|
Tracklist
01.
Buonasera, sono tornato
02. Il mio sud
03. Voglio sparire
04. In cerca d’amore
05. Lontano
06. Vatti a cercare
07. Facile di questi tempi
08. Torna presto
09. Danzatrici ioniche
10. Dove il giorno finisce


|
|
“Buonasera
sono tornato / Non chiedermi perché e dove sono stato”
con queste parole Marcello Murru ci introduce nel suo nuovo disco
“La mia vita galleggia su un petalo di giglio” uscito
a sei anni dal precedente “Bonora” e noi lo accogliamo
a braccia aperte, non importa perché si sia preso una pausa
di tempo così lunga e cosa abbia fatto in questi anni, quel
che conta è che è tornato e lo fa con un disco bello,
s’intuisce sin dal primo brano “Buonasera, sono tornato”
dove con la sua solita voce roca e profonda, ci tira quasi per un
braccio per portarci dentro una storia d’amore e d’incomprensioni
“Ci siamo molto amati / E parecchio lasciati / E valla tu
a cercare / La verità sul nostro amore / Ci siamo divorati
e persi e ritrovati”, è una canzone solenne e cadenzata
dagli archi ove il protagonista cerca così una giustificazione
“Perdere gli altri non è la cosa che mi riesce meglio
/ Capirai perdere te”.
E’
ancora l’amore il protagonista di “Il
mio sud” ma, questa volta, è l’amore
sincero verso la propria terra “Il mio Sud è
a nord di tutto / Accende luci di tramontana / Di grecale e di
scirocco” il motore di una canzone musicata come molte
altre del disco da Filippo Gatti, una canzone che vola leggiadra
quasi si alzasse in cielo sospinta dagli archi e da un fluido
tappeto di note di pianoforte.
Intrigante
sin dal primo ascolto è “Voglio sparire”
con la quale si gira ancora intorno al tema delle difficoltà
di amare un’altra persona senza avere mai la tentazione
di lasciare tutto e fuggire via perché canta Murru “So
che sparire in fondo è la cosa più facile / lo so
dei tuoi lunghi silenzi al telefono / E so che il tuo ritardo
è per via del traffico”, a volte si cerca di
capire ma “Se a ogni mia domanda, mi bruci la risposta,
/ voglio sparire ora / Se questa è la domanda, / se ad
ogni risposta / Mi bruci ancora …”. Splendida
conclusione.
“In
cerca d’amore” è un pezzo intriso
di languida malinconia che gronda poesia di parola in parola,
c’è ancora il pianoforte al centro della scena e
le sue note che si dipanano ad una ad una fino a raggiungere il
cuore dell’ascoltatore, fino ad un finale che non ammette
repliche “Tu che sei puro incontro di cielo e di terra /
Che sei benedizione e sei contro ogni guerra / Tu che porti nel
cuore il respiro del mare / Sei libera di venire / Sei libera
di andare (4 volte)”.
“Lontano”
con quelle parole iniziali “Mi piace toccare le parole /
Prima di suggerirtele” e i versi “Ma il tempo raccoglie
conchiglie e rami secchi da ardere” sembra quasi fotografare
da vicino lo stile poetico di Murru, quel suo suggerire parole
ad una ad una quasi centellinandole lasciando però le giuste
pause, senza farsi travolgere dalla frenesia dei nostri tempi,
perché il tempo scorre sempre alla stessa velocità
che è quella degli eventi naturali.
In “Vatti
a cercare” c’è ancora amore o
meglio un amore ormai finito perché così ci canta
Murru “E diciamolo una volta per tutte / Ci si innamora
di stronzi e di stronze / E a quel punto che fai … ti ammazzi?”,
è un triste e dolente brano suggerito ancora una volta
dal pianoforte, davvero splendida tra le tante l’immagine
questa “Serve a poco recriminare / Tanto vale salire su
un treno / O sui titoli di coda di un film”.
