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Musicisti:
Salvatore Gerace: tamburi a cornice,
organetto, zampogna, marranzano, lira calabrese;
Cinzia Liuzzi: : voce, cori, tamburi a cornice, shaker;
Febo Nuzzarello: chitarra classica
Francesco Panarese: batteria, percussioni;
Massimiliano Paternò: basso elettrico;
Giuseppe Presicce: violino;
Gianfranco Riccelli: chitarre, mandolino, armonica, voce.
Testi
e musiche: Piero Sidoti
Tecnici del suono e mastering: Giovanni Garoia e Andrea Bondi
Direzione artistica: Giovanni Garoia e Andrea Bondi
Registrato in Bologna presso il Centro Musicale PocArt nel marzo
2010.
Grafica e disegno di copertina: Merilia Ciconte
Trascrizione musicale: Enrico Dovico
Promosso da: Musica nelle Aie
Etichetta Discografica: Galletti-Boston
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Tracklist
01. Novella scura
02. Il sogno di volare
03. La ballata della luna
04. Nemmeno tu
05. A Pippa
06. Sed libera
07. Stracci e dicerie
08. Mio caro presidente, se leggete
09. Siltango
10. I musicanti di Carlo Lucarelli
11. Rinnina
12. Terra di mari
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Non
brevissima e neanche istantanea la carriera degli Arangara. Che
peraltro con il Nescafé non hanno nulla a che spartire. Nati
attorno al 2005 per iniziativa o sotto l'impulso di Gianfranco Riccelli,
cantautore calabrese, sono un gruppo che fin dalle origini hanno
cercato di coniugare, in una miscela originale, canzone d'autore
e musica popolare. Gli esisti sono stati da subito convincenti,
ma in questo "Terra di mari" pare ci sia stato uno scatto
in più ed ecco che la canzone popolare, la tarantella viene
a convivere con i testi di Claudio Lolli, Carlo Lucarelli, Pierangelo
Bertoli, Andrea Buffa e quelli dello stesso Riccelli. Il risultato
è sotto le orecchie di tutti: un album che da un lato fa
venire voglia di muovere le gambe e le anche e dall'altro spinge
a stare ad ascoltare le belle melodie e testi che mai sono di piccolo
momento.
Facile o difficile stabilire le fonti? Da un lato c'è
l'attitudine della Nuova Compagnia di canto popolare per il recupero
del dialetto e delle musiche che, pur originali, richiamano quelle
della tradizione. Dall'altro ci sono rapporti con ensamble più
moderni che hanno tentato la strada della contaminazione, anche
se questi ultimi gruppi generalmente hanno concentrato la loro attenzione
nel crossover delle culture e delle musiche transmediterranee. Gli
Arangara preferiscono restare in Italia, ma offrono spazio e storie
sui cui riflettere, anche se, pare, dal vivo lo spettacolo, che
si ibrida anche con la danza, raggiunga dimensioni trascinanti.
Forse l'esempio più calzante e più vicino alla dimensione
degli Arangara è quello del Parto delle Nuvole Pesanti, a
loro volta partiti dalla Calabria, spostatisi a Bologna, come molti,
per motivi universitari e da lì il rapporto con Claudio Lolli
e con la canzone d'autore.
Pure gli Arangara hanno visto la luce a Bologna dentro a quell'enorme
calderone che era il Collettivo E.C.U. formato da calabresi residenti
in città e "se Fabrizio De André ci ha dato le
orecchie", come dice Riccelli, le influenza vanno da Vecchioni
a De Gregori, da Locasciulli a Guccini, da Dylan a Cohen, a Brassensa,
fino a Otello Profazio, Ignazio Buttitta, Rosa Balistrieri.
"Terre di mari" inizia con una danza
in calabrese stretto, "La novella scura",
che sembra un tradizionale, ma è made in Riccelli, tanto
per scaldare il clima. Ma è dal secondo brano che si capisce
di avere a che fare con qualcosa di più o meglio, di diverso,
da un disco di canti tradizionali. "Il sogno di
volare" è un brano di Andrea Buffa, di
un certo impegno e ampia struttura. "Questa mattina alle
sei / con il buio ed il vento gelato / sfrecciavo con il mio Ciao
/ sembravo un ghiacciolo impazzito / Non volevo far tardi / col
capo che rompe i maroni / ci paga tre euro e settanta / all'ora
se stiamo buoni". Sembra quasi allegra, ma è la
storia di una morte in un cantiere da parte di un immigrato che
cade da un'implacatura. La musica, di ispirazione popolare, ricorda
le cose migliori dei Gang e il brano è proprio bello, cantato
e suonato come Dio comanda dagli Arangara. Una canzone che resta.
