
Ascolti collegati
Musicisti:
Diego Nota: voce e chitarra
Pasquale Mollo: chitarra
Valerio Raso: basso
Antonio Valente: batteria
Ospiti: Letizia Gaetani, Marco Vallecoccia, Alessandro Vona (Runa
Raido) (cori 11); Anna Maria Giorgi (Canusia) (voce 9); Paola
Nota (voce 4 e 8): Andrea Ruggiero (Operaja Criminale (violino
2 e 7); Andrea Sergio (Pianoforte e synth)
Testi: Diego Nota
Musiche: Pasquale Mollo, Dieto Nota, Valerio Raso, Antonio Valente.
Arrangiamenti e produzione artistica: Ultimavera e Cristian Valente
Arrangiato, suonato e registrato nei mesi di dicembre/febbraio
2009/2010 presso lo Studio Nero (Roma)
Progetto grafico: Marco Corsetti
Prodotto
da Gabriele Rampino e Matteo Passante e Giancarlo Pagliara per
Controvento.
REgistrato, mixato e masterizzato da Valerio Daniele nel gennaio
2009 presso Chora Studi Musicali, Monteroni (Lecce)
I testi sono
scaricabili presso
www.dodicilune.it
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"Era
un ballo meticcio, l'incrocio tra un casto samba ed un tango / nelle
balere di fango tra le balle di fieno e un tempo piovasco".
E già quando le prima parole di un disco nuovo suonano come
queste un campanello d'allarme suona. Dopodiché segue un
diluvio di parole (comentato nella canzone:"Detto brevemente
viaggio con la mente"). Ok, è un delirio ("ruotano
rupestri contadini colorati, passa il toporagno con i figli addormentati,
passa la medusa con la maglia di flanella, fuma la candela e spengo
il sole con la birra"), ma c'è del genio. E quando
c'è del genio serve attenzione. Questi sono gli Ultimavera
e l'album porta il magnifico titolo di "Ai caduti in bicicletta"
e la foto di copertina più bella dell'ultimo anno, un triciclo
nella neve (residuo della ritirata in Russia?).
“Ai caduti in bicicletta” - spiega il loro
comunciato stampa - è l’inevitabilità delle
cose, è la cruda analisi dei fatti, è la coscienza
che si risveglia violenta, è il ricordo sepolto che riaffiora
senza pietà. Come profilers sulla scena di un crimine, gli
Ultimavera analizzano i dettagli, raccolgono prove, esaminano brandelli
di vissuto, ascoltano testimoni".
Se vogliamo passare oltre il roboante linguaggio dei comunicati
stampa (ci avete mai fatto caso che, a furia di esagerazioni, risultano
del tutto innocui? Sterilizzati) il disco possiede una seria base.
Già la seconda traccia, "Via Roma, 68",
abbandona la traccia del nonsense per cercare di raccontare una
storia e dal surrealismo si passa al neorealismo con un piacevolissimo
effetto retrò sottolineato dal violino (ospite, perché
i nostri sono il classico combo rock: due chitarre, basso, batteria):
"Forse negli armadi con la naftalina / non ritornerà
la nostra vecchia moda / correre per strada con la bici e le mutande
/ Correre per provocarsi graffi sulle gambe / Forse nelel case popolari
gialle / non ritornerà mai più l'odore del bicato
/ che ti distingueva dalle altre bambine / e non si cancellava come
il nostro amore". E' una delle canzoni più belle
del lotto, Bisogna ascoltarla tutta, leggerla, sentirne i sapori,
il passare del tempo, quella vaga ombra di nostalgia.
Anche "Agosto '87" percorre
la strada del ricordo per chie ra ragazzino a fine anni '80 tra
"le medaglie olimpie di Lewis, la contea di Hazzard, Kitt
e Micheal Knight, Alan Crocker Parker e Benjamin Price, il tempo
perso a caricare Wonder Boy, e quante volte hai perso la concentrazione
per le palel di Arkanoid".
"Din" Don!", almeno apparentemente
risale più indietro nel tempo e anche in un altro altrove.
