
Ascolti collegati
Crediti:
Alessandro
Raina (voce, chitarra elettrica, chitarra acustica, chitarra baritono)
Leziero Rescigno (batteria, percussioni, pianoforte, farfisa, glockenspiel)
Giuliano Dottori (chitarra elettrica, chitarra acustica, basso,
glockenspiel, cori)
Paolo Perego (basso, chitarra acustica, percussioni, cori)
Testi di
Alessandro Raina eccetto "Il mondo non esiste" di A.Raina/P.Fumagalli
La prima strofa di "Anita" è liberamente ispirata
alla poesia "Résumé" di Dorothy Parker
tratta dalla raccolta "tanto vale vivere" Ed. La Tartaruga,
2002
Le liriche de "I Moralisti" sono tratte dal capitolo
XIX della raccolta "Una strana gioia di vivere" di Sandro
Penna. Ed. Scheiwiller, 1956
Coda strumentale di “Filemone e Bauci” di G.Dottori,
A.Raina, L.Rescigno
Con la partecipazione
di:
Stefano Pedratti - Corno Francese in "Il mondo non esiste"
Federico Cuma - Trombone in "Il mondo non esiste", "Cocaina
di domenica"
Pepe Ragonese - Tromba in "Il mondo non esiste", "Cocaina
di domenica"
Alyona Afonichkina - Violini e Viole in "Le promesse"
Giorgia Meazza - Voce in "I Moralisti"
Arrangiamento Fiati
e Archi di Leziero Rescigno
Produzione Artistica di Leziero Rescigno e Alessandro Raina
Prodotto da Amor Fou e CasaMedusa
Registrato da Francesco
Campanozzi e Paolo Perego presso CasaMedusa Studio - Milano, con
la collaborazione di Paolo Mauri in "Anita" e "Le
promesse" e Raffaele Stefani in "Anita", "Le
promesse" e "Un Ragazzo Come Tanti"
Mixato da Raffaele
Stefani presso FM Studio di Monza, eccetto "I Moralisti"
e "1"
mixate da Paolo Perego e Leziero Rescigno presso CasaMedusa Studio,
Milano
Masterizzato da Giovanni
Versari presso La Maestà Studio, Tredozio (FC)
eccetto "I Moralisti" e "1" masterizzate da
Paolo Mauri.
Artwork: Polly Balitro
www.pollybalitro.com
Impaginazione: Lucia Meazza
Lettering: Newa Zaretti
Adattamento grafico: Giuseppe Spada
|
Bella
l'idea, bella la realizzazione, bella la formula. Un buon prodotto
che ha solo la difficoltà di un'articolazione insufficiente.
I brani, singolarmente belli, hanno la tendenza ad assomigliarsi
un po' o , meglio, a non staccarsi in maniera decisa l'uno dall'altro,
rendendo perciò preferibile l'ascolto brano per brano che
quello continuativo del disco. Questione di lana caprina per un
qualsiasi disco di canzoni, un pochino meno se si punta a relizzare
un concept-album.
"I moralisti" infatti nasce con questo intento:
raccontare la storia di dieci personaggi reali, nati tra il 1950
e il 1980 (ossia il periodo compreso tra la nascita degli autori
e quella dei loro genitori), che vanno dal "bandito moralista"
Enrico Depedis della Banda della Magliana a una ragazza omosessuale
suicida, una madre colma di sensi di colpa, un sacerdote attratto
da un ragazzo, un anziano emarginato, un pazzo visionario. Personaggi
reali e realistici, come si si trattasse di un film Neorealista
che incontra il cinema di inchiesta di Elio Petri, Antonioni, Rosi,
Lizzani, Pietrangeli e Sorrentino.
Fin qui le suggestioni del comincato stampa, peraltro precise.
Quello che ne esce è un disco dove abbonda il bianco e nero,
sia nelle scelte "morali" che nei colori usati per narrarle.
Dove difficilmente si trova lo spazio per un sorriso o per un speranza,
se togliamo il coro dei bambini che chiude l'album con la canzone
"I moralisti", omaggio ai "Comizi
d'amore" di Pier Paolo Pasolini e in cui i bambini recitano
i versi del poeta Sandro Penna.
