Davide
Giromini Redelnoir
"Ballate postmoderne" Ribéss Record - 2011 Nei migliori negozi
o sul web
Tracklist
01
Arco
di tenebra
02
Stalker
03
Socialismo
04
1980
... il buio
05
Enea
06
Radionx
07
Postmodernismo
08
La
ma generzione
09
Tomba
per le lucciole
10
Rambo
11
Schighera
12
Il
ritorno dello Jedi
Non
lasciatevi incantare dallo sfavillio rosa fuxia della cover. “Ballatepostmoderne”
ha anima neropece, e un’aria decisamente poco raccomandabile.
Sotto la patina bubble gum della copertina è l’analisi
più lucida e disillusa sugli Ottanta che sia mai stata messa
in canzone. Questo cd è un porto-franco per fantasmi scomodi,
per ideologues non pacificati, anime alla deriva, collassi interiori,
e altri sociali.
Il de profundis della generazione-Vasco Rossi, intonato senza commiserazione
e nemmeno un briciolo di compiacimento. I prodromi del collasso
della civiltà in dodici stazioni, quelle di una via crucis
senza redentori, né false promesse di salvezza.
La verità nuda e cruda in bella mostra, signore e signori:
nemmeno un refolo di speranza in questo (post)disco di Davide Giromini-Redelnoir.
Tutto è transustanziato in “poi”, superato, mercificato:
ideologie (socialismo, craxismo-reaganismo), miti (Lorella Cuccarini,
Rambo, Obi Wan Kenobi), modernismo, punk (certi influssi del primo
Ruggerii), con il coraggio di una scrittura anti-melodica che sbrindella
pillole di saggezza ontologica (“siamo soltanto pidocchi
attaccati alla terra/ pidocchi coi calli alle mani”),
accenni di j’accuse, ironia, filosofia, cronaca, storie artificiali,
crittogrammi della serie “bravo chi riesce a scovarci tra
le righe citazione alte e basse”.
Come una corsa notturna sulle montagne russe della post-modernità,
si passa da Nietzsche (non a caso) a Bearzot, da Eraclito a Pasolini
a Benjamin a Tarkowskij a Heidegger. Si usa, oggi, nella pop music?
“Ballatepostmoderne” va accolto, dunque, come un urlo
munchiano nella calma piatta della discografia contemporanea. Come
una felice anomalia. Il contraltare atteso e maleducato al sound
tuttigusti, “facce da bambino & cuori infranti”
di finardiana memoria, per intenderci. Un pugno allo stomaco alla
(cattiva) coscienza collettiva, una requisitoria a tinte fosche,
di gran lunga più incisiva delle coazioni a ripetersi di
alcuni cantautori storici del nostro scontento.
Un concept-album disalienato sull’alienazione,
che sin dai cancerogeni Ottanta, ci avvince tutti come l’edera
di nillapizziana memoria. Una partitura per voce sola (che grida
nel deserto) che assembla piano e suoni campionati, punk duro &
puro e accenti cantautorali, in un crossover musicale straniato,
ipnotico, irresistibile, balsamo per le nostre orecchie affrante
da giusiferrerismo espanso.
Sterile svilire il senso ultimo di un album da assumere nel suo
insieme, e addentrarsi nello specifico delle singole tracce (volete
essere così bravi da fottervene, per una volta, dei brani-pilota?).
Che questo è un cd che va ascoltato e riascoltato tutto.
Traccia dopo traccia, capitolo dopo capitolo, se ancora vi è
rimasto un poco di coraggio e di amor proprio per guardare alla
realtà dal lato peggiore “Ballatepostmoderne”
è il disco che fa per voi.