
"Chissà tu dove guardi, in quale direzione / chi
tiene la tua mano, quale sarà il suo nome / Ma penso "non
importa ..." e dopo aspiro il fumo / "il nome di una
notte è il nome di nessuno ...". E' country invece
la successiva "Mi ricorderò di te":
musica allegra scandiota di violino e mandolino e parole da cuore
solitario. Il lamento del cowboy della Maremma.
"Come un soffio di vento"
è invece la canzone che meno mi dice. Testo un po' qualunque,
alla portata di un qualsiasi: Mazzoni può fare di meglio.
E musica che non lascia il segno. Certo, che anche in un disco
pressoché perfetto le pause ci stanno. Oh, intendiamoci,
in un altro disco forse la avremmo apprezzata di più. Ma
diciamo tranquillamente che manca il graffio, il gancio. Tutta
un'altra cosa invece "Solo come un cane",
puro divertissement, in tema di solitudine, giocata assieme e
in stile con Luigi Grechi. Disco per l'estate ad honorem! Una
goduria come un'anguria al termine di una calda giornata di sole.
Avviciniamoci alla fine di questo disco di mediometraggio (50
minuti circa) con "Quando il cielo lava il viso
alla città" (un bonus per il titolo!).
Si parla di pioggia e di ubriachi, temi già ampiamente
usati, ma Tiziano li fa suoi con maestria a coronare un blues
urbano di ottima efficacia. Uno dei testi più belli: "E
la pioggia batte forte / sulle tende e le cerate / le baracche
ormai non ce la fanno più / e i signori delle auto / che
sbadigliano annoiati / mentre fuori il finimondo viene giù".
Strana è "La casa della strega"
che riecheggia un po' "La casa del pazzo" di Giorgio
LoCascio e Francesco De Gregori. Un racconto. Però è
anche l'unico che non rientra nel concept azzardato di album che
si è dipinto fin qui. Chiude la lunga "Vien'mi
incontro nel buio" di 6'31" di durata.
Canzone ambiziosa e di ampio respiro. Un piccolo film, al termnine
del quale, forse, ci può essere un ritrovarsi. O una speranza
di ritrovarsi.
Ma sì, lo sapete
anche voi. E' uno di quei dischi che quando finisce si avverte
il bisogno di rimettere da capo. Tanto non stanca. Non stanca
mai. Forse anzi, la levigatezza e la piacevolezza assoluta dell'ascolto,
può rappresentare alla fine un neo. Un graffio nella voce,
una nota fuori posto, una canzone sghemba avrebbero dato forse
un po' più di anima a un disco che resta comunque perfetto.
Cinque stelle senza esitazioni. E alè, tra gli imperdibili
del 2011!