Una Brigata
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Le
BiELLE RECENSIONI
Arm
on stage: "Sunglasses under all stars" Anima rock
e bel sound ... ma perché in inglese? di
Giorgio Maimone
Ascolti collegati
Folco Orselli
Milano Babilonia
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Folco Orselli La stirpe di Caino
Ettore Giuradei
Era che così
Slowfeet Elephant's
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Massimo Priviero
Rock & poems
Crediti:
Gli
ARM ON STAGE sono:
Folco Orselli - voce
principale, chitarra acustica ed elettrica
Stefano Piro - pianoforte, tastiere Rodhes, Wurlitzer e sintetizzatore,
cori (voce principale in “The Mouse in the Cornflakes Box”)
Claudio Domestico - chitarra acustica ed elettrica, armonica (voce
principale in “Wolf in Town”)
Alessandro Sicardi – basso e contrabbasso elettrico, chitarre,
cori, arrangiamenti e orchestrazioni di archi e fiati.
Musiche e arrangiamenti di Arm On Stage
Testi di Arm On Stage e Sabrina Pria
Prodotto da Lorenzo
Aldini per Ragoo Productions
Registrato nel 2009
alle Officine Meccaniche di Mauro Pagani, da Guido Andreani e
Antonio Cupertino
Mixato e masterizzato
da Maurizio Macchioni
Artwork di Eloise Morandi
Tracklist
01. The Guardian
02. Spiritual
03. Desert Coffee
04. Spider Rain
05. Wolf In Town
06. Queen Is Gone
07. The Mouse In The Cornflakes Box
08. Sailor
09. Go On
10. Get Back
E' indiscutibilmente
un buon disco, suonato bene e cantato con passione e grinta. E'
un buon disco di rock, forse non molto originale (sembra di ascoltare
un buon vinile degli anni '70). E' alla base di un progetto interessante
che ha messo insieme tre cantautori, ammalati di rock come Folco
Orselli, Stefano Piro e Claudio Domestico (leader del gruppo Gnut),
che, uniti al chitarrista Alessandro Sicardi (Ottavo Richter), hanno
messo in piedi gli Arm on stage. A questo punto, costituita l'ossatura
del gruppo, i 4 si isolano in un casolare tra i campi, dalle parti
del passo di Sassello (sopra Savona) e improvvisano, scrivono, producono
per una decina di giorni. Alla fine il prodotto c'è: "Sunglasses
under all stars". Ma, come tutte le ciambelle, ha un suo buco.
E', per motivi incomprensibili, cantato (bene, ribadisco), in inglese.
Why?
La spiegazione ufficiale è di quelle che non convince: "abbiamo
scelto l’inglese in segno di apertura internazionale e stimolante
rottura coi propri percorsi individuali". Mah? Cercare
il successo internazionale proponendo un progetto in inglese che
non sappia di Italia nemmeno un poco? Perché, già
lo detto, anche la musica è di stampo anglosassone: Traffic,
Small Faces, Yardbirds. I miti dell'infanzia. Resta comunque un
album di cui si percepisce il valore, ma anche un'occasione perduta
per dire qualcosa di più originale. Facciamo una prova: prendete
questo album, mischiatelo con qualche prodotto originale dei sixty
e mettetene a caso uno sul lettore. Sono i Moody Blues? No, sono
gli Arm on stage? La differenza è piccola. E' un pregio?
Di sicuro sì. I nomi che abbiamo fatto sono tutti grandi
nomi del rock. Ma quello che hanno fatto lo hanno registrato 40
anni fa!
Eppure, eppure il disco continua a girare e non stanca. Anzi, l'effetto
nostalgia si fa sempre più presente. Forse, con analisi più
accurate, di cui non ho voglia, né tempo, si potrebbero trovare
dei progenitori più diretti per queste canzoni (in particolare
per "Spider rain"), ma ne varrebbe
la pena? Resta da dire del fico nel bigoncio e di queli abbiamo
preferiti: lo strumentale "Go on",
"Sailor", "Spider
rain", "The guardian"
e, forse, "The queen".
La sensazione principale è che, allo stadio delle cose, gli
Arm on stage siano un piacevole (oanche grande gruppo) da ascoltare
dal vivo. Meno interessanti su disco, finché non si decideranno
a farci sapere se hanno qualcosa da dire e la voglia di dirlo. Per
Folco Orselli, che fino adesso, aveva camminato dritto in avanti,
migliorando di disco in disco e proponendosi come una voce interessante
del neo cantautorato, questo è un passo indietro. Laterale
forse, se si vuole essere buonisti. Per tutti quanti l'invito è
ad osare un po' di più, staccarsi dai modelli e cercare nuove
strade. Le qualità ci sono.
Dal
comunicato stampa: come gli Arm on stage presentano le loro canzoni:
1) The guardian: E’
stato il primo dei “viaggi” che ci siamo concessi.
