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BiELLE LIBRi
"I ragazzi della via Stendhal" di Pietruccio Montalbetti (... ma non solo)
Poco rock, molta Milano. Viaggi e miraggi di Pietro
di Giorgio Maimone


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Dalla periferia postbellica di una Milano povera e ferita all’isola di Wight. Questa la parabola dei Dik Dik raccontata ne “I ragazzi della via Stendhal” da Pietruccio Montalbetti, chitarra storica e anima dei Dik Dik. Milano nel primo dopoguerra era una città che si stava rialzando a fatica dai disagi (soprattutto proletari) derivati dal conflitto, con tanti sfollati, tanta gente di ritorno e ancora poco lavoro. In particolare se, come il padre di Pietruccio, sei un invalido civile che ha perso una gamba negli anni precedenti la guerra.

Pietruccio viene su così, un po’ libero e selvaggio in quella specie di Bronx milanese che allora era la periferia dalle parti di Piazza Napoli, dove l’Olona scorreva ancora all’aperto e le bande di ragazzi, non ancora teddy boys, ma malavitosi di mezza tacca sì, si contendevano il possesso del territorio, con sfide, risse, pestaggi, violenti, ma ancora affidati a qualche barlume di regola cavalleresca. Anni dove non era difficile trovare in giro armi o bombe inesplose o comunque mettersi nei guai. A Pietruccio (e agli altri Dik Dik, il cantante Lallo è un amico d’infanzia di Pietruccio e un altro paio stavano in zona) l’ha salvato la musica.

Ma non è stata una vocazione immediata. Piuttosto un lento impossessarsene, quasi per caso. Dai primi tentativi schitarranti, alle feste sull’aia, alle sale da ballo. Una storia di successo di quelle che, negli anni del boom, avrebbero potuto succedere a chiunque. “Mica eravamo bravi! – dice Pietruccio – e non avevamo nemmeno il genio della musica. Nessuno aveva studiato. E poi, diciamo la verità, abbiamo sempre fatto canzonette. Ma le abbiamo sapute scegliere”.

Insomma, un libro sugli anni sessanta sì, ma del tutto smitizzante. Qui non c'è glamour, non c'è sesso, né droga, né (paradossale) rock & roll. eppure è non solo un buon libro di musica, ma è un libro che si lascia leggere tout court, un libro di un autore che ha proprio voglia di raccontare e che, tutto sommato, ritiene abbastanza un caso che per un periodo di tempo abbastanza lungo, sia stato un Dik Dik. Come dice Pietruccio nell'intervista sul libro che pubblichiamo qui sotto, riferendosi all'inizio della loro attività di cantanti, quando si erano messi in aspettativa dall'attività di operai, odontotecnici, bancari per fare le rockstar: "siamo in aspettativa da 45 anni. Professionisti con l'animo dei dilettanti".

Dilettante lo è senz'altro anche in fase di scrittura e, come spiega lui stesso, se non ci fosse stato qualcuno addetto a rimettergli a posto i capitoli, le virgole e gli errori di grammatica probabilmente non ci sarebbe stato neanche il libro. Diciamo allora che tutto è filato per il meglio e che le pagine più gustose sono proprio quelle iniziali, dove Pietruccio parla (con amore, assoluto amore) di una Milano che non c'è più, che molti di noi non hanno nemmeno visto e che si fa fatica anche ad immaginare. La Milano che si rialza con dignità ma povera dal marasma post-bellico, metà metropoli e metà ancora campagna.

E poi il finale, altri viaggi e miraggi per il Montalbetti diventato una sorta di esploratore solitario e della solitudine. In Amazzonia e in altri dove, alla ricerca di un nuovo equilibrio di vita, un po' Kerouac e un po' SIddartha. Ma questa è già la storia di un altro romanzo che verrà.

Pietruccio Montalbetti
"I ragazzi della via Stendhal"

Aerostella - pag.226
€ 18.00 - 2010
Nelle librerie

Sul web
Sito ufficiale

Ultimo aggiornamento: 27-08-2010
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