I testi sono tutti molto curati, purtroppo la scelta di tenere la
voce sullo stesso piano degli altri strumenti rende difficile goderseli
appieno. A questo si affianca l'interpretazione eccessivamente monocorde,
anche quando i temi trattati suggerirebbero maggiore partecipazione.
Molto curata anche la musica, sempre presente e densa come un'onda
che a volte sommerge, ma spesso tiene sulla cresta fino alla fine
del brano.
Gli Amor Fou prendono le mosse dai Giardini di Mirò (Alessandro
Raina) e dai LaCrus (Leziero Rescigno) e hanno recentemente rinnovato
la formazione con l'ingresso di Giuliano Dottori e Paolo Perego.
Le nobili origini del gruppo si riflettono nella scelta originale
del repertorio.
Nel gioco dei brani preferiti si piazza al mio personale primo posto
"Il mondo non esiste", dal raffinato
accompagnamento chitarristico: "Luciano è amico
di Antonio / Ma tutti lo chiamano Lucio / Luciano ha deciso che
il mondo non esiste / Ma a lui fa piacere che ci sia / ... / Ieri
ha sfiorato l'acqua di un lago / Perchè voleva lavarsi le
mani. / Così gli ho chiesto se almeno l'acqua esiste / Ma
lui mi ha risposto che non lo sa / È un animale con un viso
da principiante / Vede cose che lo annullano".
"Filemone e Bauci" ha un andamento
molto battistiano e persino i richiami testuali echeggiano di Mogol:
"La nostra grande tradizione repubblicana / Non mi ha insegnato
ancora quando si possa perdonare / La nostra grande fede nei tramonti
della ragione / Non mi ha saputo rendere migliore in tante piccole
cose". La costante crescita emotiva, fino all'ultima nota
ne fanno un grande pezzo, nel quale va inglobata la lunga coda solamente
strumentale che è un vero valore aggiunto. "...E
di rivoluzioni tradite per punture di rose / Non resta molto a parte
le perdute occasioni / Ma non vederlo come il frutto naturale /
Di un banalissimo amore" "Cocaina di
domenica" chiude il trittico centrale, che assieme
a "De Pedis" rappresentano il
meglio dell'album. "Un cervo nel baule / E un pò
di cocaina / La domenica si fa più breve".
Al di là delle singole note, positive (la più parte)
e negative (quisquilie e pinzillacchere) resta il fascino di un
progetto che scegli di parlare di altro da sè, come nella
miglior tradizione deandreiana. Prendere un tema e sviscerarlo da
più punti di vista: "De Pedis"
è l'ambiguità, "Anita"
la negazione del sé, "Le promesse"
le contraddizioni di una madre, "Peccatori in blue
jeans" è dedicato a due teenager degli
anni '60, che si ritrovano adolescenti nel mondo d'oggi. "Filemone
e Bauci" è sul rapporto genitori/figli o meglio figli/genitori.
"Il mondo non esiste" è
ispirato alla vita di Mario Marotti, pensionato di Benevento morto
suicida nell'indifferenza collettiva. "Cocaina
di domenica" parla delle contraddizioni dell'oggi,
"Un ragazzo come tanti" di pedofilia
ecclesiastica (solo immaginata). "A.t.t.e.n.u.r.b"
, vale la pena di sottolinearlo è Brunetta letto al contrario,
il moralista negativo per eccellenza. "Il sesso
degli angeli" parla invece di un rapporto troppo
aperto. "Dolmen" infine è
la canzone dell'individualismo degli innamorati.
Scelte difficili e impegnative, parole importanti e musiche dolci,
prevalenza di atmosfere acustiche. Qualche appannamento qua e là
e un po' di difficoltà a cambiare marcia tra un brano e l'altro
non frenano però la sensazione di essere davanti a un disco
importante, un concept che sa raccontare storie e che le vuole cercare,
anche al di là del confine (inventato?) tra il bene ed il
male.
Amour
Fou
"I moralisti"
Emi - 2010
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