
Ascolti collegati
Crediti:
Paolo
Pietrangeli (chitarra e voce).
Le canzoni sono in versione originale. Hanno suonato, in periodo
diversi: Giovanna Marini, Enzo Pietropaoli, Giancarlo Becattini,
Tino Fornai, Giovanni Culasso, Francesco Marini, Alfredo Messina,
Bruno Gherlanz, Marco Rinalduzzi, fabio Pignatelli, Alessandro
Canini, Claudio Sormiolo, Franco Marinacci, Danilo Rea, Alberto
e Paolo Ciarchi, Renato Rivolta, Franco Coggiola, Maurizio Lazzaro,
Giulia Salsone, Sergio Quadra, Massimo D'Agostino, Lalla Francia,
Ivan Della Mea, Sergio Almangano, Athos Poletti, Marco ratti,
SergiO Romani, Carmelo Vitale, Cristina Rapisarda, Collettivo
Gianni Bosio di Roma, Paolino Dalla Porta, Andrea Leprotti, Giuliano
Berniti, Enrico Denari, Umberto Galli, Mario Morosini, Attilio
Zanchi, Pepè Gagliardi, riccardo Luppi, Marco rinalduzzi,
Alessandro Canini, Franco Marinacci, Gianluca Mancini, Laura Serra,
Rita Marcotulli, Luca Casagrande, Vittorio Sonsini, Bruno Herlanz,
Javier Girotto, Bebo Ferra, Le Faraulla, Paolo Damiani, Michele
Rabbia, Roberto Gatto e altri.
Testi e musica di Paolo Pietrangeli (tranne"Contessa"
"Uguaglianza" "Era sui 40 anni", "Valle
Giulia", "La risoluzione dei comunardi" e "Mio
caro padrone domani ti sparo" di Salviucci Marini-Pietrangeli,
"Franco" di Pietrangeli-Lazzaro.
Arrangiamenti di Giovanni Marini, Paolo Ciarchi, Rita Marcotulli,
Maurizio Lazzaro, Luici Ceccarelli e altri
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Tracklist
Cd 1
01. La città volatile (3'07”)
02. La notte in cui mi tolsi l'armatura
03. Contessa (3'16”)
04. Io ti voglio bene (2'54”)
05. Lo stracchino (2'13”)
06. Paure. Magari no (3'09”)*
07. Festa de L'Unità (2'49”)
08. Karlmarkstrasse (2'24”)
09. La leva (2'02”)
10. L'alpino (2'27”)
11. Ho insultato il movimento (2'57”)
12. Il cameriere (3'39”)
13. La questione meridionale (2'32”)*
14. Isole lontane (4'13”)
15. Circonferenza (3'05”)
16. Come (3'21”)
17. Il vestito di Rossini (5'17”)
18. I cavalli di Troia (2'40”)
19. Il riflusso (3'10”)
20. Mio caro padrone domani ti sparo
21. Ahi che fatica mi costa (3'47”)
22. Sanza (4'00”)
23. Franco (2'48”)
24. Addio padre madre addio (3'50”)*
Cd
2
01.
Dibattito sulle sorti della sinistra
e mozioni contrapposte in una notte
desolata di Chianciano Terme
02. Valle Giulia (2'55”)
03. Alle cinque prendo il tè (1'09”)
04. Sirene (2'47”)
05. Uguaglianza (2'25”)
06. La star (3'10”)
07. Franti, Garrone, Pinocchio e la fatina
08. Il sabato (4'42”)
09. La Roma (2'54”)
10. Cinema 2 (2'25”)
11. Cazzi tuoi (3'06”)
12. Pietralata '96 (3'42”)
13. Deadline (4'57”)
14. Il lavoratore della Rai (1'37”)
15. Sul tram (tutto capitò sul tram) (2'29”)
16. Il regista (4'26”)
17. L'ultimo caffè (2'29”)
18. Il paese (3'37”)
19. Era sui quarant'anni (2'13”)
20. Lo sbaglio (4'48”)
21. Quelli che tricoloreggiano (1'44”)
22. Il 23 Novembre 1980 (2'38”)
23. Risoluzione dei comunardi (dato che)
24. Fiore di Gaza (3'18”)*


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Paolo
Pietrangeli negli anni settanta "gridava cose orrende e violentissime
ed è imbruttito" come ha chiosato in un suo film Nanni
Moretti: "prendete la falce, impugnate il martello / scendete
giù in piazza picchiate con quello", "Mio caro
padrone domani ti sparo", "alla fabbrica in mille gridavano
l'odio e il furore", "a uno di loro un sampierino la testa
sfasciò", "alla legge del padrone risponderemo
con rivoluzione", "e caricava la polizia, ma gli studenti
la cacciavan via". Negli anni '80 l'aveva già buttata
sull'ironia e sul sarcasmo e negli anni '90 lavorava già
per Silvio Berlusconi come regista del Maurizio Costanzo Show. Non
male per uno che aveva scritto "Contessa" (secondo Ivan
Della Mea "una delle più brutte canzoni del periodo")!
A sufficienza per non amare il personaggio e per perderne volentieri
le tracce.
Poi esce questa "Antologia" per i tipi
di Alabianca e, in un'epoca in cui la cose non sono più così
nette, bisogna riconoscere che un altro ascolto bisogna darlo. Sia
a quelle canzoni per le quali lo avevamo amato (e, dispiace dirlo
per la nostra giovinezza, ma non erano proprio un granché),
sia alle canzoni scritte dopo che, forse, meritavano un ascolto
meno distratto e settario. E di passo in passo, fino ad arrivare
a scoprire che di canzoni ne scrive ancora, in pieno 2009 e che
l'antologia contempla ben cinque brani inediti: "Paure.