Non c’è
mai limite alla desolata tristezza, c’è sempre spazio
nel cuore dell’uomo per addensarvi sconforto ed infinito
dolore, ecco allora una sublime canzone come “Facile
di questi tempi” che ha tutta l’aria
di una mesta preghiera che si apre così “Facile di
questi tempi morire di venerdì / Difficile resuscitare
di domenica” per chiudersi infine con un incredibile senso
di vuoto e di assenza “E nessun Dio che tenga / neppure
un angelo che scenda / e nessun Dio … nessun Dio”.
Con “Torna
presto” siamo in un certo senso ancora nell’ambito
della preghiera, un’accorata preghiera alla propria amata
dopo un abbandono che sembra essere definitivo, musicalmente splendida
con quella chitarra elettrica che s’intreccia ad archi e
pianoforte in un ritmo molto latino quasi andaluso, anche qui
i versi sono a dir poco suggestivi, citerei almeno l’invocazione
“Torna presto che le cose si aggiustano / Le parole si buttano
e non si alzano più”.
Forse ancor
più bella ed evocativa almeno dal punto di vista musicale
per quei magici arpeggi di chitarra è “Danzatrici
ioniche” che ha versi stupendi, dovrei riportarla
qui per intero ma mi limito a questo frammento “A terra
sono scortate da soldati macedoni / Sono nuvole nere / Nuvole
di bel tempo nuvole con cerniere / Traghettatrici improbabili
/ che ti spingono all’inferno / Per un attimo solo ti regalano
l’eterno”. Secondo me è la canzone migliore
del disco.
E’
difficile riprendersi dopo una canzone così, occorre prendere
il fiato prima del congedo che avviene attraverso “Dove
il giorno fiorisce” una delicata canzone eseguita
quasi solo voce e chitarra, sembra quasi sospesa nell’aria,
messa lì come una porta aperta, come un sogno solo abbozzato
un ponte verso qualcosa che è oltre perché canta
Murru se sei uno che “hai avuto inferta una ferita /
Che non sai far crescere un incontro / Per un tratto di vita /
Tu che ti prendi in prestito un dolore / Che diluisci lentamente
poi / Per sbriciolare un amore” allora “Continua ad
andare se vuoi / Continua da andare / Dove il giorno finisce”.
E’
proprio la fine di questo disco in cui Marcello Murru tratta l’amore
nella sua complessità di attrazioni e repulsioni, d’incontri
e abbandoni, di parole e silenzi così com’è
nel suo stile che a tratti, proprio quando il discorso si fa più
serio e drammatico sembra quasi voler ritrarsi come il protagonista
di “Voglio sparire” con
quel desiderio di “Uscire fuori a respirare un po’”
come canta invece, in “Vatti a cercare”,
proprio con quel “fuori” rafforzativo e questo tentativo
si riflette anche da un punto di vista musicale perché
è proprio in quei momenti che ha voluto dare maggiore enfasi
al romanticismo degli archi quasi a voler ironizzare su situazioni
in realtà drammatiche.
Voglio però
aggiungere alcune sottolineature dopo essermi tuffato a capofitto
nel disco, quasi sospinto da un’urgenza narrativa insita
nelle canzoni stesse, la prima legata al titolo del disco che
trovo di grande bellezza perché ha dentro tutta la passionalità
ed il romanticismo dell’amore e allo stesso tempo la sua
fragilità, quella precarietà stessa del nostro vivere.
Vorrei poi
fare un plauso particolare a Marco Sabiu che ha arrangiato tutti
i brani, realizzando si un disco non innovativo o particolarmente
spregiudicato ma un ottimo “classico”, così
com’è classica cioè senza tempo e non legata
alle mode la poetica di Murru e anche agli ottimi musicisti che
hanno partecipato alla realizzazione del disco tra cui un contributo
davvero prezioso è stato fornito da Alessandro Gwis al
pianoforte.
Ben tornato
Marcello poeta dei nostri tempi di virgole, che tu possa continuare
a dispensar poesia come sai fare.