Dan
Moretti & Piccola Orchestra La Viola: "The journey" Musica che
viaggia libera, tra folk ed echi jazz: soffio vitale di
Leon Ravasi
Ascolti
collegati
Piccola Orchestra
La Viola
Arovà
Fabularasa
En plein air
Radicanto
Bellavia
Riccardo Tesi
Madreperla
Espanta Bruixas
Canti di fortuna
Ambrogio Sparagna
Ambrogio Sparagna
Crediti:
Dan
Moretti ( Saxophones, flutes): Amtonella Costanzo (voce, tambourine);
Alessandro Parente (director); Alessandro D'Alessandro (solo
accordion & musical coordinator, darbouka); Silvia Di
Bello, Gianfranco Onairda, Giuseppe Di Bello, Elisa Di Bello,
Laerte Scotti, Francesca Villani, Matteo Mattoni (accordion);
Giacomo Nardone (bass accordion); Mario Mazzenga (electric
bass); Raffaele Di Fenza (drums, percussion).
Guest: Jorge Najamo (percussion); Rosalba Punzo, Stefania
Pisanò (accordion): Joe Carrier (string programming)
All composition by Dan Moretti (except 1 traditional/Dan Moretti.
/ Alessandro Parente e 9 Riccardo Tesi)
Produced by Dan Moretti, Gabriele Rampiono for Dodicilune
edizioni
Co-produced by Alessandro D'Alessandro for Polv
Live recording october 2009 by Marcello Pau at 451 Fahrenheit
Sudios, Isola del Liri. Additional recordings by Dan Moretti,
Mario Mazzenga, Lele Lunadei
Mixed december 2010 by Dan Moretti at Moretti Studios. Mastered
march 2011 at Dodicilune Studio
Photos by Dykal Rimmasch, Mario Trapper, Gianluca Avallone,
William Di Tullio
Piccola Orchestra La Viola wants to especially thank Dan Moretti
for his passion, dedication and professionalism in carrying
outthis project toghether: This project was made possible
by funding through the MacCall-Johnson fellowship for jazz
composer administrated by the Rhode Island Foundation.
Dan
Moretti & Piccola Orchestra La Viola
"The Journey" Dodicilune Dischi - 2011 Nei negozi di dischie sul
sito
Tracklist
01
Downpour
02
Afro-roma
03
Liri
Shuffle
04
San
Giorgio
05
Zydeco
Bro
06
Angel
Silver
07
Regina
Solianu
08
Tribute
to life
09
Trioole'
Sta
per andarsene un anno un po' strano: diviso tra il molto bello
e il molto brutto, ma proprio a due giorni dalla scandenza riusciamo
a segnalare ancora due dischi che meritano di finire tra gli imperdibili:
due dischi diversi e che pure hanno qualche punto in comune. Da
un lato i Radicanto con "Bellavia" (e ne parleremo a
parte) e dall'altro una vecchia conoscenza come Le Piccola Orchestra
La Viola, che, assieme a Dan Moretti, ha messo in pista questo
trascinante "The Journey".
Prima di iniziare un'avvertenza: attenzione alla formazione: un
sassofono o flauto, basso, percussioni e ... dodici organetti!
La musica non può che risultare molto particolare. E di
musica si tratta, fino in fondo. Al di là di qualche vocalizzo,
non ci sono testi a disposizione eppure, proprio qui su Bielle,
dove dei testi abbiamo quasi una sorta di ossessione, abbiamo
il piacere di annunciare che in questo caso non ne sentiamo per
niente la mancanza.
E'
musica ariosa o meglio aerea, sostenuta dal soffio del sassofono
e del flauto e dall'aria scaravoltata dai mantici delle fisarmoniche
o degli organetti. Musica che sostiene per aria l'aria che forma
le arie che a loro volta fanno le melodie fornite da questi strumenti
aerofoni. Una mongolfiera musicale che si libra sul cielo sgombro
di nuvole per far lievitare la pasta sonora di questo viaggio
che è in grado di portarci comunque lontano. Basti dire
che la parte più debole dell'intero progetto sono i titoli
dei brani che risentono un po' troppo dei vizi, lazzi e cachinni
del jazz o anche del progressive rock degli anni '70. Ma siamo
disposti a passare sopra alla banalità di "Tribute
to life" o "Liri Shuffle"
e "Angel silver" per puntare
invece l'attenzione sui brani che sanno volare e che sanno far
volare.
Un
passo indietro: è necessario spiegare
come nasce la collaborazione tra Dan Moretti, affermato sassofonista
jazz statunitense e La Piccola Orchestra La Viola, attiva già
da anni nel Lazio con concerti, attività didattica e anche
qualche produzione discografica.
“Sono nato negli Stati Uniti - scrive Dan Moretti
- nello stato del Rhode Island. Mio nonno paterno, Tommaso
Moretti, era emigrato negli Stati Uniti dall'Italia all'inizio
del 1900. A parte il fatto che mio nonno venisse da un paesino
chiamato Monticelli, si sapeva poco altro. Verso la fine degli
anni novanta, fui presentato al professore italiano Gianni Blasi
in viaggio negli USA per visitare dei parenti. Gianni andò
ad una dei miei concerti ed avemmo modo di conoscerci meglio.