Magari no. (La commessa)", "La
questione meridionale", "Dibattito
sulle sorti della sinistra e mozioni contrapposte in una notte desolata
di Chianciano Terme (Sliding doors)", "Addio
padre e madre addio", "Fiore
di Gaza".
E allora giudizio sospeso? No, solo più complesso e più
lungo. Anche perché il lavoro proposto nell'antologia si
dipana attraverso 48 canzoni e 149' 58", ossia due secondi
meno di due ore e mezza di musica. Paolo Pietrangeli ha iniziato
a pubblicare dischi nel 1968 e, attraverso 15 album (ma solo 11
sono rappresentati nella Antologia) è arrivato fino al 2008.
Scrive bene nella presentazione Gino Castaldo: "Magnifiche
e terribili, le parole hanno un peso, o almeno ce l'avevano e di
questo Paolo Pietrangeli ne ha profonda e sapiente consapevolezza
... Grevità e raffinatezza convivono con eguale reciproco
stupore. Cantore, cantastorie o rompiscatole che sia, quella voce
ci costringe a reagire, non può lasciare indifferente e,
se volete, questo oggi è in fondo un clamoroso anacronismo".
Sì, Pietrangeli ha una voce forte e adatta per i "vaffanculo"
e ora siamo qui tutti a tirarlo per la giacchetta per averli detti
(un tempo) e per non averli detti più (dopo). In mezzo tra
questi vaffanculo resta il tempo per un corpus poetico e musicale
che sarebbe ingiusto derubricare a cronache d'epoca. Pietrangeli
canta ancora ed ha cose da dire. Si può essere d'accordo
oppure no (d'altra parte succedeva anche con Gaber e con tutti gli
uomini di carattere ... o con gli incoerenti). Io non so a che categoria
Pietrangeli appartenga. Non l'ho nemmeno mai visto di persona. Lo
conosco solo attraverso le vecchie canzoni: alcune magnifiche come
"La leva", altre brutte come
"Mio caro padrone domani ti sparo",
altre così storiche da essere immuni ai giudizi come "Contessa"
(che, sempre secondo Della Mea erano "due canzoni messe insieme
neanche tanto bene": un canto di lotta e un intermezzo inutile),
altre ancora irritanti nella loro ironia datata come "KarlMarxStrasse".
Però, in mezzo a queste si insinuano delle piccole perle
come "Io ti voglio bene" del
1984 o l'inedita "La questione meridionale"
o la profonda "Lo sbaglio" del
2006, dove Pietrangeli riflette e conclude "Io non avevo
sbagliato in cerca di un mondo migliore", "Io non avevo
sbagliato / pentirsi ora pare un dovere". Bella è
anche la deliziosa e chitarristica "Come"
(2000): "Come quella domanda che mi hai fatto a prima vista
/ come la mia risposta: sì, però son comunista".
Divertente "Il cavallo di Troia",
che riprende il tema di quello che perde tutti gli appuntamenti
con la storia. Anche "Sanza"
(1976) reclama attenzione e dolcissima è la conclusiva (del
primo disco) "Addio padre e madre addio",
che è inedita, suonata dal solo Pietrangeli alla chitarra,
costruita a ricalco sulla celebre aria popolare, ma aggiornata al
tema dei clandestini e di una legge crudele "che morire mi
fè".
Molto curioso è l'altro inedito dal titolo interminabile
e wertmulleriano: "Dibattito sulle sorti della
sinistra a mozioni contrapposte in una notte desolata a Chianciano
Terme (Sliding door)", scritta con la collaborazione
di Giovanna Marini. Il bello è che il testo non rispecchia
niente del titolo: "Sai che molto cambierà con quale
piede scenderai dal letto / sarà il sinistro o il desto che
ti farà tornare in piedi dritto / una farfalla che sbatte
le ali e crolla un palazzo a Torino o New York / ...
/ una farfalla che sbatte le ali e non succede un cazzo a Torino
o New York".
Quasi jannacciana "Il sabato",
con l'arrangiamento di Giovanna Marini, malinconica canzone, sottolineata
da un violino: "perché il sabato cos'è? La
vigilia di una festa / diventata sai com'è / una festa lei
lei stessa / ... / di speranze in libertà, di giornate
che si sa / siano un surrogato di sogno". E decisamente
divertente (un altro versante alla jannacci) è poi "Cazzi
tuoi" (2008) e sulla stessa falsariga è
"Sul tram (tutto capitò sul tram)"
(2007) e va prestata attenzione a "Il Paese"
(1980), col tormentone ripetuto da una voce di bambino: "Però
il Paese tiene!".
Anche qui resta il dubbio di come ci si possa avvicinare a un disco
del genere. Con cautela e attenzione. Contiene materiale di sinistra.
Contiene materiale sinistro? No, contiene qualche reperto d'epoca
e la voglia di raccontare la storia artistica di una persona che
ha attraversato da protagonista, in vari ruoli, 40 anni della nostra
storia senza poi risultarne neanche tanto spiegazzato. Per chi era
rimasto a "Contessa" una constatazione:
Paolo Pietrangeli è stato molto di più ed è
andato oltre "Contessa". Chi
lo ascolta(va) forse no.
Paolo
Pietrangeli
"Antologia"
(oppio
cd)
Alabianca - 2009
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