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Radiodervish
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Radiodervish
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Fra due isole |

Radiodervish
In search of Simurgh |

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Altro e altrove |

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e l'italiano ride |
Crediti:
I Radiodervish sono : Nabil Salameh (voce) e Michele Lobaccaro
(chitarre e bass). Altri musicisti: Alessandro Pipino (pianoforte,
lama sonora e una infinità di strumenti acustici); Livio
Minafra (fisarmonica e pianoforte); e i 40 musicisti della Banda
Giuseppe Verdi di Sannicandro di Bari.
Ospiti: Pino Minafra (flicorno soprano e tromba); Roberto Ottaviano
(sax soprano); Gaetano Partipilo (sax contralto).
Prodotto da Antonio Princigalli
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Il
primo effetto che fa è quello di un'enorme fiorentina al sangue,
servita con Wasabi in un ristorante di pesce. Poi ci si accorge che
era tonno, ma la dimensione resta comunque ipertrofica. Prendiamo
uno dei più rarefatti gruppi italiani (anzi italo-palestinesi)
come i Radiodervish e mettiamoli assieme a una banda. Il connubio
iniziale è fiorentina con Wasabi. Poi ci si abitua di più.
Resta un po' da chiedersi il perché. Carenza di ispirazione
e troviamo una scusa per rivisitare i brani vecchi? Oppure cerchiamo
strade nuove perché le vecchie non ci soddisfacevano più?
In entrambi i casi una sconfitta.
I Radiodervish sono sempre stati bravi ma irrequieti anziché
no. Avevano il successo di critica, cercavano quello di pubblico e
si sono messi più volte nelle mani del diavolo. "L'immagine
di te" con gli arrangiamenti di Battiato era più che una
concessione alla commerciabilità e alla radiofonicità
del prodotto. Qui si torna indietro. Poco commerciale, bello e profondo,
ma niente affatto facile. Mi piace? Ê difficile dirlo. A sprazzi.
Il disco, arrangiato da Livio Minafra (premio top jazz 2008
come nuovo talento) contiene alcuni tra i più noti brani dei
Radiodervish, come Centro del Mundo, L’esigenza e L’immagine
di te, e notissime canzoni della tradizione mediorientale come Fogh
en Nakhal e Lamma Badà. “Bandervish, fiato all’anima”.
Così esordisce nelle poche righe sul retro del cd, il musicista
Livio Minafra. "Il fenomeno delle bande - prosegue Minafra
- è nato più di 200 anni fa ed ha sempre coinvolto
artigiani, contadini e figli del popolo. Una realtà così
forte e radicata che a tutt’oggi ogni paese del Sud Italia ha
ancora la sua banda. La Banda è infatti in un certo senso la
colonna sonora del Sud e delle nostre processioni. Come non pensare
alla Banda nella cassarmonica durante le feste patronali mentre suona
gli estratti d’opera di Puccini, Verdi, Rossini, Donizetti?
Tale è il caso della vivace Banda Giuseppe Verdi di Sannicandro
di Bari".
“Ogni nostro lavoro - spiegano invece i Radiodervish
- rappresenta un nuovo viaggio. Questo rappresenta l’incontro
con la cittadina di Sannicandro di Bari, con la quale abbiamo avuto
modo di relazionarci e di conoscere la realtà musicale presente.
A questo si aggiunge l’incontro con Livio Minafra che ha rivestito
il repertorio dei Radiodervish adattandolo alle musicalità
della Banda di Sannicandro di Bari. Siamo da sempre usuali misurarci
e confrontarci con altre realtà, fino a creare degli ensamble.
Il fattore scatenante del concepimento di questo disco è stato
un concerto fatto insieme alla Banda durante la manifestazione “Voci
dell’anima”, e proprio durante questa esperienza è
maturata questa idea”.
E allora arriviamo al disco. Brutto? Nemmeno per idea. Bello? In parte.
Le parti venute meglio, nemmeno a farlo apposta, sono proprio quelle
che non ci avevano convinto nelle precedenti prove del duo: Soprattutto
"L'immagine di te" che trova uno
spessore e una forza che prima, languida ed esangue, ibridata di elettronica
di plastica, non aveva. Mentre, per converso, "Centro
del mundo" ci perde.
Intuitivo, peraltro: dove avevamo una lieve galoppata percussiva,
qui abbiamo clangore di piatti ed esplosioni di grancasse, dove c'era
il frullare di un flauto, ecco il pieno orchestrale di una sezione
di ottoni, il tramestio orchestrale riempie l'ognidove sonoro e non
c'è spazio per i silenzi e per le candele accesse e gli incensi
che diffondono nell'aria aromi delicati... insomma, la differenza
si sente. E' come far cantare il "Valzer del moscerino"
dal bambino dello Zecchino d'oro assieme a Pavarotti. Il boato del
secondo copre il primo. Il Wasabi copre sia il tonno che la fiorentina.
Quello che ne esce sono dei Radiodervish de-derviscizzati, ma non
normalizzati. La banca, comunque ti proietta in una dimensione inusuale.
Un passo laterale rispetto alla loro discografia, forse compiuto per
motivi di appoggi politico-locali, forse per opportunità e
forse ancora, ma in parte, per convinzione. Proviamo a fare un esperimento:
buttiamo via (accantoniamo che è meglio) tutto quello che sappiamo
dei Radiodervish. Dimentichiamoci le loro radici miste, le influenze
orientali, la passione dei primi dischi e proviamo ad ascoltare solo
questo "Bandervish" come se fosse un'opera
prima. Ci colpisce? Sì, ci colpisce. Ma dobbiamo fare piazza
pulita del passato.E, di solito, quando si fa piazza pulita del passato,
non si fa una buona azione. Aspettiamoli. Sono bravi. Torneranno.
Radiodervish
& Livio
Minafra e Banda di Sannicandro
"Bandervish"
Manifesto cd - 2010
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