Una
Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.
Le
BiELLE RECENSIONI
Donatella
Bardi: "A Puddara è un vulcano" Le stelle
nascoste del progressive italiano di
Giorgio Maimone
Ascolti
collegati
New Trolls
Senza orario e senza bandiera
Patrizio Fariselli
Area, variazioni per piano
Biglietto per l'inferno
Tra l'assurdo e la ragione
Jenny Sorrenti
Burattina
Fabrizio De André e Pfm
In concerto
Fabularasa
En plein air
Crediti:
Lucio Bardi (chitarra); Gianfranco "Pepè"
Gagliardi (tastiere); Paolo Donnarumma (basso); Antonello
Vitale (batteria): Donatella Bardi (chitarra, voce)
Arrangiamenti dei musicisti: Gianfranco Gagliardi, Lucio Bardi,
Antonello Vitale, Paolo Donnarumma
Hanno
partecipato: Kalvin Boullen (funky guitar), Goran Marianovich
(violino), Mario Bardi (voce)
Produttore
esecutivo: Pier Tacchini
Produttore e Tecnino del suono: Paolo Donnarumma
Poesia:
Michele Montagnese -
Fotografia: Tiziano Coarez - Copertina: Lorenzo Mazza
Musiche e testi di Gianfranco Gagliardi, Antonello Vitale,
Paolo Donnarumma, Lucio e Donatella Bardi
Donatella
Bardi
"A puddara è un vulcano" Elektra records - 1975 Btf/Vololibero - 2010 (ristampa) In tutti i negozi di dischi
Tracklist
01.
Forget - 1:04
02. Perché dovrei credere - 3:22
03. Punto e a capo - 2:58
04. Regina in questa età - 4:01
05. No (Donatella) - 3:15
06. Oberator Mask - 2:45
07. A Puddara - 2:21
08. Cioccolata con panna - 4:32
09. Fratello Antonino - 4:23
10. Aeroplano - 3:48
11. Per favore non sbattere la porta - 1:39
Ci
sono artisti che diventano famosi con un gran numero di dischi alle
spalle (vedi il caso di Ivano Fossati), altri che diventano famosi
subito, ma che ugualmente sfornano una mole ingente (De Gregori).
Poi ci sono quelli, come Guccini, che fanno un album ogni tanto.
E c'è anche il caso di chi, come Donatella Bardi, di cui
parleremo ora, che di album ne ha fatto uno solo, nel 1975, prontamente
dimenticato, pur se all'epoca raccolse recensioni positive, e ora
restituito dalla buona voglia degli amici, all'attenzione generale.
Donatella Bardi è morta nel 1999 a 45 anni di emorragia cerebrale.
Dieci anni dopo esce questo album che riporta alla memoria una delle
voci più belle e delle maggiori promesse della musica progressive
italiana. Tutti quelli che l'avevano vista dal vivo o sentita nei
dischi di Finardi, Camerini e tanti altri eerano pronti a scommettere
sul successo di Donatella che invece ha fatto solo questo disco,
bellissimo, che si intitola "A puddare è un vulcano"
e poi si è dedicata ad altro.
Molto attiva nel circuito dei festival alternativi dei
primi anni ’70, è stata corista di artisti come Claudio
Rocchi (Volo magico n. 1), Alberto Camerini (Bambulé), Loy
& Altomare (Chiaro), Nino Tristano (Suonate suonatori), Equipe
84 (Se si sa senza senso), Simon Luca (Per proteggere l’enorme
Maria), Eugenio Finardi (Tutto subito, dall’lp Diesel) e Fausto
Leali, con cui partecipò al Festival di Sanremo del ’73.
Nel suo percorso, inoltre, ha collaborato con Demetrio Stratos e
Paolo Tofani, esponenti fondatori degli Area.Donatalla arriva a
incidere questo album che ha compito da poco vent'anni, Con lei,
tra gli altri, suo fratello Lucio Bardi, ancora oggi stimato chitarrista
e allora, se non vado errato, piccola promessa 16enne delle sei
corde.
Il disco è ingenuo e smagliante, fresco e canterino, pieno
di musica e di buone vibrazioni. Un classico prodotto di quegli
anni. Volete sapere come ci andava la vita nel 1975? Un gran bene!
C'erano queste canzoni, la musica era ovunque, la politica pure
e le strade erano tutte aperte. Ma si sa, allora avevamo vent'anni.
Se però volete farvene un'idea più precisa provate
ad ascoltare "Cioccolata con panna"
oppure "Forget" da questo disco.
