"Stagioni"
l'ha chiamato, questo suo ultimo (nuovo) disco. Mi piacciono gli
album che si riescono ad intitolare con una sola parola, mi dà
l'idea che ci sia, dietro, un'intenzione precisa, chiara. Oggi
la stagione a Bologna non è un granché: i due lunghissimi
autobus che mi portano da Casalecchio a Via Paolo Fabbri 43 (ma
la targhetta col numero civico è rigorosamente assente)
sono spruzzati di pioggia, il cielo è gonfio di vento,
l'umidità fa dolere le antiche, giovanili, ferite. Mi sono
anche preparato una scaletta, ma subito dopo aver suonato il campanello,
la accartoccio e la butto per strada. L'emozione fa fare di queste
stupidaggini. Siamo amici da decenni, lo conosco bene, ma suonare
alla sua porta mi emoziona ancora. Glielo dico sempre quando viene
ad aprire e lui ci ride su. Mi offre del vino rosso, chiesto e
avuto come compenso per la partecipazione al film di Ligabue,
ed esita sul telecomando: Francesco vorrebbe notizie da Raitre
sul nuovo governo di centrosinistra, il governo Amato, che si
dovrebbe insediare oggi.
Ma parlano solo di poveri bambini massacrati, e così spegne,
ci sediamo uno di fronte all'altro, ci guardiamo. -Centrosinistra?
- chiedo. -"Sempre meglio di Berlusconi"-risponde.
Francesco
è sempre stato grande (lui dice "alto" per evitare
equivoci), grande e largo; ultimamente è anche un po' più
pieno del solito, il capello a tratti incanutito mi suggerisce
la prima domanda.
Quanti anni ha Castaldo Gino? Quanti Bertoncelli? Quanti Cerami?...E'
ovvio che sono tutti sulla cinquantina, chi più chi meno.
Domando ancora, provocatoriamente: -E perché continuano
ad occuparsi di musica?
Francesco ride, ha già capito, ma gli spiego lo stesso
che nelle presentazioni, tutte positive del suo disco, ho sentito
una diffidenza, un sospetto, una incredulità implicita:
ma come, a 60 anni, ancora si suona, si fanno dischi, si osa avere
un successo giovanile? Gli cito Kurosawa e Camilleri: autori di
capolavori recensendo i quali l'età venerabile del Maestro
non compare nemmeno di fuggita... Per i cantanti, invece...
Ma Francesco è pacato, non raccoglie la polemica.
"Ma
sai, i giornalisti hanno bisogno di novità, cercano sempre
cose nuove di cui parlare ( io penso -come gli squali, che se
stanno fermi non respirano-) e bruciano tutto in fretta... Poi
il mondo giovanile produce abbastanza poco, noi (grazie!) apparteniamo
ad una specie di scuola poesia che accoglie solo chi ha la forza
di continuare...
Cerami
ha scritto bene del tuo concerto, era contento che ci fossero
tanti giovani...
"Forse ha capito che la canzone è un, un impegno a
raccontare il mondo, le sue incapacità, i suoi timori..."
Era contento,
ma , e questo è il problema, era anche stupito, quasi incredulo...
(Non raccoglie neanche questa volta, forse non ha voglia di polemizzare
con i critici. Mi zittisce col suo rosso del Garda. Più
tardi capirò che non ha voglia di polemizzare coi critici
perché è definitivamente, radicalmente polemico
col mondo intero. Francesco furioso, politicamente furioso. Come
non lo vedevo da tempo).
Ti
aspettavi questo successo di "Stagioni", disco e concerto?
La casa discografica se lo aspettava, ci credeva? Come te lo spieghi?
(All'inizio fa il modesto...) "Sì, è stato
un successo, ma anche perché oggi in Italia tutti vendono
molto poco..." (poi comincia sul serio...) -Forse il pubblico
vuole canzoni serie, c'è bisogno di canzoni che dicano
qualcosa a qualcuno...Le case discografiche non sanno sempre chi
scegliere, gli autori sono pochi... Salvo Vinicio, Vinicio Caposella...
Non si può restringere il budget in base alle vendite,
è una miopia, una mancanza di prospettiva, una mancanza
di futuro...Io ho cercato di dare una interpretazione ad una risposta
all'oggi di raggio più ampio...in una situazione come questa
non ci si può limitare ad un 'Ciao'. Così io ho
scelto un 'Addio'. Più radicale, più definitivo.
L'oggi.
Cosa c'è nell'oggi che non va? Conosce bene i fiori, le
farfalle (come il suo mito giovanile Guido Gozzano) e i funghi.
Francesco. Ecco, cosa c'è che non va?
"Miei amici, parenti e cugini, spuntano come funghi a dirmi
che votano Forza Italia...Ma per piacere...Il partito d'aziende,
l'interesse pubblico e quello privato, ma come si fa, siamo seri...-
(e ha un vero moto di stizza, di indignazione)
Mi
sembra cresciuta la tua passione politica, da anarco-radicale
che non amava accordarsi alla protesta e la manteneva quasi privata...-
Mi interrompe. E' la situazione, la volgarità della situazione,
la volgarità degli avversari che ti fa naturalmente schierare...
"Quello che ha detto Amato (ancora lui) oggi di suo zio,
mi ha ricordato 'Amerigo'... Come è possibile che anche
a Bologna ci siano queste paranoie nei confronti degli extracomunitari,
a Bologna, da noi, popolo di emigranti..."
Francesco,
la sinistra è una specie di argine razionale contro l'irrazionalità
del moderno, ma perché, se è così, perdiamo
sempre?-
Risposta lapidaria:
"Siamo esseri umani..."
La conversazione
prende altre strade affascinanti che non vi posso riportare; le
domande grandi e piccole sul mondo, Bertinotti (una battuta fulminante:"...quelli
che si fanno castrare per far rabbia alla moglie"),
Balestrini e Nove che invocano il superamento della forma canzone
(ma perché?) il rap italiano (i testi a volte sono puttanate
vergognose), il rap americano (ha ragioni ben precise di esistere,
nasce nei ghetti, da gente che non sa fare musica in altro modo),
la voglia di terra, L'America di Hemingway e di Salinger (che
oggi i giovani non amano più, gli dico: e ci resta male).
Margherita Hack, che ha il coraggio di dirsi atea: Francesco no,
si dichiara agnostico. Ma non è mancanza di coraggio, è
umiltà, perché quelli delle montagne, e lui lo è
davvero, e per sempre e per fortuna, quando sono in montagna sanno
di tutto, ma appena scendono alla stazione di
Bologna, o di Francoforte, o arrivano in un porto dell'America,
Nord e Sud che sia, hanno l'impressione di saper più nulla
e tacciono. Poi, contro quel grigio e quel silenzio ci raccontano
storie meravigliose.
Ha piovuto
e ritrovo fuori dalla sua porta la mia scaletta accartocciata.
Magico Francesco: la pioggia ha cancellato le mie sciocche domande
e ha scritto quello che avete appena letto, e anche qualcosa in
più. Vizi privati e pubbliche virtù, le virtù
pubbliche, è chiaro, sono innumerevoli. Ma c'è anche
un vizio privato, assurdo. Una piega nella bocca che tradisce
una malinconia. Addio. Se non c'è un senso in questo modo
di vivere, c'è qualcuno che continua, con una piega, a
cercarlo. Per sé e anche per noi.