
Ascolti collegati
Crediti:
Grazia Verasani: voce;
Arturo Sàlteri (pianoforte acustico ed elettrico); Vincenzo
Pastano (chiutarre elettriche ed acustiche); Enrico Guerzoni (violoncello);
Maria Galantino (tastiere, pianoforte); David Bisetti (piano Rhodes
e tastiere); "Silvia Tarozzi (violino); Camilla Missio (basso
elettrico, contrabbasso): Carlo Maver (bandoneon): Marco Bertoni
(tastiere); Patrizia Ferrarini (percussioni); Frank Nemola (tromba).
Prodotto da Oderso Rubini e David Bisetti
Registrazione & mixaggi: Cave studio
Sound engineers: David Bisetti, Francesco Dinnella
"Interiora" registrato e arrangiato da Marco Bertoni
Mastering: Gunter Hatze, Black Dog mastering studio
Foto cover: Paolo Barbaresi
Foto Grazia: Agnès Martin, Gianluca Simoni
COver art: Oderso Rubini
Finito di stampare nel marzo 2010
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Ebbene
sì. E' uno dei migliori dischi in circolazione. Eppure l'ha
inciso (e scritto e pensato) una scrittrice. Sarà per quello?
O sarò che in realtà Grazia Verasani è una rocker
che ha dovuto scrivere otto libri per permettersi di fare la cantante?
Lasciamo l'incognita irrisolta e dedichiamoci ad ascoltare il disco.
Cosa troviamo tra i solchi delle 12 canzoni? Semplicemente la vita.
Amori, sofferenze, dolori, esperienze, il piacere di essere donna
e non doversene né pentire né vergognare. Grazia, e
lo si vede anche dai suoi libri, sa soffrire, conosce la dimensione
della memoria, la nostalgia per stagioni passate per sempre, ma non
è mai ripiegata, mai passiva, mai sconfitta di fronte alla
vita. C'è orgoglio e c'è passione. C'è soprattutto
un genio creativo che dalle parole (forse scontato che fosse così)
discende alla musica per creare dodici stazioni di una contemporanea
via crucis tra amori che se ne vanno, altri che non si fermano ed
altri addirittura che non si formano. Perché l'amore non ce
lo si dà: c'è o non c'è.
Quest'album comunica rabbia, gioia, dolore, disperazione, solitudine,
amore, mai rassegnazione, tristezza, malinconia. Riflessioni all'interno
di sé, ma non attorno al proprio ombelico: il tutto impacchettato
in modo impeccabile. Se poi aggiungiamo che, a coronamento dell'operazione,
il cd è accompagnato da un racconto breve (20 pagine), ma molto
bello, intitolato "Cinque donne facili",
i punti di merito per "Sotto un cielo blu diluvio"
iniziano a diventare così tanti che un po' ci vergognamo anche
ad elencarli. Siamo di parte? Certamente siamo di parte. Per un paio
di motivi. Grazia Verasani è una delle più interessanti
scrittrici italiane contemporanee (la maggiore?) e in secondo luogo
Bielle è il sito dove fin dal 2000 c'è una pagina dedicata
a Grazia Verasani, cantautrice, prima ancora che scrittrice famosa.
Infatti Grazia ha pubblicato il suo primo cd, "Nata mai",
nel 1996, l'anno dopo avere vinto il premio Città di Recanati
con il brano "Devi morire" (per
noi un piccolo cult). Era quindi da tempo che aspettavamo in ritorno
di Grazia al suo primo e mai dimenticato amore, ma non ci immaginavamo
che avrebbe potuto essere così forte, così intenso,
così importante.
Fate conto, immaginatevi una Nada o una Nannini più morbida
che con scabre e taglienti parole racconti le sue storie di donna.
Che sia una storia d'amore finita come "Nel sangue",
l'incontro di due sconosciuti in un motel (ed è il caso di
"Con le mani potrei"), storia
di madri, padri e figli indesiderati, viste dalla parte della figlia
("Nata mai"), che siano fotografie
di un addio come "Immobile" oppure tenere storie di sofferenza
poetica come "Dice Sandra", la
ragazza che nuotava solo di sera, quando le spiagge erano deserte,
perché si vergognava di mostrarsi in costumi, visto che si
sentiva grassa. Poi abbiamo in "Amsterdam"
l'amore tra due persone dello stesso sesso, in "Cielo
blu diluvio" lo scoppio di un uragano emotivo e
in "E." il ricordo di un amica
"che non fa più parte di questo mondo, ma che è
legata, per sempre, al mio". Ce n'è per tutti i gusti
per tutte le storie e anche di più.
Quattro canzoni sono riporti dall'album precedente, ma dopo 14 anni
possono benissimo essere altre canzoni: si tratta di "Nata
mai", che nel '96 era la title track, "Con
le mani potrei", che è l'unica canzone scritta
a quattro mani col bassista di allora, Franco Jamaica Barletta, "Nel
sangue" e "Interiora".