Non siamo più sulla spiaggia del mare come in "Agosto
'87", ma in un paese di montagna, con la neve, dove si diffonde
"il tocco sordo e greve dell'Ave Maria". Si parla
di una domenica prima di andare in guerra, di vecchi amici che a
stento cerchi di vedere. Canzone cupa, triste e un poco disarmata.
Un addio alla vita normale che si viveva prima, in attesa del grande
cambiamento. Il crinale del momento, dell'attimo in cui la vita
cambia. Intensa.
Il tema della memoria è comunque sempre vincente nelle canzoni
degli Ultimavera che continuano a essere, come dall'inizio, lunghe
prose, intensamente parlate e vestite dalla musica. C'è qualcosa
dell'attitudine degli OfflagaDiscoPax, ma calato in tutt'altro immaginario.
"Settembre" parla del ritorno
a scuola e di "randellate a una mia amica che sovente afferma
la mia triste essenza". Una storia violenta di "figli
dei tempi malati / volatili che non hanno le piume / coriandoli
nel pugno dei pargoli / fiammelle di un funebre lume". L'attentato
riesce, il giovane scappa, ma la trama è tutta da seguire.
Quasi un giallo in 3'44".
L'attitudine Offlaga si conferma nella successiva "Atoni
di ego" che non finge nemmeno di essere canzone,
se non nel ritornello. Il resto è proprio prosa, ma, che
ci volete fare? A me piacciono quelli che parlano nei dischi! "Ti
amo disse un giorno un pesce all'altro / senza puntualizzare nel
verbo l'inganno". La genialità permane. "Racconto
d'autunno" recupera qualche contatto in più
con le realtà, con il surrealismo lasciato, momentaneamente,
dietro l'angolo. Parte che sembra una ninna nanna (ma la musica
suggerisce che ci deve essere altro), si trasforma in una tragica
vicenda gotica, sfiora il tema dell'incesto, ma si ritira subito
("Stupida è l'ambiguità di questa canzonetta
/ ora la tragedia prenderà quello che le spetta").
Ma, qui c'è la svolta: "Era tutto un sogno / figuriamoci
non mi sarei mai permesso di raccontare un incesto".
Acida e corrosiva la "Spostamenti di massa"
che traccia un filo rosso tra l'Italia fascista e quella para-fascista
dei centri commerciali. "Abbiate fede, la fede vi salverà
/ abbiate fame e la fame vi ucciderà / abbiate grasso ed
avrete obesità / non siate massa, sarete normalità",
ripetuto come un mantra. Ipnotico ed efficace. "Stramonia"
è più difficile da leggere, forse perché la
"ragazza bisestile nel fondo ronzo di una grotta / canta
una nenia primordiale senza significato imposto"? Non
imponiamolo. Ascoltiamolo. E prepariamoci alla lunga "L'espansionismo
dei pidocchi", lunga come testo, perché
la durata della canzone è 3'55", ma in questo poco spazio
gli Ultimavera addensano la portata di parole che si porta dietro
la Bibbia. E' una lunga poesia che varrebbe la pena riportare tutta.
E' una lunga dedica di temi fantasiosi e ariosi, dal sociale, alla
memoria, al civile, all'amore.
Finisce con "E la rugiada divenne un pianto",
un lungo coro collettivo che sfuma nel finale. Ma non è tutto.
C'è anche una ghost track. Un altro raccontino in puro stile
Ultimavera (si può dire? O Offlaga?) Non so, è che
a fine disco bisognerà pur confermare che un suo stile preciso
questo "Ai caduti in bicicletta" ce l'ha.
E ce l'ha sia nelle parole, tante, che nelle musiche, nervose, tese,
elettriche, sempre a indicare che le parole possono avere anche
un oltre, un risvolto da guardare. Le passioni umane ci sono tutte.
la sofferenza, la dimensione del ricordo, l'amore, l'innocenza anche,
ma pure la durezza della vita, le asperità e le asprezze.
Non è un primo disco: ci sono, si vede sul sito, altri due
episodi indietro. Bisognerà andare ad indagarli.
Ultimavera
"Ai caduti in bicicletta"
Suoni sommersi / Cinico disincanto - 2010
Nei negozi di dischi o su CinicoDisincanto
o nei digital store
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