"Cioccolata con panna" è
una grandinata di chitarra su un'orgia percussiva, su cui si appoggiano
parole di cristallo, portate da una voce di fata. E poi fughe e
ritorni e voglia di suonare e la possibilità di inserire
le canzoni in un ciclo che può portarle facilmente verso
una fine, ma anche verso una ripetizione infinita, come un raga:
quattro minuti di magia e poi via sfumando. "Ogni frutto
è raro, ha una storia da seguire / dall'inizio un seme che
da solo può fiorire / cerca luce / il sole la porterà
/ cerca l'acqua / la pioggia lo bagnerà".
Certo
bisognerebbe capire cosa resta e cosa arriva oggi di tutta quell'atmosfera,
anche di tanta ingenuità. Di tante chitarre e di tante speranze.
Però, se pensiamo adesso al ritorno del post-war folk, indie-folk,
Nu-folk o psych-folk forse qualcosa di quelle sensazioni è
possibile che passi il confine tra le generazioni. Io posso dire
con buona approssimazione che a sentire "Punto
e a capo" mi sembra di sentire sul gruppone una
trentina d'anni di meno. "Punto e a capo / per le strade
che ho dentro / è un paese meraviglioso / non c'é
mai problema / punto e capo / Punto e capo / passo su passo / mi
piace quello che c'è / e terra si fa l'umore del giorno /
perché ogni colore racconti la sua ora". Ma anche
"Regina in questa età"
denuncia tutti i pregi e i difetti della musica dell'epoca: "Vieni
puoi trovare / posto anche per te / Ha occhi profondi e mi parla
/ Vieni puoi trovare / un mondo in riva al mare / L'uomo tornato
dal tempo, / giardino profumo di fiori / e tanto lavoro di mani
/ e poi di notte cantare / un fuoco si spegne /e il sole che c'è
già / viene su pian piano / disegni sopra l'acqua / una corsa
felice, / un tuffo e c'è di più".
Certo non può
sfuggire la semplicità delle parole (e la confusione dei
concetti). Siamo in un'epoca pre-macadam. Dove le parole scelte
sono semplici, lineari: il sole, il pane, le rose. Siamo immediatamente
dopo l'epoca degli hippies e all'inizio della scoperta delle filosofie
orientali e di un ritorno libero alla natura e tutta la musica che
gira attorno, soprattutto in Italia, ragiona su questi temi. Abbiamo
avuto, negli anni settanta, tranne alcune eccezioni, una proliferazione
molto più densa di ecologisti ante litteram che di brani
politici. Anche i più "politicizzati" tra i cantautori
(compresi Guccini, De André, De Gregori) semmai arrivano
dal sociale a trattare temi politici. Eppure il '68 c'era appena
stato (e ancora c'era). I suoni, peraltro, sono tutti scintillanti,
argentini. Sembra di sentire risuonare sempre le campanelle di "San
Francisco" di Scott McKenzie o le chitarre della West Coast,
il cui eco risuona anche nella casa discografica che ha ospitato
l'esordio di Donatella: la mitica Elektra di Joni Mitchell e (per
un solo disco: "Planet waves") anche di Bob Dylan. Eppure,
anzi, proprio per quello queste canzoni, pur completamente rappresentative
di un'epoca, non sono invecchiate così tanto come quelle
del decennio immediatamente successivo. Sì, lo so che può
sembrare una difesa pro-domo nostra, di noi vecchietti della prima
ondata rock, ma francamente ci credo. Forse non potrei cibarmi di
questa musica per giorni interi, ma la ascolto ancora con grande
piacere. E non solo perché ricorda le illusioni e le sensazioni
di allora.
“C’è
stato un periodo - è scritto nel libretto del disco
- in cui è sembrato che si potesse davvero cambiare il
mondo. In Inghilterra e negli Stati Uniti è stato alla fine
degli anni ’60. In Italia arriva un po’ in ritardo,
nei primi anni ’70, proprio negli anni in cui Donatella, con
questa sua bellissima immagine di folk-singer, con la sua chitarra
e la sua voce meravigliosa, si presenta sulla scena musicale. Donatella
diventa, sia pure per un brevissimo periodo, l’incarnazione
di questo cambiamento. Un nuovo modo di intendere la vita e la relazione
fra le persone…”
In questo clima nasce "A puddara è un vulcano"
che, a suo modo
è una sorta di concept di viaggio, un viaggio anche verso
la speranza, come ricordano gli artisti nel bel libretto abbinato
a questa riedizione. Non siamo ancora in epoca di world music, ma
anche il richiamo con le tradizioni popolari emerge da questi solchi.
O almeno la sua necessità. Un'opera unica, anche perché
rimasta unica. Per chi ama la voce di Donatella Bardi la ricordiamo
anche nel duetto con Camerini (con cui ai tempi stava insieme) in
"Bambulé" e con Claudio
Rocchi in "Volo magico n.1"
o ancora in "Quattro giorni insieme"
di Loy e Altomare.