Le altre sono inediti, ma non c'è uno stacco, uno iato tra
i brani di allora e i brani di ora (o registrati ora, magari maturati
col tempo. Un disco in barrique?).
C'è solo "Posso" che è
decisamente più rock e il resto più morbido, con una
bella alternanza di atmosfere musicali. Possiamo azzardare nomi? Meglio
di no. Perché si andrebbe da Nick Drake a Nick Cave, da certo
jazz rarefatto (Parigi anni '50?) ai Cure, da Leonard Cohen ai Talking
Heads. Grazia ha sentito musica. L'ha amata e l'ha interiorizzata.
Con le parole non c'erano dubbi. Ma ci sono brani come "Alberghi
sul mare" che vanno anche letti: "Alberghi
sul mare l'estate sveglierà / e affolleranno spiaggie i bagnanti
lasciate le città / Le onde scioglieranno castelli, il sole
riderà / Su barche che hanno il nome di donne qualcuno partirà
/ E tu ti sentirai leggero ma poi ti volterai indietro / perché
la vita è lei che ascolta il mare dentro una conchiglia".
La canzone è stata scritta in una stanza dell'hotel Eleonora
di Senigallia, informa Grazia. "La finestra si affacciava
sul mare ed era il mare d'inverno di Ruggeri".
Ma i capitoli alti o altissimi sono tanti. "Nata
mai", ad esempio, è un mantra esistenziale,
costruito come canto di ribellione giovanile verso la famiglia, ma
chiuso con un ripiegamento di dolcezza tardiva: "Ho imparato
tardi che l'amore / è un bacio sopra una ferita".
Ma prima c'è sciorinato tutto un campionario di orrori famigliari:
"Smettila di correre in giardino dietro a tutte le bambine
/ smettile di ridere e giocare se no non ti allatterò / ho
bevuto troppo e sono stanca / chiuditi per sempre dentro il buio della
tua piccola stanza / Smettila di scrivere quei diari non sei mica
una scrittice / smettila di andare dietro ai gatti se no non ti comprerò
/ quel vestito a fiori in merceria / con le calze bianche come gigli,
no tu non sporcarti mai".
Ascolto "Sotto un cielo blu diluvio"mentre
Milano sopra mi si scioglie in pioggia densa e intesa, salsa e immatura
e sento parole come "Mari mossi dentro i tuoi occhi / ti
nascondi nel buio e ti senti perduto / ... / Che cosa resta di una
tempesta? / E ti senti invisibile se / questo spazio è più
grande di te / e fa paura, non ha misura / mentre parli da solo, scusa
se non ti seguo / Sotto un cielo blu diluvio". E sono i
toni, i mezzi toni, le leggere incrinature della voce, i sottintesi
generazionali; tutti bagagli già presenti nei libri, nelle
riflessioni di Giorgia Cantini, nei ritratti di donne del racconto
che accompagna il cd.
Per "Dice Sandra" è invece
necessario il film, rigorosamente in bianco e nero. Realismo italiano.
Spiagge desolate, l'effimero di un McDonald, gli ombrellini di carta
nei cocktail e la ragazza grassa che "come un delifino lucente
e docilissimo / in mare aperto senza paura / come una piuma bianca
e leggerissima" consegna i suoi chili di troppo al tiepido sostegno
delle onde nella notte solitaria sulla spiaggia libera. "Sono
sabbie mobili questi anni in un Drive in / non si sogna mai / non
si sogna mai".
Oppure ancora in "Immobile" scoprire
immagini come "Immobile mentre si chiude una storia / inutile
quando è l'ennesima volta / parole comprese nel prezzo / le
cose che non ti ho mai detto di me / parole che muoiono dentro / la
calma di un grande silenzio in me. Cammino sopra i vetri / di anime
frangili cristalli / e leggo nei tuoi occhi meglio di te".
Ognuna di queste 12 storie ha senso e metodo. Ognuna ha vita dentro
e posso ascoltarle a sfinimento senza sfinirmi. Perdermi tra le parole
e iniziare a trarne immagini ed altre parole che mi parlino di altri
vite vissute.
Il pregio della buona letteratura, del buon cinema e delle buone canzoni
è che non tutto finisce con le fruizione. Si mette in movimento
qualcosa dentro. E questo qualcosa ti porta altrove, si fa spazio,
si allarga e di contrae a misura di respiro. Grazia Verasani questo
sa e questo fa. Ti porta in viaggio all'interno della sua anima. A
volte ulcerata, a volte ferita, a volte esposta, ma sempre e comunque
umana. Un viaggio che commuove e che ampia, che è tenebra e
respiro. Che è grande canzone.
Grazia
Verasani
"Sotto un cielo blu diluvio"
Nda Press / Stile Libero - 2010
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