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Piccola Bottega Baltazar
Il disco dei miracoli |

Piccola Bottega Baltazar
Canzoni in forma di fiore |

Piccola Bottega Baltazar
Poco tempo troppa fame |

Sursum Corda
La porta dietro la cascata |

Sulutumana
Arimo |

Sulutumana
La danza |
Crediti:
Giorgio Gobbo,voce e chitarra
Sergio Marchesini, piano e fisarmonica
Antonio De Zanche, contrabbasso
Marco Toffanin, fisarmonica
Graziano Colella, batteria
Ladro di
rose è stato registrato tra aprile e maggio del 2010 presso
Stile Libero Studio di Pastrengo (Vr).
Fonico di ripresa: Marco Ferrari.
Editing, missaggio e mastering: Max Trisotto.
Art & design a cura di Becco Giallo.
Produzione artistica: Carlo Carcano
Testi e musiche: Piccola Bottega Baltazar
3 e 8 Giorgio Gobbo; 2,7 e 12 Marchesini/Gobbo; 9 Marchesini;
1 e 4 Colella, Gobbo, Marchesini e Toffanin; 5 e 15 Colella, Gobbo,
Toffanin ; 6 e 13 Gobbo, Marchesini e Toffanin; 10 Gobbo e Toffanin;
14 De Zanche, Gobbo, Marchesini, Toffanin; 11 Colella, De Zanche,
|
Dammi
le coordinate.
E' il quarto disco della Piccola Bottega Baltazar, gruppo veneto proveniente,
se non sbaglio, da Padova. Dopo tre lavori in crescita verticale ("Poco
tempo e troppa fame", dedicato a De André, "Canzoni
in forma di fiore" e "Il disco dei miracoli", ispirato
da "I miracoli di Val Morel" di Dino Buzzati, opera che
fra prosa e pittura tratta di fantomatici ex-voto a Santa Rita ritrovati
in un tempietto ai piedi del Col Visentin, non lontano da Belluno)
sono appena arrivati a sfornare il quarto disco. E, non ti sembrerà
possibile, ma è ancora migliore.
Insomma, in cammino verso l'alto? Ma (ho sempre un ma per questi
gruppi "troppo bravi") non c'è il rischio che i
Pbb, come una ragazza di prima classe, restino "innamorati
del proprio cappello / trovandolo subito molto bello?". Il
rischio dell'estetica estetizzante è sempre in agguato! E'
che se poi degenera verso un'estetista ... Insomma, non ti invidio
che devi fare la recensione. E' un album a molte facce. Difficile
quanto è bello e bello per quanto possa essere difficile.
Comparta un'adesione. Intellettuale e sentimentale.
Non direi che ci siano rischi di estetizzazione fine a se stessa.
Loro sono bravi e lo sanno. Ma mica per questo devono fare cose
al di sotto delle loro possibilita! Anzi, sono coraggiosi, perché
potrebbero facilmente sfornare canzoni più facili e accattivanti,
invece proseguono sulla loro strada di ricerca delle soluzioni meno
banali. Anche a rischio di uscire con un disco non proprio "facile".
Sono 15 canzoni, una lunga durata. Un album complesso e zeppo zeppo
di suoni e di parole. Ce n'è per oltre 55 minuti di musica,
ma molto fitti. Restando sui numeri mi piace notare che ci sono
tre canzoni che hanno la stessa durata al secondo (3'37"),
una che dura un secondo in più e una 6" in meno. Indice
di una bella mano compositiva che spacca il minuto. Poi ancora ci
sono tre brani inferiori ai 3' e tre superiori ai 5 (oltre che uno
di 5 minuti esatti). Chissà se sono casualità o se
i numeri raccontano una storia?
Non saprei se sia casuale o meno, ma stimolata dalla
tua riflessione ho fatto una ricerca e ho scoperto che il 15 (le
canzoni) è il numero del tempo che passa inesorabile, il
55 è il numero della forza fisica, della concretezza, ma
anche l'esistenza, l'angelo, l'attività cosciente che permette
la ricerca della serenità, della stabilità e della
volontà. Il 3 è il numero delle realizzazioni, della
concordia e dei successi raggiunti con il lavoro e i sacrifici quotidiani
e il 37 si collega alle arti nobili, alla danza e ai sentimenti
spirituali. Infine il 5 rappresenta le conquiste interiori e la
riflessione. Vedi tu...
Peraltro devo confessare la mia netta preferenza per i brani in
veneto: come "La campana de Bassan",
"Le rose d'ogni mese", "Strologo",
le prime due in particolare. Però poi ascolto con calma gli
altri brani e mi faccio trascinare anche dalla dolcezza agreste
di "Ferragosto nell'orto", dalla
sapida polemica di "Nostra signora delle antenne",
che mi ricorda "La domenica delle salme" di deandreiana
memoria, oppure dalla delicatezza jazz di "Se una
notte di inverno" o ancora dai tre mini-romanzi
che sono "Stefania dorme vestita"
in primo luogo, "San Martino"
e "Sogno di maggio"
Anche a me "Nostra signora delle antenne" ha ricordato
