
Ascolti collegati
Crediti:
Rachele
Bastreghi: voce, synth, piano elettrico, clavinet, organo, percussioni.
Francesco Bianconi: voce, chitarre, synth, organo.
Claudio Brasini: chitarre.
Testi: Francesco Bianconi
Musiche: Baustelle
Prodotto da Francesco Bianconi e Pat McCarthy
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Se affrontiamo
"I mistici dell'occidente" a quasi due mesi dalla sua
uscita, dopo che tutti ne hanno già parlato in lungo e in
largo e per il 90% con lodi sperticate un motivo c'è. Anzi
più di uno. Il più semplice è che veniamo bellamente
ignorati dagli uffici stampa delle major, che non hanno ancora capito
che i pochi che comprano i dischi sono coloro che si informano sui
siti specializzati e non quelli che leggono le due righe occasionali
scritte, che so, sul Sole 24Ore (ma fa tanto prestigio!). In secondo
luogo, visto che di questo disco hanno parlato davvero tutti, non
era proprio così urgente che ne parlassimo anche noi.
Ma tant'è. Documentiamoci e partiamo (anche perché
i lettori ce lo chiedono). I Baustelle appartengono ormai alla categoria
di "quelli di cui non si può parlar male",
il guru Enrico de Angelis (che si sa che l'indie non è proprio
il suo genere preferito) li segnala come disco consigliato sulla
neonata "Isola" versione free press (a proposito, un grande
in bocca al lupo agli amici dell'Isola!) e da tutte le parti è
un fioccare di elogi: "Difficilmente parlano per nulla,
difficilmente sbagliano e difficilmente non ti lasciano a bocca
asciutta per l'emozione e con gli occhi lucidi per la commozione
(...) potrei anche definirlo un vero e proprio capolavoro (Daniela
Calvi, Rockol); "Un album né spirituale, né
omogeneo, semplicemente un lavoro meraviglioso che sorpassa il puro
concetto del fare musica" (Saltinaria); "Un disco
che deve essere goduto e rigoduto, in quanto di questi tempi, in
Italia, non è per niente facile trovarne uno talmente bello"
(Squeezer). E questo solo per citare e prime recensioni che si aprono
sul web. Quel che segue è conforme; unica voce dissonante,
quella di Onda rock: "Quest'ultimo disco presenta una orecchiabilità
diversa rispetto al passato, in certi casi inconfutabilmente anglosassone,
con arrangiamenti sempre più tesi all'internazionalismo e
alla fruibilità per le masse (...) "I mistici dell"Occidente"
si presenta come un'opera piuttosto sconnessa, che mette in gioco
buone idee, sorrette da canzoni non sempre incisive".
La lampadina però mi si accende leggendo Luca Valtorta sul
Venerdì: "Religioso è il modo in cui Francesco
Bianconi usa le parole, scegliendole come avrebbe fatto un monaco
con i colori per dipingere le miniature per un libro copiato a mano"
(5 stellette su 5). Un libro copiato a mano, che sia questa la chiave
di lettura? Sì e no. Fin dai tempi non sospetti del "Sussidiario",
dopo un comprensibile saltino sulla sedia all'ascolto di qualcosa
che obiettivamente sapeva di-nuovo-eppur-d'antico, la domanda che
ci era subito balzata alla mente era stata "Ma questi ci sono
o ci fanno?" La risposta, confermata dai lavori successivi,
era stata che Bianconi & Co ci sono sì, ma ci fanno anche
molto bene. In realtà i Baustelle non copiano come gli amanuensi,
"loro citano e basta - dicevamo noi a proposito del
Sussidiario - E citando costruiscono un gioco di specchi al
termine del quale hanno ottenuto un bell'effetto di spiazzamento
musico-testuale-temporale. Insomma, si potrebbe definire Bianconi
come il "metteur-en-siem" della citazione colta (così
in un gioco di mise en abyme o effetto Droste che dir si voglia,
in un sol colpo cito la nostra recensione del "Sussidiario"
e Roberto Dané che parlava di De André). Praticamente
il Queneau degli esercizi di stile dell'indie sofisticato italiano
(questo invece lo dico senza citare nessuno). E non è mica
poco!
Ecco, i Baustelle sono dei maghi del collage musicale, dove, beninteso,
per collage non si intende un banale medley, ma proprio la tecnica
utilizzata per produrre opere d'arte sovrapponendo carte, fotografie,
oggetti, ritagli. Tecnica nata agli inizi del Novecento e adottata
principalmente da esponenti del Cubismo, in particolare Braque e
Picasso. E scusate, ma non è poco neanche questo.
A questo punto, per chi è riuscito a leggere fin qui, vediamo
come si realizza questo collage. Versiamo l'obolo di Noveeurie99
a San Steve Jobs e al suo iTunes e ascoltiamo di che si tratta.
"I mistici dell'occidente".
Ingredienti: Una toccata e fuga di Bach, chitarre acustiche, fiati,
percussioni, qualche nota di Pink floyd. Il Morricone di "C'era
una volta il West", una spruzzata di Pooh, tutto il repertorio
precedente degli stessi Baustelle. Qualcosa di più di un
accenno al Fabrizio De André pre-rapimento, Ma che colpa
abbiamo noi dei Rokes, le melodie estive dei balli anni '60,uno
schizzo di Rino Gaetano. Esecuzione: imparare accuratamente il metodo
di frullatura (attenzione, non frollatura) inventato da Battiato
e applicarlo fino ad ottenere un composto fluido e omogeneo. Aggiungere
una manciata abbondante di frasi a effetto marca Bianconi, tipo
"ci salveremo disprezzando la realtà, e questo mucchio
di coglioni sparirà" per intenderci.
Il risultato? Ve lo dico concludendo questa meta-recensione fatta
di citazioni con la citazione di quello che secondo me è
il più azzeccato dei pareri: quello di Nur al Habash di Rockit.
Tanto azzeccato che sarebbero bastate queste poche righe, ma avevo
voglia di giocare. "I Mistici dell'Occidente è un
disco che soffre di tante pecche: in primis, la ripetitività
delle soluzioni melodiche e armoniche (...) si potrebbe poi parlare
di come sia estremamente pesante e abbondante, monocorde e quasi
claustrofobico (...), volendo si potrebbe stare lì a sperticarsi
di critiche, faziose od obiettive che siano, ma la verità
è che se nel 2010 possiamo usare l'aggettivo baustelliano,
qualcosa vorrà dire. (...) Alcune canzoni hanno una trama
così perfetta e maliziosa (o paracula, se me lo concedete)
che alla fine non te ne importa niente se è sempre la solita
da anni (...), la verità, insomma, è che Bianconi
te l'ha fatta un'altra volta (e che) i Baustelle hanno scritto un
altro bellissimo disco".
Quindi investite tranquillamente i noveeurie99, sono soldi ben spesi.
Poi ascoltate "I mistici dell'occidente" sorseggiando
un vino di classe. Quale? Un assemblaggio, naturalmente!
Baustelle
"I mistici dell'occidente"
Warner - 2010
Nei negozi di dischi
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