
Ascolti collegati
Crediti:
Gabriella
Gabrielli: voce, Elisabetta Boiti: ghironda, flauti dolci, cornamusa,
Antonella Macchion: violoncello, Lino Straulino: voce, chitarra,
Andrea Del Favero: percussioni, Bruno Cimenti: bouzouki,
Musiche e testi: di origine popolare
Arrangiamenti: Lino Straulino
Registrazioni in presa diretta di Bruno Cimenti.
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Tracklist
01. Giuvu d'Antraime
02.
Papa, demi la bela
03. Prinsi Raimund
04. Cecilia
05. Barun Litrun
06. I falciatori
07. La Munglesa
08. Moran
09. L'oi bella
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Che
tutto quello che tocca Lino Straulino si trasformi in oro è
un dato di fatto. Quasi sconosciuto al di fuori del Friuli, Lino
Straulino gode di una fama di culto degna di una superstar e chi
lo conosce non può fare a meno di amarlo. Sorta di figura
mitologica, a cavallo tra tutti i confini del mondo, mezzo hippy,
mezzo poeta, chitarrista insigne e sempre in cerca di nuove dimensioni
musicali, ha una produzione discografica ricca, ma difficile da
seguire e da reperire.
Pur amando moltissimo Lino a mia volta faccio fatica a star dietro
al ritmo delle sue produzioni. "Baruc", un disco politico
nel 2008, questo "La Munglesa" nel 2009, un disco di canzoni
country con Loris Vescovo e Stefano Fedele sempre nel 2008, intitolato
"Straulino/Fedele/Vescovo" (che se fosse stato Straulino
Vescovo Fedele sarei ancora qui a ridere!).
"La Munglesa" parte dall'amore per i canti di
Teresa Viarengo e per la musica tradizionale piemontese. Straulino
ha messo rapidamente assieme un gruppo di lavoro per partecipare
a Folkest lo scorso anno e, visto il successo, ottenuto dal vivo,
ha pensato di farne un disco.
Pronti via, il disco è stato registrato in un week end (due
giorni!) dal vivo e in presa diretta. Merito anche dei bravissimi
collaboratori che si è scelto, a partire dalla voce d'angelo
di Gabriella Gabrielli, già con i Zuf de Zur, con cui è
ancora, a fianco di Maieron nei "Turcs tal Friul" da Pier
Paolo Pasolini e autrice in proprio di un ottimo album di musica
popolare dal mondo. A lei si aggiungono Elisabetta Boiti alla Ghironda,
Andrea Del Favero alle percussioni, Antonella Macchion al violoncello
e Bruno Cimenti al Bouzouki.
I brani sono in gran parte conosciuti a chi si occupa di musica
popolare e vanno dalla classica "Cecilia", in una versione
rallentata e rarefatta, a "Papa, demi la bela",
a "Prinsi Raimund", fino alle
menonote, ma non meno belle "Moran"
e "I falciatori" che forse sono
i punti più alti di un album che non scende mai sotto l'eccellenza.
Come se John Renbourn e Bert Jansch avessero incontrato la loro
Jacqui McShee, in provincia di Cuneo. Che poi i canti piemontesi
vengano resi al meglio da un ensemble friulano è cosa che
può spiegare solo la confusione dei tempi e il fatto che
la mamma di Gabriella Gabrielli sia di origine piemontese. Come
i migliori Lionetta o i Cantovivo di Alberto Cesa o i tanti gruppi
che negli ultimi decenni del secolo scorso avevano provato a coniugare
musica popolare e progressive o rock.
Cercatelo questo disco, non è facile da trovare, ma cercatelo
lo stesso. Cercatelo perché è bello, perché
è fatto con amore e perché è fatto da gente
che con questa musica è cresciuta e si è formata (come
Straulino stesso e Andrea Del Favero che hanno entrambi militato
in una formazione storica del revival folk degli anni '80, la Sedon
Salvadie). Cercatelo perché la musica popolare è la
musica che ci ha fondato, che costituisce le nostre radici, il punto
da cui i torrenti del suono sono tutti discesi a valle per fondersi
nel gran fiume della musica. E "La Munglesa"
è un fiume, un grande fiume placido che corre a ritroso nelle
valli del tempo.
Lino
Straulino
"La Munglesa"
Nota - 2010
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