
Ascolti collegati
Crediti:
Sergio Romano (Chitarra battente, Armonica, Totarella, Flauto,
Voce); Enza Buglione (Voce); Francesca Romano (Chitarra Classica,);
Francesco Buglione (Chitarra Acustica, Chitarra Battente); Vincenzo
Salvo (Percussioni); Fabrizio Damiani (Percussioni, Tamburello,
Tammorra);
Vincenzo Fiorenza (Gran Cassa, Voce); Francesco Damiani (Tamburello);
Pasquale Ferrara (Basso); Stefano Sarubbi (Fisarmonica e organetto);
Domenico Lecce (Troccole, Troccolone, Tamburi); Biagio Buglione
(“Cup Cup”); Elena Romano (Ballerina); Mariagiovanna
Lecce (Ballerina); Rosario Damiani (Tecnico Audio).
Musiche: Sergio Romano
Arrangiamenti: Sergio Romano e Adolfo Cuccaro
Incido da Dada Recording di Adolfo Cuccaro - Cersosimo (Pz)
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E'
rato trovare un disco di musica popolare ben fatto. Che accompagni
cioé a rigore crtico e ad adesione ai canoni, anche la
capacità di costruire delle canzoni interessanti. I Taranteana
centrano in pieno l'obiettivo. Il lavoro nasce su commissione
dell'amministrazione comunale di Teana, ma cresce e si sviluppa
fino ad assumere le dimensioni di un'opera multimediale, con uno
spettacolo dal vivo, un disco e un libro per raccontare con dovizia
di particolari una storia, quella di Donna Giuvannina.
Si parte da un libro: "Quando il mare diventa terra - Storia
di Storie" di Antonio Appella e Vincenza Buglione e da un
testo che parla di "una donna persa nel tempo". "Poi,
dopo aver letto il libro allegato, Donna Giuvannina è diventata
viva presenza per le nostre vie e contrade, fonte di emozioni
per quanti , come me e i membri del gruppo, vedono nel passato
teanese il punto di partenza per il futuro e lì, in quel
passato cantato dai nostri anziani, riviveva la vita dle nostro
borgo in un connubio di nostalgia e poesia perché, in fondo,
come mi ha insegnato mio cugino, il poeta Rosario Castronovo,
la poesia è in tutto ciò che evoca emozioni di di
noi", scrive Sergio Romano, autore delle
musiche di tutte le canzoni, sul aprima pagina del libretto.
"Il presente lavoro - aggiungono gli autori del libro - nasce
dall'osmosi tra una selezione di canti popolari nel cd "Donna
Giuvannina e altre storie" dei Taranteana e la necessità
di esporre in chiave nuova quanto raccolto sul passato e la tradizione
del nostro territorio". Ne esce una storia multistrato, tra
credenze popolari, dal vago sapore gotico, vicende di bambini esposti,
di levatrici, di insurrezione contro il signorotto locale, di canti
e di lamenti sotto soli e lune.
Ne esce un'esperienza coinvolgente, dove le pagine del libro hanno
bisogno del suono del disco e il disco si sostanzia della lettura
delle pagine del libro, in un gioco di rimandi voluto e riuscito,
dove il godimento nell'uno non è un ostacolo, ma anzi propedeutico
al godimento dell'altro, in qualsiasi dei due sensi li vogliate
approcciare. Io sono partito dal libro per comodità, ma sono
pronto a scommettere che il piacere sarebbe stato invariato procedendo
in senso inverso.
Il disco così sà del piacere delle chiacchiere attorno
al fuoco, dei camini accesi, delle storie dei vecchi che costituivano
il sapere di un popolo tramandato per via orale, di solidarietà
di paese, di storie tenebrose raccontate anche per tenere buoni
i bambini, ma ancora di più per intrattenere gli adulti,
anche quelli che queste storie le avevano già senite tante
volte, fino al punto da trasformarsi in nuovi anelli di diffusione
della passione e della tradizione orale popolare, mescolando realtà
e funzione fino alla genesi della poesia, intesa come impasto di
vita e di terra, di anima e di sole, di natura e di calcina. Alcuni
fatti, come sempre nelle storie popoari, sono realmente accaduti
e documentati, altri sono opera di finzione, ma i legami tra i due
momenti sono così intrecciati da essere inscindibili. Realtà
e finzione si mescolano a ritmi alterni, fino a non distinguersi
più l'una dell'altra, posto che ci sia da distinguere.
Si può iniziare in una notte senza spazio e senza tempo,
in cui un viaggiatore ha smarrito la strada, perso tra gli Appennini
e il cielo, là dove la strada non mostra ricordi di mare:
la Lucania profonda, terra peraltro dei miei antenati: una macchina,
la pioggia, il bosco, la luna a tratti, i racconi i briganti e
gli echi del mare più lontano. In questo scenario che raggela
il sangue si sviluppano i temi che Sergio Romano ha così
abilmente tradotto in canzoni che tutto conservano del popolare,
ma che edificano un futuro sulle fondamentale del passato.
Donna Giuvannina: "Senza saperlo era lei a tenere unito
un'intero paese, l'interacomunità, il filo rosso della
memoria di quella gente: la sua era la storia di tutti, le storie
di tutti erano la sua storia. Lei non poteva esistere senza quel
paese e quel paese non poteva esistere senza di lei".Un
filo rosso che potrebbe ricordare le storie e le fantasie di Gabriel
Garcia Marquez.
"Ho una casa al mare / con una finestra che ci si affaccia
/ da lì si affaccia Donna Giuvannina / e fa innamorare
tutti i marinai / le hanno presentato principi e baroni / ma nessuno
ha conquistato Donna Giuvannina / Adesso ci vado io, un povero
servitore / e col mio canto la faccio scendere / "Da dove
sei venuto, malandrino? / chi ti ha insegnato queste dolci parole?"
/ E' stato il mio maestro di scuola, quello che mi voleva tanto
bene" ("Donna Giuvannina")
Ma i passaggi da ricordare sono tanti, da "In
campo di fiori e rose d'amor" fino "'A
mort", prima di arrivare a "Cesarella",
che chiude disco e libro, ripercorrendo nella tradizione la storia
delle verie Cecilia o Donna Lombarda o comunque donna dannata
dall'amore del signorotto locale. Donna, strega o rivoluzionaria?
Forse solo, come sempre, vittima e capro espiatorio di un'intera
collettività
Chiudo il disco e chiudo il libro, chiudo anche l'anno con una
certezza. Che il ciclo di perenne ritorno della natura porterà
ancora storie e canzoni e libri come questi e che da queste storie,
questi libri e queste canzoni nascerà sempre la speranza
che ritorni l'alba.
Taranteana
"Donna Giuvannina e altre storie"
Sergio Romano / La Siritide - 2010
Sul
web
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