Espressi il desiderio di ricercare le radici della mia famiglia
e di conoscere meglio mio nonno Tommaso. Alcuni mesi dopo, Gianni
mi contattò per informarmi che aveva scoperto che a Monticelli,
nel comune di Esperia, c'erano molti Moretti e che tramite un
suo amico trombonista avrebbe fatto altre ricerche. Le indagini
continuarono negli archivi comunali e si scoprì che Tommaso
era effettivamente nato a Monticelli nel 1908 ed era emigrato
negli Stati Uniti passando per Ellis Island. Gianni mi offrì
la possibilità di fare del lavoro in Italia con alcune
bande musicali e di cogliere l'occasione per visitare Monticelli
e vedere il luogo di nascita di nonno. Venni in Italia nel 2000,
visitai Esperia e Monticelli, dove fui accolto con tutti gli onori
dal Sindaco e dal Consiglio Comunale come musicista statunitense
con radici familiari in loco, con tanto di cittadinanza onoraria
e pranzo ufficiale. Questa fu la prima di una serie di visite
in cui mi esibii e feci seminari con le bande di Alatri, Isola
del Liri e Segni. Durante uno di questi viaggi, l'allora
Vice Sindaco di Isola del Liri, nonché direttore artistico
del Liri Blues Festival, Luciano Duro, mi presentò la Piccola
Orchestra La Viola (POLV), una formazione molto originale composta
da voce, 10 organetti, basso, batteria e percussioni. Rimasi molto
colpito dalle sonorità e dall'energia che il gruppo esprimeva.
Gli arrangiamenti erano pensati come un'orchestra standard, ma
con un repertorio completamente diverso, e soprattutto con strumenti
cosi particolari. Dopo una esibizione con la POLV, percepii quanto
sarebbe stato interessante intraprendere una collaborazione con
l'orchestra, con la scrittura di materiale originale che prevedesse
un mio inserimento col sassofono e flauto; questa possibilità
avrebbe chiuso il cerchio storico: sentivo che avrei avuto l'occasione
di ricollegarmi alle mie radici italiane". Il risultato
è proprio "The journey", il cd che ora stiamo
ascoltando.
E allora più che un semplice viaggio è un viaggio
di ritorno, una riscoperta delle radici che vanno a intrecciarsi
con una musica che ha un altro tipo di apertura, un'altra caratura,
più internazionale, più aperta: del territorio di
confine tra due culture, dove jazz e musica popolare vanno felicemente
a sposarsi anziché scontrarsi, per dare luogo a un gioiellino
di nitido splendore, destinato a brillare alto nel cielo delle
produzioni del 2011. "The journey" ha un respiro che
ci piace ascoltare e tutto lo spazio necessario da prendersi per
suonare. Sono 50 ipnotici minuti che sembrano dilatarsi all'infinito,
in cerchi concentrici che, anziché scendere o spostarsi
di lato, come in acqua, salgono a cono verso il cielo, per formare
una sorta di vertigine da terra su cui si arrampicano (e poi discendono)
i fiati di Dan Moretti e i fiati, diversamente soffiati, dell'orchestra
di organetti. La voce di Antonella Costanzo, poi, anche senza
mai marcare le parole, costituisce un graffio in più sotto
questo cielo di musica.
Ora ci possono essere questioni di preferenze personali, ma i
brani più emozionanti sono proprio quelli dove anche la
voce (ci avete fatto caso? Un altro tipo di fiato ... ) prende
il suo spazio, interrompendo o intercalandosi nel libero fluire
delle note. "Downpour" è
affascinante, "San Giorgio"
ammaliante e ipnotica, basata anche su questa sorta di reiterazione
a forma di mantra vocale. "Angel silver"
si salva dal titolo newagistico grazie al suo robuto retaggio
folklorico, di musica popolare, di canto tradizionale e soprattutto
perché è l'architrava del progetto con quel suo
inizio così in tema: "Viaggio nella malia". "Regina
Solianu" era già un pezzo forte di "Arovà",
il precedente lavoro, uscito nel 2004 e poi ristampato con una
copertina diversa nel 2008. "Tribute to life"
a sua volta riesce a fare dimenticare il titolo grazie alle radici
robuste che affondano nella tradizione. Mentre tra i pezzi più
direttamente jazzistici, prende il lavoro la finale "Trioole'"
col suo arrampicarsi su questa scala infinita, verso una fine
che sembra davvero non arrivare mai.
Narra la leggenda che l'album, come nelle migliori tradizioni
del jazz, sia stato registrato in poche ore, con una buona dose
lasciata alla libera improvvisazione all'interno dei canoni tracciati.
Il percorso derivato, questo viaggio di ritorno sulle proprie
tracce antiche, questo viaggio verso la radici, questa ascesa
e discesa in mongolfiera sulle correnti d'aria delle ance, soffiate
dalle gote o dai mantici, è un percorso insolito e prezioso:
uno dei migliori dischi di musica sentiti quest'anno. Che ormai
si è concluso.