Ci siamo seduti in una stanza… fuori alberi e boschi. Abbiamo
immaginato un paesaggio interiore dove poter incontrare il guardiano
della coscienza in un immutabile giardino. Abbiamo cominciato
a suonare. E’ un incontro con l’io più profondo,
un abbraccio con se stessi, il primo pezzo che ci ha uniti. Ha
qualcosa di profondamente mistico…2)
Spiritual: Una delle caratteristiche
del progetto Arm è la presenza costante in tutti i brani
di una solarità e di un peso energetico positivo. Spiritual
è la nostra alba, abbagliante e improvvisa. La nostra ricerca
di luce. Ha una struttura strana, si snoda in sette parti consecutive
in maniera molto naturale nonostante i blocchi siano, presi singolarmente,
molto diversi fra loro. Ha una costruzione quasi da musical. Una
ricerca di spiritualità pagana.
3) Desert
Coffee: La frase cardine che ci ripetevamo è:
“L’importante è che diventi Punk!” E’il
sogno di volare a velocità folle su un deserto marrone,
color caffè, alla ricerca disperata di un iceberg di ghiaccio,
assetati e dannati nella ricerca e nell’esplorazione di
un mondo onirico sconosciuto. L’inciso, appunto, è
il momento violento, punk, un urlo liberatorio, una proclamazione
di visionarietà, una notte difficile. 4)
Spider rain: C’è
una stanza in ognuno di noi in cui teniamo nascoste le nostre
turbe più strane, i nostri lati peggiori, le nostre paranoie
ma anche le nostre perversioni, la follia che ci rende vivi, il
lato oscuro che ci affascina. Ci siamo immaginati un grosso temporale
e tra le gocce di pioggia, mischiati tra loro, milioni di ragni
metaforici scendere, calati da sottili tele dal cielo buio per
arrivarci dentro. Dentro quella stanza. In quella stanza in cui
finalmente puoi far volare i tuoi pipistrelli… sentendoti
parte di loro.
5) Wolf in town: Una sera non abbiamo retto il
peso dell’isolamento totale in cui ci eravamo rifugiati.
Come belve feroci ed affamate di caos siamo scesi dalla montagna
che ormai era diventata la nostra tana. Ci siamo ritrovati in
una sagra paesana nello stadio deturpato di questo paesino invisibile.
Tutti fissavano i nostri artigli, tutti fissavano le nostre zampe,
tutti temevano il nostro amore. Quella notte, finalmente soli
nella nostra tana, è nata Wolf in Town. 6) Queen
is gone: Il prete è disperato quando Lei se ne
va: nessuno dovrà più pregare ora, perché
la Regina è salita sulla carrozza e sta scappando via dai
prati in cui ha danzato. Tutti l'hanno adorata e detestata, hanno
amato le sue effusioni e odiato gli incantesimi che usava per
catturare le sue prede. Ora sono liberi, finalmente e purtroppo.
In fondo sono solo piccole verdi creature piene di speranze, e
di notte, quando Lei danzerà, le loro voci La invocheranno
come fantasmi abbandonati.
7) The
mouse in the corflakes box: Tra un miliardo
di anni, il topo sarà evoluto e probabilmente non dovrà
più vivere a sbaffo o da ladro. E' una storia fumettistica
che vede la saturazione della scena e l'accavallamento di ogni
punto di vista in un insieme delirante. Parlano tutti: il topo,
la topa, il vecchio, il gatto e il coro dagli spalti, tutti nella
loro visione naturale. Alla fine però, per un gesto d'amore,
ci rimette la vita il protagonista risucchiato da un aspirapolvere.
Dalla scatola di cornflakes in cui è finito senza scampo
impreca contro una clamorosa ingiustizia e intende ... "se
avessi avuto un'alternativa non lo avrei fatto". 8) Sailor:
Una macchina nera. Un uomo guida lanciato. Un evaso. Da se stesso.
Dalle sue prigioni mentali. Bisogna correre. Correre via da qualcosa.
Prigione mia ti bacio come si bacerebbe una cascata. I sogni del
marinaio sono sigarette arrotolate con le multe. E chi se ne importa
se non si tornerà più. Ulisse oltre le colonne d’Ercole.
Tutto sta per finire o per cominciare… non tornerai mai
più. La furia dell’investigare ti ha fatto perdere
la via di casa. Non c’è mai stata una casa. La tua
casa sei tu… ma non tornarci.
9) Go on (strumentale)
10) Get back: Una vera magia. Il
testo improvvisato è uscito già completo. La melodia
pure. La chitarra ci ha portato ad un appuntamento nello spazio
dove una costellazione a forma di cavalletta ci vuole rivelare
un segreto luogo. Un giardino pieno di vecchie foglie secche,
dove il tempo si è dilatato, dove il silenzio si allinea
lungo la linea spezzata di un orizzonte inesistente. Una cavalletta
nella stanza. L’abbiamo registrata: è la coda di
questo viaggio. Occhiali da sole sotto tutte le stelle. In fondo
non sono che tanti soli.
Arm
on stage
"Sunglasses under all stars" Ragoo Production - 2010 Nei negozi di dischi