| Un
capolavoro citazionista e un grande Clooney
di Shaz Moughi
Quando uscì "Fratello dove sei?"
la fama dei Coen era già in ascesa, quella di George
Clooney era solo fama di massa, derivata dalla partecipazione
al telefilm "E.R." e dal suo indubbio successo sul
pubblico femminile. Nessuno pensava potesse riuscire a fare
l'attore brillante, in un film in cui dove si canta (e molto),
si ride (e molto) e, nel tempo libero residuo, si pensa. Invece
dopo l'uscita si iniziarono a sprecare i titoloni e Glooney
assurse al ruolo di nuovo Cary Grant. Doveva ancora dimostrare
di essere ancora più bravo di così.
"Fratello dove sei?" prende il via da una
fuga di carcerati dai lavori forzati negli anni della grande
depressione e nel loro viaggio per tornare a casa e recuperare
il bottino rubato, paragonato costantemente al peregrinare
diUlisse e dei suoi prodi al ritorno dalla guerra di Troia
(non a caso il personaggio interpretato da Clooney si chiama
Ulysses Everett McGill e la donna che lo aspetta Penn, ossia
Penelope, Wharvey McGill). In questo viaggio incontrano un
vecchio cieco che prevede che la loro ricerca finirà
quando vedranno una mucca su un tetto, poi è la volta
di un gruppo di fedeli che si battezzano in un fiume o di
un nero (Robert Johnson, ma certo!) che ha venduto l'anima
al diavolo ad un crocicchio per imparare a suonare la chitarra
come nessun altro; quindi incidono "I'm a
man of costant sorrows" a una stazione
radio che diventa un successo country, partecipano a una rapina
col gangster pazzo Faccia d'angelo, si fanno derubare da un
venditore di bibbie, sconvolgono una manifestazione del Ku
Klux Klan e cedono alla seduzione di tre sirene canterine.
Finché Ulysses pn riuscirà a ritrovare la sua
Penny (e le sue sei figlie) che stanno per sposarsi con i
Proci. Tutto finisce bene salvo che la valle viene allagata
per le necessità di una centrale elettrica. Ed ecco
apparire a questo punto la mucca sul tetto della profezia.
Tutto finisce bene (è una commedia), ma lo spazio per
pensare non è certo mancato.
E neanche quello per ridere, sognare, sentire ottima musica
e godersi strepitosi paesaggi dell'America rurale che sembra,
nel profondo, non cambiata da quella della Grande Depressione.
I protagonisti sono tutti strepitosi (Clooney su tutti, ma
Turturro e Goodman sono a loro volta indimenticabili). E'
un film che giustifica gli entusiasmi e che ha spinto il Farinotti
a gratificare il film di cinque stelle ("cosa che non
facevo più dai tempi di "Apocalypse now!")
anche se agli Oscar del 2001 sarà gratificato solo
di due nomination minori (sceneggiatura non originale e fotografia)
e da nessuna statuetta
Tantissima musica, dal blues dei neri al country dei bianchi,
al bluegrass, il gospel, le works song, fino a essere considerato
quasi, come scrive Lietta Tornabuoni, un musical vero e proprio.
La colonna sonora, curata da T-Bone Burnett, uno che sta dietro
ai migliori dischi americani dell'ultimo decennio, è
infatti uno dei plus di questo film ed è in grado di
vivere perfettamente anche da sola. Ricchissimo anche il campionario
di citazioni per cinefili. Da "Bonnie and Clyde"
a "Nick mano fredda", da "Furore" a "I
dimenticati".
«Noi siamo fanatici del vecchio cinema - dicono i Coen
- dai capolavori americani alle commedie italiane ai film
"peplum" con Steve Reeves. Abbiamo mescolato il
tutto in questa storia, che ripropone liberamente l’Odissea
di Omero nel vecchio Sud Usa del 1935-37, con tre ergastolani
in fuga e musica country». Il sound dà ritmo
ai "canti" della storia: i motivi country sfociano
nel nuovo rock pop, quasi un musical cine-teatrale».«Se
i miti, il teatro, gli dei e il viaggio erano il pane dell’antica
Grecia, la musica ha accompagnato gli americani che cercavano
la nuova frontiera e un approdo, come Ulisse. Così,
la cultura classica si mescola nel film ai temi della società
nomade Usa, agli scenari delle cittadine ancora senza luce,
ma dove la radio e la musica diramavano leggende e campagne
politiche dei governatori corrotti, gesta del Ku Klux Klan
e di gangsters come Baby Face».
Serve altro? No. Sono 106 minuti di puro godimento.Non
perdetelo. Se lo avete perso cercatelo. E' un imperdibile!
La frase: "Mi devi credere, la donna è
il più crudele strumento di tortura mai inventato per
tormentare la vita dell'uomo "
Da
vedere: Per godere del grande cinema, con grandi
attori, ottima fotografia e grande musica. Puro spettacolo
... con qualcosa in più.
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