subito "la domenica delle salme", non foss'altro per l'arpeggio
di chitarra. Secondo me è un velato omaggio al maestro e
una dimostrazione tangibile di come partendo da quella strada si
possa proseguire su strade proprie, dimostrando di avere
appreso la lezione ma di essere capaci di camminare ben saldi sulle
proprie gambe.
Mi piace la cadenza annuale di "Strologo"
che lo fa assomigliare a una sorta di lunario. "Maggio
spogliati leggero che per spogliarmi per davvero tu ci hai messo
un anno intero". Una nota triste nel finale: "sará
molto difficile che ritorni". "San Martino"
è invece un lungo racconto, anche questo strutturato sul
tema delle stagioni e delle ricorrenze: "verrà San
Martino / rimetteremo le spine alle castagne / ai fiori le corolle
/ i nidi ai pettirossi / la nebbia ai fossi".Se lì
siamo d'autunno, con "Ferragosto nell'orto"
esplode l'estate: una trina vaporosa e lieve, perché d'estate
fa caldo. Una giro di valzer nell'aia tra le verdure dell'orto,
festa di susine calde di sole, di gialli peperoni e viola melanzane.
"Con un raggio di miele l'estate corre / e l'abito leggero
e il tuo incedere di brezza suggerisce un ritmo che il cuore mi
accarezza". "Sogno di maggio"
è invece una corsa precipitosa verso la propria bella, dove
le stampelle diventano prima bicicletta, poi motorino, moto, Mustang,
carrozza imperiale, treno, portaerei."La donna
del cowboy" mi è in parte oscura, ma mi
piace la frase: "Rapita alla vita bassa di una tribù
di jeans". Tutto oscuro invece ne "L'ombra
del Caliburo", un po' perché è
ombra, un po' perché il Caliburo evoca figure ansiogene,
un po' per questo clima post-apocaliptico. Un racconto di fantascienza?
O di fanta-speculazione edilizia? Ombra metaforica o reale?.
"Rapita alla vita bassa di una tribù di jeans"
è una delle frasi che preferisco anch'io.
La metterei sicuramente nelle frasi-simbolo. Il Caliburo certo
che è ansiogeno. E' un ecomostro che cresce!. Ma torniamo
ai Baltazar.
Della
Piccola Bottega Baltazar mi piacciono alcune attitudini: la ricerca
della frase giusta, della parola appropriata e, a volte desueta.
Accompagnata a questa ricerca ce n'è un'altra, parallela,
in campo musicale, dove i suoni difficilmente vengono lasciati a
se stessi, anche quando sono sgraziati e dissonanti come nella lunga
coda finale di "Stefania dorme vestita"
("è solo un po' di maldamore / per il resto
si sente benone"). E anche il fatto che l'ultima canzone
chiuda con gli stessi suoni acuti dell'inizio quasi a costituire
una specie di rotatoria obbligata tra le canzoni. Piano, chitarre,
due fisarmoniche, contrabbasso e, finalmente, da questo disco una
batteria vera (Graziano Colella, new entry) costitutiscono la line-up
ridotta su cui si sviluppano temi più ariosi.
Di
loro mi piace il fatto che dopo l'esperimento (riuscitissimo) di
concept con il lavoro precedente qui vadano a toccare temi disparati,
dalla migrazione alla fabbrica, dalla discoteca all'amore, dal razzismo
al sogno, dall'ecomostro alla poesia. E il fil rouge, la metafora
che lega tutto ciò è la rosa. Delicatezza e spine.
Mi piace il loro contaminarsi con i suoni, dal progressive, alla
canzone d'autore, dalla psichedelia al rock e mi piace
quel loro lavoro di cesello, che fa di tutto ciò un linguaggio
musicale proprio. Mi piace quel loro modo sottile di esprimere il
concetto di canzone, che rimane "d'autore", ma in cui
la parola - seppur cercata, calibrata, scelta tra mille non è
totalizzante perché la musica ha almeno la stessa importanza,
si fa largo tra le strofe rivendica il suo peso. Tornando alla numerologia,
direi che la concretezza del 55 (derivata dalla lezione di De André?)
salva la Piccola Bottega dal rischio della vacuità pretenziosa
e dagli onanismi intellettualistici. Perché l'operazione
intellettuale è sì evidente, ma l'emozione che produce
la sovrasta di chilometri.
Un capolavoro? Forse. Nel senso del miglior lavoro possibile a questo
punto nella loro storia. Un album raffinato e popolare, politico
e poetico, elittico e concreto. Disco comunque difficile e per pochi.
Ma meno male che quei pochi esistono. Per loro. E per noi.
Piccola
Bottega Baltazar
"Ladro di rose"
Azzurra Music - 2010
Nei negozi di dischi o sul
sito di AzzurraMusic
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