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NEWS Gennaio 2010

Sulle rotte di Creuza de ma

Bruno Bigoni, già regista del documentario Faber,
progetta un viaggio per mare di immagini, musica e parole

"E' il ritornello vocalizzato di Creuza, quel suo ritmo di andata e ritorno che non può che essere il ritmo del mare a gonfiare di nuovo le mie vele e spingermi più al largo a sognare, a sentire, a vivere. E come Ulisse, dal largo, ricomincio a rimpiangere la mia patria lontana, mi riavvicino a riva, sto di nuovo per arrivare e sbarcare, ma un altro soffio di vento, un'altra ondata sonora, un'altra lallazione polifonica mi risospingono al largo, come un gioco che non vorrei veder finire mai. Come far l'amore, sesso nero, caffè e spezie. Incessante desiderio di tutto e niente. Gioco perenne di andate e ritorni. Godere il piacere, tenere il piacere, prendere l'onda del piacere e tenersela, restare in cresta, provare a surfare e ritrovare l'emozione di essere ripresi da una forza più grande e ricacciati nel gorgo. È entusiasmante! È entusiasmo puro che si esprime senza parole. Si esprime con la gioia della voce che ti annuncia un ritorno a casa e, allo stesso momento, ti fa sapere che casa tua è ovunque e in nessun posto. E che si parte per saper tornare e che si torna per volere ripartire".

Giorgio Maimone


11/01 - In partenza era un disco, "Creuza de ma", che si portava dietro l'odore delle onde del mare, sia visto da terra (dalle creuze), sia visto dal mare ("Da a me riva"), in una sorta di itinerario circolare che ci portava nella terra del sultano ("Sinàn capudàn pascià"), in Palestina ("Sidun"), tra le cosce dell'amore ("Jamin-a") e tra le cosce di schiaccianoce ("A dumenega"). Un disco che contiene quella brezza carica di sentori di mare e di macchia mediterranea sui bordi e di discese lungo i sentieri, fino ai calanchi nascosti e le risalite sulle colline ricchi di sale e di fame e di sete e di necessità di trovare dove abbia posto la base oggi "Ù Dria". Oggi, per iniziativa di Bruno Bigoni, Creuza de ma diventa un viaggio per mare.

Un viaggio in mare seguendo la rotta di Crêuza de mä, fatto di immagini e suoni, musica e storie, porti e città raccontati nel documentario "Il colore del vento", attualmente in fase di lavorazione, che uscirà nelle sale tra qualche mese. Come il marinaio protagonista del disco di Fabrizio De André, il regista ha navigato e ha toccato diversi porti del Mediterraneo cercando di cogliere le diverse realtà attraverso figure incontrate sul posto. E sono racconti pieni di dolore, di fatica, di fughe e approdi in terre poco ospitali, lontane dalle guerre ma non per questo più comprensive.


Bruno Bigoni non è nuovo alle imprese deandreiane. Suo infatti è il documentario "Faber", il più completo e il più dettagliato tra i lavori che sono stati dedicati al cantautore genovese dopo la sua scomparsa (e anche prima, visto che praticamente non ne era stato fatto nessuno degno di questo nome). Ma non solo: Bigoni, in precedenza era nella task force creativa che aveva prodotto "Accordi eretici", una serie di saggi di elevato valore formale e sostanziale sul lavoro e sull'opera omnia di Fabrizio,questo sì scritto quando De André era ancora in vita. A 25 anni dall'uscita del disco "Creuza de ma", Bigoni ha scelto di interrogarsi su quale possa essere l'attualità del lavoro oggi, a 11 anni dalla morte dell'autore. L'autore ha coinvolto nel progetto anche Mauro Pagani che, da autore del disco insieme a De André, ha contribuito alla stesura del soggetto e curerà la colonna sonora del documentario. Gli interventi parlati del cantautore genovese scandiscono le tappe del viaggio, diventando voce narrante e spina dorsale del film che non sarebbe mai nato senza il sostegno di Dori Ghezzi e della Fondazione Fabrizio De André che hanno concesso l'utilizzo dei materiali.

"Crêuza de mä è un'opera fondamentale" racconta Bigoni. "Mauro Pagani dopo la rilettura che ne aveva fatto cinque anni fa pensava di aver finito con quel disco, ma evidentemente non è così e si è lasciato coinvolgere convinto anche lui della necessità di riattualizzare le tracce del cd che hanno immaginato questo marinaio genovese che attraversa mari, luoghi, epoche storiche, per vedere cosa resta di tutto questo mondo che gira intorno al Mediterraneo, solcato da pescatori e uomini che faticano ma anche da turisti in crociera".

Bigoni ha girato moltissimo materiale e ora è impegnato nel montaggio. "Il film dovrebbe essere pronto in primavera, ma la sfida è ancora più grande perché tutto è pensato per il cinema".

Creuza de ma 2004

Un grande rilettura

Quello che non ti aspetti. Le magie possono essere riproducibili. Creuza de Ma, l'originale, quello con Fabrizio De André per intenderci, è il disco imprescindibile della nostra canzone d'autore: una magia per l'appunto, dove testi, musiche, canto, ispirazione, strumentazione, respiro e idee hanno danzato alti nel cielo, sospinti dalle benevole divinità che presiedono ai venti e ai mari che hanno congiurato concordi perché ne uscisse un capolavoro. Ma i capolavori, vizio nostro, siamo abituati a vederli immoti, museali, non modificabili. E poi dove toccare "Creuza" che era già un capolavoro di equilibri reciprochi? C'era il rischio che a toccare crollasse una parte dell'edificio e trascinasse nel crollo le altre parti. Ma questo non è avvenuto. Il cemento, la malta che consente a "Creuza 2004" di stare in piedi e di reggere il confronto con l'illustre antenato è l'affetto.

Mauro Pagani è stato altrettanto papà che Fabrizio De André per la nascita di "Creuza de Ma 1984", anzi l'idea originaria e la passione per gli strumenti musicali dell'area del mediterraneo e per le musiche differenti dalla tradizione occidentale è senz'altro prima in Pagani che in Fabrizio, come dimostra anche il primo album da solista del nostro "Mauro Pagani" del 1978, già "contaminato" degli stessi suoni che innerveranno "Creuza". Fabrizio ci ha messo il coraggio e la passione per dare una svolta così radicale alla sua consolidata poetica, la voce e i testi. Ma il prodotto è stato davvero un'alchimia di fattori comuni tra i due personaggi. (segue)


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