Canzoni scritte da Giuseppe Peveri, detto Dente
Arrangiamenti Dente, Gianluca Cambini, Andrea Cipelli, Nicola
Daimali
Archi in "Saldati" e "Giudizioni universatile"
arrangiati da Massimo Martellotta
Fiati
in "Pensiero associativo " e Casa mia" arrangiati
da Enrico Gabrielli
Prodotto, registrato e mixato da Tommaso Colliva
SAM Studio di Lari (PI) e Che Studio di Milano
Campane tubolari registrate al Dal Verme di Milano
Foto di copertina e progetto grafico di Dente
Dente
"Iotradinoi" GhostRecords/Venus - 2011 In tutti i negozi di dischi
Tracklist
01
Due
volte niente
02
Piccolo
destino ridicolo
03
Saldati
04
Casa
tua
05
Cuore
di pietra
06
Giudizio
universatile
07
Da
Varese a quel paese
08
Io
sì
09
Puntino
sulla i
10
La
settimana enigmatica
11
Pensiero
associativo
12
Rette
parallele
La
sottrazione è di pochi, si tende a riempire, a saturare,
a non lasciare i vuoti. Nel vuoto invece risalta l’eccezione,
nel piano l’asperità, il suono nel silenzio. Alla
quinta opera, 4 regolari e una fantasma, Dente realizza un album
che è un po’ la sintesi del percorso fatto fin qui,
nel bene e nel male. Molto bene e poco male. Per farlo è
tornato a capo, a chiudere il cerchio nel luogo del suo primo
inedito album, a riannodare e a sciogliere definitivamente il
filo di un discorso amoroso.
Citando nel titolo l’Aznavour di "E io tra di
voi" che diventa per l'occasione "Io
tra di noi", a segnare il nuovo interno traguardo
amaro, in tempi di comunicazione assoluta, dell’incomunicabilità
di coppia. Ma se ci fate caso sul disco è scritto tutto unito
"Iotradinoi", in modo che si
insinui anche il dubbio sottile che "io" tradì
"noi".
L’ironia diventa sarcasmo e calembour diabolico, come per
il fratello sonoro Brunori Sas, con il quale condivide sonorità
e scelte armoniche, e si divide le tematiche lasciandogli lo sguardo
al mondo esterno, alle storie degli altri. Dente affetta, seziona
e pone sulla tavolozza dei suoi quadri, 12 in questo caso, i colori
autunnali della delusione d’amore, della resa di fronte
al difficile se non impossibile tentativo di essere, almeno un
po’, felici in due. Non c’è un solo brano dal
testo felice in questo album anche se questa presa di coscienza
non coincide con le atmosfere cupe che ci si potrebbe aspettare,
anzi, la melodia le contrasta e le salva sempre, accompagnata
da quello sguardo tipicamente obliquo che permette anche un sorriso,
magari amaro, ma necessario, e tutto risulta etereo, surreale,
di insostenibile leggerezza.
Le melodie, pur pagando un credito ai grandi del passato, Battisti,
Endrigo, Dalla, Battiato, e a certo folk rock americano dei 70,
hanno originalità e freschezza; l’amore resta il
fuoco nelle narrazioni, la parola è gioco e costruzione,
il colpo di scena finale continua a essere elemento forte e portante,
l’attrazione per suoni, atmosfere e costruzioni musicali
tipiche dei sessanta settanta diventa qui dominante.
"Due volte niente", voce e
chitarra, ipnotico, malinconico, a segnare già l’andare
dell’opera sull’amore disilluso: “non serve
a niente fare finta di niente, come se io e te non esistesse più”
"Piccolo destino ridicolo",
cattiva descrizione di un amore nato per sottrazione, testa vuota,
poeti poveri, galeotta l’adsl: brano ritmico di forte connotazione
anni 70, con un cantato che ricorda il Brunori Sas con cui ha
collaborato. "Più che il destino è stata
l'Adsl che vi ha unito / e poi milioni di migliaia di chilometri
/ più che il destino è stata la tua amica scema
che vi ha unito / e poi il peso di una vita così inutile".
"Saldati"è il singolo,
parafransando ungaretti e le onomatopee del futurismo, con un
faffaraffa assassino.
"Casa tua" è Battiato,
poetica e delicata descrizione di un corpo femminile come nuova
Allegria di naufragi, con sviluppo musicale finale che sorprende.
"Cuore di
pietra" è
un pensiero che vola, un ricordo e una voglia.
"Giudizio universatile" è dance
anni 70, con gli archi a cesellare bene un’epoca, e un amore
che segna.
"Da Varese a quel paese" con
un finale dei versi a sorpresa, giocando tra il “siamo una
persona sola”, prima parte, e il “sono una persona
sola” finale.
"Io sì", battistiana,
una poetica serie di ricordi di una storia che fu, che si vorrebbe,
almeno quelli, in comune.
"Puntino sulla i" ci regala
un bel gioco di parole, ancora, annotando le interpunzioni della
vita come segni di un tema senza lieto fine: Punto, punto e virgola,
pausa di riflessione, puntini di sospensione, punto esclamativo,
trattino, lineetta, virgola, virgoletta…”
"La settimana enigmatica",
dove torna il nome di una donna già presente nei precedenti
album, tra giochi e definizioni da cruciverba, (Irene: nel verso
"I re ne vogliono di più semplici",
in puro stile enigmistico),
"Pensiero associativo" è
la dichiarazione di un amore totale, senza salvezza, senza limite.
"Rette parallele" traccia
l’impossibile incontro tra due universi paralleli, tra due
spazi non comunicanti, tra tempi che non coincidono mai, dentro
un crescendo brasiliano che della presa d’atto dell’assunto
fa il suo karma. Il brano è davvero molto bello e chiude
lasciando presagire un nuovo capitolo spostato di latitudine e
di epoca.
Un album nel complesso bello e godibile, più ricco musicalmente
rispetto alle opere precedenti, anche per l’apporto diretto
della band, l’importante lavoro del duo Gabrielli-Martellotta
per gli arrangiamenti liberi di archi e fiati, più la grande
capacità di arrangiatore di Colliva, ideatore del progetto
Calibro 35, che allarga lo spettro dei suoni.
Dente è un ottimo autore, che incuriosisce per abilità
e capacità di analisi, interessante sarà a questo
punto lo sguardo che potrà dare in futuro al mondo esterno,
una volta uscito dal circolo ormai completato sull’amore
e i suoi derivati. Voto 7