Segue "La ballata della luna"
di Riccelli ed è un'altro brano in calabrese, ma questa volta
lento e d'atmosfera. "O luna chi camini quieta, ca giri
sempri e non ti fermi mai nomina la ventura a lu poeta / Avrannu
finì n'cuna vota li mei guai? / Dimmi la verità luna
lucente / ma ti nascondi e non rispondi niente": "Nemmeno
tu" è invece una canzone composta da Riccelli
su testo di Pierangelo Bertoli, ma, devo dire la verità,
anche se il pezzo mi piace, il senso della canzone mi resta del
tutto oscuro, come quello della sigla che ripete insistentemente:
5.7.9.17.19. Mah? Il libretto non solo non aiuta, ma ostacola, perché
i testi sono scritti in corpo sei in rosso sullo sfondo di un disegno.
Al di là di qualsiasi capacità di lettura.
Siamo con la successiva "A Pippa"
ancora nell'ambito della musica che sembra tradizionale, ma è
sempre di Gianfranco Riccelli. Faticosa per chi non conosce la lingua,
che non è facilissima. Ancora in dialetto, ma più
morbida "Sed libera" che è
una canzone di protesta e di sofferenza molto ben eseguita e, ancora
una volta, di difficile lettura per la lingua. Peccato, credo che
sia molto interessante il testo, ma a tradurlo rischierei di fraintenderlo.
"Stracci e dicerie" vede la
collaborazione degli Arangara con Claudio Lolli. Ed è, finalmente,
in italiano. E' una storia popolare di un "lui" scomparso,
morto forse, di sicuro uscito da una vita che non gli apparteneva.
E frugando tra i suoi stracci non si è trovato niente. Solo
chiacchiere, che andavano in tutte le direzioni. Quasi un "El
purtava i scarp del tenis" in versione 2010, sostenuta da un
piacevole tempo jazzato e da un testo da recitar-cantando. Bello.
"Dicevano di lui / certo in modo abbastanza volgare / "idiota"
e "povero cane / dimenticato senza collare" / Parlavano
di lui / come vedete, senza alcun accordo / tendevano al litigio
urlando / cose da far inorridire un sordo".
Bella carica e veloce la successiva "Mio caro Presidente,
se leggete", lettera di un analfabeta al Presidente
della Repubblica. La lingua, ancora una volta (ma anche la scrittura
rosso minuto su disegno scuro) impedisce ulteriori approfondimenti."Siltango"
promette e mantiene un tango, pacato e denso. Ed è anche
una riflessione, molto bella, sullo scrivere in dialetto (una volta
tanto leggibile e comprensibile): "Quandu mo scrivo 'nto
dialettu mio / mi pari di tessiri a nu tilaru / cu na navetta linda
chi sa fari / na trama comu 'ncantu ricamata / di lu megghiu artisti
di culuri. / Scriviri accussì, 'nc'una poesia / chi mi spunta
da menti dilu a filu / è come nu tessiri 'nta sta tila".
Poco più che un gioco la successiva "Musicanti
di Carlo Lucarelli" che riecheggia "I musicisiti
di Lolli" del Parto delle Nuvole Pesanti e inizia con una dichiarazione
dello scrittore bolognese preziosa testimonianza di affinata con
gli Arangara: "Il rapporto con gli Arangara è di
tipo letterario. E' una musica con una fortissima tradizione che
racconta tantissime cose, a me da un sacco di spunti e un sacco
di idee per scrivere. Ci sono musiche che ascolti quando scrivi
proprio perché ti fanno venire idee. La musica popolare è
talmente viva che a me fa venire delle idee. E' come se leggessi
romanzi di tanti autori che raccontano la vita". E poi
via con le danze, dove Lucarelli diventa protagonista della canzone.
"Rinnina" è firmata da
Ricelli, ma è una nota canzone popolare, presente nel repertorio
di molti cantori del sud. Pezzo conclusivo è "Terra
di mari", bellissimo brano, assolutamente adatto
per un congedo: "Come teste cornute / sulla terra dei mari
/ dove immergono reti / dalle misere barche / Come ispanici elmi
/ sulle terre di roccia / dove spalle ricurve / a raccogliere olive".
Riflessione sulla difficoltà di sbarcare il lunario nelle
terre di mari.
Il disco degli Arangara si conclude qui, ma lascia segni e intensi
messaggi. Alcuni colti, altri supposti. C'è il momento della
festa, c'è quello del ripensamento. Oggi si corre, poi ci
si ferma e si ascolta o ci si ascolta. Attimi frenetici e attimi
di pace. Lo strumento di una lingua scabra quanto musicale, il vaglio
della tradizione e il mood della canzone d'autore. E mi piace chiudere
con una lora frase, dal libretto, una di quelle che si leggono bene,
con sfondo bianco: "Per essere veramente liberi occorre avere
delle solide radici". Le radici ci sono, la piante viene su
bene.
Arangara
"Terra di mari"
Galletti Boston/ Edel - 2010
Nei negozi di dischi
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